La Bank of Japan alza i tassi: Tokyo stacca la spina all’economia Usa?

a cura di Giacomo Gabellini

18.12.2025

La Bank of Japan alza i tassi: Tokyo stacca la spina all’economia Usa?

Dalle “voci di corridoio” circolate negli ultimi giorni si evince che, durante la riunione del prossimo 18-19 dicembre, il consiglio direttivo della Bank of Japan dovrebbe disporre all’unanimità un innalzamento del tasso di interesse.

Qualora la Bank of Japan tenesse fede ai suoi intendimenti e la stretta dovesse attestarsi a un quarto di punto percentuale, il tasso di interesse toccherebbe quota 0,75% per la prima volta in trent’anni. tra il 2009 e il 2016, la Bank of Japan ha mantenuto il tasso allo 0,1%, per poi passare addirittura a -0,1%  rimanervi fino al febbraio 2024. Da allora, si è assistito a una lenta e graduale risalita, fino all’attuale 0,5%.

Il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda «ha essenzialmente preannunciato la mossa all’inizio di questo mese, dicendo che la banca centrale avrebbe considerato i “pro e contro” di un aumento dei tassi durante la riunione».

Ha anche «dato l’impressione di voler suggerire che le condizioni per un rialzo potrebbero essere in atto, affermando che, con l’attenuarsi dell’impatto delle ampie tariffe statunitensi, era alta la probabilità che le previsioni economiche e sui prezzi della Bank of Japan si avverassero».

Ueda «ha anche espresso una certa fiducia che l’economia del Giappone si riprenderà dalla contrazione del terzo trimestre».

Stando a quanto dichiarato dalle autorità giapponesi, quella che la Bank of Japan si appresta a prendere non si configurerebbe come una decisione isolata, ma come l’implementazione di un modus operandi strutturale, che dovrebbe portare il tasso di interesse a livelli stabilmente più elevati.

Bank of Japan più governo Takaichi: una miscela esplosiva

Il cambio di paradigma messo in cantiere dalla Bank of Japan nasce dall’esigenza di porre un freno all’inflazione, oscillante attorno alla soglia del 3%, e va a combinarsi con il pacchetto di stimoli da 135 miliardi di dollari (21,3 trilioni di yen) varato dal governo guidato dalla premier Sanae Takaichi.

Nello specifico, il piano prevede misure immediate a sostegno delle famiglie, sussidi energetici, agli fiscali, fondi perla cantieristica navale e la difesa e investimenti strategici in settori cruciali come intelligenza artificiale e semiconduttori, con l’obiettivo di rilanciare la competitività e potenziare la sicurezza nazionale.

Su quest’ultimo versante, il governo Takaichi si è dichiarato «pronto a stanziare circa 9.000 miliardi di yen, equivalenti a circa 49 miliardi di euro per il bilancio della difesa nel prossimo anno fiscale, superando il precedente record del 2025».

L’incremento risponde alle «crescenti pressioni strategiche nel Pacifico e alla richiesta esplicita degli Stati Uniti di un maggiore impegno finanziario da parte di Tokyo».

Il pacchetto prevede «investimenti mirati in capacità di deterrenza avanzata: tra i quali l’acquisto di missili ipersonici guidati, capaci di viaggiare a velocità superiori a Mach-5, e l’aggiornamento dei sistemi missilistici superficie-aria per intercettare minacce balistiche. Contemporaneamente Tokyo punta a costruire un sistema difensivo costiero battezzato Shield e basato su droni aerei, di superficie e subacquei, con obiettivi di sorveglianza e anche intervento rapido.

La svolta «riflette un’accelerazione strategica senza precedenti per il Paese del Sol Levante con Takaichi che ha già annunciato l’intenzione di raggiungere la soglia del 2% del Pil per la spesa militare già nel 2025 – due anni prima del previsto – rompendo con il tetto informale dell’1% che per decenni ha limitato gli stanziamenti a circa 5.000 miliardi di yen annui».

Nell’immediato, il programma ultra-espansivo annunciato dal governo di Tokyo ha prodotto un significativo rialzo dei rendimenti dei titoli giapponesi a dieci anni, innescando una fuga dalle criptovalute, con bitcoin che ha perso il 30% circa un mese e mezzo.

Ma soprattutto, la ritrovata redditività dei titoli nipponici, destinata verosimilmente ad assumere carattere strutturale per effetto degli interventi della Bank of Japan, disincentiva il carry trade che per decenni ha visto fondi speculativi e banche approvvigionarsi di liquidità a buon mercato in Giappone e convertirla in dollari per investire in larga parte in immobili, azioni e titoli di Stato statunitensi, oltre che in criptovalute, obbligazioni dei Paesi emergenti, ecc.

Il nuovo corso favorisce il rimpatrio dei capitali, sotto forma di liquidazione di almeno parte degli oltre 3,5 trilioni di attivi esteri di cui è titolare il Giappone. Tra cui, forse, una quota più o meno ragguardevole dei quasi 1,2 trilioni di Buoni del Tesoro statunitensi.

La crescita strutturale dei rendimenti dei titoli giapponesi tende in altri termini a sottrarre una fonte di assorbimento chiave delle obbligazioni statunitensi, nel pieno di una congiuntura caratterizzata da un incremento forsennato delle emissioni da parte del Dipartimento del Tesoro e da un abbassamento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve.

La Bank of Japan alza i tassi: Tokyo stacca la spina all’economia Usa?

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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