Il mondo è col fiato sospeso in attesa di un primo verdetto della Storia.
Il problema da risolvere è sempre lo stesso.
Un uomo politico o un negoziatore come Trump è sempre incline al compromesso. Uno Statista come Putin potrà negoziare su tutto tranne che su una cosa .
La concezione del mondo non fa a metà con un’altra parte.
La concezione del mondo non accetta compromessi con questo o quel partito.
La concezione del mondo si fonda essenzialmente sulla propria infallibilità.
Che Dio illumini il mercante quando si siederà al tavolo con il lungimirante.
Il vertice Trump-Putin evidenzia la marginalità dell’UE, priva di strategia autonoma sulla guerra in Ucraina. Allineata agli USA, spende miliardi in riarmo, taglia il welfare e alimenta allarmismi, rischiando di pagare un prezzo politico altissimo.
Un’Europa senza bussola geopolitica osserva il vertice in Alaska
Il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, al suo solo annuncio, ha messo a nudo, forse come mai prima, la marginalità dell’Europa sul piano internazionale. La notizia che Washington abbia scavalcato il Vecchio continente nella gestione del dossier ucraino ha provocato irritazione e smarrimento nelle cancellerie europee.
Ma la verità è che l’Unione, con le proprie scelte, si è progressivamente esclusa dal tavolo dei grandi negoziati, bruciando i ponti che avrebbero potuto garantirle un ruolo di mediazione.
Dalla fase “dura e pura” dell’era Biden alla nuova impostazione più conciliante di Trump – con tutte le variabili e le assurdità di cui è capace il tycoon – Bruxelles e Londra hanno seguito fedelmente la linea statunitense, senza sviluppare un’autonoma strategia. Come ha osservato Sven Biscop, politologo dell’Egmont Institute, l’UE è rimasta intrappolata in una posizione priva di alternative, rifiutandosi di valutare opzioni diverse dalla vittoria totale di Kiev e dalla riconquista integrale dei territori occupati.
La mancanza di un “piano B” non è solo una debolezza nella crisi ucraina: è il sintomo di una più ampia fragilità strutturale nella politica estera europea. Da oltre tre anni, osservatori e analisti segnalano la carenza di una visione strategica di lungo periodo, sostituita da mosse tattiche pensate per gestire l’immediato.
Un problema che affonda le radici nella stagione dell’allargamento accelerato, quando la priorità era estendere i confini dell’Unione per aumentare peso economico e potere contrattuale, senza però consolidare un assetto politico coerente.
Il risultato è un sistema asimmetrico, con forti disparità interne, costretto a spendere ingenti risorse in politiche di convergenza per ridurre divari territoriali ed economici. Una macchina burocratica complessa, incapace di trasformare il proprio potenziale economico in influenza diplomatica.
La guerra in Ucraina e il nodo delle risorse
Quando si affrontano i temi più delicati, in particolare in politica estera, molti Stati membri hanno continuato a muoversi su un doppio binario: quello comunitario ufficiale e quello bilaterale riservato. Lo si è visto nelle trattative sui dazi e, oggi, nel conflitto ucraino.
Per anni, le capitali europee hanno ripetuto un obiettivo irrealistico: il ritiro completo delle truppe russe. Ma sul campo la situazione evolve in direzione opposta: Mosca continua ad avanzare, forte di una superiorità demografica e di un sistema di reclutamento sostenuto da compensi e indennizzi alle famiglie dei caduti.
Kiev, al contrario, soffre una carenza cronica di personale militare e ha iniziato a ricorrere a misure drastiche per reperire nuovi soldati. A Washington questa realtà è chiara, e lo è anche a Bruxelles, dove però resiste un’ampia opposizione a qualunque forma di pace “imperfetta”. L’ipotesi di un cessate il fuoco senza impegni formali è vista da Mosca come un pretesto occidentale per riarmare l’Ucraina in vista di una nuova offensiva — un’operazione che, senza l’ingresso diretto delle forze europee, appare destinata al fallimento.
