ARMONIA PITAGORICA O ARMONIA CINESE?

di Francesco Centineo

Nel mentre che la civiltà ellenica veniva al mondo (1200 A.C o Medioevo ellenico), i cinesi avevano già sviluppato la loro teoria dell’Armonia cosmica e numerica.

Nell’immagine potete trovare la famosa scala cromatica, nonché la scala pentatotanale (note) e i sette semitoni (seminote) di cui si compone questa scala musicale universale e naturale che tutti noi ormai conosciamo. 

Scala cromatica

Grazie a queste conoscenze i mastri artigiani cinesi costruivano dei flauti di bambù che riproducevano perfettamente la scala cromatica. I numeri se studiati in maniera qualitativa e non quantitativa nascondono delle proprietà sacre. I cinesi grazie allo studio della numerologia riuscivano a possedere queste conoscenze geometriche e matematiche che sono esattamente equivalenti alle conoscenze pitagoriche.

La civiltà cinese a differenza della nostra ha mantenuto intatte queste conoscenze fino al secolo scorso. Il sinologo Marcel Granet nel suo studio «Il Pensiero Cinese» ha documentato meticolosamente tutte queste conoscenze.  Esattamente come i greci anche i cinesi conoscevano le proprietà geometriche e matematiche di questa scala cromatica. I numeri utilizzati per le scale musicali sono gli stessi utilizzati nell’architettura tradizionale cinese.

Nonostante tutto ciò che i cosiddetti “eruditi” vorrebbero darci a bere risulta evidente che l’Oriente non ha mai beneficiato di nessuna conoscenza di natura occidentale né in campo scientifico né in campo artistico semplicemente perché essendo più vecchio già possedeva ciò che noi poi abbiamo compreso.

Bisognerebbe invece chiedersi se per caso non sia stato Pitagora a ricevere queste conoscenze dall’Oriente sicché questa dottrina dell’Armonia cosmica e numerica è presente anche nell’antica civiltà indiana. La Cina (ed anche l’India) ha sempre posseduto tutte le conoscenze di cui ci vantiamo noi occidentali. Nell’antichità la Cina ha conosciuto uno sviluppo di molto superiore a quello dell’Occidente.

Non è un mistero che la macchina da stampa, la polvere da sparo e la bussola ad acqua, solo per fare alcuni esempi, le abbiamo ricevute dalla Cina, così come non è un mistero che i numeri arabi sono un prestito che abbiamo ricevuto grazie agli arabi e che a loro volta li avevano ricevuti dalla civiltà indiana.

Granet essendo un uomo di grande intelletto ha documentato scientificamente che i cinesi considerando il valore qualitativo dei numeri riconducevano ogni applicazione possibile a tali principi qualitativi, preoccupandosi relativamente dei calcoli nonostante nel calcolo fossero maestri.

Il pensiero cinese, come sostenne già un secolo fa Granet non è un pensiero che difetta in logica, anzi, è un pensiero «sovranazionale», metafisico e tutto simbolico che si sviluppa in virtù di un perfetto uso del cervello. Noi occidentali utilizziamo prevalentemente l’emisfero sinistro (diacronico) spesso sopprimendo quello destro (sincronico), i cinesi invece equilibrano l’uso dei due emisferi «perfettamente»; i cinesi credo sinceramente che possano essere ritenuti più intelligenti di noi.

Proprio per tal ragione i grandi Saggi cinesi hanno sempre rifiutato di costringere di ridurre i Numeri alla pura e semplice «quantità». Se di fatti riduciamo alla pura e semplice quantità i Numeri, li priviamo di qualsivoglia rapporto con la Realtà. Per la mentalità cinese fino ad un secolo fa sarebbe stato impossibile concepire i Numeri come semplici cifre da calcolo. I Numeri così come i Simboli della scrittura per i cinesi sono gravidi di significati, il più evidenti dei quali è certamente quello cosmologico.

