Tradizionalismo: La filosofia invisibile che muove la politica globale

a cura della Redazione

22.10.2025

Nato come visione filosofico-religiosa per ripristinare un “ordine sacro”, il Tradizionalismo è oggi al centro di derive politiche globali, dalle élite sufi alle strategie di Dugin e Bannon. Questo libro svela l’origine, l’evoluzione e i rischi di una delle ideologie più influenti e meno comprese del nostro tempo.

Questo testo è tratto da “Tradizionalismo”, di Mark Sedgwick, appena pubblicato da Atlantide editore. 

Il Tradizionalismo è la meno nota tra le maggiori filosofie di oggi. Con questo testo il mio obiettivo è quello di farla conoscere più diffusamente e aiutare a comprendere meglio il suo progetto radicale di ripristino dell’ordine sacro. Non è mia intenzione convertire le persone al Tradizionalismo. In parte perché per formazione e mestiere sono uno storico delle idee, e quindi professionalmente neutrale. Ma anche perché gli esiti del progetto tradizionalista sono, come vedremo, contrastanti. 

Il Tradizionalismo è stato usato per incoraggiare il rispetto dell’ambiente, comporre grande musica e ridurre l’ostilità tra seguaci di religioni differenti. Ma è stato anche impiegato per sostenere cause molto diverse, dall’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America a ciò che molti definirebbero fascismo e razzismo, per non parlare del terrorismo. C’è chi ha incolpato un tradizionalista russo, Aleksandr Dugin, per l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin. Questa corrente di pensiero, quindi, deve essere trattata con grande attenzione. Non è sempre un bene diventare un tradizionalista. Sarebbe il caso, tuttavia, che coloro che si oppongono al fascismo, al razzismo e al terrorismo fossero in grado di riconoscere più facilmente il Tradizionalismo, quando esso gli si presenta davanti. 

Per essere in grado di identificarlo e capire il senso del suo progetto, dobbiamo comprendere le idee su cui si fonda e la sua terminologia specialistica. La “tradizione” del Tradizionalismo, ad esempio, non è ciò che si intende di solito con questa parola, ma piuttosto un gruppo di insegnamenti sacri che si ritiene siano stati tramandati da tempo immemorabile e che costituiscono la base per il corretto ordine delle cose, un ordine sacro. Tali insegnamenti hanno allo stesso tempo qualcosa della filosofia e qualcosa della religione: il Tradizionalismo è infatti sia filosofico che religioso, anche se alcuni dei suoi sostenitori preferiscono la combinazione dei due aspetti offerti dal termine “metafisica”. 

L’ordine sacro che un tempo derivava dalla tradizione viene spesso contrapposto al disordine moderno, e il Tradizionalismo è antimoderno, oltre che metafisico. Questo antimodernismo ha importanti implicazioni politiche, poiché il liberalismo e la democrazia sono entrambi moderni e l’antimodernismo è quindi difficilmente compatibile con la democrazia liberale e può implicare il rifiuto. Il Tradizionalismo è quindi politico quanto metafisico. È un’ideologia politica radicale e una filosofia religiosa. Ma, se è necessario un termine unico, di solito funziona meglio “filosofia”, intendendo la parola nel suo senso più antico e più ampio, che non indica i contenuti dei corsi universitari contemporanei, ma un corpus coerente di teorie riguardanti le questioni fondamentali dell’esistenza. Quello tradizionalista è un progetto filosofico o intellettuale, non un’impresa organizzata o istituzionale. 

I tradizionalisti considerano gli insegnamenti tradizionali su cui si basa la loro filosofia come antichi e senza tempo – e alcuni di essi sono davvero molto antichi. Il modo in cui li recepiscono e li interpretano, tuttavia, è molto più recente. La filosofia tradizionalista che questo libro esamina si è originata negli anni Venti e Trenta del Novecento e da allora si è sviluppata in varie direzioni. Molte filosofie importanti di quegli anni sono ormai scomparse, ma il Tradizionalismo no. Rimane poco conosciuto, in parte perché non ha mai cercato un pubblico di massa e in parte perché può essere difficile da seguire.

San Giorgio

Tradizionalismo 

Io stesso ho incontrato il Tradizionalismo per la prima volta negli anni Novanta, quando vivevo al Cairo e studiavo la storia del Sufismo. Il Sufismo è una sorta di monachesimo laico all’interno dell’Islam. Proprio come i cristiani cattolici e ortodossi che sono attratti dalla vita spirituale possono unirsi a ordini monastici, i musulmani sunniti e sciiti che sono attratti dalla vita spirituale possono unirsi a ordini sufi. Una differenza importante è che il monachesimo cristiano è un impegno a tempo pieno, che dura tutta la vita, mentre il Sufismo è a tempo parziale e non deve necessariamente durare per sempre. Un’altra differenza è che la teologia sufi è più lontana dall’Islam tradizionale di quanto non lo sia la maggior parte della teologia monastica dal Cristianesimo tradizionale. La teologia islamica tradizionale è in genere piuttosto concreta, mentre la teologia sufi si estende in regni di immaginazione che vanno al di là del tempo e dello spazio. 