Dietro la rigidità europea c’è anche un motivo economico. I governi hanno avviato programmi di riarmo miliardari, drenando risorse dallo Stato sociale. Un atto di fedeltà non solo verso le richieste di Washington, ma anche verso gli interessi del complesso militare-industriale occidentale. Gli Stati Uniti, concentrati a spostare uomini e mezzi verso l’Indo-Pacifico per contenere la Cina, chiedono a Bruxelles di occuparsi della ricostruzione ucraina e della propria sicurezza.
Per giustificare questa svolta militare, i leader europei hanno alimentato una narrativa emergenziale: la Russia come minaccia esistenziale. Eppure, dopo anni di guerra, Mosca non è riuscita a occupare interamente nemmeno il Donbass. L’allarmismo serve a mantenere alta la tensione interna e a legittimare spese che favoriscono industrie e governi più che cittadini.
Emblematico il caso della Germania, il cui cancelliere Friedrich Merz ha messo sul tavolo mille miliardi per armamenti e infrastrutture strategiche, escludendo di fatto un riavvicinamento con Mosca. Una scelta che si ripete, in forme diverse, in gran parte dell’Occidente, dove si sottraggono fondi alla spesa pubblica per inseguire il “pericolo russo”.
La domanda che resta aperta è semplice ma dirompente: se domani Putin si ritirasse dalla scena, a cosa servirebbero le nuove flotte di carri armati e sistemi d’artiglieria? In quel momento, l’elettorato europeo potrebbe chiedere conto a una classe dirigente che ha costruito il proprio consenso su slogan bellici e vecchie logiche di potere. E forse decidere di chiudere, una volta per tutte, la loro stagione politica.
Le religioni abramitiche sono maschiliste, patriarcali e retrogade…
Quelle orientali…tanto in voga tra hippie, new agers, yoga-party, buddhismo alla Richard Gere…invece…
LEGGI DI MANU
“E’ nella natura della donna cercare di corrompere gli uomini, quaggiù, ed è perciò che i saggi non dovranno mai abbandonarsi alle seduzioni femminili. Perché una donna può distrarre dalla diritta via non solo l’uomo insensato, ma anche quello fornito d’esperienza e sottometterlo al gioco dell’amore e della passione”
ATHARVAVEDA
“Che la figlia nasca altrove. E che il figlio nasca qui”.
TRIPITAKA o CANONE PALI
Disse il Buddha: ” Le donne possono distruggere i precetti puri […] impedendo agli altri di rinascere in Paradiso. Sono la fonte dell’Inferno. […] Bisogna diffidare dalle donne. Per una saggia, ce ne sono più di mille che sono follli e cattive. La donna è più segreta della via in cui, nell’acqua, passa il pesce. E’ feroce come il brigante e furba come lui. E’ raro che dica la verità: per lei la verità è uguale alla menzogna, la menzogna uguale alla verità…”
SULLE DONNE: IL VERO VOLTO DI TUTTE LE RELIGIONI E’ PATRIARCALE?
Fateci caso…. Spiritualita e mistero sono stati banditi dai media televisivi. Non se ne deve parlare più. La tv è monopolio di dibattiti politici, geopolitici, economici, bellici, climatici. Non c’è altro. Il diktat è : crocifiggere alla materia, all’esteriore, al dolore del mondo, allo schermo della cava platonica, all’illusione.
DIO non esiste, il sovrannaturale è superstizione. Ciò che conta è la crisi economica (alimentata), i flussi migratori, la crisi delle fabbriche, le guerre. Insomma, ESISTE SOLO LA SIMULAZIONE INFERNALE, null’altro.
Non che prima le trasmissioni sul mistero fossero illuminanti : soliti ospiti di regime, soliti interventi, domande stupide, argomenti di massa, niente approfondimento: una toccata e fuga….
E questo è, signori. Mi sembra che i boss astrali siano all’apice del loro dominio : attendo che giungano alla cuspide.
