LA SALUTE TAOISTA

di Felipe Guerra

Il motivo per cui la pratica taoista per la preservazione della salute è stata portata avanti ininterrottamente per oltre 2.000 anni, e perché così tanti taoisti e taoiste vi hanno partecipato senza rimpianti o addirittura senza follia, è che la forza motrice interiore risiede nello spirito religioso della fede nella verità del Taoismo, nell’orientamento al valore delle persone e della vita, e nella consapevolezza soggettiva che la mia vita è nelle mie mani.

È proprio la guida di questi pensieri spirituali che rende l’intera storia della scienza taoista per la preservazione della salute significativa e preziosa.

” Tao (2)” non sia solo l’origine e il governatore dell’universo, ma anche la suprema legge della natura e della società.

Osserva la via del cielo, segui la via del cielo e sarai completo”.

Finché le persone comprendono i principi della natura, possono comprendere la situazione della natura. D’altra parte, il taoismo crede anche che il ” Tao” sia vasto e sconfinato, eterno, onnicomprensivo onnipresente e sempre presente.

Permea l’universo, trascende il tempo e lo spazio e coesiste con il tempo e lo spazio, ovvero esiste non solo nella natura e nella società, ma anche nel corpo umano. Proprio perché il corpo umano è il corpo che porta il Tao, la vita e il Tao esistono per sempre, quindi la vita è sia l’incarnazione del Tao che la destinazione del Tao. Pertanto, le persone che credono nel Tao possono non solo comprendere.

Pertanto, coloro che praticano la preservazione della salute dovrebbero fare attenzione a non perdere il Taoismo, e coloro che praticano il Taoismo dovrebbero fare attenzione a non perdere la vita, così che Taoismo e vita possano essere mantenuti insieme; e vita e Taoismo possano essere protetti. In altre parole, i taoisti non dovrebbero ignorare il condizionamento della vita, e la preservazione della salute non dovrebbe ignorare il predominio del Taoismo.

Da allora in poi, la preservazione della salute taoista divenne un modo per realizzare le credenze taoiste.

Il regno più alto della pratica taoista è: ” sia la forma che lo spirito sono meravigliosi e sono in armonia con il Taoismo”, e infine diventare una persona vera, una persona suprema, un santo, un uomo saggio, un immortale e un dio in armonia con la natura.

Per raggiungere questo obiettivo, i taoisti non solo considerano la pratica della coltivazione come un compito sacro per realizzare le proprie credenze religiose, ma sperimentano anche consapevolmente i sottili cambiamenti dei fenomeni vitali e percepiscono e comprendono consapevolmente i misteri dell’esistenza.

Sebbene vi siano differenze nell’ordine di apprendimento del Tao, nel grado di taoismo e nella sua profondità, ogni coltivatore taoista crede fermamente che l’immortalità possa essere appresa e che ci si possa aspettare la longevità.

In seguito, sebbene Ji Kang non fosse d’accordo con l’opinione secondo cui ” l’immortalità può essere appresa e raggiunta attraverso lo sforzo ” nella ” Teoria della Preservazione della Salute ” , credeva che l’immortalità fosse semplicemente un’essenza straordinaria, naturale e non raggiungibile attraverso l’apprendimento a lungo termine.

Tuttavia, ammise anche che finché ” la guida e la coltivazione sono ragionevoli e la vita è appagante, è possibile vivere per più di mille anni, o addirittura centinaia di anni”. Ciò consentirà alla preservazione della salute taoista di passare dall’obiettivo illusorio di diventare immortali alla realtà di prolungare la vita, rendendo la preservazione della salute taoista più razionale nel suo sviluppo.

Valorizzare la vita e perseguire l’orientamento al valore della felicità e della libertà nella vita.

Questo è sempre stato il faro incrollabile della preservazione della salute taoista.

Rispetto ad altre religioni nel mondo, il Taoismo è la religione che valorizza maggiormente la vita. All’inizio della sua fondazione, il Taoismo ereditò l’idea dell’essere umano come la cosa più preziosa nella cultura tradizionale cinese, in particolare assimilò pienamente i valori ragionevoli di ” valorizzare sé stessi ” e ” valorizzare la vita “.