Negli anni Novanta ero particolarmente interessato a comprendere come gli ordini sufi cambiano nel tempo e come si adattano quando si diffondono da una parte all’altra del mondo. Ho raccolto storie orali e documenti dai discendenti dei grandi shaykh, come vengono chiamati i maestri sufi, in villaggi isolati del Sudan, viaggiando attraverso il deserto con i camion, che nelle aree rurali sono la principale forma di trasporto. Ho partecipato a feste sufi nei villaggi dell’Alto Egitto e ho visitato i sufi nelle città e nei villaggi in tutta la Malesia, in varie parti della Thailandia e a Singapore. Infine sono approdato in Italia, dove un carismatico gentiluomo di nome Abd al-Wahid Pallavicini, che in passato aveva lavorato a Singapore, viveva a Milano, in una grande casa in cui si riunivano i suoi seguaci sufi. Erano tutti giovani istruiti che, come il loro shaykh, avevano nomi musulmani e cognomi italiani. Durante i loro incontri discutevano spesso di questioni che mi sembravano avere più a che fare con la filosofia occidentale che con il Sufismo che avevo conosciuto in Sudan, in Egitto e nel Sud-Est asiatico. Erano, infatti, tradizionalisti oltre che sufi. 

Fu Shaykh Pallavicini a parlarmi per la prima volta del Tradizionalismo e a darmi una copia della biografia del fondatore del Tradizionalismo, René Guénon. La lessi e mi resi conto che Shaykh Pallavicini non era il primo tradizionalista che avevo incontrato. Alcuni convertiti all’Islam americani ed europei che conoscevo al Cairo erano anch’essi tradizionalisti. Una volta tornato a casa da Milano, più cercavo e più trovavo. Rintracciai persino dei tradizionalisti a Mosca, da poco aperta agli studiosi occidentali dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Quando incontrai per la prima volta Dugin, all’epoca ancora relativamente incognito, mi disse che secondo lui Guénon era il Marx segreto.

Dopo aver concluso la mia ricerca sul Sufismo tra il Sudan e la Malesia, iniziai a lavorare sul Tradizionalismo. Nel 2003 pubblicai un libro in cui ne ricostruivo la storia, Against the Modern World. In quel libro tracciavo le origini, lo sviluppo e la diffusione del movimento iniziato da Guénon, che si rivelava un fenomeno molto più ampio di quanto io o chiunque altro avessimo sospettato. 

Scoprii che uno dei motivi per cui nessuno aveva sentito parlare di Tradizionalismo era che gli scrittori tradizionalisti non si identificavano quasi mai come tali. A differenza dei marxisti, non hanno mai cercato di raggiungere le masse, che non consideravano più in grado di comprendere gli insegnamenti tradizionali. I tradizionalisti tentavano di cambiare il mondo e di ripristinare l’ordine sacro in maniera più silenziosa, e in generale in modi diversi. 

Nella conclusione di Against the Modern World suggerivo come il progetto tradizionalista avesse ormai fatto il suo corso e fosse addirittura in declino. Questa affermazione si è rivelata del tutto errata. Nel 2002 c’erano effettivamente meno tradizionalisti che scrivevano di Sufismo, Islam e arte rispetto a venti o trent’anni prima, tuttavia c’erano già più tradizionalisti politicamente attivi. All’epoca non me ne resi conto, ma il riferimento chiave stava rapidamente cambiando: non più Guénon ma Julius Evola, uno scrittore tradizionalista italiano morto nel 1974, che aveva consigliato Mussolini in materia di razza prima di trasferirsi in Germania come ospite dei nazisti. 

I tradizionalisti politicamente attivi che si rifacevano più a Evola che a Guénon diventavano sempre più visibili. In Russia, il libro di Dugin del 1997, The Foundations of Geopolitics: The Geopolitical Future of Russia, di cui parleremo più avanti, fu un bestseller. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio del 2022, alcuni cercarono una spiegazione nelle opinioni di Dugin sulla geopolitica e, nell’agosto del 2022, un’autobomba probabilmente indirizzata a Dugin ne uccise invece la figlia ventinovenne, Darya, che stava tornando a casa da un festival letterario intitolato “Tradizione”, dove il padre aveva parlato di “Tradizione e Storia”. È possibile che la bomba sia stata piazzata dagli ucraini. 

