ESSERE CIECHI

di Giuseppe Aiello

«Non sono gli occhi a essere ciechi, ma sono ciechi i cuori che sono nei petti.» (Corano 22, 46).

«Chi è cieco in questa [vita] sarà cieco nell’Aldilà e ancora più sviato dalla via.» (17, 72)

«Allah ha sigillato i loro cuori e il loro udito,

e sui loro occhi c’è un velo.» (2, 7)

Essere ciechi non significa soltanto non vedere la Verità.

Significa anche non vedere dove si mettono i piedi o dove si allungano le mani: procedere nel mondo senza consapevolezza, senza comprendere davvero ciò che si sta facendo. È l’incapacità di riconoscere che ogni azione e ogni pensiero producono conseguenze precise, concrete, inevitabili.

Spesso queste conseguenze non si manifestano immediatamente; maturano nel tempo, si accumulano, prendono forma lentamente. Proprio per questo non vengono percepite come reali, non vengono interiorizzate, non entrano nella coscienza come responsabilità. Si vive allora nell’illusione che ciò che non si vede subito non esista, che ciò che non fa male nell’immediato non avrà mai un peso.

Questa cecità non è una mancanza di informazioni, ma una rinuncia alla comprensione. È il rifiuto di collegare cause ed effetti, di assumersi il carico delle proprie scelte, di riconoscere che il presente è spesso il risultato di decisioni passate e che il futuro sarà, a sua volta, il riflesso di ciò che stiamo facendo ora. In questo senso, la vera cecità non riguarda gli occhi, ma la coscienza.

ESSERE CIECHI
ESSERE CIECHI

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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