Poiché gli esseri umani sono così nobili e la vita è così importante, amare la vita, godersela e preservarla diventano naturalmente l’atteggiamento vitale fondamentale del Taoismo. Amare la vita significa seguire la via del cielo, evitare il male e il danno e non uccidere. Godersi la vita significa che un uomo saggio conosce il suo destino, è contento del mondo e non se ne preoccupa, e tratta la vita e la morte allo stesso modo.

LA SALUTE TAOISTA
LA SALUTE TAOISTA

a cura di Chiara Rovigatti

Adam Qadmon prima emanazione androgina, ha ceduto alla tentazione del geloso e invidioso Capo delle Schiere di una creazione disarmonica precedente e il Padre, nella Sua Ira Giusta, lo divise separando in lui le 2 funzioni che lo costituivano in origine: quella maschile attiva e quella femminile passiva.

E così nacque Adam II con la sua Isha e poi, con l’ulteriore pesantezza, si formò la tunica di pelle dell’Adam III definitivamente separato che non fece che peggiorare la situazione con, a cascata, tutte le disgrazie (di cui la peggiore fu la perdita della Coscienza del Ricordo di ciò che fu) che stiamo scontando sin da quell’inizio dello spazio-tempo.

Non lamentiamocene troppo però: perchè a noi l’Immenso concesse la possibilità del Ritorno, cosa che invece non fu per il Disubbidiente.

E così nostro Padre che, nonostante la nostra grande disubbidienza ci ama, ha incarnato la funzione Figlio della Sua SS Trinità affinchè ci desse la possibilità di risalire attraverso l’imitazione di Yeshua-Cristo.

Quel Cristo la cui caratteristica principale è di essere “al modo di Melkitzedeq”, e che ricompose in Sè finchè durò la Sua Missione, l’ontologia originale di Adam-Isha in un’unica entità: una unione mistica indivisa e indivisibile.

ADAM E ISHA
ADAM E ISHA

IL GENERALE SOLEIMANI SULLA FIGURA DELL’IMAM KHOMEINI

a cura di Augusto Bianconi

“Se l’ideale di un individuo è terreno, questo lo mantiene a terra, se invece il suo desiderio è elevato, questo lo innalza, e ciò è molto importante da un punto di vista educativo. La volontà dell’uomo segue ciò cui è legato, esso ha un ruolo centrale nella volontà. Se volete valutare la forza o la debolezza degli individui, valutate a cosa sono legati. Se osservate che a un certo punto una persona come l’imam Khomeini va in direzione inversa al percorso normale e rende possibile qualcosa di impossibile, ciò è certamente dovuto alle speranze, ai legami e alla volontà dell’Imam”.

In un’altra occasione il generale affermò: “Tutto quello che abbiamo oggi, lo dobbiamo alla Rivoluzione e all’Imam, e per il nostro onore siamo in debito con l’Imam, e per la continuazione della via e della linea dell’Imam siamo in debito con la Guida suprema [ayatollah Khamenei]. Non c’è ricchezza di maggior valore della Guida suprema, essa non è paragonabile ad alcuna ricchezza”.

