a cura di Antonella Labate
Sarà anche risorto, il dio dei cristiani – con tutto che nel Corano troviamo il riferimento a diversi casi di individui morti e poi fatti resuscitare, e quindi anche in tal senso non ci sarebbe esclusività miracolosa –, ma il solo fatto che possa essere stato percosso, torturato, umiliato, dileggiato, tradito, processato, condannato, crocefisso e sotterrato ingiustamente, integra una visione della Divinità depotenziata, impotente e inerme di fronte alle iniquità crudeli delle Sue presunte ‘creature’.
Questa concezione deforme spalanca le porte alla liquidazione di Dio nel Weltanschauung post-cristiano. Il ‘Dio è morto’ di Nietzsche non è in fondo una novità. Il dogma cristiano ufficiale l’aveva già fatto morire secoli prima. La strada era da sempre aperta ad un universo del tutto antropocentrico.
Ciò combacia in pieno con l’informazione che Allah fornisce sugli ebrei in Sūrah al-Mā’idah: 64, citando le loro deliranti parole: «Gli Ebrei dicono: “La mano di Dio è legata. Che siano legate le loro mani, e che siano maledetti per ciò che hanno detto!».
La follia sionista è solo una delle tante manifestazioni di tale delirio archetipale.
Noi ribattiamo, come Lui ci ha insegnato nel prosieguo dell’āyah:
«Al contrario: Le Sue mani sono apertissime. Elargisce (doni) come Egli vuole».
E il dono dell’Islam è sufficiente.

