Strangolata da est e da ovest, la feccia mondialista sta per giocarsi il tutto per tutto.
Accentrare nelle loro mani ogni potere, annichilire ogni sovranità nazionale, controllo totale della informazione e del pensiero (che stanno preparando restrizione dopo restrizione sul web): l’unico voto valido è quello a loro favore.
Questa è l’unica possibilità che hanno visto che governano contro la volontà popolare non solo in Europa, ma anche nelle rispettive nazioni.
Distruzione di ogni identità e proprietà privata (la celebre decrescita felice woke woke) sono il coronamento dell’instaurazione delle repubbliche sovietiche d’Europa.
Il divertente – perchè il destino si fa beffardamente crudele nei tempi ultimi – é che tutto questo accadrá con l’appoggio dei destroterminali che da veri patrioti europei distruggeranno quel che resta dei popoloeuropei (inutile provare a spiegargli ormai sono andati).
L’infame regime di Kiev, defecato da soros in persona, agisce come sicario di chiunque si opponga al progetto mondialista (ormai ridotto all’asse del male londra-bruxelles): è in questa ottica che si inquadrano gli attentati e gli attacchi ucraini contro le uniche voci che in Europa provano a resistere: ungheria e Slovacchia.
In caso di pace (momentanea, riorganizzativa) a est, i fieri patrioti ucraini tutti ben armati verranno utilizzati da chi di dovere per ristabilire l’ordine mondialista in giro per il vecchio continente: tanto basterà fargli ruotare qualche runa e loro saranno pronti a obbedire.
Se tutto andasse proprio male c’è sempre la carta degli immigrati da giocare: bravi soldatini della nato (in sostituzione degli europei) o terroristi da prima pagina, sarà il singolo caso a stabilirlo.
L’importante è che i TG, a reti unificate, possano spargere il terrore necessario all’obbedienza.
Tutto questo per dire cosa?
Che, oggi più che mai, occorre avere ben chiaro che il nemico mortale da affrontare, senza distrazioni, è il cancro di Bruxelles che deve essere assolutamente annichilito, senza se e senza ma, prima che sia troppo tardi.
È una questione vitale.
Non si tratta più di uscire dalla ue, ma di distruggere la UE.
Il Guerriero è saldo al suo posto. È radicato. Il suo corpo sta comodo e la sua spada riposa nel fodero, dietro la schiena. Il Guerriero osserva, il Guerriero fiuta. Al Guerriero non sfugge nulla. Quando la sua Signora è all’opera, il suo sguardo è attento e mai rilassato, e a lungo si posa sulla schiena della sua Strega. In ogni tempo e in ogni spazio la sua missione è quella di proteggerla, affinché lei possa portare medicina e cura, affinché lei possa essere se stessa. La sua sola presenza dà a lei sicurezza. La sola presenza di lei dà a lui serenità. I due insieme sono una cosa sola. Anche da lontano sentono forte il legame che li unisce, indissolubile. Lui la fa sorridere e le dona passione e potenza. Lei lo accoglie, lo cura e gli accarezza l’anima. Il Guerriero è legato alla sua Strega dal Vincolo, dal patto suggellato. La Strega è legata al suo Guerriero senza bisogno o l’aiuto di incantesimi. Non si sono scelti, non lo hanno deciso. È l’Universo che l’ha deciso per loro. Il Guerriero e la Strega hanno lasciato soltanto che ciò accadesse. Si sono ritrovati. Non è amore il loro. È essere una cosa sola.
La Cina Cancella i DAZI e fa quello che l’occidente non ha mai fatto.
Il primo dicembre 2024 la Cina aveva annunciato l’azzeramento di ogni tariffa doganale alle importazioni Paesi meno sviluppati tra cui 33 Paesi africani sul 100% dei loro prodotti. Dall’introduzione fino a marzo, le importazioni cinesi dai Paesi meno sviluppati africani sono aumentate del 15,2% su base annua, raggiungendo i 21,42 miliardi di dollari. Nei supermercati cinesi sono diventati sempre più comuni vini sudafricani, tonno senegalese, avocado kenioti, ananas beninesi e caffè ruandese.
