di Francesco Centineo

Nell’antica tradizione indù, la quale è d’origine borea ed è perciò veramente primordiale, risalente all’initium del nostro ciclo o Manvantara, l’Uomo universale viene appellato con il nome di Manu. Il sostantivo Manu proviene dall’antico radicale indoeuropeo Man ; nell’antica lingua sanscrita tale radicale è legato e riferito principalmente all’atto di pensare, riflettere, immaginare, ovvero, a quell’attività che è peculiare e caratterizzante l’essere umano nella sua essenza, gli indù la chiamano Manas che si traduce con la locuzione potere mentale, i latini la definivano Vis Mentis, ove Vis significa potere e Mentis significa «mente» (mens, mentis); nella lingua inglese il sostantivo Men indica tanto l’«uomo» inteso come maschio adulto quanto l’umanità in senso generico ed «individuale», ogni individuo è un «uomo». L’atto di riflettere la luce divina e solare (l’Intelletto, lo Spirito) è spesso associato al simbolismo lunare; Aristotele collega l’essere umano, intendendolo come principio animico, o individuale, al mondo lunare; questo mondo è al centro tra quello solare e quello terrestre; l’uomo di Aristotele è psyché, principio vitale ed organizzatore del cosmo, per Aristotele «l’anima è l’essenza o forma sostanziale del vivente»; nella tradizione indù Manu è associato alla coscienza cosmica. Nella lingua inglese vi è il sostantivo Moon (Luna) che proviene sempre dal radicale Man.
Se Aristotele (secondo gli accademici) considerava l’Anima essente parte dell’uomo corporeo, sicché ne è il principio vivente, Platone (secondo gli accademici), invece, considerava l’Anima essere separata dall’uomo corporeo. La Verità come al solito sta nel mezzo: l’Anima è tanto parte dell’essere umano corporeo quanto superiore ad esso. L’Anima si situa al centro tra Spirito e Materia; nella lingua sanscrita vi sono due termini che sono in tal senso chiarificatori e sono precisamente il sostantivo Atman ed il sostantivo Jivatman. Atman è il Sé eterno, immutabile e universale (essenza divina), mentre il Jivatman è l’anima individuale, l’Atman incarnato.
L’Atman, il Sé, e il Jivatman, l’Io, che ne è il riflesso, sono legati da un filo invisibile che per l’appunto gli indù definiscono con il nome di sutratma e che possiamo tradurre con la locuzione di filo-anima . Nella Bhagavad Gita Krsna rivolgendosi ad Arjuna esclama, «sappi per certo che Io sono la fonte e la dissoluzione di tutto ciò che di materiale e di spirituale esiste in questo mondo. Tutto su di Me riposa come perle su di un filo.»; il simbolismo indoàrio è chiaramente intellegibile: il Sé è al di sopra sia dei mondi materiali che dei mondi spirituali, ovvero, sia di ciò che vi è al di sopra, sia di ciò che vi è al di sotto del nostro mondo (stato d’esistenza). L’Universo si compone di una catena di mondi e il nostro si trova al centro di questa catena; l’Atman, lo Spirito puro e libero da ogni condizione, è il principio da cui tutto dipende e Manu ne è il riflesso primo (il filo invisibile) ed è anch’esso un principio poiché così va inteso. Manu è il Re del Mondo, Signore Universale della Ruota Cosmica, Colui che detta la Legge; nel saggio Introduzione generale allo studio delle dottrine indù il metafisico René Guénon spiegava:
«In linea di principio, la «legge» può essere considerata un «volere universale» […]. L’espressione di questo volere in ogni stato dell’esistenza manifestata è designata come Prajapati o il «Signore degli esseri prodotti»; e in ogni ciclo cosmico particolare questo stesso volere si manifesta come Manu che dà a tale ciclo la legge che gli è propria […]; esso designa propriamente un principio che si potrebbe definire secondo il significato della radice verbale man, come «intelligenza cosmica» o «pensiero riflesso dell’ordine universale». Questo principio è d’altra parte visto come il prototipo dell’uomo, il quale è chiamato manava in quanto è considerato essenzialmente un «essere pensante» caratterizzato dal possesso del manas, elemento mentale o razionale, la concezione del Manu è dunque equivalente, almeno per certi aspetti, a quello che altre tradizioni, in particolare la cabala ebraica e l’esoterismo musulmano, designano come l’«Uomo universale», e che il, taoismo chiama il «Re». […] Insomma, la legge del Manu per un ciclo o una collettività qualsivoglia, non è altro che l’osservanza dei rapporti gerarchici naturali che esistono negli esseri sottoposti alle condizioni specifiche dei quel ciclo.»
