CHE COS’E’ LA TRADIZIONE?

di Marco Pavoloni

A prima vista la risposta a questa domanda può sembrare quasi ovvia; eppure pochi comprendono il significato autentico e direi imprescindibilmente metafisico della Tradizione.

Per Tradizione non si intende una collezione di usanze antiche né un sentimento nostalgico verso il passato. Non è folklore, non è costume, non è “conservare ciò che era”. E soprattutto, occorre dirlo con certezza; la Tradizione non ha nulla a che fare con il conservatorismo politico, con le ideologie, con le identità di partito o con l’illusorio teatrino della storia.

La Tradizione è al di là di tutto questo, perché appartiene a un ordine che precede ogni epoca e ogni schieramento.

La Tradizione, nel senso più alto, è la presenza del Principio — del Sacro, dell’Assoluto, del Fondamento dell’essere — nella vita della razza umana. È la corrente verticale che collega ciò che è in alto con ciò che è quaggiù. È la sorgente silenziosa da cui scaturiscono le forme sacre delle civiltà: i riti, i simboli, i miti , la conoscenza spirituale, l’arte sacra, le Leggi non scritte che orientano la coscienza verso ciò che è più grande del mero vivere quotidiano.

Quando la Tradizione è viva, la razza umana sa di appartenere a un ordine più ampio, percepisce un centro stabile in mezzo al caos, riconosce nella vita un senso che non cambia con le futili mode o con i mutamenti storici. Quando la Tradizione si eclissa — o viene deliberatamente negata — la razza umana non perde semplicemente il legame con il passato: perde l’orientamento verso l’alto, smarrisce la propria origine e il proprio destino, riducendo l’esistenza a un orizzonte puramente materiale, psicologico o politico.

Ecco perché molti non comprendono la Tradizione: perché cercano di collocarla dentro le categorie moderne — progresso, conservazione, opinione, ideologia — mentre essa appartiene a un altro ordine, paragonabile più alla legge di gravità che a una preferenza culturale.

La Tradizione è ciò che regge la storia, non ciò che la storia crea.

È la matrice invisibile che ha dato forma alle grandi civiltà, ai loro codici etici e morali, ai loro imperi, alle loro vie di liberazione. È, per usare un’immagine semplice, come il tronco dell’albero: ogni ramo può cambiare, crescere, spezzarsi, ma la linfa che nutre il tutto proviene da un’unica radice.

Comprendere la Tradizione significa dunque imparare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è effimero; ciò che è verticale da ciò che è orizzontale; ciò che è eterno ed immutabile da ciò che è soltanto fluido ed illusorio.

In definitiva — se così si può dire — parlare della Tradizione significa accostarsi a qualcosa che sfugge ai limiti del tempo e delle categorie mentali moderne. Essa non nasce e non tramonta, non si inaugura e non si conclude: semplicemente È !

Ciò che possiamo fare, nel nostro piccolo, è solo riconoscerla quando si manifesta e custodirne il riflesso dentro di noi, sapendo che la sua realtà non dipende dalle epoche, né dai sistemi politici, né dalle opinioni della razza umana. La Tradizione rimane ciò che è sempre stata: il filo che collega l’alto e il basso, la fonte che scorre nel substrato delle civiltà, la misura alla quale ogni cosa deve riferirsi, persino quando il mondo sembra averla dimenticata.

La si può ignorare o tradire, ma non la si può spegnere; la si può oscurare, ma non dissolvere.

E chi sente, anche solo per un istante, la sua voce silenziosa, comprende che essa non chiede adesione ideologica né nostalgia per un passato perduto, ma soltanto un gesto interiore di riconoscimento:

un voltarsi verso l’alto, nella consapevolezza che quel Principio da cui tutto proviene continua a operare, immutabile, al di là delle rovine e dei capricci del mondo.

~ MP~

«Il quadro raffigurato è L’Antico dei Giorni, la celebre visione cosmologica di William Blake (1794)

CHE COS'E' LA TRADIZIONE?
CHE COS’E’ LA TRADIZIONE?

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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