Gaza e Ucraina: due guerre con due pesi e due misure in un’unica crisi di credibilità per l’Occidente

di Marquez

17 Agosto 2025

Le guerre in Ucraina e Gaza rivelano la doppia morale dell’Occidente: diritti e democrazia invocati contro Mosca, ma ignorati davanti ai crimini israeliani. Un cortocircuito che mina la credibilità euro-atlantica e alimenta accuse di ipocrisia globale.

Gaza e Ucraina: l’Occidente tradisce i suoi stessi principi (teorici)

Il vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Da un lato, i sostenitori di un approccio pragmatico hanno salutato l’incontro come un’occasione per riaprire il dialogo tra Washington e Mosca, dopo anni di tensioni e sanzioni. Dall’altro, molti osservatori hanno letto il vertice come un segnale di debolezza dell’Occidente, incapace di mantenere una linea coerente contro l’aggressione russa in Ucraina. Le immagini di cordialità tra i due leader hanno rafforzato la percezione di un blocco euro-atlantico diviso e in crisi di identità, aggravata dal silenzio e dalle contraddizioni esplose sul fronte di Gaza.

Quando è esplosa la crisi neli territori palestinesi occupati, era prevedibile che avrebbe avuto ripercussioni anche sul fronte ucraino. La concatenazione di due conflitti tanto diversi, ma entrambi posti al centro della retorica occidentale, ha prodotto un effetto dirompente sull’immagine del cosiddetto blocco euro-atlantico.

Se l’invasione russa dell’Ucraina era stata raccontata come il terreno di scontro tra democrazia e autoritarismo, con la formula esemplificatrice dell’aggredito e l’aggressore, Gaza ha ribaltato lo schema: i principi universali invocati contro Mosca sono stati messi da parte nel momento in cui a violarli è stato Israele, alleato strategico di Washington e Bruxelles.

Il doppio standard è evidente nel rapporto con la Corte penale internazionale. Quando la CPI ha emesso il mandato d’arresto contro Vladimir Putin, molte capitali occidentali hanno salutato la decisione come prova della forza del diritto internazionale e della difesa dei civili. La stessa fiducia si è dissolta quando i procuratori dell’Aia hanno chiesto misure analoghe nei confronti di Benjamin Netanyahu: è partita una campagna politica e mediatica di delegittimazione, con Washington in testa, fino alla minaccia di sanzioni contro giudici e funzionari. Così l’istituzione celebrata come arbitro imparziale è stata ridotta a variabile geopolitica, sacrificata alle convenienze del momento.

In questo slittamento si colloca il paradosso che molti osservatori avevano già intravisto: la credibilità morale del fronte occidentale non regge alla prova dei fatti quando le regole cambiano in base al contesto geopolitico. Il risultato è un logoramento della fiducia, non solo nel Sud globale ma anche tra segmenti di opinione pubblica in Europa e Nord America che pure avevano sostenuto Kiev con convinzione.

La contraddizione degli intellettuali e la doppia morale occidentale

Una parte significativa del dibattito riguarda il ruolo degli intellettuali e delle élite mediatiche. Spesso pronti a denunciare le manipolazioni del Cremlino, molti di loro hanno adottato nei confronti del conflitto mediorientale un atteggiamento opposto, quasi a giustificare o minimizzare la devastazione prodotta dall’offensiva israeliana. Un conformismo che risponde tanto al timore di perdere credibilità quanto al rischio di finire nel mirino di campagne di linciaggio digitale.

Così, nel discorso pubblico si sono create due misure opposte: severità assoluta verso Mosca, (il Severgnini che parlava dei russi da fermare sennò sarebbero arrivati a Lisbona…) indulgenza verso Tel Aviv ( Paolo Mieli: “Non sappiamo se a bloccare gli aiuti umanitari è Israele”).

Il cortocircuito appare ancor più evidente nel momento in cui l’Ucraina, sul piano militare, fatica a mantenere le proprie posizioni, mentre Israele rivendica successi tattici ma accumula un costo umano e reputazionale enorme. L’Occidente, che a Kiev parla di democrazia e diritti, a Gaza tollera massacri di civili, e questa discrasia non può non incrinare la narrazione dominante.

A rendere ancora più evidente la contraddizione è il sostegno di numerosi attivisti filo-ucraini alla politica israeliana. Da qui nasce un interrogativo cruciale: quale fosse, in realtà, la natura dello scontro con Putin. Si combatteva davvero per principi universali di libertà e giustizia, oppure per una scelta geopolitica selettiva, legata a logiche etno-nazionaliste?

