NESCIENZA: IL GIOCO QUASI ETERNO DI AVIDYA’

di Luca Rudra Vincenzini

“Ajñānaṃ kena jāyate kenāpi na jāyate anādiḥ”,”l’ignoranza (ajñānam) da dove (kena) sorge (jāyate)? Non nasce (na jāyate) da qualcosa/qualcuno (kenāpi) [perché è] senza inizio (anādiḥ)”, Ātmānātmavivekaḥ, Sadaśiva Brahmendra (Rudra).

La posizione in oggetto, tipica dell’Advaita Vedānta, presentando la realtà come miraggio (mithyā), o sogno del Brahman, ha difficoltà a vedere sia il potere illusorio della manifestazione (māyā) sia l’ignoranza dell’essere umano (avidyā) come aspetti integrati dell’Assoluto stesso.

Per Adi Śaṅkara, māyā è anirvacanīya (indicibile), non è autonoma ma neanche ammessa come funzione del Brahman (come invece avviene nello Śivaismo del Kāśmīr), ergo? Nun se sape!

Per Sureśvara, similmente a Śaṅkara, māyā non è una śakti distinta; Bhāmatī la collega al jīva, quindi è un decadimento dell’essere umano; Vivaraṇa la collega a Īśvara, ergo la appiccica al demiurgo (saguṇa) per salvare l’Assoluto (nirguṇa); Vācaspati Miśra, infine, similmente a Vivaraṇa distingue tra un Assoluto “coinvolto” con māyā (demiurgo) e uno oltre la māyā (Brahman). Essa è ritenuta essere un “vincolo”, quindi declassata perché né un principio autonomo né una funzione libera dell’Assoluto. Ciò avviene probabilmente o per motivi di ordine morale (difficoltà di accettare il cosiddetto male come parte integrata del Brahman) o per paura di distanziare māyā troppo da esso tanto da farla essere un principio coevo (rischio di ritorno al dualismo del primo Sāṃkhya).

Pur rimanendo sostanzialmente d’accordo sull’indicibilità (anirvacanīya) śaṅkariana, mutuata in parte dal Buddhismo, lo Śivaismo del Kāśmīr fa un passo enorme e taglia ogni indugio: il monismo assoluto (meglio chiamarlo non dualismo assoluto per giustificare anche l’esistenza della creazione) accetta che tutte le variabili sono l’Uno, anche le più bieche e disdicevoli.

Questo viene afferrato dalla mente umana non se approccia la quaestio da un punto di vista morale, bensì logico/metafisico. La libertà della Coscienza Universale la “obbliga” ad essere tutte le variabili, anche quelle che sono “contro gli esseri umani”. L’universo è,

sostanzialmente, misteriosamente, irrimediabilmente, sovramorale. La moralità regola, premia e punisce, solo la vita delle creature, quindi nonostante l’universo non abbia regole di tipo morale, l’essere umano per paradosso non può essere libero se non le segue. A questo punto si potrebbe obiettare che non è vero e che il Tantraśaiva le sfida le regole morali e non le rispetta. Ebbene ciò è vero solo in parte, il non dualismo creò appositamente, su eredità dello Śaivasiddhānta, tutta una serie di regole rituali per far sì che potessero proteggere i praticanti dall’ira degli Dèi, dal karma e dalla furia dell’ordine cosmico (dharma) nelle trasgressioni ritualizzate, se poi la cosa funzionasse davvero questa è un’altra storia. Ogni volta che trasgredisci, facci caso a come te la canti per giustificare il fatto che ciò che fai non è poi così strano. Sii onesto/a fino in fondo!

Per come la vedo io, questo gioco cosmico è voluto da un demiurgo intermedio, quando “Lui/Lei” sarà libero/a, questo gioco creazionistico si concluderà definitivamente nella contemplazione dell’Assoluto che lo/la sovrasta.

NESCIENZA: IL GIOCO QUASI ETERNO DI AVIDYA'
NESCIENZA: IL GIOCO QUASI ETERNO DI AVIDYA’

Infodemia come Soft Power anglo-americano: dall’ordine al caos psichico globale

di Lelio Antonio Deganutti

22 Agosto 2025

Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo non è stato solo ridisegnato dagli assetti politici e militari, ma anche da un nuovo paradigma di potere fondato sull’informazione. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno progressivamente affinato un modello di soft power che non si limita alla propaganda tradizionale, ma sfrutta un fenomeno oggi definibile come infodemia: la proliferazione incontrollata di narrazioni, dati, immagini e discorsi che saturano lo spazio cognitivo collettivo.

Dal dominio militare al dominio simbolico

Se l’egemonia anglo-americana si è imposta inizialmente grazie alla supremazia economica e alla deterrenza atomica, la vera conquista duratura è avvenuta sul terreno immateriale: quello della mente collettiva. Le agenzie di intelligence, i grandi media, l’industria cinematografica e, più recentemente, le piattaforme digitali hanno costituito un ecosistema di produzione e distribuzione di contenuti capace di orientare desideri, paure e opinioni su scala planetaria.

