L’IMPORTANZA DEL RITO

di Luca Rudra Vincenzini

Rāmakaṇṭha, uno dei principali esponenti della scuola duale dello Śaivasiddhānta, sottolinea l’importanza del rito, delle pratiche e del servizio, dopo l’iniziazione (dīkṣā), come mezzi per il raggiungimento di mokṣa. Abhinavagupta, al contrario, dal centro della sua filosofia non-duale (Paramādvaitavāda), contesta l’uso delle pratiche. Note sono le sue critiche allo yoga classico di Patañjali e a Śaṅkara. Il punto di partenza è che siamo già nello stato naturale (svabhāva), ergo la pratica in tale ottica è superflua. In seguito Abhinava, però, riprendendo il Mālinīvijayottaratantram, riconosce nove livelli di discesa della grazia (śakti-nipāta, forte, mediana e debole divise in 9 sottogruppi), e accetta il fatto che, pur essendo tutto Uno, esistono gradi di disvelamento. Ebbene senza la pratica il paśu, letteralmente bestiame, essere umano grezzo, spento e non iniziato ai sacri misteri, rimane tale.

L'IMPORTANZA DEL RITO
L’IMPORTANZA DEL RITO

CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO

di Francesco Braschi

Nel 1978 debuttava una serie animata inizialmente incompresa, capace però di guadagnarsi nel tempo il posto d’onore che le spetta all’interno della produzione del maestro giapponese.

Per quanto possa suonare strano, non si parla molto di Conan il ragazzo del futuro (未来少年コナン Mirai shōnen Konan). Datato 1978 (in Italia arrivò nel 1981), questo cartone animato in 26 episodi è basato sul romanzo Conan, il ragazzo del futuro (The Incredible Tide) di Alexander Key (pubblicato nel 1970) e, se a qualcuno potrebbe magari non suonare il titolo (ha avuto una programmazione ondivaga nel corso degli anni nel nostro paese, dove è praticamente ‘sparita’ dai palinsesti dopo il 2012), di sicuro il nome del suo co-creatore è però ben noto.

Si tratta del regista, sceneggiatore e animatore di quasi tutte le opere dello Studio Ghibli, ovvero Hayao Miyazaki, che qui collaborò con Keiji Hayakawa e il futuro socio Isao Takahata. Prima del grande successo di critica, e prima della creazione dello Studio Ghibli stesso, Hayao Miyazaki aveva lavorato a molte produzioni animate, ma è abbastanza prudente affermare che è Conan il ragazzo del futuro il lavoro dove si possono meglio scovare le origini dello peculiare stile visivo e delle influenze sullo Studio Ghibli e ciò che – probabilmente – gli ha permesso poi di consolidare la sua carriera di filmmaker.

Come detto, Conan il ragazzo del futuro è stato realizzato sul finire degli anni ’70 e, nonostante sia quindi stato realizzato oltre cinque anni prima della fondazione dello Studio Ghibli, racchiude già tutti gli stilemi e le tematiche portanti di quasi tutti i film successivi di Hayao Miyazaki: ambientalismo, stigmatizzazione delle guerre, personaggi femminili forti, antagonisti moralmente ambigui e, nonostante un aspetto ‘arcaico’, il character design e i colori pastello che diverranno tipici dello Studio Ghibli.

Io di Conan il ragazzo del futuro non posso parlare come se fosse solo un cartone. Non riesco. È troppo. Troppo bello, troppo potente, troppo umano. È uno di quei viaggi che ti porti dentro per sempre, anche se lo guardi da ragazzino o da vecchio. È un abbraccio caldo. È fango, vento, sangue, cuore. È una carezza data coi calli sulle mani.

Non so se è l’anime più bello mai fatto, sicuramente tra i capolavori assoluti. È diretto da Miyazaki, sì, ma non è quello Miyazaki tutto fatine e magia e gattini volanti…No. (Che comunque sono bellissimi anche quelli.) Questo è Miyazaki operaio, artigiano, idealista, sudato. È il Miyazaki che crede ancora che l’umanità si possa salvare. A fatica, a botte, ma si può.

Conan è un ragazzino nato dopo l’apocalisse. Il mondo è saltato per aria, le città sono sprofondate, l’acqua ha inghiottito la terra. Un disastro. E lui vive su un’isoletta, solo con suo nonno. E lì già capisci tutto: che la vita va avanti anche dopo che la vita è finita. Che basta un filo d’amore e un po’ di sole per tirare avanti.

