L’America che non sogna più: depressione di massa e fine di un mito

di Lelio Antonio Deganutti

13 Dicembre 2025

C’è una crisi che attraversa gli Stati Uniti in modo silenzioso ma profondo. Non è soltanto economica né esclusivamente politica. È una crisi psicologica e culturale che colpisce il cuore stesso dell’identità americana. Oggi circa il 29% degli americani soffre di depressione clinica, una patologia riconosciuta, non un semplice disagio emotivo. Un dato allarmante che racconta molto più di quanto dicano le statistiche economiche.

A questo si aggiunge un altro segnale decisivo: il 70% della popolazione non crede più nel sogno americano. L’idea fondativa secondo cui l’impegno, il lavoro e il merito garantirebbero una vita migliore rispetto a quella dei propri genitori appare ormai, per la maggioranza, svuotata di senso. Ciò che per decenni è stato il motore simbolico della nazione si è trasformato in una promessa percepita come irraggiungibile.

Il sogno americano non è crollato all’improvviso. Si è consumato lentamente, sotto il peso di salari stagnanti, debiti studenteschi insostenibili, un sistema sanitario costoso e inaccessibile per milioni di cittadini, una crisi abitativa cronica e la progressiva scomparsa del ceto medio. Il patto implicito tra individuo e sistema si è spezzato: in cambio della fedeltà al modello, non arriva più la sicurezza.

La diffusione della depressione non è solo un fenomeno clinico, ma il sintomo di una frattura profonda tra aspettative e realtà. Generazioni cresciute con la convinzione che “chi vuole può” si scontrano quotidianamente con limiti strutturali che rendono quella narrazione sempre meno credibile. Quando una società promette tutto e mantiene poco, il risultato non è ambizione, ma frustrazione cronica.

In questo vuoto prosperano la rabbia sociale, la polarizzazione estrema, la sfiducia nelle istituzioni e il rifugio in un passato idealizzato. L’America appare oggi divisa, stanca, incapace di costruire un racconto condiviso del futuro. La crisi dell’immaginario collettivo precede e alimenta quella politica.

La vera emergenza degli Stati Uniti non è soltanto il debito pubblico, la competizione globale o la instabilità geopolitica. È la perdita di fiducia in se stessi come comunità nazionale. Una superpotenza che non crede più nel proprio racconto fondativo resta potente per inerzia, ma vulnerabile nella sostanza.

La fine del sogno americano non è ancora un epilogo definitivo. Ma è un campanello d’allarme. E, oggi più che mai, ignorarlo significa accettare una crisi che non riguarda solo l’America, ma l’idea stessa di futuro che l’Occidente ha costruito su di essa.

Tratto da: Paese Roma

L’America che non sogna più: depressione di massa e fine di un mito
L’America che non sogna più: depressione di massa e fine di un mito

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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