L’ORIGINE ALCHEMICA DELL’UOMO

di Katrey Israel

Nella tradizione zoroastriana, Ahura Mazda rappresenta il Principio Ordinale, Creatore di tutti e la fonte della manifestazione. Nell’atto della creazione, Egli elabora il primo essere: Gayomart, creatura di natura luminosa, costituita non di materia corruttibile, ma di metallo primigenio, elemento integro e non ancora soggetta alle leggi della degenerazione.

Ed ecco ricomparire il malefico… l’oppositore cosmico, Ahriman, che interviene per sabotare questa configurazione originaria. La sua azione non è mera distruzione, bensì introduzione del disordine all’interno di un’armonia perfetta. Attraverso l’inganno e la pressione entropica, Ahriman induce Gayomart a conoscere la dissoluzione, e così interviene la morte.

La fine di Gayomart comporta una frammentazione delle parti. Il corpo primigenio si scompone così in sette metalli fondamentali, che la tradizione associa alle principali manifestazioni presenti nel mondo sublunare. Tali metalli rappresentano parti del metallo originario e, in senso alchemico, costituiscono le “componenti diffuse” della materia prima cosmica.

In questo contesto interviene Spenta Armaiti, l’ipostasi della Terra sacralizzata e della ricettività ordinatrice. La sua funzione è analoga a quella di una principessa restauratrice, una forza cosmica che raccoglie i residui dell’Unità primordiale e li reintegra nell’essere. Il parallelismo con la figura di Iside, che ricompone il corpo di Osiride, non è accidentale: entrambe rappresentano la competenza ricostruttiva del principio femminile sacro, capace di trarre continuità dalla frammentazione.

Dal punto di vista ermetico, questo mito illustra un meccanismo ben noto: la frattura dell’Unità in elementi multipli e la loro dispersione. Solo l’intervento della forza mediatrice consente la riaggregazione. La caduta di Gayomart, dunque, non rappresenta una sconfitta senza rimedio, ma la fase di separazione, indispensabile affinché la realtà possa essere successivamente purificata, ordinata e ripresa. Il mito, letto in chiave alchemica, non narra soltanto l’origine dell’Uomo, ma anche la logica cosmogonica per cui ciò che è stato disintegrato può e deve essere ricomposto attraverso una Sapienza, che opera affinché vengano realizzate le nozze alchemiche del Rebis.

L'ORIGINE ALCHEMICA DELL'UOMO
L’ORIGINE ALCHEMICA DELL’UOMO

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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