Ma poi arriva Lana. E lì inizia tutto. Perché Conan è sì un’avventura post-atomica, ma è prima di tutto una storia d’amore. Ma non quell’amore da baci e cuori e sospiri. No. È l’amore che ti fa fare tutto: attraversare il mare, spaccarti le ossa, rischiare la vita, lottare. Conan ama Lana come si ama quando sei puro. Come solo i ragazzini e gli uomini veri sanno amare: senza se e senza ma. Senza strategia.

E intorno a loro c’è un mondo che fa schifo. Industria, guerra, controllo, fame, prepotenti, ricchi che comandano, poveri che zappano. C’è Industria, che è tipo una città che sembra una prigione, dove tutto puzza di metallo e sfruttamento. E ci sono i cattivi – e pure lì Miyazaki ci fa il regalo di non fare i cattivi classici. Sono malati di potere, ma non sono stupidi. Sono gente che ha perso il cuore e se n’è fatta una ragione.

E poi c’è il Nonno di Lana, Briac Rao, Altro che vecchietto tenero. Quello è un pezzo di storia vivente. È come un libro di carta ingiallita, ma che brucia ancora. Uno che c’ha dentro il passato, le bombe, gli errori dell’umanità. E c’ha pure la speranza. Perché lui, nonostante tutto, ci crede ancora. Ci crede nei giovani, nell’amore, nella possibilità di cambiare le cose. È uno di quelli che sta zitto, osserva, e quando parla è meglio che stai attento. Perché ogni parola è una pietra.

Ahhh… il Capitano Dyce. parliamo seriamente.

Perché Dyce è uno che non ti scordi. Uno di quelli che all’inizio ti stanno pure un po’ sul culo — con quel suo modo strafottente, le battute secche, l’aria da “mi faccio i cazzi miei e voi arrangiatevi” — ma poi ti prende. Ti prende forte. E quando te ne accorgi, gli vuoi pure bene. Sì, perché sotto quella scorza da vecchio marinaio un po’ cialtrone c’è un uomo vero. Di quelli che non fanno i discorsi, ma quando c’è da scegliere tra il potere e la coscienza, scelgono la coscienza. Sempre.

Poi c’è Monsley, la rossa. ( Che sposerà Dyce) Dio, che personaggio! Parte come stronza fascista con l’uniforme, fredda come un coltello. E poi cambia. Si sveglia. Si ricorda di avere un’anima. E te ti commuovi. Perché ogni volta che un personaggio cattivo diventa buono, un pezzo di mondo si aggiusta.

E non posso non parlare di Jimsey. Che è la fame. La risata. La pancia vuota e la vita piena. È quel tipo di amico che ti salva anche quando rompe le palle. E poi è sporco, grezzo, leale. Come piacciono a me.

E poi c’è Indastria. Che solo a nominarla ti viene voglia di sputare per terra. È la città dei padroni, dei fili, delle leve, delle divise. Una gabbia d’acciaio dove l’aria non gira e la gente non pensa più. Lì ti tolgono la libertà con la scusa dell’ordine. Ti dicono cosa fare, come pensare, chi amare. E se non stai al gioco, ti schiacciano. È la fabbrica dell’obbedienza. È la fine della fantasia.

Ma il bello è che Miyazaki non te la butta in faccia come il male assoluto. Te la fa vedere com’è: efficiente, pulita, organizzata… eppure marcia. Ti fa capire che il vero pericolo è quando l’umanità diventa un ingranaggio. Quando tutto funziona, ma nessuno è felice. Quando l’uomo serve la macchina, invece del contrario.

Repka. ‘Sto bastardo.

Repka è quel tipo di stronzo che non alza mai la voce. Non ha bisogno. È peggio. È freddo. È liscio. È il tipo che ti fotte con calma, con educazione, mentre tu manco te ne accorgi. Non si sporca le mani, lui. Ti spezza le ossa senza alzare un dito. Comanda. Decide. E chi non gli va bene, fuori dai coglioni.

È la faccia di Indastria, quella più marcia. Quella che ti sorride in faccia mentre ti mette la catena al collo. Sempre in ordine, sempre serio, sempre dritto. Ma dentro è putrido. Non c’ha cuore, non c’ha anima. È un pezzo di ghiaccio messo in piedi con una giacca stirata e una voce piatta che ti fa venire voglia di spaccare tutto.