I numeri sono legati agli elementi; gli elementi sono collegati ai punti cardinali dello spazio e sono legati anche ad una produzione che si effettua e si situa nel tempo. La vita nasce o meglio sarebbe dire «germina» a nord, sboccia o sorge ad est, splende a sud e tramonta ad ovest, perciò il Saggio o il contadino cinese può affermare che l’acqua (nord) nutre il legno (est), il legno alimenta il fuoco (sud) il fuoco estrae dal minerale il metallo (ovest), il metallo si liquefa e diventa acqua», e così comincia un nuovo ciclo.

Per i cinesi l’elemento centrale o «sottile» è una «quintessenza» che si manifesta sempre ma che non si manifesta mai all’ignorante perché è impercettibile all’occhio dell’uomo comune. Questo «elemento» viene chiamato «Terra» ma non va confuso con la «terra» va inteso più come «elemento» generatore e come forza elementale che «neutralizza» o meglio sarebbe dire «equilibra» i quattro elementi che agiscono nel tempo e nello spazio.

Per questo motivo i cinesi considerano il centro come fosse la quinta direzione (o prinicipo delle direzioni)  dello spazio e considerano cinque stagioni. La quinta stagione è «metafisica» e ciò nondimeno «reale». L’imperatore durante l’anno simboleggiava questa stagione durante la circumambulazione del Ming t’ang (la casa imperiale o del Calendario composta di otto stanze esterne ed una stanza interna. Otto stanze con dodici finestre rappresentanti le dodici stagione e la nona stanza interna rappresentante questa tredicesima stagione o stagione principale da cui sorgono le dodici stagioni) tornando al «centro» della casa per un determinato periodo di cui adesso non stiamo a specificare.

Gli elementi vengono numerati così: 5 terra (centro), 1+5 o 6 acqua (Nord), 2+5 o 7 legno (Est), 3+5 o 8 fuoco (sud), 4+5 o 9 metallo (Ovest). Come possiamo notare alla base di questi numeri vi è sempre il «5» questo perché i numeri che precedono il cinque hanno un valore simbolico superiore o «metafisico» che non può essere «ridotto all’ambito cosmologico.

1 simboleggia l’Unità «Tai Ki» o «Grande Estremo»; da questo principio vengono per così dire generati a livello metafisico lo «Yin puro» o «sostanza universale» rappresentato dal numero 2 e dal Quadrato e lo «Yang puro» o «Essenza universale» rappresentato dal numero 3 e dal Cerchio. Il 4 che è il numero generatore di movimento (Croce) ha un ruolo molto particolare perché è quel numero che collega la sfera metafisica alla sfera cosmica. Il 4 se possiamo così definirlo è il Numero che «spezza» la Tri-Unità metafisica e da la possibilità a codesta Unità-Trinità di produrre i diecimila esseri…

Da questo numero che  «spezza» l’«Unità-Trinità», si genera la prima manifestazione «cosmica» che è data dal 5 che poi si differenzia per separazione-addizione; come possiamo notare ogni ogni volta vi è una falsa separazione del 5 che genera da per sé «senza separarsi» (5+1, 5+2, 5+3 e 5+4) ma con un addizione conseguenziale dei primi 4 numeri che ora possono manifestarsi negli aggregati o composti elementali e che si concepiscono nei Numeri  6, 7, 8 e 9 che incarnano i quattro elementi «grossolani» o «percepibili» che si rifanno per logica alle qualità dei quattro numeri metafisici così come alle conseguenti quattro stagioni che rappresentano di conseguenza. Il metallo, per esempio, può rapresentare l’Ascia o Pietra di Fulmine che spezza la Materia Prima simboleggiata dal Legno, oppure che si liquefa in Acqua dando vita e nutrimento al Legno.