L’imam Khomeini possedeva una personalità dotata di un grande carisma, che il generale Soleimani così descriveva: “A cosa era dovuto il fatto che tutto il mondo temeva l’Imam? Che caratteristica possedeva l’Imam? L’Imam era un anziano che aveva difficoltà ad alzarsi dalla sedia, com’era possibile che tutto il mondo lo temesse? Cos’era questa imponenza [dell’Imam] che Iddio aveva fatto in modo i cuori percepissero, tale che quando il Ministro degli Esteri sovietico si recò per portare la risposta di Gorbaciov e leggerla davanti all’Imam, influenzato dalla maestosità dell’Imam, le sue mani tremavano? Da dove aveva acquisito questa grandezza l’Imam e come incuteva questo timore? L’Imam non aveva ottenuto ciò con il potere del governo, o attraverso gli strumenti o la grandiosità della nazione. Un altro esempio è la Guida suprema dalla cui grandezza e magnificenza i nemici sono influenzati, oppure Sayyid Hassan Nasrallah, che è un semplice studioso [di scienze islamiche]. Perché il nemico lo teme? Tutto ciò per un solo motivo: ‘Chi teme Iddio, Iddio fa in modo che qualsiasi cosa lo tema, e chi non teme Iddio, Iddio fa in modo che tema qualsiasi cosa’. Vedete […] i bravacci del mondo temono anche la loro ombra. Ciò che ha permesso alla guerra [Guerra imposta Iraq-Iran] di arrivare a questa grandezza è che Iddio era grande nella sua [dell’imam Khomeini] mente e oltre a Dio [tutto il resto] piccolo. Chi raggiunge questa certezza, in qualsiasi situazione è vittorioso e il segreto della vittoria di tutti i combattenti del mondo è questo: Iddio è grande nella loro mente”.

Fino alla vittoria!

IL GENERALE SOLEIMANI SULLA FIGURA DELL'IMAM KHOMEINI
IL GENERALE SOLEIMANI SULLA FIGURA DELL’IMAM KHOMEINI

L’UNIVERSO COME IDEA DI DIO

di Beatrice Bianchi

Brahaman appare ai vostri occhi come albero, minerale, uomo, Dio persona ecc ma aldilà delle apparenze fenomeniche vive solo il brahaman che è il sempre esistente e inalterabile incausato. L’ universo non è altro che una proiezione-idea della mente di Brahma. ” Dio pensò in sé stesso idee diverse e le proiettò in sogni! Sorse così il Sogno Cosmico abbellito da tutti i colossali e infiniti ornamenti della relatività”.

Tratto dal Vivekacudamani di Shankara

L'UNIVERSO COME IDEA DI DIO
L’UNIVERSO COME IDEA DI DIO

IL DESIDERIO COME STRUMENTO DI LIBERAZIONE

di Luca Rudra Vincenzini

“Proprio come il ferro viene trasformato in oro nel fuoco (tejas), così anche la mente, attraversando intensamente il desiderio (kāma, non evitandolo), può diventare senza macchia (vimala)”, Sekkodeśa, Nāropā, sl. 125.

Discepolo di Tilopā, innestato nel lignaggio della Mahāmudrā, gli seguirono gli illustri Marpa e Milarepa; Nāropā è cosciente del fatto che, senza la potenza gonadica, c’è deperimento del corpo (se stai invecchiando velocemente sbagli qualcosa). Ora questa non va dispersa (vikṣepa), bensì lasciata ascendere al capo lungo il midollo spinale (bodhicitta). Lo stesso desiderio (kāma), che tiene legato lo stolto, è mezzo di liberazione per l’iniziato. Kāma surriscalda l’essenza (nying bsus-ojas-jing) facendola, come una lava che si muove lenta, salire al fiore dai mille petali (sahasrāra). Lì in cima, le due polarità maschile (ānanda) e femminile (śūnya), si fondono.

C’è liberazione solo nell’unione di beatitudine (ānanda) e vacuità (śūnyatā), non solo l’una non solo l’altra, l’una rimanda all’altra e l’altra all’una, l’una è ricettacolo dell’altra, le due sono una.

IL DESIDERIO COME STRUMENTO DI LIBERAZIONE
IL DESIDERIO COME STRUMENTO DI LIBERAZIONE

LE CONTRADDIZIONI NELL’AMORE

a cura di Giulia Rosaria Giudice

“Il dolore più grande che una persona può sopportare non è la fame, la povertà o persino la morte, ma l’amore in un mondo che non riconosce il suo amore: dare completamente il suo cuore e ricevere in cambio solo vuoto e silenzio.

Dentro di noi, portiamo una contraddizione spaventosa: cerchiamo l’amore, ma lo temiamo; aneliamo la vicinanza, ma fuggiamo da lui; adoriamo l’altro, ma dubitiamo di loro.”

