di Emanuele Pavoni
Di solito si dice, con tono sprezzante, che noi tradizionalisti siamo impolitici come Guénon. È vero che non siamo fascisti come non siamo comunisti (il che non vuol dire essere automaticamente antifascisti o anticomunisti, perché anche queste sono due precise categorie storiche e politologiche), che non siamo neodestri sovranisti né sinistri woke: semplicemente c’interessa tenere la barra dritta e non partecipare personalmente allo scandalo finale, perché siamo consapevoli degli inganni molteplici delle forze della sovversione, per cui non rompeteci le scatole se sentiamo odore di bruciato anche nei progetti neotradizionalisti (tipo Trump, tipo Dugin etc.). Ecco perché vi sembriamo impolitici.
A tale critica vi aggiungete spesso anche quella di essere nemici dello Stato e dell’ordine costituito, in quanto cristiani o filocristiani. È una querelle antica tanto quanto il Cristianesimo, ma vale la pena approfondirla perché, come vedremo, esso è la religione del primato della coscienza individuale. Da un lato Cristo ha insegnato a dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, a rispettare cioè i vari ambiti e a comprendere che il Regno dei Cieli è dentro di noi, non fuori, e che quindi lui, Cristo, non era un rivoluzionario che voleva rimodellare la società come tanti a sinistra hanno voluto credere; però, dall’altro lato, quando uno di questi ambiti esonda troppo può diventare necessario prendere una posizione netta ed esplicita. In questo senso quando Roma pretese di autodivinizzarsi, allora il cristiano, pronunciando stentoreo il suo “no”, di colpo metteva in pericolo il potere costitutivo e la sua hybris – e rifiutandosi di fare sacrifici all’imperatore, ecco che emergeva il primato della coscienza, visto che in ultima analisi ogni fedele sa di rapportarsi direttamente a Dio e quindi di dovergli rispondere in prima persona. Dunque l’apparente contraddizione fra la pretesa di impoliticità di Cristo e del Cristianesimo insegnata dalla tradizione, come la loro pretesa politicità sostenuta ad esempio dalla teologia della liberazione, si scioglie solo in base alla risposta che la mia coscienza di cristiano mi suggerisce e m’impone a seconda delle circostanze e dei problemi. Infatti, chi potrebbe definire impolitico il rifiuto di un vaccino sperimentale? O rifiutarsi di denunciare e consegnare alle autorità un amico ebreo? O rifiutarsi di partecipare alla caccia alle streghe contro artisti o atleti russi?
Ergo, mi dispiace per voi, ma in tutte queste occasioni siete voi che vi siete piegati al potere costituito, non noi. Noi tradizionalisti, e per quanto mi riguarda da vicino noi cristiani, non siamo né politici né impolitici, ma ogniqualvolta il potere cercherà di prendere tutto, allora troverà, nei visionari primordiali delle Cinque Sacre Religioni Rivelate e Autentiche in qualità di adepti della Tradizione Primordiale, i suoi avversari più pericolosi e radicali.

