RELIGIOSITA’ INDOEUROPEA

a cura di Carlo Weiblingen

La certezza di una fatalità non ha reso il vero Ariano bisognoso di redenzione, non ha mai fatto di lui un sofferente, anche se la tragicità del suo Destino lo faceva spesso tremare fin nel fondo dell’anima, né gli ha fatto conoscere la paura del peccato. Eschilo, pieno di ellenica religiosità e del senso di potenza degli Dei, sta, da vero indoeuropeo, eretto e levato incontro agli Dei immortali e, anche nei più tremendi sconvolgimenti dell’anima, non conosce il sentimento del peccato.

La religiosità indoeuropea non è religione della paura, dell’umiliazione, della mortificazione (contritio) di sé, ma la religiosità di chi vuole onorare la divinità stando eretto in mezzo alla fatalità della vita umana per l’onore della divinità che è in lui.

La parola tedesca ‘pio’ (fromm) significa secondo la sua radice verbale lo stesso che ‘bravo’; con il gotico fruma, ‘primo’, e il greco pròmos, ‘prominente’, appartiene alla radice di pro, ‘davanti’. Per l’Ariano era religiosità anche la volontà di mostrare, nel mezzo di ogni fatalità, di fronte agli Dei-amici, tutta la bravura e l’eccellenza di chi appartiene a una razza nobile, e d’esser tanto più irremovibilmente fermo, e nello stesso tempo sempre più pieno di divina certezza, quanto più terribilmente la catastrofe si abbatteva su di lui. E’ proprio dai migliori che gli Dei esigono che diano buona prova di sé innanzi al Destino.

[Hans F.K. Gunther, Religiosità Indoeuropea]

RELIGIOSITA' INDOEUROPEA
RELIGIOSITA’ INDOEUROPEA

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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