[Fëdor Dostoevskij – “I fratelli Karamazov”]

LE CONTRADDIZIONI NELL'AMORE
LE CONTRADDIZIONI NELL’AMORE

IL REGNO DI DIO E’ DENTRO DI NOI

a cura di Chiara Rovigatti

Tasto sempre doloroso questo di non sapere o non volere interpretare verticalmente ciò che succede orizzontalmente: alla faccia dell’affermazione che il Regno di Dio è DENTRO di noi e non fuori, dato che il fuori non ne è che sua tragica contraffazione invertita.

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Sono interessanti le analisi sui segni dei tempi imminenti, soprattutto legati ad Israele, ma mi sento di dover ricordare che, concentrarsi troppo sulle profezie apocalittiche, e’ un crogiolarsi solo sull’aspetto materiale.

Prima di tutto, i testi sacri, ed in questo caso i vangeli , parlano di come le scintille divine tornano all’Uno, partendo da DENTRO di noi. E’ un percorso iniziatico tra parabole, profezie e narrazioni varie. SIMBOLICHE.

Il mondo esterno e’ l’altra faccia della medaglia, ma e’ comunque una sorta di specchio. Se le influenze superiori spingono verso una situazione, come le guerre, che hanno sempre corrispondenze astrali, può essere il momento opportuno di prepararsi alla chiamata; perché, se non si sublima quell’ aiuto cosmico, facendolo fruttare, quella forza ed energia fluiscono nella materia, alimentando la versione più grossolana, ovvero il conflitto.

Viene scritto chiaramente: “quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate che la sua devastazione e’ vicina”.

La Gerusalemme terrena e’ già stata distrutta dopo quel testo, e lo sarà ancora, ma cosa significa davvero?

Pensateci, riguarda le mie frequenti riflessioni contro la new age , che parla di pensiero positivo e puccioso, mentre qui e’ chiaro e limpido l’opposto: la Gerusalemme materiale (il successo in vita, il corpo, la personalitá…) non devono essere glorificati e premiati, ma perseguitati e distrutti, per abbandonare l’ego e gli attaccamenti.

“Non tutti i figli di Israele sono Israele”!!!!! “Non i figli della carne sono figli di Dio”!!!!!!!

Capite cosa vuole dire?

La parusia non e’ solo una visione globale di rivelazione escatologica, e’ anche, e soprattutto, il compimento del divino nell’umano. La seconda venuta del Cristo puó non essere un personaggio storico eccezionale che ribalta il pianeta, ma la scintilla che e’ in te che ritorna a casa… Come nell’ illuminazione buddhista. Come culmine della grande Jihad islamica. Come la moksa induista.

(JeGnoma)

IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI
IL REGNO DI DIO E’ DENTRO DI NOI

Quando Confucio incontra Xi Jinping

di Rony Hamaui

13/06/2025

Il confucianesimo non ha ostacolato lo sviluppo economico cinese, come aveva ipotizzato Max Weber. Oggi rimane una lente importante per capire i punti di forza e debolezza di Pechino. E perché è un punto di forza del programma “Made in China 2025”.

Il saggio di Weber

Quando Max Weber, nel 1915, scrisse Confucianesimo e taoismo, non poteva certo immaginare ciò che sarebbe accaduto in Cina – e, più in generale, nell’Estremo Oriente – nel secolo successivo. In quel lungo saggio attribuiva l’arretratezza cinese alla cultura confuciana, che aveva profondamente plasmato le istituzioni e la società.

Weber ipotizzava che “la grande divergenza”, apertasi con la rivoluzione industriale in Occidente, potesse essere attribuita all’etica e al pensiero dominante in Cina, i quali promuovevano l’armonia, l’educazione morale, la conformità all’ordine stabilito e il rispetto delle gerarchie, più che il cambiamento. L’organizzazione sociale era fortemente incentrata sulla famiglia, sugli anziani, sugli antenati e sul clan: riferimenti che potevano ostacolare lo sviluppo di istituzioni impersonali, del mercato e, in definitiva, del capitalismo.