“Harbor” il villaggio. Quel pugno di case e di gente che vale più di mille città.

Harbor non è solo un villaggio. È una boccata d’aria dopo l’inferno. È un posto piccolo, semplice, fatto di legno, sabbia e sudore. Niente luci, niente comandi, niente tecnologia a incatenarti. Solo gente viva. Gente che lavora, che sbaglia, che ride, che si aiuta. Harbor è come dovrebbe essere il mondo. O almeno quello che resta di buono.

Quando ci arrivi, dopo l’angoscia di Indastria, ti sembra un sogno. Un sogno sporco, ma vero. I bambini giocano, gli adulti si spaccano la schiena ma senza diventare bestie. Nessuno vuole dominare, nessuno comanda con la paura. C’è la terra, il mare, il cielo. E c’è la libertà. Quella vera. Quella che non si compra, ma si costruisce ogni giorno.

È lì che Jimsey vive come un matto libero. Con la canna da pesca, le risate, le mani sempre zozze. È lì che Conan trova un pezzo di casa. Non una casa vera, coi muri e i mobili. Ma quella casa che ti dà la gente. Gli sguardi. Il rispetto.

Harbor non è perfetta. C’è la fatica, c’è la povertà, c’è anche la paura quando arriva Indastria con le sue grinfie. Ma è viva. Ed è giusta. E quando serve, combatte. Senza eserciti. Con le reti, i bastoni, il coraggio. Perché lì la libertà se la sentono addosso, e non la mollano manco morti.

Harbor ti fa capire che non servono grattacieli per essere felici. Che puoi stare bene anche senza niente, se attorno hai le persone giuste. Se c’è onestà. Se c’è cuore.

E quando Conan parte da lì, te lo senti che gli dispiace. Perché Harbor è uno di quei posti che ti resta dentro. Che magari non ci sei nato, ma ci lasci un pezzo di te.

Io uno come Harbor lo vorrei davvero. Niente telefoni, niente divise, niente capi. Solo il rumore del mare, il pane fatto in casa, e gente viva che non si inginocchia mai.

Ma torniamo a Conan. Perché lui è il motore. È un ragazzino che corre, salta, si tuffa, urla, ride. Ha le mani grosse, si aggrappa dappertutto con i piedi nudi, il cuore che batte come un tamburo. Conan è l’umanità che non si è arresa. È la speranza col coltello tra i denti. È la forza della natura con gli occhi buoni. E poi non ha paura di niente. Ma non perché è incosciente, eh. È che ci crede. Crede nell’amore, nella giustizia, nella verità

Crede che il mondo possa essere migliore. E allora combatte, anche quando non ci sono speranze.

E ogni episodio è un’invenzione. C’è l’azione, il fiato sospeso, i paesaggi meravigliosi, le macchine volanti, i tunnel, le battaglie, le fughe. Ma c’è anche poesia, malinconia, solitudine. Ogni tanto ti trovi a ridere come un cretino, e due minuti dopo ti senti un nodo alla gola.

I disegni sono bellissimi. È roba del ’78. Perché ci sono certe espressioni, certi tramonti, certi movimenti di Conan che ancora oggi sono più vivi di tante robe piene di effetti speciali. Miyazaki disegna come un muratore che ti fa la casa con le mani. Ogni scena è costruita, scolpita, sudata. E la senti.

E poi, dietro tutto, c’è questo messaggio che ti entra dentro piano piano: l’uomo distrugge, sì. Ma l’uomo può anche ricostruire. Con fatica. Con amore. Con le mani nude. Conan ti insegna che si può sbagliare, ma che si può rimediare. Che la tecnologia non è il nemico, ma lo diventa quando perde l’anima. Che vivere bene non è vivere comodi, ma vivere giusti.

E te lo dice con una semplicità che ti spacca. Senza prediche, senza moralismi. Solo mostrandoti la bellezza di un ragazzino che si tuffa nel mare per salvare chi ama.

È un capolavoro perché non c’ha paura di farti vedere quanto fa schifo il mondo. Ti mostra la distruzione, l’avidità, il potere marcio, la gente che schiaccia altra gente per stare comoda. E poi ti butta dentro un ragazzino coi piedi scalzi e il cuore grosso, che corre, cade, si rialza, e ti insegna che non devi mollare. Mai.

