L’ARTE DEL SILENZIO

a cura di Angelo Armano

Ecco un paradosso necessario proprio a chi pratica Aikido, uno studio essenziale.

“Non difenderti.

“Quando cerchi di difenderti, dai troppa importanza alle parole degli altri e dai più potere alle loro opinioni.

Se accetti di non difenderti, stai dimostrando che le opinioni degli altri non ti influenzano, che “ascolti”.

Che sono solo opinioni e che non hai bisogno di convincere gli altri ad essere felici.

Il tuo silenzio interiore ti rende sereno. Pratica l’arte del non parlare.

Gradualmente, svilupperai l’arte del parlare senza parlare, e la tua vera natura interiore sostituirà la tua personalità artificiale, permettendo alla luce del tuo cuore e al potere della saggezza di liberare il “nobile silenzio”.

Rispetta la vita degli altri e tutto ciò che esiste nel mondo.

Non cercare di forzare, manipolare o controllare gli altri.

Diventa padrone di te stesso e lascia che gli altri siano ciò che sono o ciò che hanno la capacità di essere.”

Thich Nhat Hanh – “Pratica il silenzio”

L'ARTE DEL SILENZIO
L’ARTE DEL SILENZIO

LO SPECCHIO ROVESCIATO DEL MONDO DUALE

di Mikaela Zanzi

«Nel mondo, il maschio non è maschio e la femmina non è femmina… Ciò che appare come maschio è in realtà femmina, e ciò che appare come femmina è in realtà maschio» (Vangelo di Filippo)

Lo specchio rovesciato, il riflesso che capovolge, è alla base della visione illusoria del mondo duale. Nei piani più alti dell’esistenza, ciò che è vero e puro si manifesta in un ordine integro rovesciato. Un ribaltamento che influenza il flussi del lavoro interiore: nell’UOMO di carne prevale una componente energetica femminile ricettiva, la Sapienza divina, che custodisce e feconda, ma che lo porta a procedere con lentezza, in attesa che il processo maturi da sé; nella DONNA di carne prevale invece una componente energetica maschile attiva, principio che si riflette nel seme cristico, Forza emanativa, che illumina, ristabilisce l’ordine, e che la spinge a scavare, ad accelerare, a penetrare con decisione nei passaggi più profondi della trasformazione interiore. Ciò che per lei è un’esigenza vitale, per lui può sembrare un eccesso di introspezione, talvolta persino una complicazione inutile. Eppure, questo scarto di approccio non è un difetto, ma una dinamica alchemica complementare.

«Io porrò inimicizia tra te e la donna, e tra la tua progenie e la sua progenie: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3:15)

Per coloro che hanno la scintilla il loro essere uomo di carne porta in sé la Sophia come principio femminile interiore, ma raramente la riconoscono come forza. La loro fragilità sta proprio qui: nel confondere la ricettività per debolezza, e nel cercare fuori ciò che possiedono dentro. Così il serpente, simbolo dell’illusione e della separazione, gli insidia il calcagno, colpendoli là dove sono più vulnerabili: nelle prove terrene, nelle passioni, nelle deviazioni della volontà.

Il “seme” capace di schiacciare la testa al serpente non risiede nella carne maschile, ma nell’ENERGIA CRISTICA celata nella SCINTILLA CUSTODITA nella donna di carne che ha in grembo la forza attiva e irradiativa che porta a manifestazione il disegno custodito da Sophia capace di vincere l’illusione. La Donna fisica possiede già il seme sophianico in modo manifesto, mentre l’Uomo fisico possiede lo stesso seme, ma come principio interiore che deve riconoscere e attivare.

Questa la progenie della predizione. Quando il seme nella donna che ha in sé la scintilla incontra l’uomo disposto a riconoscere e integrare la propria energia femminile interiore, diventa potenza di restaurazione. Solo allora l’inimicizia con il serpente si compie nella vittoria: non per supremazia di genere, ma per il ricongiungimento delle due polarità in un unico atto di liberazione.

«Quando farete il due uno, e farete l’interno come l’esterno, e l’esterno come l’interno, e il maschio e la femmina una sola cosa, allora entrerete nel Regno» (Vangelo di Tommaso, loghion 22).

