di Luca Rudra Vincenzini
“Ciò che intendiamo per la grande Dea (Mahādevī-kuṇḍalinī) è quel supremo riposo (viśrāntir anuttāra) [della coscienza] che rimane dopo che ella [come forza vitale liberante] ha divorato anche la più sottile traccia (impressione-saṁskāra) [di memoria dell’io] e che persiste nella forma di stato di quiete della suprema luce della coscienza”, Śitikaṇṭha in commento al Mahānaya-prakāśa di Arṇasiṃha.
Tradotto in termini moderni, la Dea Kuṇḍalinī è quella forza vitale contenuta nell’inconscio superiore che, con il suo dispiegarsi, lentamente brucia tutte le tracce di memoria, i traumi, gli errori, le cattive comprensioni e concede, ben oltre gli strati identificativi dell’io, la permanenza nello stato naturale di quieta luce della coscienza (prabhāsvara).
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