Ma per fortuna direi…ci sono i Conan, i Capitani, i Nonni. Gente che anche se ha paura, va avanti. Gente che si fa in quattro per salvare una ragazzina o un amico. Gente che ti fa credere che alla fine, anche in un mondo rotto, puoi trovare qualcosa per cui valga la pena vivere. Magari un abbraccio. Magari un tramonto. O magari una barca, un po’ sgangherata, che ti porta via da Indastria, verso qualcosa di meglio. Anche se non sai ancora cos’è.

Ma almeno vai. E non resti fermo.

Come dovrebbe fare ogni uomo.

E guarda, alla fine Conan non ti lascia col finale. Ti lascia con un senso. Che se vuoi cambiare le cose, devi metterci tutto. Cuore, forza, lacrime, sudore. E che anche quando tutto sembra perso, se hai qualcuno da amare e un motivo per combattere, puoi farcela.

Io Conan me lo porterò dentro sempre. Come una bussola. Come un fratello maggiore. Perché ogni tanto nella vita ti senti solo, ti senti sbagliato, ti senti inutile. E allora ti ricordi di lui, che non si è mai arreso.

E ti rialzi. Ti pulisci le ginocchia. E ricominci a correre.

Come Conan.

Sempre.

CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO
CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO

ESSERE UMANO: CONOSCERE BENE LA SUA STRUTTURA PER RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI

a cura di Fratellanza Bianca Universale

Si possono risolvere tutti i problemi, ma a condizione di conoscere bene l’essere umano, la sua struttura, le forze che sono in lui e le relazioni che egli intrattiene con l’universo, come la scienza esoterica le ha studiate da migliaia di anni. Molti scienziati considerano l’uomo una macchina, alcuni continuano addirittura a paragonarlo a qualcosa di meccanico, senza sospettare che in lui esistono forze, entità e intelligenze ancora sconosciute che, in certe condizioni, sono capaci di fabbricare nell’organismo degli elementi che prima non esistevano. Ignorano che, al di là del corpo fisico, l’uomo possiede altri corpi di natura sottile: i corpi eterico, astrale, mentale, causale, buddhico e atmico. Non sanno molto bene che cosa sono l’intelletto, il cuore e la volontà… e men che meno l’anima e lo spirito! Immaginano così di poter guarire le persone? È impossibile! È impossibile perché procedono in modo sbagliato, perché non vogliono comprendere che cos’è realmente l’essere umano.*

Omraam Mikhaël Aïvanhov

ESSERE UMANO: CONOSCERE BENE LA SUA STRUTTURA PER RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI
ESSERE UMANO: CONOSCERE BENE LA SUA STRUTTURA PER RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI

Peggio di una guerra: l’Europa si è fatta distruggere dagli USA e ringrazia anche

di Marquez

28 Luglio 2025

Accordo USA-UE: gas a peso d’oro, investimenti “guidati” e un’industria europea sacrificata. Trump comanda, Ursula obbedisce: è una capitolazione totale. E noi? Spettatori di una resa firmata in nome dell’unità europea.

Trump detta, Ursula firma: l’UE si inginocchia a Turnberry

Altro che cooperazione transatlantica: l’incontro tra Donald Trump e Ursula von der Leyen a Turnberry è stato l’equivalente politico di una resa firmata con penna d’oro e inchino. Dietro la retorica del “nuovo equilibrio commerciale” si cela un accordo che sancisce una sottomissione economica dell’Unione Europea agli interessi statunitensi, mascherata da intesa tra pari.

Le cifre parlano chiaro: 750 miliardi di dollari in forniture energetiche (gas liquefatto in primis) da acquistare a tempo di record, ovvero entro la fine del possibile secondo mandato di Trump. Chi non chiama questo un ricatto temporale, non ha mai avuto a che fare con un venditore d’armi.

Nel frattempo, gli investimenti “europei” negli USA ammontano a 600 miliardi. Ma con una clausola degna del più spregiudicato schema mafioso: i soldi li mettiamo noi, le decisioni su dove e come investirli le prendono loro. Se ci va bene, a progetto concluso, ci restituiranno l’involucro.

In cambio? Uno “sconto” sulle tariffe doganali, dal 30% al 15%. Un gesto magnanimo – già neutralizzato, ça va sans dire, dalla svalutazione del dollaro.

