a cura di Tania Perfetti
L’immagine di Maria che legge è una delle più complesse dell’arte cristiana: stratifica memoria giudaica, esegesi cristiana, riflessione sull’Incarnazione e, soprattutto dal tardo Medioevo, un’interiorizzazione crescente della vita devozionale. Nei testi canonici Maria non viene mai mostrata nell’atto della lettura, e tuttavia la tradizione, a partire dagli apocrifi, in particolare dal Protovangelo di Giacomo, la descrive come giovane educata al Tempio, immersa nello studio e nella preghiera. Da qui discende un’iconografia che non è invenzione estetica, ma esito di una meditazione teologica: Maria viene collocata nel cuore della Scrittura ebraica che preannuncia il Messia.
IL LIBRO COME ECO DELLA TORAH E LUOGO DELL’INCARNAZIONE
Nell’Occidente medievale la scena privilegiata per rappresentare Maria in lettura è l’Annunciazione. Il libro aperto davanti a lei, spesso il profeta Isaia, non è un semplice attributo, ma il tramite figurativo attraverso cui l’Antico Testamento si compie nel Nuovo. Panofsky definì questa immagine una “verbalizzazione figurativa dell’Incarnazione”: ciò che Maria legge si fa carne nel momento in cui l’angelo pronuncia il suo annuncio. Non è raro che, nelle opere fiamminghe (da Campin a Van Eyck), il libro sia doppio, legato da un segnalibro che allude alla continuità tra le due economie della salvezza.
Fino al XIII secolo Maria legge soprattutto un rotolo, eco evidente della Torah; soltanto più tardi il codice sostituisce la pergamena. Come ha osservato Miri Rubin, il passaggio non è tecnico, ma teologico: la trasformazione materiale del testo sacro accompagna il processo di cristianizzazione della parola. Nonostante ciò, l’ascendenza ebraica non scompare: alcune miniature del Duecento mostrano pergamene con lettere quadrate stilizzate, memoria visiva della scrittura ebraica e affermazione silenziosa dell’identità di Maria come “figlia d’Israele”.
DAL TRECENTO: LA LETTURA COME INTERIORITA’ E IMITAZIONE SPIRITUALE
Con il Trecento e Quattrocento, e con la diffusione della spiritualità domestica, la Virgo Legens diventa non solo figura teologica, ma modello di contemplazione personale. Maria legge con gli occhi e concepisce con il corpo: come sottolinea Caroline Bynum, il tardo Medioevo unisce testo e carne, meditazione e incarnazione. Non sorprende che i libri d’ore moltiplichino questa iconografia, trasformando la lettura della Vergine in un gesto disponibile al fedele che medita.
È in questo clima che emerge una variante iconografica più rara ma estremamente significativa: Maria che legge alla presenza di Giuseppe.
GIUSEPPE ACCANTO ALLA LETTURA: LA SANTITA’ DELLA VITA DOMESTICA
A partire dal tardo Medioevo e soprattutto tra Quattrocento e Cinquecento, gli artisti iniziano a raffigurare Giuseppe vicino a Maria mentre lei legge. Non è un episodio narrativo, ma una meditazione visiva sulla Sacra Famiglia. Giuseppe non interrompe la lettura: la custodisce. La sua presenza, lontanissima dalle rappresentazioni medievali che lo relegavano ai margini, diventa una forma di contemplazione. Maria medita la Scrittura; Giuseppe medita Maria.
Nella pittura nord-europea egli appare spesso defilato, impegnato in un gesto umile, lavorare il legno, ravvivare il fuoco, mentre la Vergine è assorta sul libro profetico. L’atto di leggere continua ad essere presentato come eco della Torah, soprattutto quando il testo conserva forme arcaicizzanti o pergamene aperte. In alcune opere fiamminghe del primo Cinquecento, il libro è esplicitamente aperto su passi di Isaia, mentre Giuseppe partecipa interiormente all’evento rivelato attraverso la parola. Rubin ha osservato che la sua presenza non diminuisce il carattere mariano della rivelazione, ma lo amplifica, rendendo visibile la santificazione della vita familiare.
Nell’Italia del Quattrocento, soprattutto tra i toscani e gli umbri, Giuseppe appare più vicino, più affettuoso, partecipe della stessa luce concettuale che avvolge Maria. Senza parlare, testimonia la sacralità della quotidianità domestica: la Parola entra nella casa attraverso il libro della Vergine, e Giuseppe la riconosce con la delicatezza del custode.
