«Rendimi il padrone del ciuffo di ogni tiranno ostinato e di ogni diavolo ribelle, i cui ciuffi sono nella Tua mano.» — Ibn ʿArabī
«Sono asceso! Mi sono gettato nel mare della perplessità ed Egli mi ha lasciato a nuotarci dentro.» — Ibn ʿArabī
La Sura al-Anbiyāʾ attesta che ogni anima deve gustare la morte (Corano 21:35).
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Generalmente questo versetto viene inteso nel senso che tutti gli uomini un giorno moriranno.
Esotericamente, essa assume un altro significato, che completa, senza contraddire, il primo. Ogni livello della propria nafs (del proprio ego), deve essere “ucciso”, affinchè possa rinascere come “schiavo” (ossia sotto il dominio del Sè superiore).
Ci sono quindi iniziati che cercano non meno di quattro morti: morte non nel senso di nullificazione, ma “trasformazione”.
La prima è la Morte Bianca, per fame, che era collegata alla luce e all’illuminazione (ḍiyāʾ) tra gli Akbariani: il dominio sul desideri del corpo.
Poi c’è la Morte Nera, per tristezza, che è stata associata alla pazienza e all’umiltà nell’affrontare insulti e aggressioni da parte delle persone: il dominio sull’istinto di vendetta e reazione non meditata.
La Morte Verde è stata associata agli abiti rattoppati e alla povertà negli scritti di Ibn ʿArabī: il dominio sul desiderio di avere una vita pieni di agi e lussi superflui.
L’ultima è la Morte Rossa dell’anima. Il rosso, spiegava Ibn ʿArabī, è il colore del sangue—e la Morte Rossa deve il suo nome alla convinzione che si potesse “uccidere” il proprio nafs (l’anima inferiore o ego), per farla rinascere come propria “schiava”, ossia assumerne in pieno controllo.
La Morte Rossa è stata strettamente associata al Jihād Maggiore e ai jinn che parassitano o tormentono il credente nella letteratura sufi. «Convertire il proprio Iblīs all’Islam», annotavano al-Maʿarrī e Attar, «significa provocare la trasformazione dell’anima inferiore».
Come Salomone divenne padrone e signore dei jinn, così il credente deve diventare “padrone di ogni diavolo ribelle” (Ibn Arabi).
Molti di voi, oramai sempre più numerosi, continuano a chiedermi perché la “Russia” non finanzia le nostre iniziative, i nostri progetti…
“Quando bevi l’acqua ricorda la sorgente”
Questo insegnamento mi fu donato da mio padre, attento studioso della filosofia Zen.
Era precisamente un tardo pomeriggio in un capanno sperduto nel mezzo della giungla paraguaiana, il Chaco, e rispondendo ad una mia domanda circa il suo rapporto con determinati uomini straordinari mi disse : innanzitutto quando bevi l’acqua, ricordati sempre la sorgente.
Parafrasando dunque questo prezioso proverbio buddista mi invitava ad essere riconoscente soprattutto per le origini delle nostre esperienze, spirituali, politiche o più estesamente esistenziali.
Voi vi chiederete cosa c’entra questo “pensiero zen” con la richiesta di supporti economici per i nostri progetti o le nostre iniziative all’interno della guerra culturale che stiamo combattendo.
Ebbene c’entra molto.
Un giorno, a Mosca ebbi l’occasione di conversare con un uomo potente, ricco e quasi impossibile da incontrare.
Lui si rivolse a me e disse : Rainaldo cosa posso fare per te? Io risposi : Nulla signore, grazie. Tuttavia semmai io possa fare qualcosa per lei ne sarei felice.
Poi aggiunsi : Dove c’è una Volontà c’è una Via….
Lui mi osservò stupito e conversò con il mio accompagnatore che invece diversamente da me aveva qualcosa da chiedere…
Il denaro è importante, in taluni casi è anche molto importante, ma non potrà mai equivalere alla conoscenza ed alla amicizia di donne o uomini straordinari. Se un giorno giungeranno dei sostegni economici ciò accadrà perché doveva accadere e non serve a nulla dunque chiedere .