Contribuivano a questa ipotesi anche il disprezzo per il profitto, la totale ignoranza della specializzazione del lavoro e la discriminazione nei confronti dei mercanti, che erano stati uno dei pilastri della rivoluzione borghese. Le scoperte scientifiche e le innovazioni tecniche, inoltre, non venivano integrate nel sistema di prestigio e potere. Weber ammirava la burocrazia cinese, basata sulla meritocrazia, ma osservava come fosse statica, in quanto governata da norme etiche confuciane e non da regole tecniche di tipo occidentale. Il taoismo, infine, più mistico, era del tutto antitetico alla razionalità occidentale.

In sostanza, il pensiero confuciano, secondo il grande sociologo tedesco, ostacolava lo sviluppo economico e forse anche il processo democratico.

La tesi è stata contestata da numerosi altri autori. Da un lato, alcuni studi hanno sostenuto che il ritardo nello sviluppo potesse dipendere da altre cause, come l’assenza di materie prime (ad esempio il carbone), il forte accentramento istituzionale o altri accidenti della storia. Dall’altro, è stato messo in evidenza come il confucianesimo, essendo una tradizione multidimensionale e astratta, consenta diverse interpretazioni e adattamenti istituzionali, variabili nel tempo. In altri termini la cultura confuciana ha natura fluida, per usare le parole di Daron Acemoglu e James Robinson, che si adatta a diversi contesti istituzionali.

La rivincita di Confucio

L’enorme sviluppo economico registrato dalla Cina nell’ultimo quarto di secolo, così come la democrazia – più o meno compiuta – raggiunta in paesi come il Giappone, la Corea del Sud o Taiwan, pongono certamente una sfida senza precedenti alle ipotesi di Weber.

Oggi, la Cina – come gran parte dell’Estremo Oriente – appare una delle aree più laiche al mondo, eppure Confucio sembra aver preso la sua rivincita. Dopo gli anni della Rivoluzione Culturale (1966-1976) di Mao Zedong, durante i quali il confucianesimo era considerato un retaggio feudale e simbolo dell’autoritarismo premoderno, a partire dai primi anni Ottanta ha conosciuto una progressiva riabilitazione. In particolare, il governo di Xi Jinping considera la dottrina di Confucio parte integrante del progetto di “rinascita nazionale cinese”.

L’armonia sociale giustifica l’ordine e la stabilità; il rispetto per l’autorità e la gerarchia rafforza il ruolo centrale del Partito; i doveri morali e il collettivismo familiare sostengono i valori tradizionali e patriottici. In sintesi, le idee di Confucio sono oggi presentate come un’alternativa morale al materialismo e all’individualismo occidentale

Così, gli Istituti Confucio, presenti in tutto il mondo, promuovono la lingua e la cultura cinese come simboli di civiltà, pace e saggezza. Nelle scuole si studiano i testi confuciani come parte dell’“educazione morale” e lo stato spesso sponsorizza cerimonie in onore di Confucio. La dilagante corruzione politica è letta come antitetica all’idea di un “governo dei giusti”. L’ossessione per lo studio e la meritocrazia è considerata uno strumento indispensabile per conquistare il primato tecnologico ed economico. In altri termini, la lezione del grande pensatore è vista come uno strumento di soft power per governare la Cina e rafforzarne la posizione internazionale.

Inoltre, attraverso la lente del confucianesimo è possibile comprendere meglio alcuni tratti della realtà cinese: la strutturale debolezza dei consumi privati (dal momento che fattori culturali come la parsimonia, associati a un orientamento al collettivismo familiare favoriscono il risparmio), le invadenti politiche industriali, il desiderio di primeggiare in campo scientifico e tecnico come prova di meritocrazia e la diffidenza verso l’Occidente, percepito come un’entità estranea al “clan”.

Solo in questa luce si può comprendere il programma “Made in China 2025”, varato dieci anni fa con l’obiettivo di trasformare la Cina da fabbrica del mondo a basso costo in potenza industriale leader e indipendente in dieci settori chiave: dalla robotica all’automazione avanzata, dai veicoli ibridi ed elettrici all’ingegneria navale, dalle tecnologie informatiche all’aerospazio, dal biomedicale ai nuovi materiali. Oggi, almeno sette dei dieci obiettivi sono stati raggiunti, anche se al prezzo di ingenti sprechi e sovrapproduzione (si pensi all’auto elettrica). Fanno eccezione l’aviazione civile, ancora fortemente dipendente dall’estero, il settore biomedicale e quello dei semiconduttori più avanzati.

