di Lelio Antonio Deganutti
Tra tradizione, salute pubblica e identità ebraica nel XXI secolo
Introduzione
Rabbi Moshe Aryeh Friedman è una delle figure più discusse dell’ebraismo europeo contemporaneo. Proveniente dal mondo Haredi, noto per le sue posizioni anti-Zioniste e per le sue battaglie contro alcune pratiche tradizionali ritenute dannose, Friedman si presenta oggi come un rabbino “tradizionalista e moderno” orientato al benessere e alla responsabilità etica. In questa intervista affronta temi delicati: la metzitzah b’peh, la legittimità rabbinica, il rapporto tra identità ebraica e Stato di Israele e il futuro dell’ebraismo in Europa.
Tradizione e rischi per la salute
D. Lei ha criticato pubblicamente la metzitzah b’peh, la suzione orale durante la circoncisione, ancora considerata essenziale in alcuni ambienti Haredi. Come concilia questa posizione con le sue radici tradizionaliste?
R. Rabbi Friedman:
«Per me, da tradizionalista, la fede e la tradizione ebraica sono importanti. Ma il Talmud non menziona affatto la suzione orale: è un’aggiunta successiva, nata per mostrare che gli ebrei sarebbero “al di sopra” della legge e della natura — una deriva che apre alla definizione degli altri come Untermenschen. Sapere che già 150 anni fa molti bambini furono infettati da herpes durante questa pratica mi ha profondamente scosso. Non esiste alcuna ragione religiosa né culturale per continuare.»
Prove, responsabilità e silenzi comunitari
D. Lei ha definito la metzitzah b’peh una pratica che “mette a rischio la vita dei bambini senza motivo”. Quali prove ha raccolto in Belgio e come giudica le reazioni della comunità e dei rabbini di Anversa?
R. Rabbi Friedman:
«Infezioni da herpes possono essere gravi, ma l’HIV è ancor più devastante — e casi simili sono avvenuti ad Anversa. Nessun ebreo ha osato reagire, per paura di alimentare antisemitismo. Come rabbino e come essere umano non posso accettare la copertura di una minaccia alla salute dei neonati.»
Legittimità rabbinica e identità personale
D. Alcune comunità hanno contestato la sua ordinazione rabbinica e il suo status ufficiale in Belgio. Come risponde?
R. Rabbi Friedman:
«Ho completato con successo tutti i corsi necessari per diventare rabbino. La mia legittimità è stata messa in dubbio da una sola persona — un rabbino che ha lasciato un’eredità paragonabile a quella di Epstein, condannato più volte per altri reati. La contestazione non ha basi.»
Anti-sionismo, ebraicità e la questione israeliana
D. Lei è noto per le sue posizioni anti-Zioniste e per aver partecipato alla conferenza di Teheran del 2006. Come definisce oggi il rapporto tra identità ebraica, nazionalismo e Stato di Israele?
R. Rabbi Friedman:
«Sono ebreo per nascita e rabbino per convinzione. Questo implica un comportamento rispettoso e responsabile verso tutti gli esseri umani, a prescindere da religione o nazionalità. Essere stati vittime in passato non ci esonera dal seguire le leggi internazionali, specialmente in Medio Oriente.»
Riformare la tradizione ebraica in Europa
D. Dopo le sue denunce sui mohelim in Belgio e le critiche ad alcune pratiche rituali, quale modello propone per un ebraismo “rinnovato” in Europa? È compatibile con i valori Haredi?
R. Rabbi Friedman:
«Viviamo in un continente con una storia complessa — antisemitismo, schiavitù, totalitarismi, guerre — illustrata molto bene dalla House of European History di Bruxelles. L’Unione Europea ha superato queste ombre costruendo uno spazio basato su valori comuni.
Gli ebrei europei, di tutte le correnti, devono chiedersi come integrarsi in questa realtà più umanistica che mai. Per tutte le religioni ciò significa due cose: abbandonare le tendenze radicali e smettere di credere a interpretazioni post-verità dei testi sacri.»
Tratto da: Paese Roma