Il 6 viene detto Grande Yin (l’Acqua riveste il ruolo di principio embrionale e produttore di vita nonché di principio nutritore ben rappresentato dalla Femmina) , l’8 viene detto Piccolo Yin, il 9 viene detto Grande Yang (il Metallo riveste il doppio ruolo di «distruttore» e di «trasformatore» che ben concerne al Maschio), il 7 viene detto Piccolo Yang. 

Rispetto lo Yin e lo Yang possiamo ben capire il significato e l’importanza che possono assumere il Numero 2 ed il Numero 3 e per conseguenza anche il 4, il 5 ed il 6, il 7, l’8 il 9 ed il 10 nel pensiero cinese. Se il 2 ed il 3 rappresentano lo Yin puro lo Yang puro, il 5 ed il 6 sono numeri che contengono il 2 ed il 3, l’uno per addizione (3+2) e l’altro per moltiplicazione (3×2) e perciò sono importantissimi  a livello cosmologico.

Granet nei suoi studi ha colto tutte le implicazioni che comportano tali concezioni. Lo Yin e lo Yang sono «simboli» o «emblemi» universali da cui dipende ogni cosa e perciò i Numeri che sono pari o dispari incarnano perfettamente questa dualità cosmica ed essenziale che forma ed in-forma il nostro Mondo.

«Il Mondo è un universo* chiuso; a sua somiglianza anche lo Spazio ed il Tempo sono finiti**. Anche i segni numerici attribuiti come etichette ai settori dello Spazio-Tempo sono sono in numero finito*. Corrispondono ciascuno a un sito nel Tempo come a un’occorrenza spaziale e si dispongono, orientati, in forma di ciclo.  Mentre i numeri del ciclo duodenario sono disposti uno per uno lungo la circonferenza di un cerchio, i Numeri del ciclo binario sono raggruppati in cinque binomi, di cui quattro segnano le punte di una croce, mentre il quinto ne segna il centro. Come indica questa disposizione, la concezione di dieci etichette numeriche è legata a un sistema di classificazione per 5: è nota l’importanza di questo sistema, che  è completato da un sistema di classificazione per 6**, che gli si oppone. Ora, la disposizione in croce presuppone una rappresentazione della squadra e del quadrato. Squadra e quadrato sono considerati significativi dello spazio e dell’ordine terrestre . D’altra parte 2 (pari) è come si vedrà ben presto, l’emblema della Terra e del quadrato; 3 (dispari) viceversa è il simbolo del cielo e del rotondo (o, piuttosto della circonferenza che inscritta in un quadrato di lato 2, ha diametro 2). Difatti il Cielo (maschio, yang 3, dispari) ha come Numero 6 [=3×2]; mentre la Terra (femmina, yin, 2, pari) ha come numero 5 [= 2+2+1] perché se si pensa a una croce, non se ne può trascurare il centro: così, dal momento in cui si è attribuito loro un simbolo numerico, la Terra e il Cielo (femmina e maschio) si trovano ad aver scambiato i loro attributi (pari e dispari). Fatto simmetrico, i segni denari (kan), disposti in croce, sono tuttavia qualificati come celesti (t’ien kan: tronchi celesti) mentre si qualificano come come terrestri (ti tche: rami terrestri) i segni duodenari (tche), disposti in cerchio. Questa significativa inversione*** attesta l’interdipendenza dei due cicli. Si ha motivo di supporre che la classificazione per 6, la concezione di un ciclo duodenario si riferisca alla rappresentazione del Cielo e del Tempo e allo stesso modo che solidale alla classificazione per 5, la concezione di un ciclo denario derivi dalle rappresentazione di Tempo e di Spazio. Ma fra lo Spazio e il Tempo, il Cielo e la Terra, non è pensabile alcuna indipendenza e il legame dei due cicli ha la stessa importanza della loro opposizione. L’uno e l’altro rappresentano l’insieme dei siti e delle occasioni che ciascuno di essi permette di disporre in un ordine tale che convenga alla Terra e si imponga al Cielo o che rappresentativo del Cielo, governi la Terra*. Mentre i segni denari o duodenari presiedono, a titolo di rubriche, a differenti insiemi di realtà che le loro situazioni nello Spazio e nel Tempo bastano ad identificare, i cicli costituiti da questi segni evocano due modi complementari di ripartizione geometrica. Questi corrispondono a due analisi numeriche destinate a rivelare unitamente la composizione del totale ordinato che forma l’Universo».

