SUL SIMBOLISMO DEGLI OCCHI

di Giuseppe Aiello

Sono nato l’8 dicembre – giorno dell’Immacolata concezione – e, come mi ricorda ogni anno mia madre, “siamo andati a casa [dall’ospedale ] il giorno di Santa Lucia”, il 13 dicembre.

Il simbolo degli occhi è legato a Santa Lucia perché il suo nome deriva dal latino *lux*, che significa “luce”. Una leggenda racconta che le furono strappati gli occhi durante il martirio o che lei stessa li donò per preservare la sua castità; miracolosamente, Dio glieli restituì. Per questo viene spesso raffigurata con un piattino contenente due occhi, segno della luce della fede che illumina anche nelle prove più oscure.

In quasi tutte le tradizioni spirituali e religiose, l’occhio rappresenta molto più di un semplice organo della vista: è simbolo di conoscenza, coscienza, vigilanza divina e accesso alla verità interiore. Attraverso culture e secoli, l’occhio diventa metafora del rapporto tra l’essere umano e il sacro.

Nella **tradizione biblica**, l’occhio è spesso associato alla luce interiore e alla rettitudine morale. Nel Vangelo di Matteo si legge: *“La lampada del corpo è l’occhio; se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà nella luce”* (Mt 6,22). Qui l’occhio indica la capacità spirituale di discernere il bene dal male. Al tempo stesso, l’“occhio di Dio” è simbolo della Sua onniscienza: nulla sfugge allo sguardo divino.

Nel **Cristianesimo**, questa simbologia si approfondisce: l’occhio diventa strumento di contemplazione, ma anche di tentazione. La tradizione mistica parla degli “occhi del cuore”, capaci di vedere ciò che è invisibile ai sensi. L’arte sacra cristiana raffigura spesso l’Occhio nella Trinità come segno di presenza e provvidenza divina.

Nell’**Islam**, il Corano distingue tra la vista fisica e quella spirituale: *“Non sono gli occhi a essere ciechi, ma i cuori che sono nei petti”* (Corano 22,46). La vera cecità è dunque spirituale. Parallelamente, esiste la credenza nel **malocchio** (*ʿayn*), che riconosce allo sguardo un potere reale, capace di nuocere se carico di invidia o malizia.

Nella **tradizione ebraica**, l’occhio è legato sia alla benedizione sia al pericolo. L’“occhio buono” (*ayin tovah*) indica generosità e benevolenza, mentre l’“occhio cattivo” (*ayin ra‘ah*) rappresenta invidia e distruzione. Anche qui lo sguardo è veicolo di energia morale.

Nell’**induismo**, il simbolismo raggiunge una dimensione cosmica con il **terzo occhio** di Śiva, posto sulla fronte. Esso rappresenta la conoscenza suprema, capace di distruggere l’illusione (*maya*) e rivelare la verità ultima. Analogamente, il chakra *ājñā* è il centro della visione interiore e dell’intuizione.

Già nella filosofia greca, **Platone** attribuiva alla vista un ruolo privilegiato: l’occhio è lo strumento che, più di ogni altro senso, avvicina l’anima al mondo delle Idee. Nel *Fedro* e nella *Repubblica*, la conoscenza autentica è descritta come un “volgersi dello sguardo” dall’ombra alla luce.

In tutte queste tradizioni, l’occhio non si limita a vedere il mondo: lo interpreta, lo giudica e, soprattutto, riflette lo stato interiore dell’essere umano. È soglia tra visibile e invisibile, tra sapere e sapienza.

SUL SIMBOLISMO DEGLI OCCHI
SUL SIMBOLISMO DEGLI OCCHI

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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