È questo il compimento della restaurazione annunciata nei Misteri antichi e prefigurata nei testi sacri: il ritorno alla pienezza originaria, alla città che discende dall’alto, «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Apocalisse 21,2). Per chi riceve la chiamata, nella consapevolezza che ogni cosa avverrà come deve, secondo il disegno preordinato, il vero discernimento diviene non un privilegio concesso dall’alto, ma la prova della propria dignità: «Noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non precederemo coloro che sono morti» (1 Tessalonicesi 4,15).

LO SPECCHIO ROVESCIATO DEL MONDO DUALE
LO SPECCHIO ROVESCIATO DEL MONDO DUALE

LA PRATICA TANTRICA DEL SOLE E DELLA LUNA

di Luca Rudra Vincenzini

“Sūryo nābhideśe nityaṃ candro mūrdhani tiṣṭhati, amṛtaṃ candrato bhūtvā sūryeṇaiva vilīyate”,”il Sole (sūryaḥ) risiede (tiṣṭhati) costantemente (nityaṃ) nella regione dell’ombelico (nābhi-deśe), la Luna (candraḥ) alla radice del palato (mūrdhani, nel cranio). L’ambrosia (amṛta) che nasce (bhūtvā) dalla luna (candraṭaḥ, lunare) certamente (eva) viene consumata (vilīyate) dal Sole (sūryeṇa)”, Gheraṇḍa Saṃhitā, terzo pāda, śloka 29 (Rudra).

Non tutti sanno che

viparīta-karaṇī, letteralmente “colei che causa l’inversione”, non è un āsana (postura) bensì una mudrā (sigillo) dello haṭha. Non ha a che fare con il corpo, quanto piuttosto con i soffi (vāyu) e gli umori (rasa). Il suo compito è quello di preservare il nettare (amṛta), sorto nel cranio con la meditazione, impedendogli di scendere verso i genitali, ove verrà in parte bruciato dal fuoco gastrico (pittāgni), in parte espulso dai genitali per mezzo della passione (kāma), in parte assorbito nell’amplesso (maithuna) dalla concubina (ricordo che i testi di yoga medievale sono quasi tutti concepiti per praticanti uomini).

Ora si ritiene nel tantrismo applicato alla sessualità che la donna (rappresentata dal sole come sinonimo del fuoco/sangue del ciclo mestruale) bruci il seme (retas, bindu) dell’uomo. Per questo motivo venivano praticate la yoni-pūjā, l’adorazione della vulva, prima del rapporto, e l’asidhārāvrata, l’osservanza del filo della lama, ossia il contatto tra i genitali prima della penetrazione. Questo non solo per rendere omaggio alla Dea, come viene presentato più superficialmente dai più, quanto piuttosto per fare iniziare il ciclo orgasmico alla mudrā, ossia alla partner, e così, resala un poco meno avida di piacere, evitare che essa portasse il maschio al versamento. Da qui parte la metafora del seme (candra) bruciato dal divampante fuoco della vestale (sūrya).

Tornando allo yoga ascetico medievale, per impedire il versamento e la dissipazione del nettare meditativo, si praticava viparīta-karaṇī, nella quale il fuoco gastrico viene portato in alto (inversione), costringendo la sostanza sottile del seme (bindu) a stazionare nel cranio. Viparīta però non fa solo questo, se infatti è praticata in seguito a sarvāṅgāsana, può consentire l’aspirazione dell’ojas al cranio, con conseguente risveglio parziale della kuṇḍalinī. In sarvāṅgāsana, la śakti è potenziata e si ha accesso alla suṣumṇā, nel passaggio a viparīta la respirazione si fa profonda, l’addome si rilassa e si inverte il ciclo. Si passa, così, dall’addome in direzione dei piedi (vyāna), all’ombelico verso il cranio (prāṇa). L’ojas dalle gonadi scivola, allora, lungo il midollo, verso la sommità del cranio passando per tālu (palato molle). In questo modo il desiderio di dispersione si attenua e si potenzia lo stato di salute e la beatitudine.

Ps: se praticate fate attenzione alla cervicale. Se avvertite brividi, fuoco ed estasi, non vi attaccate all’esperienza, bensì stazionateci e guarite.