Austerità per l’industria, abbondanza per i missili

Tra le clausole dell’accordo c’è anche la fornitura, anzi la pioggia, di armamenti USA verso l’Europa. Una pioggia benedetta, a quanto pare: perché se vorremo continuare a respirare, sarà bene attrezzarci per andare a cercare le risorse altrove, con la forza se necessario. In altre parole: esportare democrazia, importare gas, e armarsi fino ai denti. Il tutto, sotto la supervisione compiaciuta di Bruxelles.

La cosiddetta “capitolazione di Ursula” non si limita ai combustibili fossili o alla siderurgia: anche acciaio e alluminio restano esclusi dagli sconti sui dazi, mantenendo la tariffa punitiva del 50%. Poco importa se la manifattura europea arranca. La priorità, evidentemente, è garantire stabilità – quella degli equilibri imposti da Washington.

Anche il settore automobilistico, presentato come “vincente” per l’Europa, ne esce claudicante: il dazio scende al 15%, sì, ma rispetto a un precedente del 27,5% che nessuno considerava accettabile nemmeno prima. Una riduzione camuffata da favore, che serve giusto a evitare l’apocalisse.

UE: un guscio vuoto con logo dorato

L’Unione Europea, si dice, nasce per difendere la pace, la sovranità condivisa, il benessere collettivo. Ma a osservare questo accordo, ci si accorge che non rappresenta più alcun popolo, né alcun interesse nazionale. Non risponde a cittadini né a territori, ma solo a una classe dirigente autoreferenziale che si proclama “transnazionale”, ovvero scollegata da ogni responsabilità diretta.

Nessun italiano, tedesco o francese potrà votare per confermare – o rimuovere – Ursula von der Leyen. E nessuno di questi leader non eletti sembra preoccuparsi se l’industria italiana sopravviverà ai prossimi due inverni. A Bruxelles interessa la stabilità dei mercati, non la sopravvivenza dei lavoratori.

Ci siamo illusi con l’ideale dell’“Europa unita”, ma oggi è evidente: l’Unione è diventata il braccio esecutivo di un ordine economico dominato dagli Stati Uniti. Le élite che guidano questa impalcatura sono pronte a svendere tutto – lavoro, risorse, autonomia – pur di restare sedute a un tavolo dove non decidono nemmeno il menu.

Lo diciamo da tempo, ma oggi è più chiaro che mai: l’Unione Europea va rifondata o smantellata. Non solo ci ha impoveriti, ma ora punta a spargere il sale sulle rovine. È urgente costruire un nuovo fronte popolare europeo, capace di rompere con questa servitù mascherata da cooperazione. Prima che sia troppo tardi – e prima che ci venga presentato anche il conto delle forchette.

Tratto da: Kultur Jam

Peggio di una guerra: l’Europa si è fatta distruggere dagli USA e ringrazia anche
Peggio di una guerra: l’Europa si è fatta distruggere dagli USA e ringrazia anche

Gli Stati Uniti nella profezia

a cura della Redazione

4 Giugno 2025

Sorge una comprensibile domanda: come può Roma avere oggi e nel futuro l’influsso di cui parla Apocalisse 13? Sono lontani i giorni in cui poteva comandare eserciti. Ma la risposta si trova proprio in quel medesimo capitolo.

La bestia che precede questa, che i protestanti da tempo ritengono essere Roma, riceve il potere di agire per quarantadue mesi (v. 5), un arco temporale che coincide con «un tempo, dei tempi e la metà di un tempo», di Daniele 7:25, o con i tre anni e mezzo di Apocalisse 12:14 e con i milleduecentosessanta giorni profetici del versetto 6, periodo durante il quale il potere papale opprime i suoi oppositori. Questo tempo profetico (all’interno del quale vale il principio giorno uguale anno) comincia con la supremazia del papato, nel 538 a.C., e termina nel 1798, anno in cui il pontefice viene fatto prigioniero, il momento della ferita mortale. La predizione è compiuta.

In questa fase della storia umana, verso il termine dei quarantadue mesi (1798), compare un altro potere (Ap 13:11,12), che stavolta sorge dalla terra, in controtendenza con numerose potenze che lo hanno preceduto, che invece provenivano dal mare (Da 7:2,3), un simbolo delle masse di individui: «Le acque che hai viste e sulle quali siede la prostituta, sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue» (Ap 17:15). Per queste e altre ragioni, questa potenza può essere identificata con gli Stati Uniti d’America i quali, sorti in una parte del mondo relativamente disabitata, non hanno dovuto rovesciare grandi imperi per conquistare il potere.

