VITA PIENA PER POCHI E VITA SPRECATA PER TANTI

a cura di Melissa Costanzi

La Tradizione è una via su cui si può imparare a camminare, col risultato di trasformare la propria esistenza in una vita piena, ricca di esperienze profonde, e soprattutto pregna di senso.

Ciò è reso possibile dal fatto che la Tradizione è saggezza antica, sedimentata in millenni di autentica cultura umana, e declinata in modalità che di volta in volta sono state chiamate Induismo, Buddhismo, Taoismo, Scintoismo, Gnosi Cristiana, a partire da unica matrice unitaria che vide i suoi originali sviluppi nelle culture sciamaniche, prima ancora che sorgessero le prime società statuali.

Comprendere e vivere oggi la Tradizione comporta l’adozione di uno stile di vita lontanissimo da quello che oggi è in uso nella società occidentale consumistica e capitalista. A meno di non riuscire a troncare di netto col modus vivendi di oggi, non esiste la minima possibilità per un occidentale contemporaneo di crescere spiritualmente sulla via della Tradizione, e riempire la propria vita.

Ciò è bene rimarcarlo, per non generare inutili e dannose illusioni in coloro che hanno compreso l’importanza della Tradizione, ma non hanno la volontà o la forza di abbandonare la strada scalcinata, eppure conosciuta e quindi “confortante”, della cultura egoistica e consumistica contemporanea.

La cultura contemporanea regalerà vite mediamente più lunghe, comodità materiali apprezzabili, ma renderà l’esistenza complessivamente inutile e sprecata, piena solo di sofferenza. La maggior parte delle persone neppure se ne rende conto, non avendo conosciuto mai alternative, e soprattutto coltivando l’illusione che “domani andrà meglio” o che “ci sarà un’altra vita”.

La cultura contemporanea ci condanna a sprecare la vita nell’aspettativa del futuro e nel rimpianto del passato. Basta osservare per strada a cosa pensa la gente, di cosa si preoccupa, come educa i propri figli e quali preoccupazioni e desideri instilli in essi: competere, avere soldi e successo, prevalere sugli altri. Genitori che vivono pensando sempre al futuro e radicati nelle certezze del passato che col loro esempio formano i figli a camminare sulla stessa, inutile mulattiera.

Buddha insegnava: «Il passato è già passato, il futuro non è ancora arrivato… dimora nel presente».

Nella Bhagavad Gītā, Krishna insegna ad Arjuna a concentrarsi sull’azione presente senza attaccamento ai risultati.

Nel Daodejing, Lao Tsé invita a vivere nel flusso naturale delle cose, senza proiettarsi nel futuro.

Epicuro sosteneva che la felicità risiede nel piacere misurato e nella quiete interiore, e che il presente è il solo tempo realmente nostro.

Seneca, nel De brevitate vitae, scrive che noi non viviamo davvero perché sprechiamo il tempo non godendo del presente.

I Cristiani moderni pensano che Gesù dicesse cose diverse, ma solo perché non conoscono i Vangeli e seguono la distorta interpretazione che di essi ne ha data la Chiesa. Cristo nei Vangeli è chiarissimo circa la vera natura della “salvezza”: «Non preoccupatevi del domani» (Vangelo di Matteo, capitolo 6).

Oggi, solo quei pochi che, avendo avuto la fortuna di incontrare la Tradizione, e soprattutto la forza di volontà di abbandonare la via storta per quella dritta, si salveranno, cioè renderanno piena e significativa, oltre che serena, la loro vita presente, l’unica disponibile.

Questo è il primo e più importante insegnamento trasmesso dalla Tradizione stessa, in ogni antica cultura ed epoca.

Domenico Rosaci

VITA PIENA PER POCHI E VITA SPRECATA PER TANTI
VITA PIENA PER POCHI E VITA SPRECATA PER TANTI

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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