LA PRATICA TANTRICA DEL SOLE E DELLA LUNA
LA PRATICA TANTRICA DEL SOLE E DELLA LUNA

QUANDO L’OCCHIO E’ APERTO

di Manuela Atisha

Vedo… e quando l’occhio è aperto tutto è illuminato. Il significato di illuminato è solamente il riuscire a Vedere intuitivamente, e talvolta visibilmente, come apparisse a ricordo, l’origine e lo svolgimento di un evento o circostanza. Sensazione (o Visione) che Ti suggerisce anche di non comportarti come un idiota…

QUANDO L'OCCHIO E' APERTO
QUANDO L’OCCHIO E’ APERTO

LA DISTINZIONE TRA NOMADE E CIVILIZZATO

a cura di Giuseppe Aiello

“Gli abitanti delle case sono, ovunque, costretti a riconoscere un padrone; mentre noi, sempre pronti al combattimento come alla fuga, non riconosciamo altro padrone che Dio.” —

L’emiro Abd al-Qadir al-Jaza’iri, sulla distinzione tra nomade e “civilizzato”.

Immagine: dipinto dell’emiro di Maxime David, 1852.

LA DISTINZIONE TRA NOMADE E CIVILIZZATO
LA DISTINZIONE TRA NOMADE E CIVILIZZATO

LA SPIRITUALITA’ DEL SIONISMO

di Mauro Scaravelli

I sionisti hanno la particolarità di avere sviluppato in modo abnorme il 2° ed il 3° centro (chakra), mentre il 4° è inattivo (il cuore).
In compenso possiedono un’ attività cerebrale (razionale) superiore!
In effetti son pieni di premi nobel..un’ intelligenza fredda e razionale incredibile.
Ma dal punto di vista animico essi sono gusci vuoti.
Il cuore è il ricettacolo dell’Anima.
Il nostro Sole.

LA SPIRITUALITA' DEL SIONISMO
LA SPIRITUALITA’ DEL SIONISMO

LA DISCIPLINA DELL’AIKIDO

a cura di Angelo Armano

Tantissimi anni fa mi imbattei in questa riflessione di Osho sull’Aikido, che trovai, come trovo ancor adesso, assolutamente pregnante.

“Ci sono alcune cose che è bene ricordare.

In Giappone esiste una bellissima disciplina: l’Aikido.

La parola “Aikido” deriva dalla parola “ki”. “Ki” significa potere. La stessa parola in cinese è “chi”. Da “chi” deriva il Tai Chi, che significa anch’esso potere. Equivalente a “ki” e “chi” è la parola indiana “prana”. Si tratta di un concetto di potere completamente diverso.

Nell’Aikido si insegna che quando qualcuno ti attacca, non devi entrare in conflitto con lui. Anche quando qualcuno ti attacca, devi cooperare con lui. Sembra impossibile, ma è possibile imparare quest’arte. E quando avrai imparato quest’arte, sarai enormemente sorpreso di vedere che funziona. Puoi cooperare anche con il tuo nemico. Quando qualcuno ti attacca, l’Aikido dice di assecondarlo.

Di solito, quando qualcuno ti attacca, ti irrigidisci, diventi duro. Sei in conflitto. L’Aikido dice di accettare l’attacco in modo molto amorevole. Accettalo. È un dono del nemico. Ti sta portando una grande energia. Accettala, assorbila, non entrare in conflitto.

All’inizio sembra impossibile. Come mai? Perché per secoli ci è stata insegnata un’unica idea di potere, quella del conflitto, dell’attrito. Conosciamo solo un tipo di potere, quello della lotta. Conosciamo solo un tipo di potere, quello del no, del dire no.

Lo si può osservare anche nei bambini piccoli. Nel momento in cui il bambino inizia a diventare un po’ indipendente, inizia a dire no. La madre dice: “Non uscire”. Lui dice: “No, io esco”. La madre dice: “Stai zitto”. Lui dice: “No, voglio cantare e ballare”. Perché dice no? Sta imparando i modi del potere. Il “no” dà potere.

L’Aikido dice: “Di’ sì”. Quando il nemico ti attacca, accettalo come un dono. Accoglilo, diventa poroso. Non irrigidirti. Diventa il più fluido possibile. Accogli questo dono, assorbilo; e l’energia del nemico andrà persa e tu ne diventerai il possessore. Ci sarà un salto di energia dal nemico a te.

Un maestro di Aikido, senza combattere, conquista. È tremendamente mite, umile. Il nemico viene distrutto dal suo stesso atteggiamento. L’Aikido è Amore, dipende dal principio dell’Armonia.”

OSHO RAJNEESH

LA DISCIPLINA DELL'AIKIDO
LA DISCIPLINA DELL’AIKIDO

L’ABITAZIONE DELL’ANIMA ERRANTE

di Luca Rudra Vincenzini

“Questa città del corpo, costruita con otto componenti, è l’abitazione dell’anima errante”, Yoga Vāsiṣṭha.

