a cura di Radio Calamo
Come può un testo scritto nel settimo secolo, il Corano, essere letto oggi non solo come attuale, ma addirittura futuribile?
Eh, sembra un paradosso, vero?
Sì, proiettato in avanti nel tempo.
È un’idea affascinante. E oggi vorrei che ci immergessimo proprio in questo.
C’è l’idea di esplorare come un testo sacro possa essere visto non come una reliquia ma come una fonte perennemente viva. Guarda, per capirci faremo due tappe diciamo.
La prima ci porta indietro nel tempo, a una corrente storica molto influente dell’Islam, l’ismailismo. OK.
Loro hanno costruito praticamente la loro intera dottrina sull’idea che il testo abbia un significato nascosto. E la seconda tappa?
La seconda ci riporta ai giorni nostri, al lavoro di un islamologo, Alessio Pinna, che spinge questa idea di interpretazione continua a un livello direi ancora più estremo. E le fonti?
Le fonti sono proprio i suoi scritti e alcuni testi academici sulla gnosi ismaelita appunto. Perfetto. L’obiettivo quindi è mettere confronto questi due approcci.
Partono da una premessa simile, cioè il testo deve parlare a ogni epoca. Esatto. Ma arrivano con inclusioni radicalmente diverse.
Vediamo come un’antica tradizione spirituale e una teoria contemporanea cercano di rendere un testo antico un organismo che dialoga con il presente. E addirittura con il futuro.
Allora, iniziamo dalle fondamenta. Quest’idea che un testo sacro abbia più strati di significato. Uno letterale e uno nascosto.
Questo è il quale del pensieri ismailita, giusto? Esatto. E proprio il cuore pulsante.
Loro l’hanno formalizzata con due termini arabi che sono cruciali: Tanzil e Tawil. Vediamoli.
Cos’è il Tanzil? Allora il Tanzil potremmo tradurlo come la discesa. È la rivelazione che si manifesta nel mondo.
Nero su bianco. Ok. È il testo letterale, la sua forma esteriore, lo zahir.
Pensa, non so, al corpo di una persona. Ok, il corpo visibile e tangibile. E il Tawil.
Il Tawil è un movimento contrario, significa riportare all’origine. È l’interpretazione esoterica, quel processo che svela le verità spirituali, intellettuali, nascoste dentro la lettera.
Quindi è il significato interiore, il batin. Proprio così. Se il Tanzil è il corpo, il Tawil è l’anima.
E le fonti ismailite su questo sono direi categoriche. In che senso? Nel senso che una religione basata solo sulla lettera solo sul Tanzil è come un corpo
senza anima, un guscio vuoto. Per questo il Tawil non è un esercizio intellettuale per pochi. È una necessità vitale.
Quindi se ho capito bene leggere solo il testo letterale è un po’ come guardare la fotografia di una persona e pensare di conoscerla. Metre l’interpretazione il Tawil è il tentativo di capire i suoi pensieri la sua anima.
Un processo molto più profondo e immagino anche molto più complesso. Hai colto il punto perfettamente. È un processo vitale, sì.
L’unico che permette di mantenere il testo vivo e di accedere al suo vero messaggio. Ma come ha intuito è anche un processo delicato e potenzialmente pericoloso. E infatti la domanda sorge spontanea: se tutti possono, diciamo, interpretare l’anima
del testo non si rischia il caos più totale? Certo. Chi ha l’autorità di dire qual è l’interpretazione corretta?
Assolutamente. Il pensiero ismailita ha una risposta molto, molto precisa questa domanda e si incarna in una figura centrale.
L’imam del tempo. Ah, ecco. Il Tawil non è un’esegesi fai-da-te, per intenderci.
L’autorità di svelare i significati in ascosti del corano è riservata esclusivamente all’imam. Che è visto come la guida spirituale.
È la guida spirituale designata, l’Ulu-l-amr, di cui parla il testo stesso. È lui l’unico intermediario legittimo tra la comunità e appunto l’anima delle rivelazione. La sua funzione è proprio quella.