In quest’ottica, l’Ucraina veniva idealizzata come avamposto di una “civiltà bianca” e superiore, contrapposta a un avversario rappresentato secondo stereotipi asiatici e barbari, riproponendo categorie di esclusione che nulla hanno a che vedere con l’universalismo invocato a parole.

Gaza come banco di prova della “superiorità morale”

I dati ufficiali delle Nazioni Unite mostrano un divario impressionante tra le vittime civili in Ucraina e quelle a Gaza, soprattutto tra i bambini. Un fatto che mina radicalmente la pretesa occidentale di incarnare un modello etico superiore. Già in molti settori del Sud del mondo la guerra in Ucraina non veniva percepita come un conflitto di civiltà, ma piuttosto come una disputa interna al Nord globale. Oggi, con Gaza sotto assedio, questa percezione si sta diffondendo anche in ambienti europei e nordamericani più sensibili ai temi dei diritti umani.

La contraddizione diventa ancor più evidente se si osserva la crescita dell’estrema destra nel continente europeo: movimenti che difendono la memoria di regimi autoritari del passato e che, nondimeno, vengono assorbiti dentro l’alleanza pro-Kiev. Il riarmo spinto da Washington, unito alla normalizzazione di simboli e slogan riconducibili al nazionalismo radicale, dà l’immagine di un blocco occidentale che difende la democrazia a parole ma la tradisce nei fatti.

Per milioni di persone, dunque, il sostegno all’Ucraina si identifica sempre più con il sostegno a un blocco geopolitico che avalla l’espansionismo israeliano in Medio Oriente. L’effetto è devastante: il fronte euro-atlantico non appare come il difensore della libertà, ma come una macchina ipocrita, in declino, pronta a giustificare qualunque violenza se compiuta da un alleato strategico.

Se l’Occidente non riuscirà a superare questa contraddizione, rischia di perdere definitivamente la sua battaglia sul piano simbolico e morale.

La guerra in Ucraina e quella a Gaza, pur così diverse, hanno rivelato lo stesso problema: l’incapacità di applicare principi universali senza piegarli alle convenienze del momento. E in politica internazionale, la perdita di credibilità può pesare quanto una sconfitta militare.

Tratto da: Kultur Jam

Gaza e Ucraina: due guerre con due pesi e due misure in un’unica crisi di credibilità per l’Occidente
Gaza e Ucraina: due guerre con due pesi e due misure in un’unica crisi di credibilità per l’Occidente

CAINO E ABELE

a cura di Giuseppe Aiello

Per Guénon, il racconto biblico di Caino e Abele è una chiave simbolica della divisione originale dell’umanità tra due direzioni:

Abele ( هابيل) incarna la funzione sacerdotale-contemplativa (il pastore, la giusta offerta di fronte a Dio).

Caino ( قابيل) incarna la funzione faustiana/tecnica e temporale (il coltivatore, il costruttore della città, l’attività che “fabbrica” e misura), quando si distacca dall’autorità spirituale.

L’accettazione del sacrificio di Abele e il rifiuto del sacrificio di Caino significa il dominio spirituale sul temporale.

Quando l’azione (tecnica, produzione) non è più subordinata alla contemplazione, diventa deviata, per Guénon ogni azione deve essere guidata dalla contemplazione.

L’omicidio di Abele significa la vittoria temporanea del potere temporale deviato sull’autorità spirituale.

Questo è l’atto inaugurale della desacralizzazione del mondo: si passa dal regno della “qualità” interiore e spirituale (virtù ecc.) a quello della “quantità” (soldi, potere ecc).

La civiltà di Caino si estende nella civiltà artificiale, rappresenta lo sviluppo di tecniche, urbanizzazione e arti secolari.

Guénon vede l’inizio di una civiltà che trae il suo principio dal “basso” (dunya) piuttosto che dall’alto (ispirazione verticale).

Il “segno” ricevuto da Caino non è una grazia, ma l’impronta di uno stato di separazione: segno di coagulazione materiale e protezione ambigua che fissa la linea nel suo percorso deviato fino alla fine di un ciclo.

Il lignaggio di Abele viene ripristinato da Seth, dopo Abele, Seth riprende la funzione sacra: rappresenta la continuità della Tradizione primordiale.