Il saggio leggendario Aṣṭāvakra, il cui nome significa “storto in otto parti”, ci rammenta nei suoi commenti Devadatta Mahācakra, portava tali deformità in corrispondenza delle otto parti del corpo coinvolte nell’adorazione rituale (ṣaṣṭāṅga praṇāma): piedi, ginocchia, mani, petto e fronte. Nonostante le sue menomazioni, come a dire che l’essere umano non può adorare con i mezzi grossolani ciò che sfugge a qualsiasi classificazione, ovvero l’Assoluto senza attributi (nirguṇa Brahman), Aṣṭāvakra era visto come un essere eccezionale che grazie alla sua dialettica filosofica riuscì nell’intento di venerare l’indicibile attraversando il guado delle parole. Vincendo una disputa metafisica di fronte al re Janaka, fu prontamente mondato dalle sue menomazioni dal dio Varuṇa.

Ora però, il contesto scritturale dell’Aṣṭāvakragītā è influenzato anche dal Sāṃkhya, e così la mente vola subito alla fortezza dagli otto bastioni (puryaṣṭaka) che è l’essere vivente proprio secondo tale disciplina filosofica.

Puryaṣṭaka, gli otto componenti dello spirito incarnato, sono l’antaḥkaraṇa (organo interno dell’azione): intelletto (buddhi), ego (ahaṅkāra) e mente sensoriale (manas), più i 5 cinque sensi (jñānendriya), ossia le porte del corpo sensoriale (sūkṣma-śarīra) che permettono allo spirito (puruṣa), ivi imprigionato, di interagire con la materia (prakṛti).

Ora Puryaṣṭaka viene presentato come una fortezza, una città (purī), che ha otto porte verso l’esterno, o come una struttura volante (vimāna), che viaggia da una vita a quella successiva, portando con sé le tracce di memoria (karma) dello spirito imprigionato al suo interno.

Ebbene questa fortezza per ottenere mokṣa va distrutta con l’isolamento (kevala) e l’opera in via negationis del saggio Aṣṭāvakra ci ricorda proprio questo.

“La città fatta di otto parti (puryaṣṭaka) è come un sogno: la sua distruzione è la liberazione”, Yoga Vāsiṣṭha.

L'ABITAZIONE DELL'ANIMA ERRANTE
L’ABITAZIONE DELL’ANIMA ERRANTE

ALETHEIA: LA VERITA’ SECONDO I GRECI

a cura di Hopus

E se ti dicessi che per i Greci “verità” significava “non dimenticare”?
Quando oggi diciamo “verità”, pensiamo a qualcosa di oggettivo, dimostrabile, magari scritto in un libro o stabilito da una sentenza.
Ma per i Greci dell’antichità, la verità (ἀλήθεια, aletheia) era qualcosa di molto più profondo: era ciò che non si è dimenticato.

La parola ἀλήθεια deriva da:
λῆθη (lethe), che significa oblio, dimenticanza;
e il prefisso α- privativo: non-oblio, dis-velamento.

La verità, dunque, non si scopre: si ricorda.
Proprio come un sogno che riaffiora.
Come un’iniziazione che ti svela chi sei sempre stato.
Non a caso, i riti misterici orfici ed eleusini promettevano ai loro iniziati il ricordo della vera origine dell’anima. Le lamelle funerarie orfiche ammonivano:
“Non bere dalla fonte di Lete (oblio). Cerca quella di Mnemosyne (memoria).”

Platone stesso, nel Fedro, diceva che il conoscere è anámnēsis, cioè ricordo.
E le Muse, patrone dell’arte e della poesia, erano figlie di Mnemosyne, la Memoria.
La verità, per loro, non era una formula da imparare, ma un velo da sollevare.
Un’epifania che accade solo quando smetti di dimenticare.
Forse è per questo che i Greci non temevano la morte, ma l’oblio.
E forse è per questo che, ancora oggi, ricordare è un atto sacro.
Perché tutto ciò che vale la pena sapere… lo sapevamo già.
Solo che l’avevamo dimenticato.

Fonti
Platone, Fedro 249c–d
Lamine orfiche di Thurii (IV–III sec. a.C.)
Esiodo, Teogonia 55–60
Heidegger, L’essenza della verità
Burkert, Antichi culti misterici

ALETHEIA: LA VERITA' SECONDO I GRECI
ALETHEIA: LA VERITA’ SECONDO I GRECI