UN MICROCOSMO DELLA CHIESA
Queste immagini raramente includono il Bambino. La scena non racconta un evento, ma mostra la teologia incarnata in un istante familiare idealizzato. Maria legge la Scrittura che preannuncia il Messia; Giuseppe contempla colei che la incarna. La continuità tra la Torah e il compimento cristiano, tra la lettura e la maternità divina, tra silenzio e rivelazione, trasforma la Sacra Famiglia in un microcosmo della Chiesa: Maria come luogo della Parola, Giuseppe come custode della sua realizzazione, la casa come spazio teologico.
FONTI BIBLIOGRAFICHE
• Maria nell’arte. Iconografia e iconologia mariana in venti secoli di cristianesimo — di Renato Pisani. Un ottimo saggio panoramico sull’evoluzione dell’immagine di Maria dal primo cristianesimo fino all’età moderna.
• Iconografia Mariana nei Masi dell’Alto Adige, di Natalia Giatti. Si occupa di un contesto regionale specifico (Alto Adige), utile per studiare varianti locali e immagini “vernacolari” di devozione popolare.
• Iconografia mariana nei primi secoli del cristianesimo, (autore indicato dalla scheda libraria). Interessante se vuoi risalire alle origini delle rappresentazioni mariane nella prima epoca cristiana.
• Le vie dell’iconografia cristiana. Antichità e Medioevo, un testo su come si sviluppò l’iconografia cristiana in generale: utile per comprendere il contesto da cui emergono le raffigurazioni di Maria.
• La vita della Madonna nell’arte, un volume illustrato (a cura di più autori) che percorre le varie fasi della raffigurazione di Maria nell’arte. Utile per avere un panorama visivo ampio.
• Tessere la speranza. Le vesti preziose della Madonna di Loreto, un libro che analizza la devozione mariana legata a un santuario preciso: interessante se vuoi studiare l’interazione fra culto, iconografia e antropologia religiosa.
• Madonna, un libro generico sull’immagine mariana, che può servire come introduzione o complemento per comprendere vari “tipi”: utile se cerchi qualcosa di accessibile e non troppo specialistico.
• Maria: Icona del Cristiano, un testo di taglio più devozionale iconografico, che riflette sul significato spirituale delle immagini mariane.
ALCUNI TESTI ACCADEMICI / IN INGLESE UTILI
• The Virginity of the Virgin: A Study in Marian Iconography, di Lasse Hodne: analizza temi iconografici legati alla verginità di Maria e a rappresentazioni medievali che riguardano anche scene indirette (Annunciazione, Natività).
• Representations of Saint Anne and the Virgin Mary from the Middle Ages to the Early Modern Period, curato da Andrea Bianka Znorovszky (2025): studia come la rappresentazione mariana (e di S. Anna) cambi tra medioevo e prima età moderna, utile per comprendere la flessibilità iconografica.
• Anche la rivista/volume Marian Iconography East and West (ed. University of Rijeka, 2017) offre saggi accademici che mettono a confronto iconografia mariana in tradizioni culturali diverse.
IMMAGINI
PRIMA COMPOSIZIONE
A sinistra, l’Annunciata di Palermo, dipinto a olio su tavola di Antonello da Messina, realizzato intorno al 1475 e conservato a palazzo Abatellis a Palermo.
A destra, Annunciazione” (parte centrale Trittico di Mérode) di Robert Campin (Belgio 1378 – 1444). Olio su tavola, 64 x 63 cm (Annunciazione), 1428 circa. The Metropolitan Museum of Art, New York.
SECONDA COMPOSIZIONE
A sinistra, Harley 4381, Guiart des Moulins, Bible historiale (vol. 1), Parigi, tra 1403 e il 1404, British Library, Londra. Inghilterra.
In alto a destra, Miniatura in tempera e oro da un Libro d’Ore composto a Besançon, in Francia, nel 1450 circa, Fitzwilliam MS 69 folio 48r,The Nativity, Fitzwilliam Museum, Cambridge, Inghilterra.
A destra in basso, La Vergine Maria che legge da un libro delle Ore, c.1445 (dettaglio).