Due umanità camminano poi in parallelo: una, fedele all’asse metafisico e a Dio; l’altra, sempre più materializzata e tecnica, che segue shaytan.

Guénon distingue l’opera tradizionale (l’arte che incorpora simboli, ordinata al sacro) dalla produzione moderna (efficienza, resa, utilità).

Lo stesso gesto (costruire, forgiare) può essere integrato se subordinato alla mente, o disintegrato se diventa autonomo, ossia soggetto ai desideri della nafs.

L’aumento della quantità, l’egualitarismo, l’omogeneizzazione e la meccanizzazione del mondo fanno parte della “razza” cainita in senso simbolico.

Questa dominazione culmina nella fase finale del ciclo (fine dei tempi), dove la controtradizione imita e inverte lo spirituale.

Per riassumere i due assi:

Abele: verticalità, offerta, grazia, primato dell’Essere.

Caino: orizzontalità, fabbricazione, calcolo, usurpazione dello spirituale da parte del temporale.

La lettura guenoniana è archetipica attraverso la quale Guenon interpreta la modernità come la massima estensione del polo-Caino (tecnica, città, industria, uniformizzazione), e prepara l’ulteriore analisi della controiniziazione (nel Corano : awliya shaytan) e dei Segni del Tempi.

CAINO E ABELE
CAINO E ABELE

Libano: il 60% dei libanesi contrari al disarmo della Resistenza

a cura della Redazione

16-08-2025

Libano – Un sondaggio condotto dalla Direzione di Statistica del Centro Consultivo per gli Studi e la Documentazione, riporta che il 60% dei libanesi si oppone al disarmo della Resistenza.

  • Il 72% afferma che l’esercito è incapace di contrastare qualsiasi aggressione israeliana.
  • Il 76% afferma che la diplomazia è incapace di dissuadere il nemico.
  • Il 73% considera gli eventi in Siria una minaccia esistenziale per il Libano.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: il 60% dei libanesi contrari al disarmo della Resistenza
Libano: il 60% dei libanesi contrari al disarmo della Resistenza

Israele: trasformare minoranze arabe in strumenti

a cura della Redazione

16-08-2025

L’aratro druso non fu sostituito, e il contadino druso non fu indotto a lavorare nelle strutture del governo di Israele, e poi costretto a scegliere tra la lealtà e la permanenza, finché la comunità drusa in Palestina e sulle alture del Golan non fu sottoposta a uno studio approfondito e completo da parte del sionismo per comprenderne la natura e sfruttarne le lacune e i punti deboli. Ciò è chiaramente evidente negli archivi della corrispondenza tra l’Haganah e i successivi leader israeliani, ed è confermato dalla traiettoria storica della strategia sionista di smantellare le minoranze dalle loro radici arabe e trasformarle in strumenti al servizio degli interessi sionisti.

La strategia sionista nei confronti dei drusi è un preludio allo sfruttamento del settarismo per trasformare la battaglia nazionale in un conflitto tra componenti nazionali palestinesi, per ostacolare qualsiasi tentativo di costruire un forte blocco nazionale in grado di resistere all’occupazione e per distorcere l’identità nazionale allo scopo di usurpare la decisione e rimodellarla in un modo che sia coerente con i supremi interessi sionisti, basato sul principio della “minoranza tra lusinghe e intimidazioni in cambio di lealtà e sopravvivenza” all’interno di un quadro giuridico internazionale.

Ciò che è certo è che i drusi sono sottoposti a una politica di esclusione: non hanno il potere economico o sociale di rafforzare la loro unità e, da un lato, vengono usati da Israele come carne da cannone, e sono costantemente preoccupati dalla speranza di un sogno di “uguaglianza tra la minoranza drusa e la forte maggioranza ebraica”, a condizione che siano intellettualmente assediati da minacce esterne e che l’unica salvezza risieda nella dipendenza da Israele. Israele ha “comprato” la lealtà della comunità drusa del nord, dalle alture del Golan alla Galilea occidentale, fino al Monte Carmelo.

I drusi in Israele

I drusi israeliani sono cittadini arabi di Israele appartenenti al gruppo religioso dei drusi. Nel 2019, vivevano in Israele e nelle alture del Golan 143mila drusi, che componevano l’1,6% della popolazione generale e il 7,6% della componente araba del Paese, distribuita soprattutto nel nord Israele.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Israele: trasformare minoranze arabe in strumenti
Israele: trasformare minoranze arabe in strumenti

L’UNITA’ DI TUTTE LE DIFFERENZE E’ L’IDENTICO SENZA FORMA

di Andrea Cecchetto

L’unità di tutti i movimenti è immutabile.
L’unità di tutte le differenze è l’identico senza forma.

