di Giuseppe Aiello
Spesso nei testi religiosi e spirituali – a partire dal Corano – si contrappone la Verità all’Errore.
In maniera superficiale, si tende a pensare che quindi esistano DUE COSE, diciamo così, la Verità e, appunto, l’Errore.
In realtà esiste solo la Verità (Haqq), il cui termine in arabo non a caso coincide (e può essere tradotto quindi) con Realtà.
L’Errore è infatti solo una illusione, ossia un miraggio, una cattiva, incompleta, distorta e soprattutto illusoria interpretazione dell’unica cosa che esiste, la Verità/Realtà.
Nelle tradizioni indù – ma penso anche in quella islamica sufi – si dice che esiste il serpente (o la corda), e basta, e noi facciamo magari l’errore di pensare che sia una corda (o un serpente).
Ma questo errore di percezione in realtà è un errore secondario che deriva da un errore primario, ossia credere che la nostra nafs – l’ego, l’io con cui ci identifichiamo e attraverso cui ci relazioniamo con gli altri e interpretiamo il mondo – sia il vero “percettore”, quando in realtà lo è il Sè superiore (Allah in noi).
La nafs è come una lente colorata che falsifica la nostra percezione dei colori, facendoci cadere nell’Errore.
Più schiariamo la nostra nafs (tendendo al limite della assoluta trasparenza) più la percezione della Realtà sarà “reale”.

