di Marco Pavoloni
Patriarcato e matriarcato non sono costruzioni sociali nate da contratti sociali o dinamiche economiche , ma sono due modalità cosmologiche attraverso cui l’umano ha tentato di riflettere l’ordine dell’Essere.
Prima che la modernità riducesse tutto a psicologia e sociologia, queste due forme rappresentavano i due poli fondamentali della manifestazione: il solare e il lunare, l’asse e il centro, la verticalità e la gravità.
Il patriarcato è l’ordine verticale, solare, yang.
Non nasce per “dominare”, ma per reggere: reggere il rischio, custodire la legge, incarnare il limite.
L’uomo non vale per ciò che desidera, ma per ciò che sopporta: la fatica, l’onore, la responsabilità.
Un patriarcato sano genera padri, cioè colonne.
Un patriarcato degenerato genera soltanto maschi svuotati, teatrini virili senza centro, forza priva di principio.
Il matriarcato è l’ordine circolare, lunare, yin.
La donna vi è il cuore non perché “conquista potere”, ma perché è la fonte: del sangue, della continuità, della memoria profonda. Il suo dominio non è autoritario, è gravitazionale: tutto proviene da lei e a lei ritorna.
Quando è sano, il matriarcato crea comunità compatte.
Quando degenera, produce possesso emotivo, tribalismo, fusione indifferenziata, la tirannia del nido e delle appartenenze ristrette.
Fin qui saremmo nella semplice antropologia tradizionale. Ma con René Guénon si sale di livello: perché per il grande metafisico francese patriarcato e matriarcato non sono due modelli sociali, bensì due riflessi inferiori di principi cosmologici – il solare e il lunare, l’Autorità e il Potere – che solo il riferimento al Principio trascendente può armonizzare e rendere legittimi.
Secondo la prospettiva guénoniana, le due polarità — solare e lunare — sono soltanto i riflessi inferiori dei due principi superiori: Autorità spirituale e Potere temporale.
All’interno di una civiltà integrale, i due poli cooperano; quando si separano dal Principio, deviano.
Guénon, ne La Grande Triade, chiarisce con esattezza la natura inscindibile di questi poli:
«Nella tradizione estremo-orientale, il Cielo corrisponde al principio attivo (yang) e la Terra al principio passivo (yin); questi due principi sono complementari e nulla può prodursi dalla loro separazione, poiché l’uno non può agire senza l’altro.»
(La Grande Triade, cap. II
– L’eccesso patriarcale non è troppa forza: è perdita della verticalità, ridotta a coercizione materiale.
– L’eccesso matriarcale non è troppo cuore: è scomparsa del centro, regressione all’indistinto emotivo.
E qui sta la chiave: quando il mondo moderno parla di patriarcato e matriarcato, non parla più dei principi, ma delle loro ombre. Le due forme non sono più polarità cosmiche: sono caricature sociologiche nate dalla dissoluzione del simbolismo.
La nostra epoca non è “troppo patriarcale” o “troppo matriarcale”: è acefala, orizzontale, sradicata. Un mondo in cui il padre non ha autorità e la madre non ha centralità, in cui il principio solare e quello lunare non si riflettono più l’uno nell’altro. Resta solo un potere tecnologico, burocratico, anonimo: ciò che Guénon chiamerebbe il Regno della Quantità, privo di luce e privo di calore.
Nel simbolo dello Yin-Yang, questa verità appare in forma perfetta: i due poli sono complementari, si inseguono, si contengono, si equilibrano attraverso un Centro che non è né maschile né femminile, ma trascendente. Infatti una civiltà esiste solo quando possiede una colonna che eleva (il padre) e un centro che radica (la madre). Ma soprattutto quando riconosce ciò che li trascende entrambi.
Patriarcato e matriarcato non sono quindi due alternative da votare, e su cui azzuffarsi ma due metà di un’unica totalità cosmologica.
La loro decadenza non nasce dal prevalere dell’uno sull’altro, ma dalla perdita del Centro da cui entrambi traggono significato.
Senza il Principio, il solare diventa tirannico e il lunare diventa caotico. Senza il Centro, i poli non generano ordine: generano massa, indifferenziazione, conflitto sterile e puerili rivendicazioni nell’angusto ambito socio-politico.
E così, nella modernità come pure nel post moderno la disputa su “chi opprime chi” è solo il teatro di un mondo senza simboli, privo di trascendenza, orizzontale, piatto.
Forse quindi la verità più semplice e più terribile: Ogni ordine umano richiede una forza che innalza e una forza che radica: il padre che dà direzione, la madre che dà appartenenza. Perché soltanto il Principio, che ordina e trascende i due poli, può fondare una civiltà.
~ MP~