L’ordine dal caos informativo

Il principio guida è quello dell’ordo ab chao: generare caos cognitivo per produrre una nuova forma di ordine funzionale al potere egemone. L’infodemia non è un accidente, ma una strategia: la moltiplicazione di narrazioni contraddittorie, mezze verità, scandali e urgenze mediatiche crea un terreno psichico instabile, dove il discernimento cede alla saturazione. In questo scenario, le popolazioni – confuse da eccesso di segnali – si affidano a chi promette semplicità, sicurezza e interpretazioni preconfezionate.

Psichismi informativi e distruzione del vero ordine

Il vero ordine – quello che nasce dalla capacità dei popoli di dare senso condiviso alla realtà e di custodire tradizioni culturali e spirituali – viene progressivamente eroso. Al suo posto si installano psichismi informativi, ossia campi di suggestione collettiva che orientano la percezione del mondo. Non si tratta di pura propaganda, ma di una colonizzazione sottile dell’immaginario:

l’induzione di modelli culturali uniformi (american way of life),

la spettacolarizzazione costante del conflitto,

la riduzione della complessità a slogan emozionali.

Un attacco alla tradizione e all’ordine europeo

Questo processo non ha colpito in modo neutro: è stato un vero e proprio attacco alla tradizione europea e al suo ordine culturale, politico e spirituale. L’Europa, custode di un equilibrio millenario tra radici classiche, cristiane e comunitarie, si è trovata progressivamente disarticolata. La memoria dei popoli, i loro simboli, le loro gerarchie di senso sono stati corrosi dall’imposizione di paradigmi estranei, che hanno sostituito il logos con il consumo, la comunità con l’individuo isolato, la cultura con l’intrattenimento di massa.

Infodemia come ingegneria dell’opinione

Così, l’infodemia diviene una tecnologia di governo globale. Essa non si limita a comunicare: plasma la psiche collettiva, distrugge la possibilità di un radicamento identitario e sostituisce l’ordine organico con un ordine artificiale, fondato sul consumo di informazioni preformattate. La sovrabbondanza di dati non emancipa, ma rende dipendenti.

Conclusione: il potere invisibile

L’infodemia anglo-americana si rivela allora come soft power massimo, perché non impone con la forza, ma ottiene consenso trasformando il disordine in strumento di dominio. Il mondo intero è immerso in una continua tempesta cognitiva: chi controlla le correnti dell’informazione non governa solo le notizie, ma i pensieri stessi che gli individui ritengono propri. Ed è l’Europa – con la sua tradizione e il suo ordine millenario – ad aver subito una delle più profonde ferite: l’espropriazione del proprio immaginario, sostituito da un paesaggio psichico costruito altrove.

Tratto da: Giornale Sera

Infodemia come Soft Power anglo-americano: dall’ordine al caos psichico globale
Infodemia come Soft Power anglo-americano: dall’ordine al caos psichico globale

LA POLITICA DEL SANTO

a cura di Fumo Fuffu

-Maestro, benché voi non vi interessiate al popolo, vorrei che mi spiegaste qual è la dottrina politica del Santo.

– La sua politica consiste in questo: nominare gli amministratori in funzione dei bisogni del popolo, affidare le cariche in funzione delle capacità di ciascuno, tenersi al corrente delle esigenze e dei compiti del popolo per esaudire le sue aspirazioni. Se chi dirige, parla e agisce secondo questi princìpi, il mondo migliora da sé.

– Vorrei che mi parlaste dell’Uomo Virtuoso.

– L’Uomo Virtuoso non pensa nulla quando è a casa sua; non riflette quando cammina. Non fa alcuna differenza tra bene e male, bellezza e bruttezza. Si preoccupa di provvedere ai bisogni degli uomini e di assicurare loro una vita tranquilla. La sua distrazione lo rende simile ad un fanciullo. Ha abbondanza e ricchezza senza sapere da dove vengano.

– Vorrei mi parlaste dell’Uomo dallo Spirito Soprannaturale.

– Quest’Uomo ha cavalcato la Luce, e in essa si è annientato insieme con il proprio corpo. Si dice che i suoi raggi rischirino l’Immensità. Giunge al limite del proprio Destino e delle proprie possibilità. L’Universo intero ne è ricolmo di gioia, tutto gli affanni del mondo scompaiono e tutti gli esseri ritrovano la loro Natura Originaria. Ciò si chiama identificarsi con l’Indistinzione Primordiale.

(Zhuangzi)

LA POLITICA DEL SANTO
LA POLITICA DEL SANTO

COSA SONO I SOGNI?

di Mikaela Zanzi

Platone li vedeva come riflessi dell’anima, Aristotele come elaborazioni della memoria, Freud come messaggi dell’inconscio. Eppure, le tradizioni sapienziali, e in particolare la Gnosi, hanno custodito un’altra prospettiva: i sogni non sono soltanto immagini interiori, ma porte che si aprono su differenti piani dell’essere. Nella visione gnostica, infatti, non tutti i sogni hanno la stessa natura. Alcuni appartengono alla nostra psiche, altri sono illusioni, altri ancora rivelazioni che provengono da sfere superiori. Riconoscerne la provenienza significa imparare a discernere tra ciò che appartiene all’anima e ciò che è frutto dell’inganno.

