di Luca Rudra Vincenzini
Non ci sono rischi nel risvegliare la kuṇḍalinī solo se si rallentano le onde cerebrali senza nessun tipo di forzatura nella respirazione (prāṇayāma) o nelle posizioni del corpo (āsana): il soffio vitale entra naturalmente nella corda spinale quando le frequenze cerebrali rallentano.
Una metafora che spiega bene la sensazione è quella del mischiare le carte da gioco. Quando mischiamo, le carte assumono posizioni leggermente asimmetriche e queste potrebbero rappresentare tutto il nostro esperito. Ogni carta è un pensiero, una sensazione, un’emozione e così via. Per mezzo della meditazione le mettiamo al loro posto. Quando stiamo per finire di mischiare, poco prima di servire le carte per il gioco, le rassettiamo perfettamente allineando i bordi. Ebbene rallentando le onde cerebrali, tutte le nostre frange esperienziali vanno a posto, il silenzio alza il volume ed il respiro entra naturalmente nella colonna, creando spazio ed espansione, dando nuova vita al midollo. La certezza che ciò è avvenuto, in maniera naturale e senza rischi, viene data da piccoli movimenti incontrollati delle vertebre spinali, oppure dai brividi, o anche dal calore acceso, o dalla sensazione di espansione che sorge dal respirare tramite il midollo. Se non giudichiamo questi fenomeni di naturale assestamento fisiologico, la coscienza scivola ancora più in profondità e viene trascesa anche la percezione del corpo.
Dal mio libro Tantra di Rudra, nel quale sono presenti 64 dhāraṇā e consigli pratici per rallentare le frequenze cerebrali. Take it easy and trust the process!