Si risolva la molteplicità nell’Unità indivisa del “Tutto”, e si veda come il movimento non differisce dall’immutabilità, ma solo da altro movimento, e come la differenza non differisce dall’identità, ma solo da altra differenza. Si possono, certo, comparare – e finanche opporre – gli aspetti fra di loro, ma non gli aspetti con l’intero, in quanto ogni aspetto non è una “parte” [abbiamo infatti eliminato la struttura, che è una nostra descrizione categoriale, per esaminare la Realtà indivisa], ma bensì l’intero considerato da una determinata “prospettiva”.

L’UNITA' DI TUTTE LE DIFFERENZE E' L'IDENTICO SENZA FORMA
L’UNITA’ DI TUTTE LE DIFFERENZE E’ L’IDENTICO SENZA FORMA

PER UN’EUROPA SOVRANA E INDIPENDENTE

a cura di Fabio Filomeni

“L’idea di una Europa sovrana e indipendente si appoggia sulle formidabili potenzialità esistenti in Europa idonee a costruire una potenza continentale. Le legittime e giuste critiche nei confronti delle scelte politiche, economiche, sociali e geopolitiche delle dirigenze di Bruxelles non giustificano il vicolo cieco – tra USA, Cina, e India – dell’euroscetticismo, piccolo-nazionalista oppure globalista ed antieuropeista. Se un governo europeo compie scelte sbagliate una politica pro-superpotenza europea deve licenziarlo senza mettere in discussione l’essenziale unità europea. Se le leggi di Bruxelles sono errate si devono riscrivere senza uscire dall’Europa. Occorre rendere potente l’Europa, non distruggerla. A fronte di scelte che comportano il destino continentale, le circostanze suggeriranno il modo.

La divisione delle entità continentali genera caos, decadenza e favorisce il dominio straniero. Le criticità che affliggevano la Russia, la Cina e l’India non sono state superate attraverso proteste antirusse, anticinesi o anti-indiane, ma al contrario alzando la bandiera della potenza russa, cinese e indiana. Mosca, Pechino e Nuova Delhi hanno puntato con decisione verso la volontà di erigere potenze continentali: scelta dimostratasi vincente rispetto alle tentazioni separatiste. Sotto questo aspetto, si tenga conto che non c’è dubbio che gli Stati Uniti siano interessati alla dissoluzione delle unioni continentali eurasiatiche e ne fomentano la divisione.

L’Europa, oggi malamente associata in una incapace Unione Europea, avrebbe già le qualità di una potenziale superpotenza. Oltre mezzo miliardo di Europei costituiscono una formidabile umanità che vanta esperienza in ogni campo -spirituale, culturale, tecnologico, economico e militare- con una concentrazione ed una profondità insuperabili. Sarà compito della politica europea sprigionare il pensiero che dovrà unire le forze presenti nel continente.”