  • Sogni psichici

Sono quelli più comuni. Raccolgono desideri repressi, paure, emozioni rimaste in ombra. Funzionano come specchi: riportano alla coscienza ciò che la vita quotidiana tende a rimuovere.

  • Sogni simbolici

Appaiono sotto forma di immagini archetipiche: animali, numeri, figure luminose o oscure. Parlano un linguaggio universale che oltrepassa la logica razionale. Richiedono interpretazione, perché dietro il simbolo si cela un messaggio di trasformazione.

  • Sogni arcontici

Qui entriamo in una dimensione insidiosa, quella delle potenze che alimentano l’illusione del mondo materiale. Anche nei sogni possono insinuarsi, generando visioni che confondono, terrorizzano o alimentano l’attaccamento. Sono sogni che lasciano inquietudine, perché non conducono alla conoscenza, ma alla dispersione.

  • Sogni rivelatori

In alcuni casi, l’anima riesce a superare la soglia psichica e riceve messaggi dal Nous, la Mente superiore. Questi sogni hanno un carattere limpido e penetrante: non si dimenticano al risveglio, restano impressi come incisioni nella memoria interiore. Sono sogni che insegnano, che mostrano il futuro o rivelano una verità nascosta.

  • Sogni pneumatici

Infine, vi sono i sogni più alti: esperienze dell’anima nei mondi di luce. Qui non si tratta più di immagini da decifrare, ma di veri viaggi spirituali. L’anima incontra guide, riceve insegnamenti, riconosce la propria origine divina. Non sono sogni da interpretare: sono stati di coscienza che trasformano la vita interiore.

La classificazione gnostica mostra come il sogno non sia un fenomeno unico, ma un ventaglio di possibilità che vanno dal semplice riflesso dell’inconscio alla rivelazione celeste. La chiave sta nel discernimento: capire se il sogno nasce da una ferita interiore, da un inganno, o da un contatto con i piani superiori. Forse è proprio in questo che i sogni custodiscono la loro funzione più profonda: ricordarci che la realtà non è mai una sola, e che ogni notte ci offre la possibilità di attraversare mondi che la veglia non sa vedere.

***

LA LUNA E I SOGNI TRA INGANNI E RIVELAZIONE

Nessun astro è più vicino alla nostra psiche. Nessuno è più ambivalente. Considerata fin dall’antichità specchio dell’anima, è la madre delle acque interiori, custode dei sogni, artefice di illusioni, regina delle maschere. La sua è luce riflessa non è solare. E ciò che riflette non è Verità, può anche ingannare.

  • Solo il Discernimento è la vera Luce

Chi la guarda o le porge i suoi saluti dovrebbe sempre rammentare a sé stesso che la Luna è lo specchio dell’ombra. Non è un semplice luminare… lo svelano i miti dell’antichità che la descrivono come una dea, un volto doppio, una potenza intermedia tra la terra e i cieli, tra il mondo degli uomini e quello degli dèi. Ed è proprio per questo che nelle tradizioni sapienziali, la Luna è definita figlia e sede degli Arconti: riflette la luce, ma non la genera. Non a caso la Gnosi la guarda con sospetto: perché la sua bellezza può ingannare, e i sogni che ispira possono venire tanto dall’alto quanto dall’abisso. Eppure, in virtù di tale aspetti la Luna è anche la Soglia: chi attraversa il suo labirinto senza smarrirsi, trova la porta del Risveglio. Nel suo cammino, essa incanta, comanda le acque, apre le visioni. È la Signora degli specchi: chi guarda in lei, può ritrovare la propria anima o perdersi nell’illusione.

***

INFLUENZA SUI SOGNI

  • Luna Nuova – Il Velo

Nel buio della Luna Nuova, l’anima si raccoglie. È il tempo del silenzio, della gestazione invisibile. Ma anche della cecità. Qui i sogni possono confondere: la luce non è ancora sorta, e ciò che appare può provenire dalle profondità dell’ombra o da voci che imitano la verità. È Ecate in abito nero, Signora della notte profonda. Qui iniziano i sogni più inquieti, quelli che salgono dalle radici dell’anima o dalle regioni ingannevoli dell’inconscio.

È il tempo dell’oscurità fertile, ma anche delle voci camuffate.

  • Luna Crescente – L’Illusione

Nel primo bagliore, l’ego cerca un senso. La Luna crescente attiva l’immaginazione, ma spesso confonde ispirazione e proiezione. È la fase dell’”inganno spirituale”, dove ciò che brilla può essere solo un desiderio camuffato. Attenzione alle “false rivelazioni”. Quando la Luna cresce, è la Fanciulla. Porta visioni, simboli, lampi di significato. Ma attenzione: non tutto ciò che si illumina è verità. Molti si innamorano del primo segno e vi leggono un destino, ma solo chi sa attendere ne vede il vero volto.

