di Mike Plato
Quando leggo che rassegnarsi al Destino sia deresponsabilizzante, comprendo che chi scrive una simile affermazione crede evidentemente che l’uomo – pur mortale nella sua dimensione esteriore – sia padrone assoluto tanto del proprio mondo interiore quanto di quello esteriore. Una tale posizione ignora la caduta ontologica, la caducità dell’esistenza umana, le potenze che dominano il cosmo, e soprattutto Dio e il Suo potere sovrano. Ignora, in definitiva, la predestinazione totale.
L’uomo saggio, al contrario, sa riconoscere quando una situazione o un evento siano ineluttabili. Conosce i limiti della propria volontà di fronte all’inevitabile.
Il Paradosso della Libertà nell’Ontologia Mortale
Come può esistere vera libertà – o libero arbitrio – all’interno di un’ontologia che si conclude con una morte ineluttabile? Puoi forse vincere da solo la morte e proclamarti libero? Se la nascita e la morte sono eventi che nessun uomo, nessuna anima può gestire autonomamente, è ragionevole pensare che tra questi due poli ineluttabili possa esistere una reale libertà?
La logica è stringente: se non controlliamo l’inizio né la fine, come possiamo illuderci di controllare ciò che sta nel mezzo?
I sostenitori della spiritualità New Age affermano che noi, in quanto anime, avremmo scelto a priori nascita, morte e destino. Questa posizione ignora però una verità essenziale: se dipendesse dall’anima, essa fuggirebbe da questo inferno corporale-materiale senza esitare un istante. L’anima, infatti, deve trascinarsi questa carcassa mortale e questo ego opprimente di vita in vita, in un ciclo di sofferenza che non ha scelto.
Inoltre, queste dottrine introducono poi l’Universo come agente causale, la cui azione contraddice apertamente il presunto potere dell’anima di disegnare a priori il proprio destino. Se l’anima è sovrana, perché mai dovrebbe sottostare alle leggi cosmiche? E se è l’Universo a determinare gli eventi, che ne è della libertà dell’anima?
La contraddizione è evidente: non si può sostenere simultaneamente l’autodeterminazione dell’anima e il determinismo cosmico.
La vera saggezza sta nel riconoscere i limiti della condizione umana e nell’accettare l’ordine superiore che governa l’esistenza, nei suoi vari livelli e gradi. Non si tratta di deresponsabilizzazione, ma di umiltà metafisica: comprendere che certe forze trascendono la nostra volontà non ci rende passivi, ma ci colloca nel giusto rapporto con la realtà e con il Divino.

