Il platonismo e le speculazioni filosofiche nella Terza Roma

di Luca Negri

20 Dicembre 2025

La filosofa Natalia Melentyeva pubblica per Aga editrice il saggio Filosofia verticale, in connessione con la Rivoluzione conservatrice

Il platonismo e le speculazioni filosofiche nella Terza Roma
Il platonismo e le speculazioni filosofiche nella Terza Roma

In uno dei sui sapienti aforismi Nicolás Gómez Dávila afferma che il mondo moderno rappresenta una sollevazione contro Platone. Risulta difficile dargli torto, soprattutto considerando l’ulteriore slittamento nel postmoderno, dove le ombre sulla parete della caverna si sono moltiplicate, come le opinioni e le rivendicazioni non connesse con l’oggettività della natura e del logos. 

La vera sollevazione contro Platone è più precisamente un appiattimento sulla linea orizzontale delle identità chiuse, della chiacchiera stimolata dai media. È oblio dell’Essere, dunque della verticalità che permette di uscire dalla caverna, di connettersi al mondo oggettivo dello spirito. 

Abbiamo dunque bisogno di un pensiero verticale che smuova la stagnante palude orizzontale postmoderna, di una filosofia tellurica che faccia crollare la false e comode certezze e possa originare nuove alture. 

Esiste comunque una comunità neoplatonica sparsa per il mondo, capace di rivoltarsi al postmoderno. Ed esiste in Russia la platonica famiglia Dugin. Non solo i libri del pensatore moscovita, spesso citato a suon di pregiudizi ma non sufficientemente letto, sono infatti preziosi come esempi di rinnovato platonismo. Abbiamo anche gli scritti di sua figlia Darya Dugina, che scelse ancora giovanissima il soprannome di “Platonova”, sentendo una particolare affinità col filosofo greco. Verrebbe anche da pensare che la sua tragica morte per attentato nell’agosto del 2022, possa rappresentare un equivalente (post)moderno della condanna a morte di Socrate, reo di invitare i giovani al superamento dell’opinione per accedere finalmente alla Verità. 

Filosofia verticale

Il lettore italiano ha però ora anche la possibilità di leggere in volume una significativa raccolta di scritti della madre di Darya e moglie di Dugin: la filosofa Natalia Melentyeva. Fresco di pubblicazione per AGA editrice è infatti Filosofia verticale, che già dal titolo suggerisce contenuti in grado di stimolare il movimento tellurico di cui abbiamo invocato la presenza. 

Si tratta appunto di un’antologia di testi che toccano vari temi, in prima istanza filosofici e con applicazioni politiche di estrema attualità. Sono contributi che ben rappresentano la fecondità dell’attuale pensiero proveniente dalla Russia, in questo senso veramente “Terza Roma” come vuole la profezia richiamata da Paolo Borgognone nella sua puntuale prefazione. 

Si parte con un intervento che si riconnette al sentiero interrotto della “Rivoluzione Conservatrice” tedesca, analizzando il saggio di Armin Mohler sullo “stile fascista”. Testo da leggere e meditare in giorni in cui l’aggettivo in questione viene usato soprattutto per squalificare e cancellare come interlocutore chiunque dissenta dalla narrazione liberale e da fossilizzate identificazioni con la sinistra novecentesca. 

Segue una acuta riflessione su un pensatore fondante per il pensiero socialista: Auguste Blanqui: la sua concezione di universi multipli può infatti diventare un vigoroso stimolo a non accettare la civiltà presente, a divenire rivoluzionari nella consapevolezza che altri mondi sono sempre possibili e non bisogna cedere al fatalismo del dato di fatto, mera organizzazione di un unico universo. 

La filosofa russa si occupa però anche di cinema, trovando nei lungometraggi di David Fincher e di Lars von Trier elementi, anche inconsapevoli, di critica al sistema liberale. 

La Melentyeva invita poi alla scoperta del filosofo tedesco Gerd Berfleth, mancato nel 2023, studioso di Bataille e Niezsche, alfiere di un pensiero in rivolta in linea con l’idea jüngeriana dell’Anarca. 

Di grande rilievo il ricordo della “nave dei filosofi” che costrinse all’esilio agli albori del bolscevismo i più acuti e verticali pensatori russi (come Berdjaev e Merezkovskij), impoverendo enormemente la civiltà sovietica e trascinandola verso il fallimento. 

Preziosissime poi le pagine sulla decostruzione del paradigma mentale liberale, in cui – d’accordo con il marito Dugin – trova le inevitabili conseguenze della perdita di contatto con le Idee platoniche e gli “universali” del tomismo. Quando il mondo occidentale finì per cedere al nominalismo, negando realtà metafisica ai concetti, rimase l’individuo nudo, non più membro di una società, di una comunità, di una tradizione comune più grande delle singole parti. La strada della guerra di tutti contro tutti per l’appropriazione dei beni, vera filigrana del capitalismo, era spianata. In un mondo appunto orizzontalmente appiattito. 

E dall’orizzonte si sta addirittura scavando verso il subumano con la corrente filosofica dell’Ontologia Orientata agli Oggetti, di origine anglosassone, che nega ogni centralità e specificità all’essere umano in un orizzonte in cui ogni ente ha medesimi diritti e dignità: animali, piante e appunti oggetti materiali. Questa filosofia postmoderna era un particolare oggetto di studio critico da parte di Darya negli ultimi suoi tempi incarnati. 

Ed è proprio con ricordi e omaggi alla figlia che si chiude il volume della Melentyeva. 

Darya è mancata troppo presto, nemmeno trentenne, per portare a pieno sviluppo la sua “filosofia verticale”, soprattutto i concetti e le pratiche di quello che chiamò “ottimismo escatologico” (a cui AGA aveva già dedicato un volume). Basandosi in particolare su Platone, Hegel, Nietzsche, Evola, Cioran e Jünger, Darya ha proposto una visione del mondo che prende atto coraggiosamente dell’illusione, delle ombre proiettate sul muro della caverna, e della condizione tragica in cui si trova l’essere umano imprigionato, ma reagisce non con pessimismo fatalista, bensì con l’ottimismo di chi si batte anche per cause all’apparenza disperate, uscendo dalla caverna, passando al bosco, forzando la rottura di livello per accedere ad un superiore stadio di coscienza.

Il sentiero lasciato interrotto dalla brutale morte Darya, ci ricorda sua madre, è in attesa di soggetti coraggiosi pronti a riprenderlo, pronti a rialzare la spina dorsale, a riscoprire la verticalità per cui l’essere umano esiste sulla faccia della Terra.

Tratto da: Barbadillo

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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