di Lelio Antonio Deganutti
19 Dicembre 2025
In Italia il termine strategia è ovunque: nei documenti politici, nei piani industriali, nel marketing, nel giornalismo, perfino nel linguaggio quotidiano. Eppure, proprio questa iper-presenza nasconde un paradosso cognitivo profondo: in Italia la parola “strategia” viene usata quasi sempre per indicare ciò che in realtà è tattica. Non si tratta di una semplice imprecisione semantica, ma di un vero e proprio inganno cognitivo, con conseguenze strutturali sul modo in cui il Paese pensa, decide e agisce.
Strategia non è tattica: una distinzione cancellata
Dal punto di vista classico – militare, filosofico e cognitivo – la distinzione è netta:
La strategia è un modo di pensare, una visione orientata al medio e lungo periodo, che stabilisce fini, direzioni, priorità e cornici di senso.
La tattica è l’insieme delle azioni immediate, adattive, contingenti, spesso reattive, che servono a risolvere problemi locali nel breve periodo.
La strategia risponde alla domanda “dove vogliamo andare?”.
La tattica risponde alla domanda “come ce la caviamo adesso?”.
Confondere le due cose significa vivere in un eterno presente operativo, privo di orizzonte.
L’equivoco anglosassone: quando “strategy” diventa una trappola semantica
Il nodo centrale dell’inganno nasce nel secondo dopoguerra, quando l’Italia – culturalmente, politicamente ed economicamente subordinata al mondo anglosassone – importa massicciamente il lessico inglese, in particolare quello manageriale, militare e geopolitico.
Nel mondo anglosassone, però, il termine strategy viene spesso usato in modo molto più elastico rispetto alla tradizione continentale europea. In molti contesti pratici, strategy indica ciò che, in termini rigorosi, sarebbe una tactical plan, un piano d’azione a breve-medio termine, fortemente orientato all’efficienza operativa.
L’Italia, traducendo meccanicamente strategy con strategia, ha elevato semanticamente la tattica, attribuendole una dignità concettuale che non le appartiene. Il risultato è un cortocircuito cognitivo: si parla di strategia mentre si pensa e si agisce tatticamente.
Un’illusione indotta (e funzionale)
Questa confusione non è solo un errore: è probabilmente indotta e funzionale.
Una vera strategia implica:
-capacità di rinuncia nel breve periodo,
-visione sistemica,
-continuità decisionale,
-responsabilità storica.
La tattica, invece, consente:
-consenso immediato,
-adattamento opportunistico,
-narrazione ex post delle scelte,
-assenza di responsabilità a lungo termine.
In un sistema politico e culturale fragile, frammentato e fortemente mediatizzato come quello italiano, la tattica travestita da strategia è perfetta: rassicura, promette, occupa lo spazio simbolico della lungimiranza senza richiederne i costi reali.
Le conseguenze cognitive: un Paese senza orizzonte
Dal punto di vista cognitivo collettivo, questa confusione ha prodotto effetti devastanti:
-Miopia temporale: incapacità di pensare oltre la prossima emergenza.
-Reattività cronica: le decisioni nascono sempre come risposta, mai come progetto.
-Narrativizzazione del fallimento: ogni insuccesso tattico viene riletto come parte di una “strategia” che in realtà non è mai esistita.
-Erosione della fiducia: cittadini e istituzioni non credono più alla parola “strategia”, perché ne hanno visto solo l’abuso.
Non è un caso che l’Italia eccella nell’improvvisazione, nella flessibilità e nell’adattamento, ma fallisca sistematicamente nella pianificazione strutturale: infrastrutture, istruzione, politica industriale, demografia, politica estera.
L’Italia non ha strategia perché non la pensa
Dire che “l’Italia non ha strategia” non è un giudizio morale, ma una constatazione cognitiva. La strategia non è un documento, né uno slogan, né un piano quinquennale: è una forma di pensiero che richiede tempo, stabilità e cultura del futuro.
Finché il termine strategia continuerà a essere usato come sinonimo elegante di tattica, l’Italia continuerà a muoversi molto, ma senza direzione. Come chi scambia la velocità per il cammino, l’azione per il senso, l’oggi per il domani.
Recuperare il significato per recuperare il futuro
La prima vera strategia per l’Italia dovrebbe essere linguistica e cognitiva: restituire alle parole il loro peso reale. Chiamare tattica la tattica. E strategia solo ciò che riguarda il destino nel tempo.
Perché un Paese che non distingue tra breve e lungo periodo non è solo disorganizzato: è inermi di fronte alla storia.