Perpetuare la guida divina attraverso un’interpretazione che si adatta costantemente i tempi. In rispetto a questo è un punto chiave.
Se l’interpretazione cambia con ogni imam per adattarsi ai tempi, come si mantiene una coerenza di fondo nella dottrina? Non c’è il rischio che un imam dica una cosa e il suo successore 100 anni dopo dica l’esatto
opposto? È un’ottima domanda che tocca il cuore del loro sistema. La coerenza per loro non è vista come rigidità ma come continuità di uno stesso principio.
Ogni imam non cancella il lavoro del precedente, ma lo sviluppa. Lo evolve, diciamo. Lo evolve, si.
È come se avessero una chiave di lettura fondamentale che rimane la stessa, ma l’applicazione di quella chiave al mondo cambia. Perché il mondo cambia, che il metodo interpretativo sia trasmesso in modo corretto.
La coerenza quindi non sta nell’identità delle conclusioni, ma nella legittimità della fonte che le produce: L’imam.
Capisco. La figura dell’imam è quindi un pilastro insostituibile, un garante vivente del significato. Esatto.
E questo rende ancora più di rompente l’approccio di Alessio Pinna, perché lui parte dalla stessa esigenza, mantenere vivo il testo, ma butta giù proprio quel pilastro. Esatto.
È un salto radicale. Pinna introduce un concetto che chiama “sincronizzazione”. E’ molto attento a distinguerlo da quella che definisce “attualizzazione inversa”.
E cosa sarebbe l’attualizzazione inversa? E’ quello che fanno in molti. Cioè prendere le proprie idee moderne, scientifiche e politiche e proiettarle all’indietro sul
testo antico per fargli dire quello che vogliono sentire è un’operazione forzata. Certo, è il classico “lo aveva già detto il testo sacro”. Proprie quello.
La sincronizzazione secondo Pinna è l’esatto contrario. Non si tratta di proiettare il nostro presente sul loro passato. Ma di rapportare il loro presente al nostro presente.
Esattamente. In pratica significa mettere in relazioni modelli metafisici e concettuali del Corano con le conoscenze scientifiche e tecnologiche di oggi.
Per vedere se risuonano se entrano in un dialogo proficuo. Questa idea di mettere in relazione mi fa pensare se il testo accompagna l’evoluzione umana.
Significa che tra, non so, 500 anni, con scoperte scientifiche che oggi non possiamo neanche immaginare. Certo. Per vedere però scoprire nel Corano significati completamente nuovi, per noi oggi inaccessibili.
È esattamente questa l’implicazione. Secondo questa lettura, l’impostazione stessa del Corano, la sua architettura interna, gli permetterebbe di accompagnarsi a tempo indefinito all’evoluzione della civiltà umana.
Incredibile. Pinna, sostiene che questo approccio genera innumerevoli concordanze con le scoperte scientifici, non perché il Corano sia un libro di scienza – attenzione.
Certo, non è un manuale scientifico. No, ma perché conterebbe dei modelli di pensiero, delle strutture logiche, che si rivelano compatibili con ciò che la scienza scopre molto, molto dopo.
Puoi farmi un esempio concreto? Perché detto così rimane un po’ astratto. Certo.
Pensiamo per esempio un versetto che descrive la creazione strutturata in sette celli sovrapposti. Un’interpretazione letterale è statica.
7 cieli, punto. Esatto, un’interpretazione allegorica tradizionale potrebbe vederci sette livelli spirituali. La sincronizzazione invece potrebbe metterlo in dialogo con, per dire, la teoria delle stringhe,
che ipotizza dimensioni extra. OK. L’obiettivo non è dire il Corano ha predetto la teoria delle stringhe, sarebbe ingenuo.
Sarebbe l’attualizzazione inversa che criticava prima. Proprio così. L’insight sta nel mostrare come un antico modello metafisico, posso offrire un framework
di pensiero, un’architettura concettuale, sorprendentemente compatibile con una scoperta scientifica moderna. La concordanza non è nella profezia, ma nella compatibilità strutturale.