Sulla base di questo grande successo, La Cina ha annunciato a Luglio scorso che la politica di zero dazi verrà estesa a tutti i Paesi africani con cui la Repubblica Popolare ha rapporti diplomatici (tranne l’ex Swaziland, Eswatini, che riconosce Taiwan).
La politica di zero dazi riduce significativamente le barriere all’ingresso sul mercato per i prodotti africani, aprendo la strada a maggiori volumi di esportazione e a categorie di prodotti più diversificate
Nel 2024 il commercio bilaterale tra Cina e Africa ha raggiunto i 295,6 miliardi di dollari, stabilendo un record per il quarto anno consecutivo e segnando il 16° anno consecutivo in cui la Cina è rimasta il principale partner commerciale dell’Africa. Nei primi sei mesi del 2025 gli scambi hanno già raggiunto i 165 miliardi di dollari, con un aumento del 14,4% rispetto al 2024. La totale apertura del mercato interno cinese a tutto il continente africano prelude ad un aumento esponenziale di tali scambi, aprendo le porte ad una nuova era per i Paesi africani.
A differenza dei trattati bilaterali, che comportano lunghi negoziati, miriadi di limitazioni e il tutto per ogni singolo Paese, la Cina preferisce un approccio con tutto il continente, il che semplifica lo sviluppo economico dei vari Paesi. Lo strumento è il Forum sulla Cooperazione tra Cina e Africa, fondato nel 2000 e vede la partecipazione di 53 paesi africani su 54. Il Forum si riunisce ogni tre anni e viene definita l’intera politica di relazioni economiche e commerciali, comprese le pianificazioni a lungo respiro degli investimenti.
Questo è l evoluzione della politica del “Win Win” che la Cina applica verso ogni suo partner commerciale, che si differenzia dalle pratiche veterocolonialiste che l’occidente ha sempre preferito, dove ad oggi i risultati sono stati un estremo arricchimento delle multinazionali occidentali e nessun progresso per il Paese derubato delle proprie risorse. L’obiettivo dichiarato della Cina è aiutare l’Africa nel suo percorso di emancipazione totale dal suo passato di colonia sfruttata.
I primi risultati di questa emancipazione si sono già visti nell’ultimo forum il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, a nome di tutti gli altri Paesi, a posto la questione della bilancia commerciale troppo pendente a favore della Cina e soprattutto richiedendo una moratoria sul debito che molti hanno contratto nei confronti di Pechino. Su questa ultima questione la Cina già nel 2022 aveva cancellato il debito di 17 Paesi africani, prospettando altri interventi di questo tipo.
Nello stesso Forum all’unisono i governi africani hanno dimostrato di aver preso coscienza delle proprie potenzialità e richiedono al proprio maggiore partner di cambiare passo nella prospettiva di un continente africano sempre più autonomo, ponendosi come interlocutore tra pari. Xi Jinping e il PCC hanno recepito appieno il messaggio e l’azzeramento dei dazi va proprio nella direzione richiesta dai Paesi africani, l’ennesima dimostrazione che la politica cinese non ha nulla a che vedere con il colonialismo occidentale.
Se fin dall’inizio di questa storica e gigantesca cooperazione lo sforzo cinese si concentrava sullo scambio di materie prime, di cui l’Africa è estremamente ricca, con progetti infrastrutturali in tutto il continente, ora il quadro è in profondo mutamento. Utilizzando infatti la struttura intercontinentale della Nuova Via della Seta, già rodata e sempre in continuo sviluppo, la Cina intende implementare l’esportazione di prodotti a valore aggiunto, specialmente, dall’automazione all’informatica. L’obiettivo annunciato è quello di sostenere òo sviluppo sostenibile e digitale del continente.