Manu è tanto il Signore del nostro mondo quanto dell’intero Universo; un Kalpa (giorno di Brahma o «creazione universale») si compone di 14 Manvantara; ogni Manvantara è retto da un differente Rex Sacrorum o Manu ; ogni Manu non è nient’altro che un differente aspetto dello stesso Manu primordiale; Manu è «Uno» ma molteplici sono i suoi volti; come ha ben spiegato il Guénon «diversi Manu» sono subordinati «all’Adi Manu o Manu primordiale; ma in ragione della coesistenza delle «sette terre», esercitano sotto un certo aspetto, le loro funzioni in modo permanente e simultaneo.»**; se da un punto di vista umano questi mondi vanno considerati come «successivi» (cronologicamente passati [mondi inferiori], presente [mondo umano] e futuri [mondi superiori]) dal punto di vista dell’Adi Manu vanno considerati come «simultanei»; il nostro è il settimo ed è «centrale» poiché si «situa» alla fine dei 7 mondi celesti e all’inizio dei 7 mondi terrestri; la sfera superiore della serie inferiore è analogicamente connessa con la sfera inferiore della serie superiore poiché ne è il «riflesso»; il nostro mondo sublunare dipende dal mondo lunare; il settimo Manu, è il Signore, il legislatore o reggitore, della nostra sfera o mondo; dal nostro punto di vista possiamo quindi considerare il nostro mondo essere presente, i 6 mondi inferiori come già passati o percorsi, ed i 7 mondi superiori, compresa la sfera lunare, successivi o futuri rispetto al nostro; alla «sfera lunare» avranno accesso coloro i quali saranno salvati che godranno della beatitudine divina fino alla fine dei tempi; delle altre sfere celesti non possiamo occuparcene; diremo solo che chi è «salvo» è già virtualmente in comunicazione con gli «stati superiori dell’Essere» e quindi con l’Adi Manu poiché i giusti una volta morti si liberano della carne e trasmutano in pura Anima, situandosi al centro della nostra sfera, e quindi, al di sopra di essa: il punto centrale del piano orizzontale dello sferoide universale oltre ad essere il punto d’intersezione della croce a quattro braccia, ovvero del disco che taglia in due tale sferoide, stabilisce anche il punto di comunicazione con gli stati superiori ed inferiori dell’Essere, ovvero con le altre sezioni di cui si compone lo sferoide: il punto centrale dello stato umano è il punto d’intersezione tra il piano orizzontale e l’asse verticale; il centro dello stato umano è virtualmente in comunicazione con tutti gli altri stati dell’Essere ed è perciò il punto di partenza da cui realizzare gli stati superiori dell’Essere. In tutte le tradizioni si parla di uno stato primordiale o edenico in cui viveva l’uomo in illo tempore.***
Al simbolismo lunare è strettamente legato il numero 7; la settimana è determinata dal ciclo lunare; la settimana inizia di lune-dì, Moon-day ; sette sono i giorni della settimana così come sette sono le direzioni spaziali (il centro viene considerato il cuore delle 6 direzioni e perciò viene considerato anch’esso una direzione, o meglio sarebbe definirlo essere la direzione delle direzioni, il punto, il «centro», in cui ogni opposizione si risolve*); il 7 è anche il quarto numero nella serie dei numeri maschili che sono numeri indivisibili**; il numero 4 ed il numero 7 sono intrinsecamente legati l’uno all’altro; entrambi rappresentano e simboleggiano la «Croce»; se il 4 simboleggia il generatore del movimento, il motore immobile, principio di ogni manifestazione, il numero 7 rappresenta il compimento del movimento, ovvero, l’effetto universo : lo squartamento, il sacrificio dell’Uomo universale genera l’espansione dell’Universo (spazio-tempo) che si estende per le 6 direzioni, il monogramma del Cristo Re e il Sigillo di Salomone rendono «precisamente» l’idea del numero «7»; nel libro della Genesi leggiamo che «Dio creò i cieli e la terra in sei periodi di tempo che Egli chiamò «giorni»: «Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò»