  • Primo Quarto – Il Conflitto

Il discernimento è messo alla prova. Nella tradizione esoterica, questa fase porta sogni vividi ma ambigui: voci che parlano, immagini che seducono, ma non sempre conducono alla verità. È la soglia dell’arcontico: qui agiscono le potenze che vogliono deviare l’anima dal suo cammino. Qui a Luna è ambigua. Metà luce, metà ombra: come Lilith. Seduce e divide. I sogni di questa notte sono vividi ma doppi. Le potenze che vogliono ingannare si vestono da maestri. È il tempo del discernimento: non basta vedere, bisogna scegliere cosa seguire.

  • Gibbosa Crescente – La Chiamata.

Qui la rivelazione si avvicina. Se il cuore è saldo, l’anima può ricevere visioni genuine. È la soglia tra il mentale e il sovramentale. Le tradizioni sapienziali la considerano un tempo di sogni profetici, intuizioni che squarciano il velo. Ma solo se si è pronti a riconoscerle. Quando la luce cresce, appare la Regina Bianca. La Luna rivela, se lo spirito è puro. Qui parlano le guide vere, qui si aprono gli occhi interiori. È la soglia tra ciò che si sogna e ciò che è.

  • Luna Piena – Lo Specchio della Verità

La Luna illumina ogni cosa. I sogni di questa notte parlano forte, netti, indimenticabili. Per chi ha lavorato interiormente, questa è fase di risveglio. Per altri, è fase di sovraccarico emotivo, di amplificazione dell’inganno. La Luna piena mostra tutto, ma solo chi ha occhi limpidi vede la verità. Nella Pienezza, la Luna è tutta luce, ma luce riflessa. I sogni possono essere divinatori, rivelatori, perfino estatici. Ma possono anche essere miraggi perfetti.

Perché nessuna illusione è più potente di quella che sembra vera.

  • Gibbosa Calante – La Memoria

In questa fase, ciò che è stato visto si ritrae. L’insegnamento viene assimilato o respinto. È la notte della digestione spirituale, dove l’anima decide cosa conservare. Quando inizia a calare, la Luna diventa la Madre che ricorda. Le visioni si ritirano, lasciando insegnamenti o scorie. Qui si distingue ciò che resta da ciò che svanisce. È la fase della memoria spirituale.

  • Ultimo Quarto – Il Rilascio Tempo di abbandono

I sogni invitano a lasciar andare ciò che non serve più. Ma qui si affacciano anche le ultime resistenze dell’ego, travestite da rivelazioni. Al suo declino, la Luna diventa Crone, la Vecchia.

Taglia, dissolve, separa. È la falce della coscienza: chi trattiene l’inganno ne soffrirà. Chi lascia andare, rinasce.

  • Calante Oscura – La Prova

Alla fine del ciclo, si rischia di confondere l’assenza con la fine. Ma è proprio qui che nasce il nuovo risveglio. La Luna, apparentemente spenta, apre il passaggio al Nous: se l’anima resta vigile, può ricevere il segnale sottile di un nuovo inizio. Alla fine, la Luna muore e si dissolve nel nero. Qui, dicono i testi antichi, l’anima resta sola con la verità. Non c’è più riflesso, né apparenza. Solo essenza. Chi regge lo sguardo in questo vuoto, vede l’inizio che ritorna.

  • Luna Nera – La Soglia Segreta

Nelle tradizioni gnostiche, la Luna Nera è associata alla prova ultima: distinguere tra luce vera e luce ingannevole. Non è il buio il vero nemico, ma la luce falsa. Chi attraversa questa soglia senza cadere, risorge nella luce interiore. Non quella riflessa. Ma quella che genera. La Luna non è destinazione. Chi la prende per dea si perde nei suoi specchi. Chi la attraversa come simbolo, trova la via del Sole interiore. Perché il cammino non è mai verso la Luna… ma attraverso di lei.

Dunque la chiave del sogno non è sognare di più, ma vedere meglio. E per farlo, bisogna conoscere la Luna: la sua ombra, la sua luce, e il punto in cui le due si toccano.

COSA SONO I SOGNI?
COSA SONO I SOGNI?

LE GUERRE NON NASCONO NEI PALAZZI

di Giada Aghi

Le guerre nascono quando il popolo accetta di combatterle.

È facile puntare il dito contro i governi, contro chi brama potere e denaro, contro chi ordina e decide. Ma la verità è più scomoda: i governi non hanno nessun potere senza di noi.

Le armi non si sparano da sole.

I carri armati non si muovono da soli.

Chi preme il grilletto, chi invade, chi distrugge… siamo sempre noi, il Popolo.

E allora, di chi è la colpa?

Non di chi resta seduto nella sua poltrona dorata, ma di chi obbedisce.

Non di chi firma un documento, ma di chi, illuso di non avere scelta, va a combattere al suo posto.

E mentre noi ci raccontiamo che non c’è alternativa, la guerra divora vite.

Non sono solo soldati a cadere. Sono bambini che muoiono di fame, neonati strappati dalle braccia delle madri, intere famiglie cancellate da una bomba.

Ci sono ospedali distrutti, medici che non hanno più medicine, padri che scavano a mani nude tra le macerie per ritrovare un corpo piccolo da stringere ancora una volta.