Attraverso lo studio dei flauti o «tubi» cinesi, il sinologo Granet ha dimostrato che la teoria dell’Armonia cinese ha permesso a questo popolo straordinario di sviluppare una perfetta teoria dell’ottava che ha poi applicato come legge ad ogni tecnica pratica passando senza alcun problema dalle arti musicali a quelle plastiche. I 5 tubi principali (81, 54, 72, 48, 63) sono serviti da base per lo sviluppo dei dodici tubi totali.

Questi sono potuti essere ripartiti nel ciclo annuale diviso appunto in dodici mesi restituendo così una rappresentazione spaziale fondata su di una teoria del suono o del Tempo sicché è tramite la legge dell’ottava che si sono potute ricavare le giuste proporzione geometriche su cui si fondano le costruzione sacre della tradizione cinese che tengono fede al rapporto fondamentale che intercorre tra le dimensioni di questi 5 tubi che rappresentano matematicamente e simbolicamente i giusti rapporti che devono intercorrere tra lo Yin (spazio) e lo Yang (tempo):

«Al pari delle regole musicali, anche i canoni architettonici sono dominati dalla opposizione o dalla equivalenza dei rapporti 9/7 (81/63) e 10/8 (= 80/64) ed è la geometria dei costruttori che rivela le virtù attribuite dai cinesi alle coppie correlative 80-64 e 81-63. Due elementi sono fondamentali nelle costruzioni cinesi. L’edificio in sé stesso, importa meno della terrazza che lo sostiene e del tetto che lo copre. Il Cielo “copre” e il tetto rappresenta il Cielo; la Terra che “sostiene” è raffigurata dalla terrazza. Un edificio appare come una immagine dell’Universo […]. La tradizione vuole che la Casa del Calendario (Ming t’ang) consistesse anticamente in un’area quadrata (rettangolare) coperta da un tetto di paglia circolare (collegato ad esso da alcune colonne). […] La base del tetto Ming t’ang doveva essere misurata dal numero 144 e il suo contorno dal 216, essendo l’altezza raffigurata da 81. Queste dimensioni, così come vengono indicate, presuppongono che il profilo del tetto di paglia sia un triangolo isoscele la cui base (2 x 72) raffiguri la Terra (144) e il suo contorno dal numero 216 [ (2×108) = 216] la curvatura del Cielo (3 x 72). Il principio di questa costruzione è una squadra il cui lato maggiore vale 9×9, il minore 8×9 e l’ipotenusa 12×9. Questa squadra (8,9,12) è giudicata giusta al gioco di un’unità, in virtù della formula 9² + 8² = 12² + 1 o 81 + 64 = 144 (+1).»

Senza andare oltre con le osservazioni matematiche fatte da Granet possiamo ben comprendere perché per l’esperto sinologo fosse evidentemente impossibile dar credito a quegli studiosi come Maspero che avrebbero voluto ricondurre, in ragione dei loro assurdi pregiudizi, tale dottrina all’incontro con la civiltà greca di Alessandro Magno. Sarebbe come sostenere che dei bambini possano istruire ed influenzare dei loro vecchi parenti ben più sviluppati, perché più anziani di loro; questo modo di vedere le cose è miope e qualsiasi persona seria dovrebbe ritenerlo alquanto improbabile.

