di Roberto Siconolfi
1 Dicembre 2025
Ieri ho visto la trasmissione di Mario Giordano “Fuori dal Coro”, e ho riflettuto su alcuni suoi servizi a dir poco “inquietanti”.
Due in particolare, su assistenti sociali senza alcuna capacità di empatia e umanità che sottraggono figli ai genitori, e su dirigenti di aziende pubbliche sanitarie che con estrema freddezza glissano su pazienti a rischio vita messi in lista d’attesa per anni.
La riflessione fondamentale è che siamo tutti bravi, a torto o a ragione, a vedere nelle multinazionali, nelle grandi corporation, un potere d’azione soverchiante, amorfo, anomico, freddo e inumano.
Ma siamo in grado di vedere la stessa cosa nei confronti dello Stato?
E cioè di un potere monopolistico della legge e della violenza che, in particolare negli ultimi anni, si rivolge contro gli stessi suoi cittadini, e che a differenza di mafie e organizzazioni criminali, si presenta addirittura come difensore del bene comune, della pubblica morale e della vita umana?
Certi teorici del complotto si sono spinti a vedere nel potere delle multinazionali, l’azione di entità maligne, nefaste, che operano anche attraverso la simbologia.
Bene, io inizio a chiedermi quali “demoni” agiscano nella sfera inconscia di buona parte dei massimi dirigenti e servitori dello Stato.
O veramente pensiamo che lavorare per lo Stato, che è pubblico, sia più morale che lavorare per il privato? E se sì su quali basi?
Se a questo aggiungiamo, che buona parte delle corporation conosciute nascono come spin off degli Stati e del loro potere monopolistico, che si perde nella notte dei secoli, allora penso che una riflessione più matura sull’argomento vada fatta, al posto di riproporre in tutte le salse ricette basate su statalismo, keynesismo e sovranità schmittiane.