Succede ora, in tanti angoli del mondo dimenticati. Succede ogni giorno, sotto i nostri occhi.

E ogni volta che il popolo accetta di combattere, ogni volta che qualcuno obbedisce, quel sangue è anche sulle nostre mani.

È amaro da dire, ma è così… se ci sono guerre è perché noi lo permettiamo.

Siamo noi a reggere questo gioco crudele, convinti che sia inevitabile, convinti di portare catene. Ma quelle catene esistono solo perché accettiamo di portarle.

I potenti non hanno nessuna forza senza il consenso del popolo. Nessuna.

Se i soldati dicessero NO, se i cittadini dicessero NO, se i popoli interi si rifiutassero di combattere, allora i governi non potrebbero nulla.

Perché loro non hanno mai combattuto. Loro non hanno mai rischiato la pelle. Loro si nutrono delle vite degli altri.

Il potere, quello vero, è nostro. Ma ce ne dimentichiamo. Preferiamo lamentarci, piangere, accusare.

E intanto siamo noi stessi a imbracciare le armi, a firmare compromessi, a obbedire senza fiatare.

Il giorno in cui il popolo dirà BASTA, quel giorno le guerre finiranno.

Non perché lo decide un governo, non perché lo firma un trattato, ma perché senza di noi nessuno può combatterle.

È tempo di smettere di sentirci vittime. È tempo di riconoscere la verità più scomoda di tutte:

se il mondo è così, è perché lo permettiamo.

E se vogliamo che cambi, dobbiamo essere noi a fermarci. Noi a dire stop. Noi a rifiutare.

Solo allora cadranno davvero le poltrone e chi vi siede sopra resterà nudo, senza armi, senza potere, senza difese.

LE GUERRE NON NASCONO NEI PALAZZI
LE GUERRE NON NASCONO NEI PALAZZI

GLI INSEGNANTI TOSSICI

di Luca Rudra Vincenzini

Gli insegnanti tossici, ciò che un sadguru (maestro completo) non è.

Spesso, purtroppo, proprio nel ruolo più delicato in assoluto, quello di chi è addetto alla formazione, non solo culturale ma anche umana, è possibile trovare personaggi non all’altezza e questo non solo dal punto di vista nozionistico, anche da quello ben più delicato dell’umanità.

Tra le varie tipologie tossiche, la figura più infingarda e pericolosa per sé e gli altri è quella del narcisista. Le sue mire sono sempre autoreferenziali anche quando si interessa agli altri. Un campanello d’allarme è dato dal suo modo egoista di prendersi cura. Quando c’è un qualcuno che si approccia con un’eccessiva cordialità, all’inizio donando l’illusione esplosiva della tua importanza ai suoi occhi, in realtà egli/ella sta tessendo la tela.

Costui/costei dona l’illusione della sua attenzione nei tuoi confronti per costruire il gancio emotivo che con il tempo gli permetterà di “succhiare” attenzione: non sei tu importante, è importante piuttosto che tu creda alla sua attenzione nei tuoi confronti. Quando tale gancio logico/emotivo è stato creato inizia la danza con la quale, in opposizione a quanto mostrato in precedenza, la personalità narcisista fugge continuamente rubando attenzione psichica in maniera tossica. La tossicità tocca l’apice quando poi quella personalità trova altri ganci, ebbene improvvisamente comincerà a gettare fango e ombra sulla relazione precedente, perché l’energia che riceve dalle nuove prede è maggiormente soddisfacente.

Il mondo è pieno di tali figure problematiche, soprattutto tra gli insegnanti, ovvero tra coloro che per spartito dovrebbero essere risolti. L’unico modo per salvarsi dall’egemonia di costoro è avere consapevolezza di ciò che siamo, ossia “dove finiscono i nostri confini”, perché lì inizia la manipolazione. Il narcisista, involontariamente è un grande insegnante per chi sa difendersi dalle sue dinamiche, insegna infatti nella pratica all’io l’arte complessa di autoconoscersi e automodellarsi in funzione dei propri interessi esistenziali.

GLI INSEGNANTI TOSSICI
GLI INSEGNANTI TOSSICI

LA VIA DELL’ONORE

a cura di Valentina Carnielli

Fin dai più antichi documenti riconducibili a un’originaria visione del mondo “aria”, la nobiltà del guerriero consiste nell’agire non tenendo conto del profitto personale, ma nel fare ciò che deve essere fatto (nell’epica dell’India la funzione del guerriero consiste nel realizzare il “dharma”).

Rimanendo saldo nella purezza di questa generosa disposizione del cuore, il guerriero resta immune dell’onta della sconfitta e trasforma il combattimento terreno in impresa dello spirito poiché il vero campo di battaglia è il cuore del combattente dove si decide della sua vittoria o sconfitta.

Vinto sul campo di battaglia, non lo sarà sul campo dell’onore e della fedeltà alle leggi della sua gente dettate dagli dèi.

Seguire la via dell’onore, anche a costo del sacrificio di sé, è la suprema espressione di quell’ideale che Aristotele definisce “philautía”, alla lettera “amore per se stessi”.