L’ultimo paragrafo del saggio di Weber è intitolato “Il carattere pacifista del confucianesimo”. Dopo aver ricordato la natura essenzialmente benevola e razionale del pensiero di Confucio, vi si richiama quanto affermato dall’imperatore Ch’ien Lung (1711-1799): «Solo chi si sforza di non spargere sangue umano può tenere unito l’impero».

Speriamo che, in questo caso, Weber abbia ragione e che la benevolenza – virtù cardine del confucianesimo – prevalga nei rapporti con Taiwan e con l’Occidente.

Tratto da: La Voce

Quando Confucio incontra Xi Jinping
Quando Confucio incontra Xi Jinping

Israele è una “democrazia”? 

di Daniele Trabucco

Lo Stato di Israele, celebrato da ampi settori del pensiero conservatore occidentale come una roccaforte della democrazia in Medio Oriente, rappresenta, in realtà, una singolare anomalia giuridica e politica che, a uno sguardo disincantato, si rivela incompatibile con i presupposti essenziali dell’ordine democratico e, ancor più radicalmente, con le esigenze del diritto naturale. Israele è una “democrazia”? 

La narrazione che ne esalta la dimensione liberale, pluralista e costituzionale si frantuma di fronte a una struttura statuale fondata non sull’universalità della persona umana, ma su una concezione esclusiva e gerarchica della cittadinanza, in cui l’appartenenza etnico-religiosa prevale sulla comune dignità razionale dell’essere umano. 

Nel cuore del problema sta l’assenza di una Costituzione formale che disciplini in modo ordinato e superiore i rapporti tra governanti e governati. 

Israele si regge su Leggi Fondamentali disorganiche, modificabili dalla maggioranza parlamentare con relativa semplicità, senza alcuna procedura aggravata o garanzia metapolitica. In tal modo, non esiste alcun baluardo effettivo contro l’arbitrio legislativo (e ammesso che la Costituzione sia limite al potere, aspetto che, sul piano filosofico, è ampiamente contestabile): i diritti fondamentali sono, nella sostanza, concessi e non riconosciuti, disponibili alla revisione secondo la mutevole volontà della maggioranza politica. 

Questa architettura normativa è l’opposto della “lex naturalis”, la quale, per definizione, non è soggetta a deliberazione politica, ma vincola positivamente ogni legislatore in quanto espressione razionale dell’ordine morale inscritto nella natura umana. 

Una società che fonda la sua legalità sulla contingenza e sulla prevalenza numerica, senza alcun richiamo a principi inviolabili e pre-politici, abdica alla funzione propriamente giuridica della legge come misura della giustizia. 

La contraddizione emerge con forza nella Legge Fondamentale del 2018 sullo Stato-Nazione del popolo ebraico. 

Con essa, Israele si autodefinisce non come Stato di tutti i cittadini, bensì come Stato nazionale esclusivo del popolo ebraico. In tal modo, l’eguaglianza tra gli uomini viene radicalmente negata nel cuore stesso dell’ordinamento giuridico: l’eguaglianza formale viene annullata dall’esclusivismo etnico e quella sostanziale è sacrificata sull’altare di una identità particolare elevata a criterio normativo. 

La persona umana non vale “quia homo est”, ma in funzione della sua appartenenza al “demos” ebraico: una violazione strutturale del principio di giustizia secondo natura, per il quale nessun regime può dichiararsi legittimo se nega l’universalità della dignità umana e dei diritti ad essa inerenti. Questo principio trova ulteriore negazione nel regime dei diritti politici e civili. I cittadini arabi israeliani, pur formalmente titolari di diritti di voto, subiscono una sistematica emarginazione politica, linguistica, culturale ed economica. La lingua araba è stata declassata, le istituzioni educative e religiose arabe sono soggette a controlli e discriminazioni e interi villaggi palestinesi in territorio israeliano non sono ufficialmente riconosciuti, privi di accesso ai servizi pubblici di base (per non parlare della tragica situazione a Gaza). 