«Quale è la nazione del Nuovo Mondo che nel 1798, appena formata, richiamava già l’attenzione di tutti e prometteva potenza e grandezza? L’applicazione del simbolo non lascia nessuna possibilità di incertezza. Una nazione, una soltanto, ha i requisiti indicati dalla profezia: gli Stati Uniti d’America» – GC, p. 440 [377].

La descrizione di questa potenza parla di due corna d’agnello, a simboleggiare la dolcezza, eppure parlerà con voce di dragone (Ap 13:11), rimandando a un periodo di persecuzione come quello avvenuto sotto la potenza precedente.

Apocalisse 13:11-17 risponde infine alle domande sull’influsso che Roma sarà in grado di esercitare nuovamente, come predetto dalla profezia. Dietro potrà contare sulla forza degli Stati Uniti d’America.

Tratto da: Sabbath School

Gli Stati Uniti nella profezia
Gli Stati Uniti nella profezia

COS’E’ OGGI L’UNIONE EUROPEA?

di Andrea Zhok

26 Luglio 2025

Ieri una delegazione UE guidata da Ursula von der Leyen, António Costa e Kaja Kallas era a Pechino a trattare con il Presidente cinese Xi Jinping.

Cosa poteva mai andare storto?

Infatti la delegazione è rientrata anzitempo in Europa, con un nulla di fatto, dopo aver irritato per l’ennesima volta i negoziatori cinesi con la pretesa di impartirgli lezioni sui diritti umani e di strappare condizioni commerciali di favore, pur partendo da una posizione di umiliante debolezza contrattuale.

Ma niente paura, nel frattempo l’UE ha anche accettato l’idea di subire dazi asimmetrici da parte degli USA (sembra con un differenziale del 15%).

Questo mentre non passa giorno che Trump trolli gli europei in diretta mondiale, spiegando come loro (USA) forniscano in Ucraina e altrove armi e servizi bellici, che però pagano gli europei (risatina dei giornalisti presenti).

Questo dopo che l’UE si è evirata dal punto di vista energetico (Libia, Russia, Iran) e acquista gas naturale liquefatto dagli USA, per un prezzo esorbitante, che mette l’industria europea fuori mercato.

Ecco, io ricordo le infinite discussioni sul senso del “progetto europeo”.

Alla fine, a sostegno di tale progetto l’unico argomento che aveva qualche tenuta era che avrebbe permesso all’Europa di ottenere, attraverso l’unione economica, un maggiore potere contrattuale nei confronti dei suoi principali competitori (USA e Cina).

Per tutto il resto il modello della CEE – mero mercato comune con facilitazioni agli scambi, senza moneta comune – era molto più agile e funzionale.

Oggi l’UE è un’istituzione che esplica i suoi poteri soltanto nei confronti dei propri sudditi.

Sul piano della contrattazione internazionale è l’equivalente di un botolo, parte remissivo, parte molesto, sempre inutile.

In compenso può fare la faccia feroce verso i propri cittadini, censurandoli con iniziative come il Digital Services Act, imponendo normative “green” demenziali e autolesioniste, disseminando di oneri burocratici supplementari le legislazioni nazionali, richiedendo sforzi bellici straordinari con una tassazione dedicata, ecc.

Per dirla con Quentin Tarantino, l’UE è utile quanto uno sfintere anale sul gomito.

Però dolorante.

COS'E' OGGI L'UNIONE EUROPEA?
COS’E’ OGGI L’UNIONE EUROPEA?

Siria e i nemici dell’umanità

a cura della Redazione

26-07-2025

Nella Siria “liberata”, continuano senza sosta crimini ed esecuzioni sommarie da parte dei terroristi di Hts.

Il siriano, nato nella sua terra, che ha studiato per costruire il suo Paese e servire il suo popolo, viene ucciso dai ceceni, dai turcomanni e dai siriani che hanno venduto il loro Paese alla Turchia e a Israele!

La Siria è morta, non c’è un esercito che protegga la sovranità, ma mercenari che uccidono il loro stesso popolo e le minoranze. Non ci sono menti che muovono, costruiscono e fanno progredire il Paese, ma terroristi barbari che continuano a farlo sprofondare nel baratro.