Phlilautía è “amore verso ciò che è nobile è bello”.

Tratto da “Exempla” di Mario Polia, CinabroEdizioni

LA VIA DELL'ONORE
LA VIA DELL’ONORE

LA OLO-SETTA: L’UMANITA’ COME SETTA ARCONTICA E IL DISINCAGLIO CRISTICO

di Mike Plato

L’immagine che emerge osservando senza veli la storia e la condizione dell’uomo è quella di una setta immensa, pervasiva, onnipresente, in cui ciascuno di noi viene introdotto fin dal primo respiro. Non è una setta parziale, legata a un gruppo, a un culto o a un potere terreno particolare: è la *setta umana*, la più grande di tutte, la madre di ogni società segreta, la matrice in cui ogni altra organizzazione parassitaria prende forma. Essa ha carattere arcontico, perché non sorge spontaneamente dall’anima, ma è imposta da potenze che precedono e sovrastano l’uomo, invisibili ai più, entità che hanno tessuto i legami della schiavitù terrena molto prima che le singole nazioni si formassero.

L’iniziazione che riceviamo nascendo nel mondo non è una iniziazione alla luce, bensì il suo contrario: un lento lavaggio del cervello anti-iniziatico. Questo processo inizia dai genitori stessi, che senza rendersene conto trasmettono i codici della setta ai figli, perpetuando il ciclo di ritorno nel piano terreno. Essi sono vittime inconsapevoli di una trama che li precede, ma che recitano con fedeltà. Sul piano superiore, invece, agiscono volontariamente le Potenze, gli Arconti, che dirigono e nutrono la macchina invisibile della setta mondiale. Così la vita intera diventa un addestramento al conformismo, una scalata di gradi e competenze che non hanno nulla di iniziatico ma solo di settario, funzionali a mantenere ogni individuo dentro il grande ingranaggio collettivo.

Ogni nazione rappresenta una filiale di questa setta cosmica. Lo Stato, la religione istituzionale, la cultura dominante, persino la famiglia e la scuola, concorrono tutti al medesimo scopo: soffocare il sacro. In apparenza, le nazioni sono divise, in conflitto tra loro, opposte da ideologie, interessi economici e visioni del mondo. In realtà esse svolgono il loro “sacro compito” nell’alimentare l’unico vero corpo: quello della Olo-Setta, l’organizzazione che riunisce l’intera umanità caduta.

Tuttavia, dentro questo scenario chiuso e claustrofobico, esiste un mistero. Esiste una nazione non del mondo ma nel mondo, invisibile agli occhi dei più, che non ha confini politici né istituzioni visibili. Essa è *IS REAL*, la nazione reale, l’unica che non appartiene all’illusione terrena ma alla realtà divina. Essa non è geografica, non è delimitata da muri né da mappe, ma è trasversale, diffusa in ogni epoca e in ogni terra, riconoscibile solo da chi ne fa parte. E chi ne prende coscienza lo fa perché è chiamato da dentro, perché ne è già cittadino segreto. Il semplice comprenderlo è segno di appartenenza.

La vita di Cristo nei vangeli si illumina sotto questa chiave: un inno al disincaglio dalla setta umana. Cristo non si limita a proporre un’etica nuova o a fondare una religione alternativa: la sua missione è lo smascheramento e la liberazione dall’Olo-Setta che imprigiona la coscienza. Egli rifiuta i legami di sangue e di tradizione, ripudia la falsa sacralità della famiglia terrena, scardina i ruoli sacerdotali corrotti, denuncia con durezza il vuoto delle istituzioni religiose del suo tempo. Non cerca i potenti né gli eruditi, ma gli umili, i semplici, gli esclusi, perché solo costoro non sono ancora del tutto integrati nel meccanismo settario. La sua insofferenza verso l’ossessione per il corpo, il cibo, i riti esteriori, rivela la sua appartenenza alla nazione eterna, l’unica che non si lascia ridurre alla materialità.

È in questo senso che la sua morte diventa la prova suprema: il popolo che si riteneva eletto, coeso e compatto nella sua identità, dimostra la propria natura ilica, temporale, terrigena, profana. Il popolo dell’Antico Patto si rivela incapace di riconoscere l’Eterno Ragazzo, il Figlio dell’infinito, preferendo rimanere attaccato alla carne e alla materia. La condanna di Cristo diventa così lo specchio della povertà spirituale di chi si crede superiore ma vive prigioniero del tempo e della materia.

La vera rivelazione è che la setta non riguarda soltanto Israele, ma tutta l’umanità. La *Olo-Setta* ingloba l’intero pianeta. Essa è strutturata come una società segreta perfetta: la massa inconsapevole forma l’anello più esterno, dove regnano l’ignoranza e la passività; salendo di grado si accede ai livelli intermedi di potere, in cui alcuni gestiscono l’economia, la politica, i media, senza rendersi conto di servire finalità più oscure; al centro, infine, vi è il vertice, non umano, costituito da entità extraumane ostili alla luce, i veri custodi della prigione cosmica. Questo ordine piramidale è l’antidivino in sé, un tempio rovesciato che dal vertice alla periferia diffonde menzogna, illusione e schiavitù. L’intero mondo è così la Torre di Babele in costruzione perpetua, con i suoi vari gironi che riproducono in piccolo la stessa logica settaria: divisione, competizione, confusione, idolatria del potere.