Dopo il 1997, Dugin è diventato il tradizionalista politico più noto, ma ce ne sono altri. Un tradizionalista ungherese, Gábor Vona, ha fondato un partito politico di destra chiamato Jobbik che ha ottenuto un sorprendente successo nelle elezioni del 2010. Le elezioni ungheresi lo hanno visto conquistare 47 seggi in Parlamento e il terzo migliore risultato in assoluto. Qualcosa di simile è accaduto in Grecia. E poi, all’inizio del 2017, mentre il mondo cercava di fare i conti con l’inaspettata elezione di Donald Trump, il «The New York Times» ha pubblicato un articolo in cui si riportava che il manager e consigliere della campagna elettorale di Trump, Steve Bannon, aveva citato Evola. 

E mentre lo stesso «The New York Times» mi contattava per cercare di capire chi fosse Evola, ho iniziato a chiedermi se Dugin non avesse ragione, e se Guénon non fosse davvero il nuovo Marx. Di fatto il Tradizionalismo a questo punto sembrava assolutamente prosperare come ideologia politica. 

La popolarità di ideologie e filosofie ha sempre molto a che fare con le circostanze. Il Tradizionalismo sta crescendo nel nuovo mondo creato dal lento crollo dei partiti politici di centro-sinistra e centro-destra che hanno dominato la politica occidentale dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il centro-sinistra dipendeva storicamente dai voti degli operai e dal sostegno del movimento sindacale, e ha inevitabilmente sofferto del passaggio delle economie occidentali dall’industria ai servizi. Poiché gli operai sono diventati sempre meno e gli iscritti ai sindacati sono gradualmente diminuiti, il centro-sinistra era destinato a trovarsi in difficoltà. Il centro-destra ha sofferto per il declino del centro-sinistra, contro il quale è stato sempre schierato, e per l’emergere di nuove questioni che non aveva mai veramente preso in considerazione, in particolare l’immigrazione, che ha progressivamente iniziato a preoccupare sempre più gli elettori occidentali. Il crollo dei partiti di centro-sinistra e centro-destra ha fatto spazio a nuovi schieramenti come i Verdi e, soprattutto, a movimenti nazionalisti che un tempo sarebbero stati fuori dai giochi, come lo Jobbik di Vona in Ungheria e la versione trumpiana del Partito Repubblicano negli Stati Uniti. Anche quando non conquistano il potere, questi partiti trainano i più grandi verso le politiche che sembrano piacere agli elettori. Così il crollo dei partiti di centro-sinistra e di centro-destra ha fatto spazio a nuove ideologie e a nuovi movimenti. Il Tradizionalismo è una di queste ideologie nuove, o divenute importanti di recente.

Anche se Guénon è il nuovo Marx, il Tradizionalismo non sarà mai il nuovo marxismo. Non è adatto come il comunismo come base per un’ideologia di massa, e i tempi delle ideologie di massa sono comunque passati. Il marxismo, come il nazismo, aveva bisogno di operai, e ora nelle economie avanzate sono sempre meno. Né i politici come Trump leggeranno mai i libri di Guénon o Evola; sono troppo difficili e i politici devono essere flessibili e pragmatici. I politici sono ben attenti a non essere troppo ideologici, e nemmeno troppo coerenti. Ma hanno bisogno comunque di consiglieri e attivisti, che possono essere invece sia ideologici che coerenti, e Bannon non è l’unico consigliere attivista a essere ispirato e motivato dal Tradizionalismo. Poco dopo che l’apprezzamento di Bannon per Evola è stato rivelato dal «The New York Times», un assistente parlamentare dell’AfD, il partito nazionalista tedesco che si è classificato terzo alle elezioni federali tedesche del 2017 (ma quinto nel 2021), mi ha avvicinato a una conferenza e mi ha detto di aver letto la traduzione tedesca del mio Against the Modern World. Si lamentava del fatto che la maggior parte degli attivisti dell’AfD non sapesse nulla del Tradizionalismo. Ma anche se la maggior parte degli attivisti dell’AfD non conosce il Tradizionalismo, per altri invece non è così, come è emerso chiaramente dalla mia conversazione con lui. Lo stesso vale per gli attivisti di partiti meno famosi e di gruppi che non hanno mai ottenuto un seggio parlamentare, ma che sono comunque importanti in altri modi. Ecco perché coloro che sostengono il liberalismo e si oppongono al nazionalismo devono essere in grado di riconoscere il Tradizionalismo e il suo progetto, quando lo vedono.


Mark Sedgwick, storico formatosi all’Università di Oxford, è professore di Studi arabi e islamici presso l’Università di Aarhus, in Danimarca. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue. Attuale presidente della Nordic Society for Middle Eastern Studies, Sedgwick è considerato uno dei maggiori studiosi viventi del Sufismo e del Tradizionalismo.

Tratto da: L’Indiscreto

Tradizionalismo: La filosofia invisibile che muove la politica globale
Tradizionalismo: La filosofia invisibile che muove la politica globale

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

Lascia un commento