La Lingua Ignota di Santa Ildegarda di Bingen (1098–1179) rappresenta uno dei fenomeni più enigmatici della storia linguistica e mistica del Medioevo europeo. Frutto della mente visionaria di una delle più grandi figure femminili del XII secolo, questa lingua artificiale è documentata in un lessico di circa mille termini, accompagnati da equivalenti latini o tedeschi, ma priva di una grammatica esplicita. Vorrei analizzare la Lingua Ignota sotto una triplice lente: filologica, linguistica e teologica, esplorandone le possibili funzioni, strutture e implicazioni spirituali, alla luce della visione cosmologica e antropologica di Ildegarda.
Santa Ildegarda di Bingen, benedettina, mistica, teologa, compositrice e naturalista, è anche autrice di una delle prime lingue artificiali documentate nella storia dell’Occidente medievale. La Lingua Ignota (lett. “lingua sconosciuta”) è testimoniata nel Riesencodex (Wiesbaden, Hessische Landesbibliothek, Hs. 2), insieme a una lista di 1011 parole tradotte in latino e, in parte, in medio-alto tedesco. La funzione, l’origine e la struttura della lingua rimangono oggetto di dibattito accademico.
CONTESTO STORICO E BIOGRAFICO
Nel cuore del Sacro Romano Impero, Ildegarda emerge come una figura di straordinaria autorità spirituale e intellettuale. Le sue opere principali, come Scivias, Liber Vitae Meritorum e Liber Divinorum Operum, delineano una visione teologica fondata sulla luce divina e sull’armonia cosmica. È in questo contesto mistico che si inserisce la Lingua Ignota, presumibilmente elaborata tra il 1150 e il 1170, periodo di massima fioritura della sua produzione visionaria.
DESCRIZIONE DELLA LINGUA IGNOTA
Il lessico
Il Vocabularium Ignotum è un glossario contenente sostantivi – prevalentemente nomi di creature, oggetti naturali, parti del corpo, cariche ecclesiastiche e virtù. Alcuni esempi includono:
• Aigonz – Deus
• Zuuenz – sanctus
• Loifol – populus
• Peueriz – pater
Il lessico suggerisce un intento universale e spirituale: il tentativo di designare la realtà creata secondo una nomenclatura “pura”, non contaminata dalla caduta del linguaggio post-babelico.
ASSENZA DI GRAMMATICA
Non esiste una grammatica formalmente attestata. Tuttavia, alcuni studiosi, tra cui Sarah L. Higley, hanno ipotizzato l’esistenza di una morfologia implicita o simbolica, forse ispirata alla struttura del latino o alle forme visive delle lettere. La Lingua Ignota, a differenza di altre lingue artificiali (come il Lingua Ignota di Leibniz o il Solresol ottocentesco), non sembra progettata per la comunicazione funzionale, bensì come strumento mistico e meditativo.
INTERPRETAZIONE TEOLOGICA
Secondo un’interpretazione mistico-teologica, la Lingua Ignota riflette l’ideale agostiniano della lingua perfetta, pre-babelica, nella quale la parola coincide con la verità. Ildegarda potrebbe aver cercato, tramite la lingua ignota, di partecipare alla verbum divinum, creando un idioma che “trasfigura” il linguaggio umano in un registro più puro e sacro.
FUNZIONE SIMBOLICA
La lingua sembra servire anche una funzione simbolica-identitaria. Il suo utilizzo in contesti limitati (ad esempio, nella denominazione delle virtù o nella designazione dei membri del clero) può indicare un desiderio di sacralizzare il linguaggio quotidiano del convento, creando un vocabolario esoterico riservato alle monache.
INTERPRETAZIONE FEMMINISTA
Alcuni studi contemporanei, soprattutto nell’ambito dei gender studies, hanno proposto una lettura femminista della Lingua Ignota. Come lingua creata da una donna in un contesto ecclesiastico dominato dagli uomini, essa potrebbe costituire un atto di affermazione dell’autonomia spirituale e intellettuale femminile, nonché una critica implicita alla limitazione del linguaggio sacro ai soli canoni maschili.