Tutti i Paesi africani possono sfruttare la politica tariffaria zero per incrementare le esportazioni, sviluppare le proprie catene industriali e del valore e accelerare la crescita economica locale, le imprese cinesi stanno investendo e costruendo parchi economici e commerciali in tutta l’Africa, promuovendo la collaborazione industriale e contribuendo alle entrate fiscali locali, all’occupazione e ai proventi delle esportazioni.
In un sondaggio del settembre 2024, in Camerun, Botswana, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Marocco, Nigeria, Sudafrica, Tanzania e che ha coinvolto oltre 10.000 intervistati, i risultati di questa cooperazione si notano infatti l’81,7% degli intervistati ritiene che la Cina abbia sempre rispettato, amato e sostenuto l’Africa. L’80,9% apprezza il fatto che la Cina abbia sempre considerato lo sviluppo della solidarietà e della cooperazione con i Paesi africani come un importante fondamento della politica estera cinese. L’86,3% ritiene sincera la Cina nella cooperazione con l’Africa, e approva la costruzione di una più stretta cooperazione sino-africana
Nell’instabilità globale e in tensioni geopolitiche sempre più grandi, la Cina sta impartendo dure lezioni all’occidente dimostrando come sia non solo possibile ma necessario un approccio totalmente opposto a quello che il colonialismo ha presentato e perpetrato. Esiste però una condizione fondamentale senza la quale non sarebbe stata possibile una tale opera: il socialismo. Dapprima l’impegno della Cina (e dell’Unione Sovietica) era incentrato sul sostegno pieno alle lotte di liberazione nazionali dei Paesi africani dall’occidente, seguendo i principi dell’internazionalismo. Con il passare dei decenni, seguendo gli stessi principi, la Cina ha posto le basi di una nuova e più grande decolonizzazione incontrando l’entusiasmo dell’intera Africa.
Nessun paese capitalista, come dimostra la storia, avrebbe e avrà mai l’intenzione e le capacità di costruire tali strade, perché contraddicono quella che è la natura predatoria e distruttiva del capitalismo. La politica cinese sfugge ad ogni logica di sfruttati e sfruttatori, rinnega ogni fantasiosa “sacra missione” di civilizzazione e soprattutto rifiuta qualsivoglia intervento militare. La Cina non richiede di sviluppare le proprie istituzioni e le strutture statali, incapaci nella loro endemica debolezza di tale sforzo, senza uno sviluppo economico e sociale che costruisca gli strumenti atti ad un tale sviluppo, che rimane necessario. Questi principi, internazionalisti, non potranno che favorire una nuova democratizzazione del continente, senza alcuna “esportazione” all’occidentale.
Un punto che spesso non viene considerato è l’impatto che la cooperazione tra Cina e Africa porterà alla migrazione dall’Africa verso altri paesi e continenti. Nelle fasi iniziali dello sviluppo economico degli ultimi anni le migrazioni non diminuiscono, ma aumentano per effetto del maggior reddito disponibile e una maggiore specializzazione dei lavoratori che rimangono in cerca di diverse opportunità di vita, già nel medio periodo avremmo una inversione di tendenza. Un continente con una economia in reale crescita, accompagnata da redditi sempre più alti e con settori fondamentali come istruzione e sanità modernizzati e accessibili a tutti, porta ad una enorme riduzione della migrazione forzata, soprattutto verso l’occidente che poi ne è causa di questa migrazione.
La strada è ovviamente lunga e sussistono ancora diversi problemi che andranno risolti, ma il solco è tracciato e l’Africa può per la prima volta nella sua storia moderna avanzare con le sue gambe. Xi Jinping nel 2023 in Sud Africa ha esplicitato al meglio il pensiero del Partito Comunista Cinese: “Esistono diversi percorsi che portano alla modernizzazione. Il popolo africano ha la maggiore voce in capitolo su quale sia il percorso più adatto all’Africa. Promuovere la modernizzazione attraverso l’integrazione è una scelta indipendente dei Paesi e dei popoli africani. In questo percorso di modernizzazione, la Cina è sempre stata un fermo sostenitore e cammina fianco a fianco con l’Africa.”
