Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava

di Lelio Antonio Deganutti

27 Novembre 2025

In Vortex, Antartica, la nuova opera di Hypnos (Gilberto di Benedetto), l’arte si fonde con mitologia alternativa, cosmologia esoterica e visione futuristica dell’umanità. Il progetto, che unisce scultura, installazione luminosa e ricerca simbolica, pone l’Antartide come punto d’origine e di rigenerazione del mondo contemporaneo: un fulcro ghiacciato dove morte e rinascita coincidono, dove il bianco non è assenza ma promessa di un nuovo inizio.

Il richiamo della Terra Cava

Il cuore concettuale dell’opera si ispira ai miti della Terra Cava, rivisitati da correnti esoteriche e da autori come l’enigmatico Val Verlithton, che teorizzava la presenza di civiltà sotterranee illuminate da un sole interno, un nucleo vivo e pulsante del pianeta. Secondo questa visione, l’Antartide sarebbe non soltanto una superficie di ghiaccio, ma una soglia: un portale tra il mondo visibile e quello nascosto.

Di Benedetto raccoglie questa suggestione e la traduce in forme circolari, spirali, vortici luminosi che richiamano l’ingresso verso un “interno” della Terra. Il topos della cavità non diventa fuga dalla realtà, ma accesso a una conoscenza profonda, alla possibilità di un rinnovamento umano.

Il bianco: colore della sospensione e del possibile

Il colore dominante, il bianco polare, è scelto non per la sua neutralità ma per la sua potenza simbolica. Nella tradizione esoterica citata da Verlithton e da alcuni studiosi moderni di mitologia simbolica, il bianco dell’Antartide rappresenta l’alba dell’umanità, un colore originario che non contiene ancora forma ma custodisce tutte le forme. È il colore del silenzio da cui nasce la voce, dell’oblio da cui può emergere la memoria.

Nell’opera, il bianco assume una dimensione tattile: superfici levigate si alternano a strutture porose, come se la materia stessa stesse iniziando a mutare. La purezza non è sterile, ma gravida di trasformazione.

Inversione dei poli: catastrofe come rigenerazione

Uno dei concetti più visionari evocati da Di Benedetto è quello dell’inversione dei poli, fenomeno geologico reale ma vissuto nel lavoro come allegoria spirituale. Se il nord e il sud della Terra possono invertirsi, anche i poli dell’esperienza umana possono ribaltarsi: ciò che è considerato periferico può diventare centro, ciò che è nascosto può diventare guida.

Nella narrazione visiva di Vortex, Antartica, l’umanità sembra attraversare una soglia catastrofica che non distrugge, ma riorganizza. Il vortice diventa segnale del movimento geologico e interiore, un passaggio attraverso cui la coscienza collettiva potrebbe rinascere come la Terra “capovolta”.

Un’arte che unisce scienza, mito e futuro

Di Benedetto non propone una credenza, ma una metafora. Il suo Antartico non invita a credere alla Terra Cava come dogma, ma a considerare l’idea di profondità, di luoghi invisibili che possono rigenerare società prive di visione. La materia dell’opera è ghiaccio simbolico, ma la temperatura è quella dell’urgenza: tornare a immaginare mondi, a ricostruire il senso di appartenenza alla Terra e al suo mistero.

Vortex, Antartica si presenta così come un ponte tra futuro e mito, tra scienza e immaginazione. È un viaggio nel gelo per ritrovare la brace. Un invito a entrare nel vortice non per perdersi, ma per riemergere rinnovati.

Tratto da: Paese Roma

Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava
Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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