LO STUPORE NELLA MEDITAZIONE

di Luca Rudra Vincenzini

“Vismayo yogabhūmikāḥ”,”gli stadi dell’unione meditativa sono stupore”, Śivasūtra (Rudra).

L’entrata nello stato della mente naturale (svabhāva o śāntarasa), che è una dimensione unica ed indivisa, prevede, passo dopo passo attraverso gli strati della coscienza ordinaria,

due poli di accesso. Per lo Śivaismo del Kāśmīr sono la coscienza (citi), priva di pensieri, e la beatitudine (ānanda), svincolata da una circostanza specifica; anche detti da Utpaladeva luce della coscienza (prākaśa) e azione come riflesso della prima (vimarśa), di cui il primo è maschile/passivo ed il secondo femminile/attivo.

Per il Vajrayāna, i poli di maschile e femminile si invertono, sono i mezzi pratici (upāya) ricchi di compassione (karuṇā), il maschile attivo, e la saggezza (prajñā) che coglie il vuoto (śūnya), il femminile passivo.

Entrambe le tradizioni tantriche, anche se con approcci differenti, riconoscono l’importanza della collaborazione tra la coscienza (cetana) e l’azione (kriyā) che convergono in meditazione nella fruizione calma di silenzio (mauna) e stupore (vismaya).

Ebbene, aldilà di ogni disciplina e dottrina, questi sono i due capisaldi dell’esperienza di assorbimento meditativo finale: il silenzio e la beatitudine.

Coltivali entrambi, parimenti…

In foto Cakrasaṃvara e Vajravarāhī.

LO STUPORE NELLA MEDITAZIONE
LO STUPORE NELLA MEDITAZIONE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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