Il nuovo cittadino esemplare: la democrazia senza domande

di Alexandro Sabetti

20 Dicembre 2025

La “cittadinanza informata” europea produce un cittadino conforme: ostile al nemico designato, diffidente verso la pace, immerso in un sistema mediatico controllato. Il dissenso non si discute più: si amministra.

Il cittadino modello e la democrazia senza domande

C’è un nuovo tipo umano che l’Europa contemporanea sta tentando di produrre in serie. Non nasce da un processo spontaneo, né da una maturazione civile collettiva, ma da un preciso dispositivo pedagogico e politico che potremmo definire di “cittadinanza informata e attiva”. Un’espressione apparentemente innocua, quasi rassicurante, dietro la quale si cela un modello sempre più rigido, selettivo, profondamente ideologico.

Questo nuovo catechismo civile non promette emancipazione, bensì conformità. L’informazione è ammessa solo se allineata, l’attivismo solo se prevedibile, l’integrazione solo se coincide con l’assimilazione totale ai valori stabiliti dall’alto. Il cittadino ideale non è colui che pensa, ma colui che riconosce tempestivamente quali pensieri siano legittimi.

L’ideologia dell’ostilità permanente

Il primo pilastro di questo schema è l’ostilità eretta a identità. Il lessico ufficiale parla di “autocrazie”, termine solenne e apparentemente neutro, utilizzato come una formula magica capace di sospendere ogni analisi storica, politica o strategica. Una parola che non spiega, ma segnala. Non argomenta, ma classifica.

All’interno di questa semplificazione linguistica, la Russia diventa il nemico strutturale, non per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta. Non una controparte geopolitica, ma un negativo morale. L’avversione verso Mosca non è più una posizione discutibile: è un criterio di appartenenza. Chi non lo condivide integralmente non è un dissenziente, ma un sospetto.

Così come la parola “pace” assume un valore ambiguo, quasi osceno. Pronunciarla senza le dovute premesse – condanne, distinguo, abiure preventive – equivale a infrangere un tabù. Il pacifismo, da tradizione politica e morale europea, viene trattato come un sintomo di deviazione, quando non come una complicità implicita con il nemico.

Pluralismo ornamentale e controllo dell’informazione

Il secondo asse portante è la progressiva neutralizzazione del pluralismo. Le forze politiche, le voci pubbliche, gli intellettuali sono tollerati solo a condizione che non mettano in discussione l’orizzonte del conflitto permanente. Il dissenso è ammesso finché resta decorativo, privo di conseguenze, confinato a una funzione estetica.

Chi supera questa soglia viene rapidamente delegittimato. Non attraverso il confronto, ma mediante l’etichettatura morale. Non si risponde alle tesi: si colpisce la reputazione. È una forma di esclusione civile che non necessita di tribunali, perché si consuma nello spazio simbolico, mediatico, professionale.

Qui entra in gioco il terzo elemento: il controllo dello spazio informativo. Non più la censura esplicita, goffa e facilmente riconoscibile, ma una gestione sofisticata del consenso. I grandi media vengono guidati con discrezione, orientati più che comandati. Attorno a essi si sviluppa un ecosistema di giornalisti, analisti e “fact-checker” che condividono spontaneamente – o così pare – le stesse cornici interpretative.

La pluralità delle voci viene sostituita da un coro disciplinato, in cui le differenze sono di tono, non di sostanza. Il dibattito sopravvive come simulacro, mentre le domande realmente scomode vengono espulse a monte.

Democrazia amministrata

Il passaggio finale è forse il più rivelatore: la trasformazione della censura in procedura amministrativa. Non si punisce ciò che è falso, ma ciò che è inopportuno. Non si corregge l’errore, lo si rimuove. Il pensiero non conforme non viene confutato, ma monitorato, segnalato, gestito.

Il risultato è la nascita del cittadino esemplare: informato quanto basta per non deviare, attivo entro confini prestabiliti, integrato fino alla rinuncia al giudizio critico. Una democrazia che si proclama adulta, ma che mostra un’evidente allergia alle domande. E che, proprio per questo, comincia a somigliare a ciò che dice di combattere.

Tratto da: Kultur Jam

Il nuovo cittadino esemplare: la democrazia senza domande
Il nuovo cittadino esemplare: la democrazia senza domande

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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