ANALISI COMPARATIVA
A confronto con altre lingue artificiali medievali (come la Lingua Adamica ipotizzata dai cabalisti o da Dante nella Vita Nuova), la Lingua Ignota si distingue per la sua originalità semantica e per la sua funzione non comunicativa ma contemplativa. Essa precede, in certo senso, i progetti linguistici dell’età moderna, mantenendo tuttavia un’impronta fortemente spirituale e individuale.
CONCLUSIONE
La Lingua Ignota non è solo un curioso esperimento linguistico, ma un potente strumento di espressione teologica, spirituale e personale. In essa si riflettono le tensioni tra parola e verità, tra visione e comunicazione, tra silenzio e rivelazione. In un’epoca di ricerca della lingua perfetta, Santa Ildegarda ha anticipato, in forma poetica e mistica, le domande che ancora oggi animano la filosofia del linguaggio.
FONTI:
• Higley, Sarah L. Hildegard of Bingen’s Unknown Language: An Edition, Translation and Discussion. Palgrave Macmillan, 2007.
• Newman, Barbara. Sister of Wisdom: St. Hildegard’s Theology of the Feminine. University of California Press, 1987.
• Dronke, Peter. Women Writers of the Middle Ages: A Critical Study of Texts from Perpetua to Marguerite Porete. Cambridge University Press, 1984.
• Schipperges, Heinrich. Hildegard of Bingen: Healing and the Nature of the Cosmos. Princeton University Press, 1998.
• Eco, Umberto. La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea. Laterza, 1993.
IMMAGINI:
Ildegarda di Bingen riceve una visione e la descrive al suo segretario (dal manoscritto Scivias).
Il tenente colonnello Fabio Filomeni, intervistato dal Giornale d’Italia, si è espresso sul summit Trump-Putin in Alaska e sul ruolo dell’Europa e della Nato nella guerra in Ucraina
Il tenente colonnello FabioFilomeni, autore del libro “Morire per la NATO“, ha rilasciato un’intervista al Giornale d’Italia. Filo conduttore del discorso è stato il summit sulla guerra in Ucraina tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin, in programma il 15 agosto in Alaska.
1) La decisione inaspettata della Casa Bianca di tenere un vertice con Putin in Alaska è stata una vera confusione per la diplomazia europea. Perché Bruxelles invece di provare a creare un proprio piano di pace, prova a boicottare quello di Trump?
Prima di rispondere specificatamente alla domanda vorrei ricordare che l’Unione Europea è un soggetto economico ma non politico. In questi tre anni e mezzo trascorsi dall’avvio dell’«operazione speciale» ordinata da Putin — che si presentava come reazione a una guerra civile già in corso in Ucraina, con circa ottomila russofoni uccisi nel Donbas a partire dal «regime change» promosso dagli Stati Uniti nel 2014 — le istituzioni di Bruxelles hanno mostrato una profonda assenza di strategia e incapacità di salvaguardare gli interessi dei Paesi membri. La UE ha preferito rinunciare a svolgere un ruolo superpartes, di mediazione nei confronti di Mosca visti gli stretti rapporti non solo economici, per abbracciare totalmente la linea della NATO (e quindi americana) orientata all’incondizionato sostegno militare all’Ucraina in nome della difesa di quei valori democratici e liberali ritenuti a torto universali. Questa logica suicida, apparentemente incomprensibile, trova spiegazione nella cieca obbedienza/sudditanza agli Stati Uniti d’America ritenuti l’unico soggetto autorizzato dal consesso internazionale ad intervenire militarmente nelle situazioni di crisi internazionali. In realtà, l’invasione russa dell’Ucraina ha, de facto, mandato in frantumi questa convinzione, ovvero che dovesse esistere un’unica superpotenza garante dei destini del mondo. I primi ad accorgersene sono stati gli Stati Uniti che, con Trump, con una mossa teatrale degna di una tragedia di Shakespeare, con un colpo di sipario hanno dismesso i panni del carnefice per indossare quelli del paciere. A questo punto, la risposta alla domanda appare quanto mai scontata: la UE non prova neppure a lavorare ad un piano di pace perché, dall’inizio, è parte in causa nel conflitto alla stessa stregua dell’Ucraina e della Russia e non avrebbe credibilità – tantomeno potrebbe godere di fiducia – agli occhi di Putin.
