SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?

a cura di Egitto Misterioso

Tutti conosciamo la profezia sulla nascita di Gesù. Matteo 1:23 dice “Ecco, la vergine rimarrà incinta e partorirà un figlio, e sarà chiamato Emmanuele”. Matteo sta citando Isaia 7:14. Il termine originale è ‘almáh, che significa semplicemente “giovane donna”, “ragazza in età da marito”. L’ebraico ha un termine chiaro per indicare una vergine: betulàh. Isaia, tuttavia, NON usa betulàh.

Inoltre, Isaia stava parlando a Re Acaz, terrorizzato da una coalizione militare che minacciava Gerusalemme. Il profeta gli annunciò che una giovane donna (forse la moglie di Isaia, forse una donna della corte reale) avrebbe partorito subito un figlio, e che prima che il bambino avesse imparato a distinguere il bene dal male — pochi anni — la minaccia militare sarebbe scomparsa.

L’intera profezia, quindi, si compiva nel VIII secolo a.C., non 700 anni dopo. Si trattava di un segno immediato per Acaz, non di un annuncio messianico per il futuro.

Ma allora la profezia sulla “vergine che parotirsce è fasulla”? Assolutamente no. Qui entra in scena la religione di Zoroastro, molto più influente nel mondo antico di quanto l’Occidente moderno ricordi. Matteo scrive che Maria fu visitato dai μάγοι (magoi), quelli che noi chiamiamo semplicisticamente “i Re Magi”. Ma il temine Magoi indica esplicitamente i sacerdoti zoroastriani. Erano astronomi, studiosi, sapienti. Nella antichissima dottrina di Zoroastro c’era la profezia di una vergine sarebbe nato il Saoshyant, il Liberatore finale destinato a rigenerare il mondo. Saoshyant per i Zoroastriani, Messia per gli ebrei.

La profezia diceva: “La vergine concepirà un figlio non nato da uomo, ma dalla purezza dello spirito e dalla forza della Verità. Egli sarà il Saoshyant: estinguerà la guerra, spezzerà il dominio delle tenebre e ridesterà gli uomini dal sonno della morte. Questa sarà la prima delle sue tre venute.” L’annuncio della nascita verginale era quindi zoroastriano, non ebraico.

Evidentemente, quando l’autore del Vangelo di Matteo si trovò a redigere il suo testo, sapeva che c’era una profezia che annunciava la “vergine che partoriva”, ma era convinto che questa profezia dovesse essere presente anche nelle Scritture di Israele. Non trovandola — perché non esisteva — adattò l’unico passo possibile. La traduzione greca gli offriva una soluzione già pronta: al posto del termine ebraico ‘almáh, venne usato il termine parthénos. Così, un versetto che in ebraico significava semplicemente “una giovane donna partorirà un figlio nel presente” divenne, nella versione cristiana, “una vergine partorirà in futuro il Messia”.

Anche l’Astro del Natale dell’Eletto, che da noi diventa “Stella Cometa”, era il predetto simbolo di riconoscimento del Saoshyant zoroastriano. Sembra che quello sia apparso sul serio nel cielo (e non era una cometa), proprio sulla “testa” di un gruppo di astrologi zoroastriani, che hanno subito capito di cosa si trattasse. Poi si è progressivamente spostata fino alla residenza di Gesù, guidano il gruppo di studiosi.

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Siamo tutti zoroastriani e non lo sapevamo?

SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?
SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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