Se si pensa all’origine , così come si deve pensare alla sorgente quando si beve dell’acqua, forse riusciremo a comprendere che l’essenziale, ciò che è più importante, è già arrivato.
L’unica via di uscita da questo caos è unire le forze dei popoli per pensare non più per nazioni o singole civiltà di polarizzazione, ma pensare globalmente a livello planetario e guardare alle civiltà come a cespugli conformati dai fiori rappresentati dalle nazioni, ossia cinque civiltà per ogni continente terrestre circondato dai quattro mari disposti ai quattro venti.
Lo Stato-Nazione è una infrastruttura obsoleta generata nell’alto medioevo europeo con la formazione dello stato pontificio, che ha distrutto come un parassita il grande sistema imperiale romano che auspicava, come l’impero cinese con la dottrina confuciana del Tian Xia, di unire il mondo sotto un unico cielo, inseguendo le orme del Sol Invictus, un sistema imperiale interculturale che è agli antipodi del sistema statalista internazionale, in quanto nel sistema dell’impero vige un ordine chiaro e intelligibile mentre nel sistema dello stato vige l’anarchia internazionale formata da guerre di interessi delle élites finanziarie, le quali sono ben diverse dalle antiche guerre per i sacri valori imperiali votate ad unire prodi guerrieri di diverse razze, culture ed etnie anziché a dividere e a immolare vittime innocenti in nome del vile denaro o di amore per il potere, proprio come sta avvenendo in Palestina oggi, la terra di una nazione in cui possono benissimo convivere due popoli in un unico stato di Palestina insieme alla presenza di tutte le Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche.
Bisogna quindi pensare realmente a una concezione imperiale planetaria che metta fine a tutte le guerre e che sia disposta con un suo ordine, contraddistinto per impalcature a risega con i palchi continentali e il soppalco planetario imperiale concentrato sul quinto continente di Antartide, per mettere in opera due livelli amministrativi superiori ai cardini continentali delle civiltà che vengano composti per delegazione, sia il livello continentale conformato dalle cinque civiltà continentali sottostanti, e sia il livello imperiale ultracontinentale antartico, un funzionamento a due piani di intervento incentrato sul continente antartico, un governo imperiale planetario strutturato temporaneamente dai rappresentanti politici dei cinque continenti insieme a delegati delle cinque sacre religioni tradizionali rivelate e autentiche, nonché a delegati delle cinque classi sociali mondiali, che sono rispettivamente i contadini del primo settore, gli artigiani del secondo settore, i letterati del terzo settore, i guerrieri del quarto settore e gli imperiali del quinto settore che, seppure fino ad oggi non sia ancora avvenuto l’avvento del Salvatore Promesso dall’escatologia profetica delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche, quale futuro imperatore planetario, esso resta un progetto capace di autosostenersi a patto che il monopolio dell’uso della forza venga trasferito da tutti gli stati nazionali del mondo al congresso di questa triade imperiale, rappresentata da un Gran Visir Planetario o segretario, eletto ad unanimità.
Stiamo parlando quindi di un sistema internazionale imperiale coerente e che sia l’alternativa efficace al sistema internazionale dello stato nazione impostato con la nascita di quell’inutile e farraginosa Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1947, e che oggigiorno soltanto il convogliamento di una diplomazia efficiente tra l’oriente del multipolarismo dei BRICS e l’occidente del monopolarismo di AUKUS può risolvere, in quanto a tutt’oggi la UE non trova ancora la forza di imporsi a livello internazionale come mediatore tra queste due forze in atto, poiché non possiede ancora questa chiara visione primordiale, quale è quella del PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale, né tantomeno c’è qualche forza rilevante che la proponga ai popoli europei come alternativa al sistema guerrafondaio vigente.
Infatti l’Europa è ancora soltanto un toponimo geografico e la UE è una burocrazia sovranazionale dominata da élites dell’alta finanza, da cui non riusciamo ancora fino ad oggi ad allontanarli dalle leve del potere politico, una realpolitik deviata da una manipolazione multilivello.