Il rischio più grande è non vedere questa struttura, non riconoscerla. Chi ignora la natura settaria della civiltà umana si crede libero mentre è solo un ingranaggio. Ma il pericolo non riguarda solo la vita terrena: se non si comprende questo meccanismo, se non si rompe la catena invisibile, la schiavitù si prolunga oltre la morte, trasformandosi in prigionia eterna. Le reincarnazioni stesse, quando viste sotto questa luce, appaiono come ripetute iniziazioni fallite, come continui richiami nella setta, per non lasciare sfuggire alcuna scintilla.

La via d’uscita esiste, ed è quella mostrata da Cristo: smascherare il meccanismo, ripudiare i legami falsi, vivere come appartenenti a IS REAL, la nazione celeste, pur essendo immersi nel mondo. È un cammino doloroso, perché implica separazione, conflitto con le potenze, rifiuto da parte degli uomini. Ma è l’unico modo per rompere l’incantesimo della Olo-Setta e tornare alla luce

LA OLO-SETTA: L'UMANITA' COME SETTA ARCONTICA E IL DISINCAGLIO CRISTICO
LA OLO-SETTA: L’UMANITA’ COME SETTA ARCONTICA E IL DISINCAGLIO CRISTICO

Europa senza rotta: l’Ucraina nel pantano della guerra infinita

di Zela Santi

18 Agosto 2025

L’Europa sostiene Kiev ma senza una strategia chiara. Manca consenso interno, pesano i costi economici e il rischio nucleare russo. Una vittoria militare appare irrealistica: senza negoziati, il conflitto rischia di trasformarsi in una guerra senza fine.

Ucraina, Europa e il dilemma strategico: un conflitto senza via d’uscita?

Sulla guerra in Ucraina continuano ad accumularsi parole, appelli e prese di posizione, spesso intrise di retorica e riferimenti ai grandi principi della democrazia occidentale. Tuttavia, dietro questo rumore di fondo emerge una sensazione di smarrimento: manca una strategia condivisa, una linea capace di andare oltre la semplice condanna dell’aggressione russa e il sostegno formale a Kiev.

L’assenza di un’alternativa concreta alimenta sia la frustrazione che la crescente percezione di trovarsi di fronte a un vicolo cieco.

Le aperture di Donald Trump a un possibile negoziato con Mosca hanno riacceso un dibattito carico di diffidenze e polemiche. Chi critica questa impostazione non propone però un percorso realmente praticabile: il rifiuto netto di qualsiasi concessione territoriale alla Russia appare granitico, ma altrettanto incerta è la volontà di discutere l’esclusione dell’Ucraina dalla NATO, tema che resta un tabù nelle capitali europee.

Eppure la questione centrale rimane una: è davvero sostenibile l’idea di proseguire il conflitto senza limiti temporali e senza obiettivi realistici?

L’Europa tra ipocrisia e paralisi politica

Molti governi europei si trincerano dietro dichiarazioni di principio, ma faticano a tradurle in scelte operative. I cosiddetti “volenterosi” continuana a lanciare proclami generici dai toni bellicosi, si dicono disposti a inviare truppe per mantenere la pace dopo ilc essate il fuoco. tutte condizioni irrealistiche. Come dire che se l’Ucraina non entra nella Nato sarà la Nato ad entare in Ucraina. Con le consequenze facili da immaginare.

L’Italia, invece, sembra limitarsi a seguire le direttive di Washington senza sviluppare una posizione autonoma. In teoria, il sostegno alla resistenza ucraina rientra pienamente nel quadro del diritto internazionale; nella pratica, tuttavia, non appare affatto chiaro se l’Europa sia disposta a portare avanti una guerra che non gode di alcun sostegno popolarre.

Al di là della retorica, il nodo centrale è l’assenza di consenso. L’opinione pubblica europea non mostra entusiasmo per un conflitto che rischia di trasformarsi in una guerra di logoramento indefinita. Le ragioni di questo scetticismo sono molteplici: dalla percezione di lontananza geografica e culturale del conflitto, fino alla consapevolezza che i costi economici della guerra ricadono direttamente sul benessere dei cittadini.

C’è poi un problema strutturale: chi dovrebbe combattere questa guerra? Finora gli Stati europei hanno contribuito soprattutto con forniture di armi e aiuti finanziari, lasciando agli ucraini l’onere della battaglia sul campo. Ma un salto di qualità – che comporti l’impegno diretto degli eserciti europei – sembra improbabile, se non addirittura impensabile.

A complicare il quadro, resta la minaccia implicita dell’arsenale nucleare russo. È realistico immaginare che Mosca accetti passivamente la perdita di territori simbolici come la Crimea senza reagire con misure estreme? La domanda resta senza risposta, e proprio questa incertezza contribuisce a frenare qualsiasi ipotesi di escalation occidentale.

