a cura di Ananda Edizioni
“Squarciare il velo di maya significa penetrare il segreto della creazione. Lo yogi che, in tal modo, mette a nudo l’universo, è l’unico vero monoteista. Tutti gli altri venerano idoli pagani. Finché l’essere umano resterà soggiogato dalle illusioni dualistiche della natura, finché Maya dal volto di Giano sarà la sua dea, egli non potrà conoscere il vero Dio. L’illusione del mondo, o maya, a livello individuale è chiamata avidya, letteralmente “non-conoscenza”, ignoranza, illusione. Maya o avidya non può mai essere distrutta mediante l’analisi o la convinzione intellettuale, ma unicamente raggiungendo lo stato interiore del nirbikalpa samadhi. I profeti dell’Antico testamento e i veggenti di ogni epoca e nazione parlarono da tale stato di coscienza. Afferma Ezechiele: «Mi condusse allora verso la porta che guarda a Oriente ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria». Attraverso il divino occhio posto sulla fronte (Oriente), lo yogi fa navigare la propria coscienza verso l’onnipresenza, udendo il Verbo o Aum, il suono divino di molte acque, o vibrazioni, che è l’unica realtà della creazione.”
Paramansa Yogananda
𝐀𝐮𝐭𝐨𝐛𝐢𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐨 𝐲𝐨𝐠𝐢
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