Il testo si sblocca quando la nostra conoscenza arriva a livello giusto per dialogare con esso. È affascinante.
È quasi come avere un software antico che gira su un computer moderno. Il codice non cambia, ma il nuovo hardware, la nostra conoscenza attuale, sblocca funzionalità che sono sempre state lì.
Latenti. Bellissima analogia. Rende l’idea perfettamente.
E questo ci porta al punto di rottura totale con l’ismailismo. Se per loro l’interprete autorizzato e l’imam, Pinna, chi è l’interprete?
O meglio, cos’è. Questa è la rivoluzione. Pinna elimina qualsiasi intermediario umano.
Non solo il singolo studioso, ma anche l’istituzione dell’imam. Quindi nessuno? Secondo il suo metodo è il Corano stesso, il testo, a diventare l’unico intermediario tra
l’umanità e il mondo sovrannaturale. E come farebbe? Lo fa attraverso le sue strutture interne, che funzionerebbero come una specie di manuale
di decodifica incorporato. Un manuale di decodifica interno. L’idea di codici matematici o strutture ipertestuali in un testo del settimo secolo suona quasi
fantascientifica, non si rischi discadere in quello che Pinna stesso critica, cioè proiettare sul testo qualcosa che non c’è, una specie di numerologia moderna? La critica è legittima ed è il rischio principale di approcci del genere.
Pinna si difende sostenendo che queste non sono proiezioni, ma strutture oggettive del testo. Ad esempio? Quando parla di struttura ipertestuale, per esempio, non intende nulla di mistico, si riferisce
al fatto che una parola o un concetto in un capitolo può funzionare come un link, rimandando a decine di altri passaggi in tutto il libro. Passaggi che ne illuminano espandono o complicano il significato.
La lettura non è più lineare, da pagina 1 a pagina 600, diventa una navigazione in una rete di concetti interconnessi. E la decodifica sta nel mappare questa rete?
Esatto, l’autorità quindi non è più in una persona, ma nel rigore del metodo con cui si esplora questa struttura. Aspetta un attimo.
L’idea è di un testo autosbloccante e potente, ma mi sembra anche potenzialmente pericolosa. Se non c’è più un’autorità centrale come “l’imam”, chiunque può rivendicare di aver trovato la sincronizzazione corretta e far dire al testo qualsiasi cosa, magari per giustificare le
propria idee, anche le più strampalate, come si previene l’anarchia interpretativa? Questo è il vero punto o debole o se vogliamo la sfida più grande di un sistema del genere. L’approccio di Pinna sostituisce l’autorità carismatica o istituzionale dell’imam con l’autorità
del metodo scientifico. In che modo? La validazione di un’interpretazione non verrebbe più dalla persona che la propone, ma dalla
sua falsificabilità e dalla sua coerenza interna con l’intera struttura del testo. Quindi deve essere dimostrabile. In teoria un’interpretazione è sincronizzata, dovrebbe essere dimostrabile non solo affermata,
dovrebbe mostrare come i pezzi del puzzle si incastrano in modo coerente. Certo, nella pratica il rischio di derivato soggettive è enorme. Chiaro.
Si sposta il problema dal “chi ha l’autorità per interpretare” al “quale è il metodo corretto e chi lo applica bene”. Quindi il paradigma si sposta completamente.
L’autorità interpretativa non risiede più in una persona per quanto illuminata, ma è immanente al testo stesso. Proprio così.
E l’accesso al significato profondo dipende dalla capacità del lettore di applicare questo metodo rigoroso di sincronizzazione. Proprio così.
E la conseguenza è ancora più profonda di quanto sembri. Questo approccio non produce solo letture contemporanee, cioè valide per il nostro oggi. Ma?
Produce letture che Pinna definisce futuribili. Il testo non è più legato a un’interpretazione valida per una specifica epoca, mediata da una guida.
Si sgancia dal tempo. Al contrario, si apre a infinite letture e future, potenzialmente in grado di adattarsi a stadi di evoluzione della civiltà che non abbiamo ancora neanche raggiunto.