La frustrazione degli “irrealisti” e il rischio di una resa dei conti

Chi sostiene la causa ucraina con maggiore fervore si trova oggi di fronte a un paradosso: le speranze iniziali di infliggere una sconfitta strategica alla Russia si scontrano con una realtà molto più complessa. Le linee del fronte lentamente si muovono inesorabilmente a scapito di Kiev, la capacità di resistenza di Mosca appare sottovalutata e l’unità dell’Occidente scricchiola.

Questa situazione produce una duplice reazione: da un lato la rabbia per l’impossibilità di trasformare i proclami in risultati concreti; dall’altro una sorta di rassegnazione silenziosa, che si manifesta nella retorica dell’“inevitabile prosecuzione” del conflitto. Ma questa prosecuzione, se non accompagnata da obiettivi chiari e da una strategia credibile, rischia di tradursi in un logoramento che né l’Ucraina né l’Europa possono sostenere a lungo. Il tempo invece è un prezioso alleato di Putin.

La conclusione che molti evitano di pronunciare apertamente è che una vittoria militare sulla Russia è improbabile, se non impossibile. La stessa sopravvivenza dell’Ucraina come Stato indipendente dipende non tanto dalla capacità di riconquistare ogni centimetro del territorio perduto, quanto dalla possibilità di fermare le ostilità prima che la guerra divori ulteriormente vite umane e risorse.

L’idea di un negoziato, per quanto scomoda, che comunque produrrà elementi di instabilità e delusione in alcune frange, rappresenta l’unica via per salvaguardare ciò che resta dell’integrità ucraina e per ridare stabilità al continente. Continuare a rinviare questa discussione significa, nei fatti, accettare che il conflitto si prolunghi indefinitamente, con costi crescenti per tutti gli attori coinvolti.

Dunque, la questione non è più soltanto “chi ha ragione” sul piano dei principi, ma se l’Europa sia pronta a trarre le conseguenze delle proprie scelte. Senza una strategia chiara, il rischio è che la guerra in Ucraina si trasformi in un conflitto eterno, combattuto a metà tra illusioni e ipocrisie, in cui a pagare il prezzo più alto saranno sempre gli stessi: i cittadini ucraini ed europei.

Tratto da: Kultur Jam

Europa senza rotta: l’Ucraina nel pantano della guerra infinita
Europa senza rotta: l’Ucraina nel pantano della guerra infinita

LE RELAZIONI MAGICHE

a cura di Nada Panichi

Queste non si misurano in anni, ma nell’intensità dei battiti condivisi, nella profondità degli sguardi che trascendono il tempo.

Cos’è una relazione magica? Non è la durata, ma la qualità. Non sono i giorni, ma i momenti che si impressionano nell’anima. È un patto segreto con l’universo, dove due esseri si incontrano all’incrocio del destino e decidono di tessere la loro storia.

1. L’arte di amare incondizionatamente

Nell’alchimia della magia, l’amore non conosce condizioni. Ogni cuore diventa un santuario, dove le ferite si trasformano in cicatrici di apprendimento. Non nasce dalla mancanza, ma dalla pienezza. Due esseri completi, che condividono la loro luce, senza richieste o aspettative.

2. La conversazione delle anime

Le coppie magiche non parlano solo con le parole, ma con le loro anime. Si immergono nei misteri del cosmo, esplorano l’essenza dell’esistenza. Parlano di stelle e sogni, di libri e silenzi. Le sue risate sono melodie cosmiche e le sue lacrime gocce di etere.

3. L’incontro dei gusti comuni

Nel giardino della magia, fioriscono i gusti condivisi. Il risveglio spirituale, la letteratura consapevole diventa un ponte verso altri mondi. La natura è il suo tempio, e le stelle sono le sue guide. Rispettano le differenze, sapendo che la diversità è la tavolozza con cui dipingono la loro storia.

4. L’amore tantrico

L’amore nelle coppie magiche è un fuoco sacro. Si accende in ogni sguardo, si espande in ogni carezza. L’atto sessuale diventa un rituale di connessione cosmica. Corpo e spirito si fondono in un abbraccio eterno. Non è solo piacere, ma trascendenza.

5. La magia dei ricordi

Quando le stelle si allineano per separare le loro strade, le coppie magiche non piangono. I suoi ricordi sono lucciole che illuminano la notte. Ogni bacio, ogni risata, ogni abbraccio, è un tesoro. La gratitudine riempie i loro cuori, perché hanno avuto la gioia di vivere la magia.

6. Il dono della vita

Se hai una relazione magica, non guardare indietro. Celebra ogni momento come un dono divino. Non importa se dura settimane o decenni; l’importante è che abbiano vibrato sulla stessa frequenza dell’amore. La vita ha regalato loro un frammento di eternità.

Quindi, caro viaggiatore delle stelle, se mai varcherai la soglia del magico, lasciati trasportare dalla danza delle anime. Festeggia, ama e ringrazia. Perché in quell’abbraccio, in quella risata condivisa, risiede l’essenza stessa della magia.

(Nelson Enrique Zamora)

LE RELAZIONI MAGICHE
LE RELAZIONI MAGICHE