2) L’Italia non è in grado di aumentare la spesa militare nel bilancio al 5% del PIL. Questo è praticamente riconosciuto da tutti i politici, sia a sinistra che a destra. Perché allora Giorgia Meloni non lancia un’iniziativa pacifica, che parta dalla diplomazia europea?
Riguardo alla prima parte della domanda, quando Trump ha ordinato al fido Segretario della NATO Mark Rutte di imporre il 5% del PIL degli stati membri da devolvere per le spese militari, aveva ben chiaro che gran parte degli armamenti l’Europa li avrebbe dovuti comprare dall’America. La conferma l’abbiamo avuta qualche settimana dopo con l’accordo Usa-Ue sui dazi: l’Unione europea si è impegnata ad acquistare “grandi quantità” di armamenti Usa e, giova ricordarlo, ben 22 paesi della UE fanno anche parte della NATO, per cui il giro di affari è davvero impressionante a tutto beneficio delle tre principali industrie di armamenti americane (Lockheed Martin, Raytheon e Boeing). Riguardo al perché Giorgia Meloni non lanci iniziative diplomatiche che spronino l’Europa è presto detto: oggi, come ieri, i rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e l’Italia assumono un ruolo centrale. La conferma la possiamo trovare facilmente su internet. L’avanzamento delle tecnologie digitali e la diffusione del web permettono a chiunque di recuperare facilmente le dichiarazioni dei politici rilasciate negli anni passati, mettendo a confronto le loro posizioni nel tempo. Si può così osservare come, ad esempio, il nostro attuale Presidente del Consiglio abbia espresso opinioni diverse sulla NATO e sulla Russia quando era ancora una semplice deputata dell’opposizione. Lo stesso vale per il suo vice Salvini: un tempo apertamente contrario alla NATO, ora si schiera dichiaratamente a favore. Questi cambiamenti testimoniano quanto il contesto internazionale e le esigenze politiche internazionali possano influenzare e modificare le opinioni e le strategie dei leader nazionali. Questo a significare che la signora Meloni, come chi l’ha preceduta, non muove un dito senza il benestare degli Stati Uniti. Tantopiù, in questo momento, in cui Trump vuole apparire davanti al mondo come il protagonista assoluto e indiscusso nel perseguimento della pace in Ucraina. Probabilmente anche lui aspira al premio Nobel per la pace già assegnato al suo illustre predecessore Barack Obama.
3) Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, gli Stati Uniti hanno congelato il dialogo bilaterale sulla stabilità strategica con la Russia. Oggi, quasi tutti i contatti sulla deterrenza nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia sono sospesi. Una tale decisione può essere una minaccia, per un ipotetico conflitto nucleare nel continente europeo?
Il dialogo sulla stabilità strategica nell’impiego degli armamenti nucleari era già stato interrotto ben prima del conflitto in Ucraina. Fu proprio Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale a ritirare formalmente gli USA dal Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) con la Russia, siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov per mettere al bando i missili a raggio intermedio. In tutta risposta anche Vladimir Putin sospese a sua volta la partecipazione russa all’INF, formalmente dal luglio 2019. Entrambi annunciano piani per sviluppare ormai liberamente missili a raggio intermedio e questa non è certo una buona notizia per noi europei che saremmo, malauguratamente, il campo di battaglia di questo ipotetico confronto termo-nucleare. Inoltre, la Russia, a decorrere dal 19 novembre del 2024 ha aggiornato le linee guida della sua strategia di guerra nucleare espandendo il campo degli scenari d’impiego delle bombe atomiche. Il vero cambiamento radicale di tutti i paradigmi strategici era il seguente: contemplare il ricorso all’arma nucleare nel caso di gravissime sconfitte tattiche che possano pregiudicare l’esito della guerra e il collasso strategico del Paese con annessi rischi concreti per la stabilità e la stessa integrità territoriale della Russia. In pratica ciò significa avvalersi della facoltà di usare per primo le armi nucleari.