In questo modo il testo diventa di fatto a temporale. È un salto concettuale enorme rispetto alla pur avanzatissima concezione ismailita. Quindi tirando le somme siamo partiti da un’idea già molto sofisticata, quella ismailita
di un significato nascosto che può essere svelato solo dall’imam di ogni epoca. Per arrivare a una visione ancora più estrema, quella di Pinna che vede il Corano come un testo software autosbloccante.
Sì, l’analogia del software è perfetta. Che attraverso il metodo della sincronizzazione dialoga perpetuamente non solo con il presente, ma anche con il futuro dell’umanità e lo fa senza più bisogno di alcun mediatore
umano. Esatto. E per lasciare un pensiero finale su cui riflettere, vorrei prendere in prestito una figura che
lo stesso Pinna cita. Il grande mistico sufi Mansur al-Hallaj, martirizzato nel decimo secolo. Per le sue affermazioni considerate blasfeme, vero?
Sì. A lui è attribuita questa frase sconvolgente. Ho visto il mio signore con l’occhio del mio cuore.
Gli ho chiesto. Chi sei tu? Mi ha detto tu.
Una frase vertiginosa… Che nesso c’è con la nostra discussione? Il nesso che Pinna propone è un parallelo audace. E collega questa intuzione mistica sull’identità tra l’osservatore e il divino con l’indistinguibilità
tra osservatore e sistema osservato che la fisica ha scoperto a livello quantistico. L’atto di osservare cambia la realtà osservata. Precisamente.
E questo ci porta alla domanda finale per chi ci ascolta. Esatto. Se l’interpretazione non ha più bisogno di intermediari e si fonda unicamente su questa
sincronizzazione tra la coscienza del lettore e la struttura del testo, quale diventa il ruolo della nostra coscienza in questo processo? Cioè, l’atto di interpretare smette di essere una semplice decodifica passiva.
E diventa forse una forma di co-creazione del significato. Un modo per ridefinire continuamente, in ogni epoca, il rapporto tra il Divino e l’Umano, dove chi interroga il testo finisce in un certo senso per interrogare e trovare se stesso.
ASCOLTA IL PODCAST: https://www.spreaker.com/episode/ta-wil-classico-ismailita-e-sincronizzazione-di-pinna-analogie-e-differenze–69470246
LEGGI IL LIBRO: https://www.alqalam.it/alessiopinna/libri/manuale.html
Il più esteso e documentato studio mai compilato sulla possibile connessione fra versetti coranici e vita extraterrestre. Alessio Pinna, studioso di religioni abramitiche ed ex-docente di Teologia delle Religioni Non-cristiane presso il Centro Diocesano di Teologia di Oristano, ci conduce in questo immaginifico viaggio attraverso le domande suscitate da alcune caratteristiche uniche del Corano, la presenza di nozioni scientifiche e i codici matematici con cui è stato assemblato il testo originale giunto fino a noi. Verso il X secolo, col freno al proliferare di interpretazioni da parte dei dotti musulmani, si legò l’esegesi coranica alle conoscenze tecnologico-scientifiche del tempo. Lo stesso islam andò incontro ad un graduale processo di cristallizzazione. Cosa succederebbe se ora si riaprissero le porte dell’interpretazione, e si tornasse a leggere il Corano in sincronia col tempo presente? Quali nuovi e sorprendenti significati si possono ritrovare, alla luce delle nuove conoscenze, in versetti che parlano esplicitamente di altri mondi, viaggi nello spazio, assemblee di guardiani della Terra e torri nel cielo? E soprattutto quale spiegazione logica dare del cosiddetto “miracolo scientifico” e delle complesse strutture numeriche effettivamente riscontrabili nel Corano? Questo manuale raccoglie le tante ipotesi in merito sollevate dai dotti musulmani e da autori di ogni estrazione, arrivando a superarle formulandone di nuove sulla base di un approccio quanto più possibile razionale. Quanto si troverà andrà molto oltre quanto finora stabilito dalla dottrina islamica. Oltre i libri che parlano di Elohīm e Nefīlīm in chiave fantascientifica. Oltre ogni immaginazione.