L’unica azione politica possibile adesso è fare pressione, è far adottare un simile progetto agli attuali protagonisti mondiali per adesioni di persone, aziende ed enti di ogni ordine e grado affinché si attivi un movimento trasversale mondiale di concretizzazione di questo progetto imperiale planetario.
L’America è in crisi profonda: identitaria e imperiale. Isolata, violenta e dipendente da psicofarmaci, esporta il proprio declino imponendosi su un’Europa ridotta a colonia. Ma la retorica patriottica non basterà a salvarla dal suo stesso vuoto.
Il declino americano e la sua ombra sull’Europa
Nel cuore della crisi globale contemporanea si staglia una verità scomoda: gli Stati Uniti d’America, a lungo percepiti – grazie a un prodigioso storytelling – come faro della civiltà occidentale, stanno vivendo una doppia crisi — interna e imperiale — che, lungi dall’essere risolta, viene esportata a suon di pressioni economiche, imposizioni geopolitiche e derive culturali. L’Europa, priva di una reale autonomia strategica, rischia oggi di trasformarsi nella discarica simbolica e materiale delle macerie dell’egemonia americana.
Una crisi identitaria e imperiale
La crisi interna degli Stati Uniti non si esaurisce nel dato economico o nella polarizzazione politica. È più profonda: è una crisi di senso. La narrazione fondativa della nazione americana — quella dei Padri pellegrini, del Sogno americano, della frontiera come spazio di scoperta — si è dissolta in un presente privo di ideali, dominato da un consumo insaziabile e da un nichilismo travestito da libertà individuale.
Secondo i dati del Pew Research Center (2022), l’85% degli statunitensi ritiene che la politica nazionale sia “profondamente corrotta”, e oltre la metà afferma di sentirsi “disconnessa” dalla propria comunità.
Parallelamente, la crisi imperiale si manifesta nell’incapacità americana di mantenere il proprio dominio mondiale senza ricorrere alla forza. La supremazia militare non basta più a giustificare un sistema economico fondato sull’accumulazione e l’egemonia monetaria.
La strategia delle sanzioni, delle guerre per procura e dell’imposizione di standard unilaterali su energia, difesa e tecnologia mostra crepe sempre più evidenti. Secondo il Congressional Research Service, gli Stati Uniti hanno partecipato direttamente o indirettamente a oltre 200 conflitti armati dal 1945 a oggi. È un dato che parla da sé.
Trump come sintomo (e acceleratore)
Donald Trump non è un’anomalia, ma il prodotto di questa doppia crisi. La sua retorica — protezionista, iper-nazionalista, vendicativa — rappresenta una risposta regressiva e predatoria al declino percepito. Il suo “America First” non è altro che una maschera per legittimare lo sfruttamento di partner commerciali, alleati strategici e persino cittadini interni. La sua proposta di benessere è, in fondo, una promessa neocoloniale: prosperare non grazie alla cooperazione, ma a spese degli altri.
L’illusione della “Grande America” si infrange contro dati sociali impietosi. Gli USA sono oggi uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi nel mondo industrializzato, secondo l’American Foundation for Suicide Prevention. Il consumo di oppiacei come il fentanyl è diventato una piaga strutturale: nel 2023, secondo i CDC, oltre 112.000 persone sono morte per overdose, il numero più alto mai registrato nella storia del paese.
Un modello sociale autodistruttivo
Gli Stati Uniti stanno divorando sé stessi. L’atomizzazione sociale, l’isolamento crescente, la competitività estrema hanno sgretolato il tessuto comunitario. Il sistema ideologico americano — basato sulla supremazia dell’individuo, del profitto, della proprietà — si è trasformato in un boomerang esistenziale.
Gli USA sono oggi il paese con la maggiore incidenza di disturbi mentali trattati con psicofarmaci tra i paesi OCSE, come conferma l’OECD Health Statistics (2023). Non sorprende, quindi, che la partecipazione elettorale sia tra le più basse dell’Occidente industrializzato, e che la fiducia nelle istituzioni democratiche sia crollata.