4) Il mondo sta cercando una via d’uscita da una crisi climatica globale. Ciò richiede enormi risorse. Nel frattempo, le spese nucleari globali nel 2023 sono aumentate del 13%. Come si può cambiare la tendenza attuale?
Spero di non essere tacciato di complottismo, ma la cosiddetta «crisi climatica» è un affare economico e finanziario di proporzioni inimmaginabili. Abbiamo visto le politiche energetiche «green» introdotte dalla UE che perdita di competitività industriale spaventosa hanno causato. Politiche che non hanno tenuto minimamente in considerazioni gli interessi di lavoratori e cittadini che si sono visti accollare costi diretti e indiretti di scelte politiche commerciali a dir poco avventate. Se per «spese nucleari» si intendono investimenti nel campo dell’energia nucleare, personalmente sono molto favorevole. Ovviamente, il nucleare non può essere visto come l’unica fonte di approvvigionamento energetico ma va calibrata con le altre, gas, fossile, idroelettrico e fonti rinnovabili in funzione delle esigenze e degli interessi strategici di ogni singola Nazione. Anche per il nucleare per scopi militari, personalmente disprezzo la violenza ma da soldato apprezzo la forza, poiché solo la forza permette di essere pacifici. Quindi sono favorevole ad una forza nucleare la cui disponibilità ricada sulla responsabilità degli europei, e non come avviene attualmente (ad eccezione della Francia che è già potenza nucleare) degli Stati Uniti che hanno testate nucleari pronte all’uso ma sul territorio europeo.
5) Francia, Germania e Inghilterra stanno riscontrando seri problemi economici. Secondo te, la militarizzazione delle loro economie li aiuterà a trovare una via d’uscita dalla crisi?
La crisi economica in parte se la sono cercata interrompendo le relazioni commerciali con la Russia e infliggendole 18 pacchetti di sanzioni economiche che hanno colpito maggiormente noi europei che non i russi. Ricordiamoci che abbiamo rinunciato ad importare gas a bassissimo costo dalla Russia preferendo comprarlo dagli Stati Uniti pagandolo il quadruplo. Ironia della sorte, è notizia di questi giorni che l’Ucraina, invece, continua ad acquistare gas dai suoi nemici russi. Un’altra mazzata all’economia industriale di Germania e Francia – ma possiamo aggiungere anche l’Italia – è stata la scelta della UE di convertire la produzione dei motori endotermici in elettrici entro il 2035. È ovvio che ricerca tecnologica, marketing e vendita di auto che rappresentavano un’eccellenza a livello mondiale ne abbiano profondamente risentito. Adesso è iniziata la riconversione industriale delle aziende automotive dismesse in comparti dei settori armi e aerospazio. Se le industrie che costruivano ottime automobili si specializzeranno in costruzione di carri armati e cannoni, ci sarà sicuramente una compensazione economica ma il fine non può non destare preoccupazione. Le armi, quando diventano un business, devono essere vendute e da qualcuno anche utilizzate…
6) I paesi baltici e dell’Europa orientale, con la decisione del vertice della NATO all’Aia, porteranno realmente le spese militari al 5% del PIL?
Purtroppo, non esistendo un’Europa politicamente unita, ogni Stato finisce per andare in ordine sparso. Il tema di una difesa comune ha da sempre accompagnato l’idea stessa di unità dell’Europa ma qui entra necessariamente in ballo il rapporto con gli Stati Uniti. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, infatti, per legittimare e consolidare la permanenza delle loro truppe su questa sponda dell’Oceano e garantirsi la «testa di ponte» nel continente eurasiatico siglarono il Trattato del Nord Atlantico dando vita nel 1949 alla NATO. Ad oggi gli Stati Uniti hanno più di centomila soldati dispiegati permanentemente in Europa per tutelare gli interessi della Casa Bianca nel nostro continente. Non sono in grado di prevedere se l’Europa orientale e i paesi baltici eleveranno realmente le spese militari al 5% del loro PIL. Posso però immaginare che, stante la propaganda russo fobica alimentata in tutta Europa, questi Stati essendo geograficamente contigui all’ «orso cattivo» abbiano tutto l’interesse di mantener fede all’impegno.
