di Luca Rudra Vincenzini
“Quando il Signore, con la sua energia ardente, distrusse le tenebre nate dall’ignoranza, gli Dèi accesero lampade per celebrare la vittoria della Luce divina”, Śiva Purāṇa (anche Rudra Saṃhitā e Kumāra Khaṇḍa).
Nella tradizione śaiva, Dīpāvalī non festeggia il ritorno di Rāma ad Ayodhyā, bensì la vittoria di Śiva sul demone Nāraka. Il termine Nāraka, con il significato di “luogo infernale”, deriva da nara/uomo e con esso si intende un piano esistenziale in cui gli esseri umani vanno a scontare i loro karma. Nel mito, riportato in più scritture, Nāraka impersona tutte le caratteristiche di ignoranza e distruzione tipiche dell’essere umano asservito agli squilibri-vikṛti associati ad un pessimo utilizzo dei principi di inerzia (tamas) e movimento (rajas): ignoranza e rabbia. Il racconto segue il classico schema in cui il demone impazza, gli Dèi non riescono a porre un freno e così Śiva, emergendo dalla sua stasi meditativa, in forma di fiamme distruttive (Mahākāla), rischiara il denso buio dell’ignoranza con la sua luce (sattva).
In tale ottica i lumi rappresentano questo processo: la mente (stoppino) accesa dalla grazia (fiamma) offre le sue energie (olio) alla contemplazione dell’Assoluto (luce).
Accendi lumi e incensi offrendoli verso nord, nord-est, est.
sarvamaṅgala

