IL RUOLO DELLA MATERIA E DEL CORPO FISICO

‎di Giuseppe Aiello

Tutte le grandi tradizioni dell’umanità lo affermano da millenni: ‎l’essere umano non è il corpo, ma abita il ‎corpo attraverso un veicolo ‎sottile che è capace di esistere e percepire anche oltre la dissoluzione ‎della materia, e le ‎NDE (Near Death Experiences) sembrano confermare, con linguaggio ‎moderno, queste antiche intuizioni spirituali e rivelazioni divine.‎

‎ A questo punto sono però necessarie alcune considerazioni riguardo ‎alla natura, alla funzione del corpo e più ‎in generale del mondo ‎materiale. Quasi tutte le tradizioni concordano su due aspetti ‎fondamentali riguardo ‎al mondo terreno. ‎

‎ Da un lato, il mondo materiale è imperfetto o illusorio, dall’altro ‎l’uomo deve trascenderlo senza ‎distruggerlo.

Nell’Islam, il “dunya” è ‎effimero, attraente e potenzialmente pericoloso perché distrae ‎‎dall’adorazione e dal bene eterno.‎ ‎ Nell’Induismo e nel Buddhismo, “‎maya” indica che il mondo è illusorio e ‎che attaccarsi agli oggetti e ai ‎desideri crea sofferenza, il dukkha.‎ ‎ Nel Platonismo, il mondo ‎sensibile è ‎considerato una copia imperfetta del mondo delle idee, ‎un’ombra e non la realtà ultima.‎ ‎ ‎

‎ Tuttavia, l’uomo deve trascendere il mondo senza disprezzarlo, ‎poiché la liberazione, come il moksha o ‎il nirvana, o la salvezza, come ‎redenzione, tazkiyah o perdono, richiedono distacco interiore: non si ‎tratta di ‎disprezzare il corpo o il mondo, ma di non esserne schiavi.‎ ‎

‎ Da’altronde, come precisa René Guénon, ‎

‎ “Sotto il profilo della realizzazione, è soprattutto importante ritenere, di ‎queste considerazioni, che se essa si compie a partire dall’essere umano, è ‎il corpo stesso che deve servirle da base e da punto di partenza; è esso ad ‎esserne il “supporto” normale, contrariamente a certi pregiudizi comuni in ‎Occidente che vorrebbero vedervi soltanto un ostacolo, o ritenerlo una ‎‎“quantità trascurabile”; che ciò si applichi alla funzione svolta da un ‎elemento d’ordine corporeo in tutti i riti, quali mezzi o ausiliari della ‎realizzazione, è troppo evidente perché sia il caso di insistervi”.‎

‎ Le tradizioni abramitiche e orientali spesso distinguono la materia ‎dal male assoluto. La materia può ‎essere uno strumento che ‎intrappola l’anima, ma allo stesso tempo è parte dell’ordine cosmico, ‎possiede ‎dignità perché è plasmata dalla Divinità o è manifestazione ‎del Brahman.

Nel Cristianesimo, Dio crea il ‎corpo come “buono”, ‎come racconta la Genesi.‎ ‎ La caduta porta corruzione, ma non annulla ‎la dignità ‎della materia, e il corpo risorgerà glorioso.‎ ‎

Nell’Islam, il ‎corpo biologico è considerato amanah, fiducia ‎divina, e veicolo della ‎coscienza; non è intrinsecamente negativo, e la Resurrezione ‎conferma la sua ‎dignità,‎ ‎ e infatti la Legge sacra (Shari‘ah) contempla ‎equilibratamente le esigenze e le finalità della ‎dimensione corporea, la ‎Via spirituale (Tariqa) le porta a compimento e sublimazione, la Realtà ‎essenziale ‎‎(Haqiqa) le sussume armoniosamente su ogni piano ‎dell’esistenza, senza mortificazioni né rinnegamenti.‎ ‎ ‎

Nell’Induismo, ‎il corpo è temporaneo, ma il prāṇa, il soffio vitale, e l’interconnessione ‎con il mondo ‎materiale gli conferiscono valore, e la liberazione non ‎distrugge il mondo, ma lo trascende senza esserne ‎imprigionati.‎ ‎

‎ In questo modo il paradosso si risolve, perchè apparente: il mondo ‎è illusorio, ma reale nella sua funzione, ‎perché è uno strumento di ‎prova, un campo di esperienza e un laboratorio morale; la materia ha ‎dignità, ‎perché è attraverso di essa che l’anima o la coscienza può ‎manifestarsi; la Resurrezione dei corpi o la ‎trasfigurazione in uno ‎stato glorioso mostra che Dio o la Realtà ultima non disprezza la ‎materia, ma la ‎reintegra e la purifica.‎ ‎ ‎

‎ Il mondo è quindi un mezzo, non un fine, e il corpo è strumento ‎della coscienza, non ostacolo assoluto. ‎La trascendenza non significa ‎rinnegare la materia, ma purificarla e reintegrarla nell’ordine ‎cosmico. In ‎altre parole, l’illusione della materia serve come ‎‎“palestra” spirituale, ma al termine della prova la materia ‎stessa può ‎diventare veicolo glorioso dell’essere, confermando che tutto ‎nell’Universo ha dignità intrinseca ‎se armonizzato con la coscienza.‎

‎ La morte è una certezza e tappa inevitabile: “ogni anima assapperà la ‎morte” (Corano).‎ ‎ La morte non è un’ipotesi, ma un destino certo per ogni ‎essere vivente. Questo deve scuotere l’illusione della vita “ordinaria”, mondana ,come definitiva, e rendere coscienti delle proprie azioni e della loro ‎importanza. La morte non come una fine assoluta, ma come un passaggio: ‎dopo la morte ogni anima “vedrà”, o per meglio dire, “sarà” il conto ‎delle proprie azioni.

La brevità e la precarietà della vita terrena ‎servono a testare fedeltà alla propria natura primordiale voluta dalla ‎Divinità. Poiché la morte è inevitabile e la vita terrena passeggera, non ‎si deve indulgere nell’attaccamento a ricchezze, piaceri o ambizioni ‎terrene — quegli elementi che svaniscono con la morte.

Saper che ‎‎“ogni anima assaggerà la morte” dovrebbe spingere ogni essere ‎umano a vivere in uno stato di vigilanza etica e spirituale e a dare ‎priorità ai valori eterni rispetto a quelli transitori.‎

IL RUOLO DELLA MATERIA E DEL CORPO FISICO
IL RUOLO DELLA MATERIA E DEL CORPO FISICO

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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