Tratto da: A.A.V.V. – Verso un’Europa Superpotenza – Edizioni Il Cerchio

PER UN'EUROPA SOVRANA E INDIPENDENTE
PER UN’EUROPA SOVRANA E INDIPENDENTE

ANCHORAGE, IL SIPARIO CHE CADE SULL’EUROPA: L’INCONTRO TRUMP-PUTIN E LA CRISI DI UNA DIPLOMAZIA SMARRITA

di Daniele Trabucco

16 agosto 2025

Il vertice di Anchorage, in Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin, pur privo di esiti formali, ha rappresentato un evento di grande rilevanza simbolica e politica. Non è nel risultato immediato che si misura la sua portata, bensì nella capacità di mettere a nudo le contraddizioni dell’attuale ordine internazionale e, in particolare, l’irrilevanza strutturale dell’Unione Europea. L’esclusione di Bruxelles dal tavolo delle trattative non costituisce un incidente marginale, ma l’indicatore di una crisi profonda: l’Europa ha progressivamente rinunciato alla dimensione della decisione politica, rifugiandosi nella retorica dei valori universali, sempre anfibi e contingenti, dei diritti declinati secondo il paradigma della “libertá negativa”, abdicando ai principi ed alla loro attuazione la quale richiede una effettiva capacità ordinativa. È proprio il concetto di forza, inteso ovviamente non come violenza ma come energia ordinatrice, a rivelarsi centrale per comprendere la crisi. La tradizione classica, da Aristotele a Tommaso d’Aquino, ha sempre legato la legge alla sua capacità di farsi obbedire. La “polis” aristotelica, ordinata al bene comune, non poteva reggersi solo su norme scritte: era la forza della comunità, l’autorità condivisa e riconosciuta, a garantire la stabilità dell’ordine. Analogamente, Tommaso sottolineava che la legge “humana” obbliga in quanto espressione di una ragione sostenuta da un’autorità capace di imporla. In questo senso, la forza non è antitesi del diritto, bensì sua condizione di possibilità: senza forza, la legge è mera esortazione, priva di efficacia. L’Europa, priva di questa forza in quanto mancante di un pensiero “regale”, è rimasta estranea agli sviluppi geopolitici reali, riducendosi a spettatrice di dinamiche che altri dominano. In questo quadro, l’Italia non è stata e non è da meno, manifestando in modo ancora più evidente la propria inconsistenza. Con la stagione tecnocratica di Mario Draghi (2021-2022), la politica estera si è ridotta a un esercizio di fedeltà incondizionata alle linee euro-atlantiche; con Giorgia Meloni (2022-in corso), al contrario, il linguaggio “sovranista” non ha trovato corrispondenza in decisioni effettive. Ciò che è venuto meno non è solo l’influenza nei processi internazionali, quanto la coscienza stessa del proprio ruolo. L’Italia ha rinunciato alla sua storica vocazione mediterranea di mediazione, divenendo marginale non per esclusione altrui, ma per autoannullamento. Ad Anchorage, la sua assenza non è stata ignoranza o dimenticanza: è stata la naturale conseguenza della perdita di un’identità autonoma. Ancora più radicale si presenta la questione ucraina. La narrazione dell’”aggredito innocente” non basta a spiegare una vicenda che affonda le sue radici in una rottura costituzionale e politica mai sanata. Gli eventi di Euromaidan degli anni 2013-2014 non furono una semplice rivolta democratica, bensì un atto di destabilizzazione che scardinò la legalità costituzionale, aprì una frattura profonda nel corpo politico ucraino e consegnò il Paese a logiche esterne. Invece di concepirsi come Stato ponte, capace di integrare le diverse anime etniche e linguistiche e di valorizzare la sua posizione geostrategica, l’Ucraina scelse la via dell’allineamento esclusivo all’Occidente, rinunciando a una politica di equilibrio. Da quel momento, il Paese non fu più soggetto ma oggetto, pedina di una partita geopolitica più ampia, sacrificando la propria autonomia e trasformandosi in campo di battaglia. L’incontro di Anchorage mette, quindi, in luce tre verità ineludibili. La prima: l’Unione Europea è irrilevante, si sta suicidando con le proprie mani (si veda l’adozione delle inutili sanzioni a Mosca) e si sta avviando verso la sua fine. La seconda: l’Italia, smarrita tra retorica e subordinazione, ha rinunciato a ogni funzione diplomatica autonoma. La terza: l’Ucraina è divenuta corresponsabile della propria tragedia per aver scelto la via della rottura invece di quella dell’equilibrio. La lezione che si trae da Anchorage è che la politica internazionale non può ridursi a norme astratte o a slogan ideologici, dal momento che richiede la capacità di coniugare legge e forza, ragione e decisione, politica e regalitá. Oggi, l’Europa e l’Italia, incapaci di incarnare questa verità classica, si condannano all’oblio politico, mentre il dialogo tra Stati Uniti d’America e Federazione Russia, benchè non abbia comportato risultati immediati e concreti, testimonia che lo spazio della diplomazia resta aperto solo a chi possiede ancora la forza necessaria per sostenerlo.

ANCHORAGE, IL SIPARIO CHE CADE SULL’EUROPA: L’INCONTRO TRUMP-PUTIN E LA CRISI DI UNA DIPLOMAZIA SMARRITA
ANCHORAGE, IL SIPARIO CHE CADE SULL’EUROPA: L’INCONTRO TRUMP-PUTIN E LA CRISI DI UNA DIPLOMAZIA SMARRITA

AUKUS VERSUS BRICS

di Vincenzo Di Maio

16 agosto 2025

Il nuovo assetto di semplificazione bipolare del multipolarismo, ovvero un nuovo momento storico di influenza geografica che mette in maggiori condizioni di inutilità l’organismo sovranazionale dell’ONU, il quale condurrà al momento apolare imperiale di fine ciclo cosmico.