I due principali partiti politici — Democratico e Repubblicano — risultano sempre più indistinguibili nelle loro alleanze con le grandi lobby economiche e industriali. La democrazia americana è un teatro in cui l’alternanza di governo maschera una continuità di interessi profondamente oligarchica.
L’Europa come colonia
Il malessere americano viene esportato. L’Europa, un tempo interlocutrice, è ora ridotta a mercato di sbocco e a pedina strategica. Dalle forniture energetiche (acquistate a prezzi imposti) alle scelte in politica estera (dalla Nato al sostegno a Israele), l’Unione Europea mostra una dipendenza sistemica dagli Stati Uniti. L’autonomia strategica europea — tanto evocata quanto disattesa — resta un miraggio. Come ha sottolineato Emmanuel Macron nel suo controverso discorso del 2023 a Pechino, “l’Europa non deve essere vassalla”.
Tuttavia, i fatti raccontano un’altra storia. L’imposizione di standard tecnologici americani, il controllo digitale attraverso i big tech, la subordinazione militare agli interessi statunitensi rendono l’UE un’appendice dell’impero. Il paradosso è che, mentre gli Stati Uniti declinano, riescono ancora a trascinare i loro alleati nella loro agonia geopolitica.
Il futuro che incombe
L’egemonia americana è malata di se stessa. La sua violenza non è soltanto militare, ma culturale, esistenziale. È l’esportazione di un vuoto di senso mascherato da libertà, di una crisi profonda mascherata da progresso. L’Europa deve decidere se restare in questo abbraccio mortale o riconquistare una propria traiettoria storica.
Gli Stati Uniti, nel frattempo, dovranno affrontare il conto del loro declino imperiale. Perché nessun impero, per quanto armato, può sopravvivere a lungo quando ha smarrito il proprio significato.
“Questo straordinario libro contiene una traduzione integrale del Tao Te Ching dal cinese, accompagnata da un ampio commento mistico sufi a ciascun verso, a cura del rinomato studioso Professor Seyyed Hossein Nasr, che integra al proprio commento anche brani tratti dal Divan di Hafiz, dal Mathnawi di Rumi, da Sa‘di, Nizami, Farid al-Din ‘Attar, Shabastari e Bayazid Bastami. Il Profeta, su di lui la pace, disse: «Cercate la conoscenza, anche fino in Cina».
Nel 1974, la più antica copia esistente del Tao Te Ching di Lao Tzu (VI–IV secolo a.C.) fu rinvenuta a Xi’an, insieme ai guerrieri di terracotta posti a guardia del mausoleo del primo imperatore cinese, Qin Shi Huang. Negli anni Settanta, il professor Toshihiko Izutsu — islamista, filosofo e linguista giapponese — collaborò a Teheran con il dottor Seyyed Hossein Nasr per tradurre questo tesoro in lingua inglese. Il dottor Nasr lo tradusse successivamente in persiano, aggiungendo un commento sufi che è stato recentemente pubblicato in Iran. Ora quest’opera è stata tradotta in inglese con annotazioni a cura di Mohammad H. Faghfoory.