Negli otto mesi trascorsi dalla sua presa del potere, questo regime (Hts) ha ripetuto i suoi agghiaccianti crimini contro civili siriani, sia musulmani che cristiani. Con la benedizione del malvagio presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il sostegno del “macellaio” di civili palestinesi, Benjamin Netanyahu, profana la sacralità delle chiese e delle moschee, uccidendo fedeli innocenti. Questi “signori” sono i primi nemici dell’Islam e dell’umanità intera.

Della Siria resta una distesa di terra teatro di una lotta di potere tra terroristi, guidata da uno (Ahmad al-Sharaa) che ha barattato le sue vesti “jihadiste” con un abito su misura.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Siria e i nemici dell’umanità
Siria e i nemici dell’umanità

FALUN DAFA: 26 ANNI DI PERSECUZIONE CONTRO LA VIRTU’

di Falun Dafa Italia

La persecuzione di coloro che seguono Verità, Benevolenza e Tolleranza è una persecuzione contro qualsiasi forma di vita.

Il Falun Dafa, anche detto Falun Gong, è un movimento settario religioso fondato e guidato da Li Hongzhi. Diffusosi in Cina nel corso degli anni novanta, l’organizzazione afferma di avere seguaci in più di 100 Paesi.

In patria ha inizialmente goduto di un considerevole sostegno da parte delle autorità cinesi, in quanto diffondeva la pratica di Qi Gong, collegata alla medicina tradizionale cinese e alle arti marziali. Tuttavia a partire dal 1996 il Partito Comunista Cinese (PCC) e le agenzie di sicurezza hanno progressivamente visto il Falun Gong come una potenziale minaccia per la sua popolarità, la sua indipendenza dallo stato e per i suoi insegnamenti spirituali, mostrando una crescente ostilità. Il 20 luglio 1999, il PCC ha cercato di sradicare l’organizzazione. Gli Stati Uniti e l’Unione europea in passato hanno accusato la Cina di violare i diritti umani dei membri del movimento e a tutt’oggi questo movimento culturale cinese è in cerca di riconoscimento dal PCC.

Gli insegnamenti di Li Hongzhi, fondatore dell’organizzazione, sono stati definiti in occidente come omofobi, contro la mescolanza razziale, anti-femministi. Il Falun Gong è legato a The Epoch Times, una testata online vicina all’estrema destra nota per aver sostenuto molteplici teorie del complotto, tra cui quelle del gruppo di estrema destra QAnon e quelle Novax durante la Pandemia di COVID-19. Lo Shen Yun Performing Arts, la compagnia di spettacoli gestita dal Falun Gong, ha attirato l’attenzione dei media per aver negato la teoria dell’evoluzione.

FALUN DAFA: 26 ANNI DI PERSECUZIONE CONTRO LA VIRTU'
FALUN DAFA: 26 ANNI DI PERSECUZIONE CONTRO LA VIRTU’

SILVIA CURIONE: STORIA DI UN MAGISTRATO ECCEZIONALE

di Gabriele Sapio

La donna che vedete qui si chiama Silvia Curione.

Magistrato di 39 anni che è riuscita a scardinare praticamente da sola un presunto sistema di potere sviluppato su intimidazione e corruzione.

La dottoressa Curione è stata infatti la prima a denunciare l’attuale procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Crapisto. Il quale, assieme ad altri, si era reso protagonista di pressioni di varia natura per indurla a fare qualcosa di moralmente sbagliato: perseguire in sede penale una persona senza che ve ne fosse motivo.

Per tutto questo tempo, la dottoressa Curione è rimasta apparentemente in silenzio. Ha “incassato” commenti, pressioni di ogni genere da parte di quel sistema. Ma ha annotato tutto, scrupolosamente.

Il risultato? Al momento giusto, la dottoressa Curione ha denunciato tutto: il sistema è crollato. Tirando giù non solo Crapisto (che è ora ai domiciliari). Ma anche un altro magistrato, un poliziotto e tre imprenditori.

Un grande lavoro, di un grande magistrato donna.

Che ci ha dimostrato cosa significa servire lo Stato.

E farlo con un’abnegazione e forza davvero difficili da pareggiare.
Onore al merito!

SILVIA CURIONE: STORIA DI UN MAGISTRATO ECCEZIONALE
SILVIA CURIONE: STORIA DI UN MAGISTRATO ECCEZIONALE