a cura di Marco Pavoloni
«Quando le forze spirituali si rovesciano, esse non cessano d’essere forze: ma ciò che tendeva verso l’alto si rivolge allora verso il basso.» René Guénon— Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi
Con il termine magia nera non si designano superstizioni, sortilegi o residui di credenze popolari.
In senso autentico, essa indica la deviazione delle forze spirituali e psichiche dall’ordine del Principio: l’impiego di poteri simbolici, linguistici o tecnologici per deformare l’armonia dell’essere e separare l’uomo dalla sua sorgente divina.
È, in altri termini, l’inversione del sacro.
E come ogni potenza sottile, cambia forma con le epoche: ciò che un tempo viveva nei riti e negli incantesimi oggi si esprime attraverso i dispositivi, le reti, le immagini e i linguaggi della tecnica.
Nel mondo contemporaneo la magia nera si è fatta struttura invisibile e onnipresente.
Opera attraverso l’informazione, la comunicazione, l’economia e la tecnologia, esercitando un’influenza che persuade invece di imporre, che conquista attraverso il desiderio piuttosto che attraverso il timore.
L’uomo moderno, convinto di aver dissolto il mito, vive immerso in una rete simbolica che ha sostituito la verità con l’efficienza e la conoscenza con il controllo.
È in questo paesaggio interiore e collettivo che la magia nera del nostro tempo si manifesta con nuovi volti e nuovi strumenti.
Manifestazioni della magia nera nel mondo moderno.
Una delle sue espressioni più potenti è la manipolazione tecnologica del desiderio.
Gli algoritmi che regolano i flussi digitali agiscono come operatori invisibili dell’immaginario: prevedono le emozioni, orientano le scelte, modulano le passioni.
La loro forza risiede nella capacità di sedurre, di generare consenso e dipendenza attraverso un linguaggio di apparente libertà.
Un’altra manifestazione risiede nella magia linguistica e mediatica che modella la percezione del reale.
L’informazione continua, la spettacolarizzazione dell’opinione e la moltiplicazione delle immagini creano un mondo in cui il linguaggio non illumina ma avvolge, non distingue ma amalgama.
La mente collettiva, costantemente stimolata, perde la quiete necessaria al discernimento.
Esiste poi una forma comportamentale e architettonica della magia moderna, visibile nelle interfacce persuasive e nei meccanismi digitali che trasformano la libertà in automatismo.
Ogni gesto ripetuto, ogni notifica, ogni impulso visivo o sonoro diventa parte di un grande rito senza coscienza, in cui l’attenzione viene trasformata in merce e la presenza in abitudine.
La cultura dell’immagine e dell’estetica fornisce un altro terreno d’azione.
I simboli sacri vengono svuotati del loro significato e riciclati in forma ornamentale: l’angelo diventa motivo grafico, il demone diventa icona di stile, la trasgressione si veste di eleganza.
Il male assume la forma della bellezza, la profanazione si ammanta di libertà creativa.
In questo capovolgimento l’immaginario collettivo trova la sua nuova religione.
Un’ulteriore manifestazione della magia nera si esprime nella medicalizzazione dell’anima.
La sofferenza interiore viene trattata come anomalia da eliminare, la crisi spirituale come disfunzione da sedare.
In tal modo l’uomo viene privato della possibilità di attraversare la prova e di ascendere mediante la conoscenza di sé.
La coscienza si addormenta, mentre la vita interiore si riduce a semplice funzionamento.
In conclusione, nelle civiltà antiche del mondo della Tradizione , la magia nera rappresentava un atto consapevole di deviazione dal sacro: l’uso distorto di poteri spirituali orientati al dominio.
Nel mondo contemporaneo, essa si manifesta come fenomeno collettivo e impersonale, inscritta nei sistemi e nei comportamenti quotidiani.
È la magia senza maghi, il sortilegio della macchina, la teurgia rovesciata che sostituisce il reale con la sua immagine.
Il suo trionfo consiste nell’appiattimento dell’essere, nella cancellazione del silenzio, nell’oblio del centro interiore.
L’antidoto potrebbe risiedere risiede nel ritorno alla presenza, nella ricomposizione del cuore come sede del principio vivente.
Solo chi ricorda — che riporta al cuore ciò che è stato disperso — può dissolvere l’incantamento del mondo.
In quel silenzio ritrovato la luce si manifesta come forza di riconciliazione, capace di trasfigurare l’ombra e restituire all’esistenza la sua dimensione verticale.

