di Giuseppe Aiello
Il “peccato” dà l’illusione che si eserciti una libertà — il famoso «faccio quello che voglio» —; ma rivela la sua vera natura di schiavitù non appena l’uomo tenta di liberarsene.
Quando la mente o l’emozione si lega facilmente a qualcosa, infatti, difficilmente poi la lascia andare.
Anche quando si prova a superarla, ritorna continuamente, e a volte impedisce giudizi chiari e oggettivi o il flusso di altre emozioni positive, e può “contaminare” altre abitudini, comportamenti o relazioni, se non affrontata.
Inizialmente può sembrare piacevole o neutra, ma poi diventa limitante.
Perché ciò che l’ego chiama “libertà” non è spesso che l’intrappolamento più sottile nelle sue vischiose prigioni psicologiche e passioni.
أَفَرَءَيۡتَ مَنِ ٱتَّخَذَ إِلَٰهَهُۥ هَوَىٰهُ وَأَضَلَّهُ ٱللَّهُ عَلَىٰ عِلۡمٖ وَخَتَمَ عَلَىٰ سَمۡعِهِۦ وَقَلۡبِهِۦ وَجَعَلَ عَلَىٰ بَصَرِهِۦ غِشَٰوَةٗ فَمَن يَهۡدِيهِ مِنۢ بَعۡدِ ٱللَّهِۚ أَفَلَا تَذَكَّرُونَ
(Corano 45:23)
Hai visto colui che ha preso la sua “passione/desiderio” (hawāhū) come divinità (ilāhahū)?
E Allah lo ha sviato (aḍallahū) riguardo alla conoscenza (ʿilmi),
e ha sigillato (khatama) il suo udito (samʿihi) e il suo cuore (qalbihi),
e ha posto un velo (ghishāwah) sui suoi occhi (baṣarihi).
Chi dunque potrà Guidarlo (yahdīhi) dopo Allah?
Non vi Ricordate (afalā tadhakkarūn)?… ».
La Guida e il Ricordo.