Lo studioso riconosciuto come il “padre delle religioni del mondo”, Huston Smith, definisce il Tao Te Ching un “ testamento della naturale intimità dell’essere umano con l’universo, [che] si può leggere in mezz’ora o lungo un’intera vita…”. Immaginate di avere una delle scritture fondamentali dell’umanità, come il Tao Te Ching, spiegata da un così rinomato studioso sufi e autorità spirituale di fama internazionale quale è il dottor Seyyed Hossein Nasr. Passaggi la cui sottigliezza è normalmente inaccessibile alla mente occidentale diventano chiari. Attraverso l’uso penetrante dei versi di grandi figure persiane come Rumi, Hafiz e ‘Attar, il lettore viene introdotto al ‘mondo’ che sta dietro ‘questo’ mondo”
“Svelando una dimensione poco esplorata di uno dei mistici più controversi del XX secolo, ‘The Islamic Sufi Influence on Aleister Crowley & Thelema’ presenta un’indagine rivoluzionaria sui rapporti di Crowley con il pensiero sufi e l’Islam esoterico. Quest’opera, al contempo accademica e accessibile, esamina le sottili correnti della metafisica sufi, del simbolismo e dei percorsi iniziatici all’interno del sistema thelemico di Crowley. Attingendo a fonti primarie, corrispondenze storiche e dottrina sufi, il libro rivela in che modo figure come Ibn ʿArabī e il concetto di gerarchia spirituale abbiano influenzato il cammino interiore di Crowley. Che tu sia uno studioso dell’occultismo, del sufismo o del misticismo comparato, quest’opera offre una sintesi rivelatrice che sfida le interpretazioni convenzionali dell’eredità di Crowley”
Come esseri pensanti siamo direttamente responsabili della realtà che andiamo vivendo, e di come ci relazioniamo ad essa. Non c’è dubbio che siamo il frutto della nostre conoscenze, delle nostre convinzione, insieme a quelle indotte attraverso i copioni familiari e degli ordini e giudizi che abbiamo fatto nostri attraverso il legame di sangue che ci tiene uniti nelle numerose generazioni.
Non c’è dubbio, che ci troviamo costantemente in relazione con il nostro passato e con il passato di tutta la nostra specie familiare e biologica. Così come siamo tutti, anche se non consapevolmente in relazione con il nostro avvenire, personale, familiare e collettivo.
Siamo esseri interconnessi simultaneamente con gli eventi terrestri, cosmici e spirituali che sono costantemente in essere.
Dovremmo imparare ad interagire con l’ idea che non siamo esseri monolitici. Ma fatti dai mille volti del divino che vive in noi così come in ogni altra forma là fuori.
IA è, la nuova grande potenza globale. Corre veloce, spinta non da cavalli, ma da algoritmi. Trump l’ha capito bene. Il suo piano “Winning the Race” sposta il baricentro dell’alleanza atlantica: non più NATO, ma una nuova alleanza digitale, fondata su hardware, software e visione americana.
La Cina risponde con un piano in 13 punti, puntando sulle Nazioni Unite per legittimare la sua leadership. E noi, il “Vecchio Continente”? Come spesso accade, ci affrettiamo a regolare ciò che non possediamo. Abbiamo partorito con orgoglio l’AI Act, il primo quadro normativo sull’Intelligenza Artificiale al mondo. Bravi. Peccato che manchino gli investimenti. Secondo Stanford, l’Europa investe in IA meno del 5% rispetto agli Stati Uniti. Una statistica che non è solo deprimente, è devastante. Ma non importa: noi ci accontentiamo di scrivere le regole del gioco… mentre gli altri giocano e vincono.
L’Intelligenza Artificiale non è solo una tecnologia. È una nuova grammatica del potere. Chi programma, comanda. Chi compra, si adatta. Chi resta fermo, scompare.
Tutto ciò che sta accadendo è tremendo oltre che inverosimile. Incendi, terremoti, zanzare che veicolano infezioni e virus, piogge torrenziali che provocano disastri idrogeologici, morti e, non ultimo, il rischio che da un momento all’altro possa scoppiare una guerra mondiale dalle conseguenze inimmaginabili.
Vi pare poco?
Se l’intento delle elite che operano nei loro rifugi è quello di farci vivere sotto una minaccia perenne, lo scopo è stato raggiunto, la paura serpeggia, il popolo consapevole assiste smarrito all’ apocalisse che da alcuni anni tedia le nostre esistenze.
Il paradosso consiste nella pervicace volontà di dimostrare che tutto quel che accade è imputabile all’uomo.
I passaggi storici che si sono susseguiti dalla liberazione ad opera dell’esercito Usa fino ai giorni nostri, se correlati, dimostrano che esiste un filo conduttore, una strategia che ha portato il vecchio continente in uno stato di sottomissione rispetto ad america e regno unito (il carattere minuscolo è voluto).
Cos’altro potevamo aspettarci da due realtà colonialiste che hanno sancito il loro predominio sulle genti sfruttando e talvolta cancellando intere etnie se non assoggettabili ai propri voleri?