7)I leader della UE spiegano la militarizzazione dell’economia europea, con il fatto che la Russia si sta preparando ad attaccare l’Europa. Secondo te, questa minaccia è reale?
Questa minaccia, oltre a non essere reale è perfino ridicola. La Russia che vantaggio avrebbe ad attaccare l’Europa occidentale (attenzione: anche la Russia è parte dell’Europa!)? Stiamo parlando dello stato più grande del mondo, con 11 fusi orari e 18 milioni di chilometri quadrati con appena 145 milioni di abitanti, tra l’altro in grave calo demografico. L’Europa Occidentale – quella dei «buoni» – di abitanti ne conta 450 milioni, quindi tre volte i russi. In più loro sono ricchi di materie prime e noi no. Sarebbero dei folli ad attaccare un altro Stato europeo, per giunta scatenando la reazione della NATO. Questa è la propaganda che abbiamo subito negli ultimi tre anni e mezzo per giustificare l’impegno bellicista dell’Europa in una guerra che era già persa in partenza, ma che risultava utile agli affari del turbocapitalismo finanziario. Gli europei finalmente lo hanno capito e si stanno svegliando.
I miracoli di Trump. Modi si recherà a Pechino a fine agosto, presto riprenderanno i collegamenti aerei diretti e la Cina ha allentato le restrizioni sulle spedizioni di fertilizzanti verso l’India.
India e Cina stanno discutendo sulla ripresa del commercio di frontiera di merci prodotte localmente dopo più di cinque anni, in quello che è l’ultimo passo di uno sforzo lento, ma costante da parte dei vicini asiatici per allentare le tensioni di lunga data, secondo i funzionari di Nuova Delhi che hanno familiarità con la questione.
Entrambe le parti hanno proposto di riavviare il commercio attraverso punti designati sul confine condiviso, e la questione è attualmente in discussione bilaterale, hanno detto le persone, chiedendo di non essere identificate in quanto le discussioni sono ancora private.
Il ministero degli Affari esteri cinese ha dichiarato giovedì che Pechino è “disposta a intensificare la comunicazione e il coordinamento con l’India” sulla questione. “Il commercio di confine tra Cina e India ha svolto a lungo un ruolo importante nel migliorare la vita dei residenti di confine dei due paesi”, ha detto in una risposta a una domanda di Bloomberg News.
Il Ministero degli Affari Esteri indiano non ha risposto a un’e-mail che chiedeva ulteriori informazioni.
Per oltre tre decenni, India e Cina hanno commerciato beni prodotti localmente – come spezie, tappeti, mobili in legno, foraggio per il bestiame, ceramiche, piante medicinali, articoli elettrici e lana – attraverso tre punti designati lungo il loro confine himalayano conteso di 3.488 chilometri (2.167 miglia). Il valore degli scambi è relativamente piccolo, stimato a soli 3,16 milioni di dollari nel 2017-18, secondo i dati governativi più recenti disponibili.
I punti di scambio commerciale sono stati chiusi durante la pandemia di Covid-19, che ha coinciso con un forte declino delle relazioni tra le due nazioni dopo che gli scontri di confine sull’Himalaya hanno ucciso 20 soldati indiani e almeno quattro soldati cinesi.
La ripresa pianificata segna un altro segno che le relazioni tra i due vicini stanno gradualmente migliorando dopo che entrambe le parti hanno preso provvedimenti l’anno scorso per porre fine alle tensioni di confine. Cina e India sono pronte a riprendere i collegamenti aerei diretti già il mese prossimo, ha riferito martedì Bloomberg News, mentre Pechino ha allentato le restrizioni su alcune spedizioni di fertilizzanti verso l’India.