Questo è il Socialismo, solo così si possono fermare guerre, fame, povertà emigrazione e distruzione di questo pianeta.
Putin ha cacciato dalla Russia i quattro figli del barone Jacob Rothschild, morto un anno fa, è il primo colpo al cuore del Nuovo Ordine Mondiale.
«Le nostre generazioni future nasceranno libere dalle catene dei Rothschild ai polsi e alle caviglie», ha detto Putin davanti al Parlamento.
Per più di due secoli, i Rothschild hanno governato banche centrali, finanziato crisi artificiali e guidato la schiavitù indotta dal Fondo Monetario Internazionale.
La loro strategia era sempre la stessa: frantumare le economie nazionali, offrire aiuti finanziari per ricattare e ottenere poi un controllo totale.
Hanno costruito il loro impero su furti e manipolazioni!
Putin se ne è liberato.
Ha espulso i loro burattini oligarchi, ha confiscato i loro beni e ha smantellato la loro influenza.
Ha lanciato un’offensiva totale contro l’arma preferita dei Rothschild: il dollaro americano.
Sostituendolo con oro, rubli e valute sostenute dai BRICS.
«Hanno detto che saremmo caduti. Ma siamo più forti, più liberi di prima e non ci inginocchiamo più davanti ai banchieri», ha detto Putin.
Il messaggio di Putin alle élite occidentali è piuttosto semplice.
L’unico reale nesso analogico esistente tra il partito del nazionalsocialismo in Germania nella prima metà del Novecento e il partito trasversale dell’Unione Europea in Europa oggi è soltanto lo stato di repressione controllata della sua popolazione per mezzo di un governo fatto da politiche di oppressione, di un economia collassata che cerca di risollevare i profitti delle élites finanziarie e di una cultura controllata dai mass media per convincere i popoli: un repressionismo generalizzato alla cui comparazione manca soltanto l’istituzione di campi di concentramento di chi deve essere demonizzato come pericoloso criminale potenziale.
Pertanto non chiamiamo nazista il partito europeista trasversale dell’Unione Europea perché cadiamo in grande errore, il vero attributo ideologico è il Repressionismo, una coercizione crescente che può benissimo essere rappresentata da Eurogendorf, un’istituzione europea finalizzata alla repressione che dal suo motto permette di comprendere tutto: la legge porta pace. Il problema è quale legge e di chi…
“Non sapete chi siete, vi considerate indù, musulmani, cristiani ecc., ma in realtà vi sto dicendo la VERITÀ: esiste solo l’UNO.
Se leggete il Vishnu Purana, si dice che Vishnu è il più grande di tutti, lo stesso si dice di Shiva nello Shiva Purana. Come è possibile? O se è così, allora, poiché può esserci un solo più grande, Vishnu e Shiva devono essere la stessa cosa. Ci dev’essere Vishnu in Shiva e Shiva in Vishnu. Sono funzioni diverse.
Se vedete solo l’UNO, non v’è questione di Shiva, Vishnu, Buddha, Gesù ecc. Ma finché ce ne sono DUE (dui o duniya), allora v’è DUKHA (sofferenza), DWANDWA (opposizione) e tutto il resto.”
Anandamayee Ma
– ‘La morte deve morire’, di Sw. Atmamandaji, pagina 422
“Quando i riti insegnati dai testi tradizionali e le istituzioni della legge staranno per cessare e il termine dell’età oscura sarà vicino, una parte dell’essere divino esistente per la sua propria natura spirituale secondo il carattere di Brahman, che è il Principio e la Fine …scenderà sulla terra…Sulla terra ristabilirà la giustizia: e le menti di coloro che saranno vivi alla fine dell’età oscura verranno destate e acquisteranno una trasparenza cristallina. Gli uomini così trasmutati in virtù di tale speciale epoca costituiranno quasi una semenza di esseri umani (nuovi) e daranno nascita ad una razza che seguirà le leggi dell’età primordiale”.