Tutto quel che è accaduto in Italia da Portella della ginestra in poi passando per le stragi degli anni ’70, il rapimento di Aldo Moro, l’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino fino ai giorni nostri è frutto della medesima regia. Persino le epidemie, la “spagnola” in primis sono state frutto di cinica programmazione.
Il dopoguerra italiano ha fatto la fortuna di alcune famiglie mafiose, di personaggi equivoci che hanno saputo riciclarsi, di delinquenti comuni ereditati dal regime deposto, di avvoltoi e avventurieri funzionali al progetto di disarticolazione dello stato italiano, nato alla fine dell’800 da una discutibile unificazione e oggi finito, attraverso un percorso accidentato e qualche tentativo di resistenza politica andato male , nelle mani di potenti oligarchie massoniche poste a tutela delle famiglie che agiscono dietro le quinte di un potere torbido che utilizza il debito, la paura e la continua pressione psicologica causata da eventi per nulla naturali di notevole capacità distruttiva.
Negli ultimi decenni abbiamo conosciuto le principali armi tecnologiche utilizzate per tenerci in scacco, impedire la nostra crescita..Haarp, Muos, armi ad alto potenziale energetico, geoingegneria, cloud-seeding, frequenze micrometriche ed infine i farmaci industriali…presidi dei quali, fino a qualche anno fa, ignoravamo la letalita’ poiché presentati come conquiste della scienza(h).
Uscendo dai nostri confini nazionali guardando all’unione europea di cui, nostro malgrado, facciamo parte ci accorgiamo che gli obiettivi perseguiti sono tutt’altro che tranquillizzanti. L’Europa della libera circolazione di persone e merci è in realtà una gabbia oppressiva, usuraria, guerrafondaia che ci ha privato della possibilità di agire per la tutela degli interessi nazionali, stretti come siamo tra la pressione di un debito sicuramente contestabile, la paura di affrontare la situazione trattati alla mano, la corruzione ed il malcostume con cui è stata infiltrata una classe politica sempre più attenta al proprio tornaconto, indebolita dagli agi e dai vizi messi a loro disposizione, nonché dai ricatti ai quali sono sicuramente sottoposti avendo accettato regole di ingaggio impossibili da disattendere.
La drastica riduzione delle prerogative statuali e dei diritti fondamentali dell’essere umano sono l’orrenda prova della loro accondiscendente colpevolezza.
Tutto ormai è rinchiuso dentro logiche privatistiche, tutto è negoziabile e mercificabile persino il diritto alla vita. Gli interessi economici delle diverse lobby di potere prevalgono su tutto.
Solo un disperato atto di coraggio può far saltare il gioco perverso costruito nel tempo, concepito per sottomettere e cancellare ogni traccia della nostra millenaria civiltà, le tradizioni nazionali.
Il gioco si è fatto duro e solo i duri di carattere, sottili di intelletto ma soprattutto dotati di ferree qualità morali ed etiche possono partecipare. Individuarli non sarà facile…auguriamoci che almeno stavolta ci venga in aiuto la buonasorte, l’intuito e quella parte di divino ancora presente in qualche persona dall’animo elevato.
“Il concetto di conoscenza esoterica rappresenta uno dei pilastri della tradizione intellettuale islamica. Sebbene trovi la sua espressione più evidente nel sufismo, esso ha profondamente influenzato anche i primi tre secoli e mezzo del pensiero sciita. In questa ricca antologia, Leonard Lewisohn esplora l’esoterismo islamico attraverso le opere di undici autori vissuti tra la Persia, l’Asia Centrale e l’Asia Minore, dall’XI al XIX secolo. Di ciascun testo egli presenta ampi estratti in traduzione, accompagnati da introduzioni dedicate alla vita, alle opere e al pensiero dell’autore. Nel corso del suo dotto e illuminante commento, Lewisohn indaga il comune fondamento del pensiero e della terminologia esoterici, rivelando un’unità di prospettiva tra i pensatori musulmani”