Nonostante tutto ciò che Granet ha documentato nell’ambito degli studi accademici si fa fatica a considerare seriamente un fatto abbastanza banale ed alquanto scontato: prima che i greci venissero al mondo si ergevano un pò ovunque meraviglie architettoniche e molto spesso anche dei veri e propri «computer astronomici» (Stone Age) eppure se si ascoltano gli accademici (a parte gli storici delle religioni) essi ci dicono che il pensiero è nato in Grecia, che la filosofia è nata in Grecia, che la medicina è nata in Grecia, che la scienza è nata in in Grecia; eppure ormai anche i sassi sanno che non è così; sarebbe il caso che l’Accademia rivedesse un pò di cose, almeno per istruire un pò meglio i nostri figli.

PS. Per gli orientali la nostra civiltà è una civiltà giovane, una civiltà che perciò non può insegnare a loro nulla, con buona pace degli arroganti e presuntuosi «civilizzatori» europei…



Francesco Centineo



*Nota: sarebbe più giusto affermare che per i Cinesi il Mondo è un «cosmo» chiuso

**Nota: sarebbe più corretto parlare di Tempo-Spazio; in tutte le concezioni tradizionali è il Tempo che domina sullo Spazio.

***Nota: il tempo fisico o cosmico è finito, il Tempo metafisicò è «Infinito»; questo Tempo superiore o principiale ben rappresentato sia dal «centro» della Croce sia dal Quinto elemento «governa» su ogni tempo relativo e su ogni spazio.

*Nota: I Numeri sono finiti ma l’Unità o l’Uno è «indefinibile» come concezione circoscrivibile e circostanziabile nel tempo e nello spazio, in quanto contiene in «potenza» ogni Numero ed ogni cifra numerica possibile ed immaginabile, così come la dualità (2) e la Tri-Unita (3) non vengono considerati come numeri facenti parte della cosmologia (se non per addizione al 5) ma solo della metafisica. Lo Zero non è considerato un «Numero», ma rappresenta l’Infinito o la «pura potenza», perfettamente incarnata dalla concezione dei diecimila esseri, per questo se associato all’Unità, lo Zero si riveste di questa indefinitezza totale ben rappresentata dal Numero 10 ed ancor meglio dal Numero 10.000

*Nota: Granet spiega ne suo studio che  vi sono due croci l’una con al centro il numero 5 e l’altra con il numero 6. Lo scriviamo solo per curiosità ma lo approfonderemo in un prossimo articolo.

*** Nota: in ambito cosmico non può esistere nulla che sia «puramente» Yang o Yin, questa ierogamia numerica ben rappresenta ciò.

*Nota: È sempre il Cielo a governare anche se si usa un Numero terrestre ma dispari per rappresentare il Cielo o Perfezione in Terra (5). L’Imperatore con la squadra governa (5) gli influssi terrestri ma con il compasso (6) gli influssi celesti. Notevole è un fatto documentato sempre dal Granet: nel quadrato magico riservato agli esoteristi al centro troviamo il numero 6 ed è ancor più notevole che se sommiamo sovrapponendoli i due quadrati magici, quello con centro 5 e quello con centro 6 otteniamo il Numero 11 su ognuno dei 9 numeri del quadrato magico che è il Numero che rappresenta l’«Imperatore Celeste» il quale sintetizza in sé i due influssi dello Yin e dello Yang equilibrandoli perfettamente. In questa proprietà magica, o sarebbe meglio dire sacra, del quadrato magico è contenuto il segreto emetico della «circolatura del quadrato» ed anche quello della «quadratura del cerchio». Non per caso Granet ha documentato l’esistenza di un antichissimo reperto archeologico contenente due quadrati magici in legno, l’uno in legno morbido (rappresentante della Terra) con al centro raffigurato il Numero 5, l’altro in legno duro (rappresentante del Cielo) con al centro raffigurato il Numero 6. Questi due quadrati bucati al centro venivano infilati su di una bacchetta di legno e sovrapposti, dopodiché si facevano girare e da essi si ottenevano varie combinazioni numeriche.

Marcel Granet

Tratto da: Sfero.me

ARMONIA PITAGORICA O ARMONIA CINESE?

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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