Il 7 simboleggia il ritorno al «centro» che l’Essere compie dopo aver creato l’Universo: il numero 7 simboleggia il compimento dell’atto della creazione. L’agente di movimento che opera per Volontà del Padre è il Figlio, ovvero, il Logos, l’Uomo universale; Il Cristo è tanto il numero 4 quanto il numero 7:
«Clemente d’Alessandria dice che da Dio, “Cuore dell’Universo” prendono origine le estensioni indefinite che si dirigono l’una in alto, l’altra in basso, questa a destra, quella a sinistra, l’una davanti e l’altra indietro; dirigendo il suo sguardo verso queste sei estensioni come verso un numero sempre uguale, egli completa il mondo; egli è l’inizio e la fine (l’alpha e l’omega); in lui terminano le sei fasi del tempo, ed è da lui che ricevono la loro estensioni indefinita, questo è il segreto del numero sette». Lo stesso simbolismo si trova anche nella Qabbalah ebraica, in cui si parla del «Santo Palazzo» o «Palazzo interiore» situato al centro delle sei direzioni dello spazio. Le tre lettere de nome divino Jehovah con la loro sestuplice permutazione secondo le sei direzioni, indicano l’immanenza di Dio in seno al mondo, cioè la manifestazione del Logos al centro di tutte le cose, nel punto primordiale di cui le estensioni indefinite non sono che l’espansione o lo sviluppo: «Egli formò dal Thohu (il vuoto) qualche cosa e fece da ciò che non era ciò che è. Egli intagliò delle grandi colonne dall’etere inafferrabile. Egli rifletté e la Parola (Memra) produsse ogni oggetto con il suo Nome Uno».***
Manu è Colui che ordina il tempo (suono) e lo spazio (luce); l’Uomo universale è misura d’ogni cosa: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era con Dio*.
Nel simbolismo indoàrio vi è un sostantivo, «Mantra», che rimanda chiaramente sia all’idea di Verbo che all’idea di misura: «il Mantra è un suono, sillaba, parola o frase sacra in sanscrito, ripetuta per favorire la meditazione, la concentrazione e la trasformazione della coscienza. Etimologicamente deriva dalle radici sanscrite man- (“mente”, “pensare”) e -tra (“strumento” o “proteggere”, “liberare”), significando “strumento del pensiero” o “ciò che libera/protegge la mente.»; inoltre vi è un altro sostantivo, matra (मात्रा), che in sanscrito significa “misura”, “quantità” o “unità di tempo”. In latino il verbo metiri che deriva chiaramente dallo stesso radicale da cui deriva matra significa anch’esso misurare ma si riferisce più precisamente ad una misura spaziale invece che temporale ma come possiamo notare in italiano vi sono due termini, metrica e metro, che rimandano, l’uno, all’idea di misura temporale e l’altro all’idea di misura spaziale.
«Man» questo arcaico radicale della tradizione indoeuropea è sacro e potente, così importante poiché l’essere u-man-o attraverso il potere delle proprie mani e della propria mente, man-ipola la materia ed ordina il mondo: Manu è Logos, parola e pensiero in atto, causa efficiente d’ogni cosa che vi è nell’Universo; Manu è il Cristo Re, Signore di Pace e di Giustizia e che sempre sia lodato!
Francesco Centineo
** René Guénon, Forme Tradizionali e Cicli Cosmici pag. 13, edizioni Mediterranee
***https://sfero.me/article/-simbolismo-croce-uomo-universale-
*Nota bene: La somma del 3 spirituale e del 4 materiale è 7. Nell’educazione medievale , gli studenti studiavano il trivio (grammatica, retorica e logica) e il quadrivio (musica, aritmetica, geometria e astronomia), per un totale di sette materie, collettivamente note come arti liberali . L’interesse pitagorico per gli schemi matematici nella musica attribuisce al 7 un ruolo privilegiato.
**Nota bene: il 2 è anch’esso un numero «indivisibile» poiché è un numero primo ma esso è un numero femminile sicché pari e non dispari; il 2 nella scienza tradizionale dei numeri viene considerato essere il segno che rappresenta il principio del femminino sacro o della sostanza universale: la radice oscura di ogni manifestazione.
*** René Guénon, citazione tratta da «Il Simbolismo della Croce»
*https://www.augustinus.it/italiano/genesi_lettera/index2.htm