La NATO euroatlantica è asservita agli interessi WASP-Sionisti del patto marittimo di difesa che è AUKUS (Australia, Regno Unito, Stati Uniti d’America), almeno fino a quando l’Europa non si risveglierà dal torpore del dominio atlantico del 1945.

Si prospetta la possibilità di coniugare queste due forze positivamente e pacificamente se i popoli di AUKUS e NATO convergono a fare pressione per la Pace in Palestina e per la riforma degli organismi sovranazionali a cominciare da azioni come la dedollarizzazione dei commerci internazionali attraverso l’inclusione nei BRICS dei paesi atlantisti.

Speriamo bene.

L’incontro storico tra USA e Russia segna un primo passo verso questa direzione.

AUKUS VERSUS BRICS
AUKUS VERSUS BRICS

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE SENZA I COPERCHI

di Monaco Guerriero

So già che quest’immagine susciterà ilarità per via della faccia Mr Fantastic, e in un certo senso non posso negarlo.

Tuttavia quest’immagine a tratti comica a tratti inquietante, racchiude un profondo Significato Occulto.

Nel fumetto viene detto, cito:

“Comprendi questo singolo, bruciante fatto umano.

Una volta eri uno dei più grandi Supereroi del tuo Mondo.

Ma ora non sei nient’altro che un giocattolo.

Il Giocattolo di Mephisto.”

Nella scena Mephisto ha catturato Mr Fantastic e crede di poterlo dominare come fosse un Giocattolo.

Questo è ciò ch’è accaduto, a ciascuno di noi. Una volta eravamo parti dell’Oceano Infinito della Pura Coscienza Divina, e infine da Angeli che cantavano le Lodi del Signore nella Sua Luce Infinita, abbiamo deciso di sperimentare la Dualità, rinunziando all’Eterna Beatitudine e all’Unità, mangiando il Frutto Proibito, dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Tutto per Volontà di Dio, in un’ottica ovviamente Monista, tutto è voluto da Dio non esistono errori in Dio, sebbene sia affascinato dallo Gnosticismo io ho sempre aborrito una visione troppo dicotomica della Creazione per errore. No nessun Errore, Dio voleva Sognare un’Infinità di Universi, immaginarsi di diventare Cosmi, Astri, Stelle, e creature d’ogni Pianeta sino ai Minerali, agli Animali per giungere poi agli Umani, i prescelti (almeno nel nostro Universo) per fare maggior esperienza della Consapevolezza dell’Esistenza. di Dio Stesso.

E sì…e d’immaginare altresì una Forza Cosmica che avrebbe tentato Mentalmente gli esseri umani, per farli rimanere attaccati a questo Mondo Materiale, affinché coltivassero ogni tipo di Vizio, Attaccamento e Abitudini negative, godendo dei Piaceri Terreni e dimenticando la loro Origine Divina, dimenticando che questo Mondo è stato creato solo per intrattenere le Anime, per un po’, ma fargli rammentare infine che Dio, la Nostra Origine è più allettante d’ogni frammentato piacere terreno, ch’è un basso e degradato riflesso dell’Eterna Beatitudine Divina che ricolma ogni Vuoto D’Animo.

E proprio come dell’immagine il Diavolo pensa di poterci dominare e usare come suoi giocattoli, credendo di essere lui il creatore di questo Mondo. Ma in Realtà, nel Gioco di Dio, Satana è una funzione (per non dire Dio stesso che gioca un ruolo) che serve a mettere le Anime alla prova per compiere un Percorso, quello che riporta a Dio.

E sebbene ci provochi dolore, quel dolore è la Porta per arrivare a Dio.

Nell’immagine Mr Fantastic gli viene allargata la faccia, e mentre Mephisto crede di dominarlo, in realtà i suoi occhi sono allargati, e la sua bocca allargata quasi come a formare un sorriso. Perché sì, in realtà il dolore è un’opportunità di Vedere Oltre, di Espandere la nostra Coscienza, e di proferire il Verbo attraverso di noi, e di provare la Gioia Divina nel superare le Prove.

Satana quando crede di aver vinto invece ha perso, quest’immagine simboleggia questo. Non tutti sapranno coglierlo ma è così.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE SENZA I COPERCHI
IL DIAVOLO FA LE PENTOLE SENZA I COPERCHI