Il primo ministro Narendra Modi dovrebbe recarsi in Cina per la prima volta in sette anni ad agosto per partecipare a un vertice del raggruppamento di sicurezza regionale guidato da Pechino – l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai – e tenere un incontro bilaterale con il presidente Xi Jinping a margine.
La normalizzazione dei legami tra i due Paesi arriva sullo sfondo del deterioramento delle relazioni tra Nuova Delhi e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha imposto un’aliquota tariffaria del 50% sulle esportazioni indiane verso gli Stati Uniti, significativamente più alta dei dazi imposti ai pari regionali.
Nella meditazione taoista, l’incontro con entità non umane non è un obiettivo centrale né un’esperienza universalmente descritta, ma il tema può essere affrontato da diverse prospettive, legate alla filosofia taoista e alle sue ramificazioni religiose:
Approccio filosofico classico (Dao Jia 道家): Nei testi fondanti come il Dao De Jing e lo Zhuangzi, non si parla di “incontrare entità”. L’accento è sull’unione con il Dao (l’Assoluto immanente), l’armonia con la natura e la trasmutazione interiore (Neidan). Eventuali visioni o presenze sono considerate proiezioni della mente o simboli del processo alchemico interiore (es. metafore di draghi, tigri, immortali/Xian), non entità esterne autonome.
Taoismo religioso (Dao Jiao 道教): Qui esiste un pantheon di divinità, immortali e spiriti. Alcune pratiche meditative o rituali potrebbero coinvolgere visualizzazioni di entità (es. gli Otto Immortali o divinità guardiane). Tuttavia: Queste sono spesso rappresentazioni di energie cosmiche o archetipi. L’incontro diretto non è garantito né ricercato da tutti i praticanti. L’obiettivo rimane l’equilibrio energetico (Qi), la lunga vita e l’ascensione spirituale.
Esperienze soggettive: Alcuni meditatori riferiscono incontri con: Guide spirituali (umani defunti, maestri interiori). Esseri della natura (spiriti di montagne, fiumi, animali simbolici). Entità luminose (interpretate come immortali o aspetti del Dao). Importante: Il Taoismo invita a non attaccarsi a queste esperienze, poiché potrebbero essere illusioni (Maya) o ostacoli sul percorso verso l’autentica realizzazione.
Avvertenze tradizionali: I testi taoisti (es. Zhuangzi) mettono in guardia dal confondere il simbolico col reale. Cercare attivamente entità è considerato una distrazione dall’essenza della pratica: l’unione con il Dao attraverso la semplicità, il non-agire (Wu Wei) e la coltivazione interiore. Nelle pratiche avanzate di alchimia interiore (Neidan), le “entità” sono energie psico-fisiche da armonizzare (es. i “Tre Tesori”: Jing, Qi, Shen), non esseri esterni.
In sintesi:
No, non esiste un insegnamento taoista che prometta l’incontro con entità non umane come parte essenziale della meditazione.
Sì, in contesti religiosi o esperienze personali, tali incontri possono verificarsi, ma sono visti come: • Simboli del proprio percorso interiore. • Manifestazioni transitorie del Dao. • Potenziali illusioni da trascendere.
L’essenza rimane l’integrazione con il flusso del Dao, oltre ogni forma separata. Come ricorda lo Zhuangzi: “Il vero uomo respira con i talloni; l’uomo volgare respira con la gola” – l’accento è sulla trasformazione profonda, non sui fenomeni straordinari.
Per approfondire, consiglio: “Il Segreto del Fiore d’Oro” (testo di alchimia interiore) e i capitoli meditativi del “Zhuangzi”.
“Qualcuno in Russia ha annunciato non molto tempo fa che ‘il popolo è ora Dio’, e in un certo senso non si sbagliava di grosso. Poiché una tale idea rappresenta una completa inversione della situazione inevitabile, provvidenziale e fattuale dell’umanità, essa è quanto di più irrealistica possa essere, e quindi non ci si può ragionevolmente aspettare che faccia del bene all’umanità o a qualsiasi altra cosa. ” – Lord Northbourne