SALOMONE IL RE MAGO: SEGRETI CHE LA BIBBIA NON RIVELA MAI

a cura di Andrea Lauri

‎La storia ricorda Re Salomone come l’uomo più saggio mai esistito, un sovrano divinamente favorito che parlò con Dio e fu autore di sacra saggezza. Ma sotto la superficie levigata della venerazione biblica si cela una tradizione molto più antica e pericolosa. Una tradizione che ritrae Salomone non semplicemente come un re, ma come un re-mago, un ingegnere negromante e un maestro degli spiriti. In alcune antiche correnti, Salomone non è il servitore della luce divina, ma il prototipo del controllo sacro attraverso la conoscenza proibita.

‎Nelle antiche tradizioni del Vicino Oriente e del Secondo Tempio, la saggezza non era mai puramente morale. La saggezza era potere. “Conoscere” significava comandare. La leggendaria saggezza di Salomone non consisteva solo nell’intuizione delle vicende umane, ma nella padronanza dell’architettura nascosta della realtà. Ecco perché i testi mistici successivi non celebrano Salomone solo per la preghiera, ma per la sua capacità di legare, interrogare e trasformare in armi intelligenze non umane. ‎

‎La fonte più inquietante è il Testamento di Salomone, un testo escluso dal canone biblico ma conservato in circoli occulti e gnostici. Qui, Salomone riceve un anello inciso con un sigillo divino, non per adorarlo, ma per dominare gli spiriti. I demoni vengono evocati, nominati, interrogati, torturati e costretti al lavoro. Ogni spirito rivela la sua origine planetaria, la sua funzione di portatore di malattie e la forza angelica che la contrasta. Questa non è teologia. Questa è magia operativa.

‎In questa tradizione, Salomone costruisce il Tempio non solo con la preghiera, ma con spiriti schiavizzati. I demoni estraggono la pietra. Gli spiriti trasportano i materiali. Entità di malattia e caos vengono riutilizzate nell’architettura. Il Tempio diventa non solo una casa di Dio, ma un motore di contenimento, una macchina metafisica che stabilizza le forze cosmiche. Questo rispecchia i miti mesopotamici in cui i re governavano bilanciando le correnti divine e demoniache, non cancellandone una parte. ‎
‎La famigerata ossessione di Salomone per le mogli straniere assume un significato più oscuro nelle tradizioni mistiche. Non si trattava di matrimoni puramente politici. Nell’antica tradizione esoterica, le regine straniere erano sacerdotesse di misteri rivali. I culti egiziani, fenici, sabei e babilonesi non si limitavano ad adorare idoli. Trasmettevano sistemi iniziatici. Si dice che attraverso queste donne, Salomone abbia avuto accesso a divinità aliene, intelligenze stellari e riti ctoni. L’amore diventa iniziazione. Il desiderio diventa una porta d’accesso.

‎‎Frammenti cabalistici suggeriscono che Salomone cercasse di unificare tutti i sistemi spirituali sotto la sua autorità. Non attraverso la devozione, ma attraverso la sintesi e il dominio. Questo trova eco nei grimori successivi, dove Salomone è accreditato come l’autore di sistemi di incantesimi che catalogano gli spiriti come burocrati di un impero cosmico. L’Ars Goetia, parte della Piccola Chiave di Salomone, conserva questa memoria. Settantadue spiriti. Gerarchie. Gradi. Funzioni. Sigilli. Questo non è folklore. È amministrazione metafisica.

Eppure i miti diventano ancora più oscuri. Alcune tradizioni sostengono che Salomone alla fine perse il controllo delle stesse forze che dominava. Una leggenda narra che un demone gli rubò l’anello, si impersonò in lui e governò al suo posto mentre Salomone vagava come un mendicante. Simbolicamente, questa non è solo una storia di umiltà. È un monito. Chi governa gli spiriti rischia di essere governato da loro. Il mago diventa il contenitore. L’autorità si trasforma in possessione.

Gli interpreti gnostici si spinsero oltre. Suggerirono che la saggezza di Salomone lo avvicinasse agli architetti cosmici del controllo piuttosto che ai liberatori della coscienza. In questa lettura, il Tempio di Salomone non era semplicemente un santuario sacro, ma una griglia, uno stabilizzatore della realtà materiale. La geometria sacra diventa sorveglianza metafisica. L’ordine diventa contenimento. La saggezza diventa struttura piuttosto che libertà. ‎

‎In tutte le culture, l’ombra di Salomone appare ripetutamente. Nella tradizione islamica, comanda i jinn con terrificante autorità. Nella tradizione etiope, la sua discendenza porta con sé sia ​​benedizione che maledizione. Nei manuali di magia arabi, il suo nome è invocato non come un santo, ma come un maestro operatore. Lo schema è coerente. Salomone si trova al crocevia tra profeta e stregone, re e mago, servitore di Dio e ingegnere di forze occulte.

‎‎Ecco perché Salomone rimane pericoloso. Incarna una verità che la maggior parte delle tradizioni cerca di seppellire. Che la conoscenza sacra non è intrinsecamente pura. Che i nomi divini possono essere usati come armi. Che santità e dominio possono indossare la stessa corona. La storia di Salomone pone una domanda scomoda. Fu l’uomo più saggio mai esistito o il primo a scoprire che la realtà stessa può essere comandata da coloro che ne conoscono i nomi? ‎

‎Forse il motivo per cui le sue leggende più oscure furono sepolte non è perché fossero false, ma perché erano troppo rivelatrici.

SALOMONE IL RE MAGO: SEGRETI CHE LA BIBBIA NON RIVELA MAI
SALOMONE IL RE MAGO: SEGRETI CHE LA BIBBIA NON RIVELA MAI

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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