di Giuseppe Aiello
René Guénon non era un “luddista” e non ha mai sostenuto che l’uomo tradizionale debba rifiutare ogni oggetto moderno, tornare alle “caverne” o vivere fuori dal mondo.
Questa è una caricatura moralistica e (paradossalmente!) moderna della sua critica.
La sua posizione non è “la tecnica è male, quindi non va usata”, ma piuttosto “la tecnica moderna è ontologicamente degradata e spiritualmente pericolosa se scambiata per criterio di verità o di salvezza”.
Guénon distingue sempre tra Principi (immutabili) e mezzi contingenti (storicamente determinati).
I libri di Guénon venivano stampati con mezzi moderni…. in Egitto ci è andato su una nave meccanica moderna….ci sono foto di Guénon…. è verosimile che usasse anche l’elettricità….
la stampa, la fotografia, l’elettricità sono mezzi, non principi, non hanno valore metafisico in sé.
Il problema nasce quando il mezzo diventa fine, la quantità pretende di spiegare la qualità, la tecnica pretende di sostituire la conoscenza
La sua critica alla scienza moderna non è tecnica, ma metafisica. Guénon non critica l’efficacia delle macchine o la funzionalità dei dispositivi, critica invece la riduzione del reale al misurabile, l’esclusione sistematica dei livelli sottili e intelligibili, l’idea che ciò che non è quantificabile non esista.
In questo senso una macchina che stampa libri è neutra, una scienza che nega ogni realtà oltre la quantità è perversa.