L’ordinamento giuridico, lungi dal proteggere i più deboli, istituzionalizza una condizione di inferiorità strutturale: ciò che in una democrazia sarebbe inaccettabile come esito patologico, in Israele è principio ordinatore. È evidente, a questo punto, che la legittimità dell’ordinamento non può derivare dalla sola conformità procedurale, ma necessita di un fondamento sostanziale: ciò che manca è precisamente l’adesione alla giustizia naturale, che sola rende possibile il diritto in senso proprio, come “ars boni et aequi”. Il caso dei territori palestinesi occupati rende ancora più chiaro il cortocircuito tra diritto positivo israeliano e diritto naturale. 

L’estensione sistematica di colonie ebraiche nei territori della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale consuetudinario e delle risoluzioni ONU, costituisce non solo un atto di forza politica, ma anche una negazione del principio di proprietà, libertà e autodeterminazione dei popoli. 

Milioni di palestinesi vivono sotto un regime di occupazione che nega loro ogni diritto politico, li sottopone a giurisdizione militare, limita i movimenti, li priva di accesso regolare alle risorse idriche, educative, sanitarie. Il diritto, in tale contesto, cessa di essere garanzia del giusto e si trasforma in strumento di dominio. 

Una situazione di questo tipo non può essere considerata “democratica” in alcun senso, poiché rompe il nesso inscindibile tra giuridicità e giustizia. 

Come insegna Tommaso d’Aquino (1225-1274), una legge che contrasta con la ragione e la natura è una “corruptio legis”, ossia una legge solo apparentemente tale, priva di vincolo morale e razionale. 

Anche l’istituto del “diritto al ritorno”, concesso agli ebrei di ogni parte del mondo ma negato ai palestinesi esiliati nel 1948 e nel 1967, manifesta un doppio standard inaccettabile alla luce del principio di eguaglianza naturale. Mentre a un ebreo statunitense che non ha mai messo piede in Palestina è riconosciuto il diritto a vivere e ottenere la cittadinanza, a un palestinese nato a Gerusalemme ma costretto alla fuga è negato ogni ritorno, ogni diritto patrimoniale, ogni possibilità di rivendicazione legale. Si tratta di un uso del diritto come strumento di esclusione, che non conosce giustificazione etica né appello al bene comune. 

La selettività etnica dei diritti produce una frattura insanabile tra l’ordine legale e l’ordine morale, riducendo il diritto a pura tecnica di ingegneria sociale. 

La pretesa, allora, di essere “l’unica democrazia del Medio Oriente” è, pertanto, una formula propagandistica che serve più a legittimare l’eccezione permanente che a rappresentare una realtà effettiva. 

Israele si configura piuttosto come un regime a sovranità selettiva, che riconosce i diritti solo ad una parte della popolazione, mentre nega sistematicamente i fondamenti della giustizia all’altra. Il carattere parlamentare del sistema, l’alternanza politica e la stampa libera non sono sufficienti a determinare una vera democrazia se le premesse fondamentali dell’ordine giuridico sono viziate da un’identità esclusiva e da una concezione volontaristica della legge. 

Come insegnava Aristotele, il governo non si qualifica come giusto perché opera secondo le leggi, ma perché governa secondo leggi giuste e non vi è giustizia dove non vi è uguaglianza secondo natura. La difesa acritica dello Stato israeliano, da parte di alcune componenti della destra occidentale, rivela una grave smemoratezza della propria tradizione politica. Il conservatorismo autentico non può rinunciare al diritto naturale, alla centralità della persona, al primato del giusto sull’utile. 

Appoggiare un modello di Stato etnocratico, che costruisce l’identità politica sulla negazione dell’alterità e sulla subordinazione della minoranza, significa smarrire la distinzione tra ordine e dominio, tra legittimità e forza. Significa, in definitiva, abdicare a quella concezione classica della politica come servizio al bene comune, che trova nella giustizia e nella legge naturale il suo criterio ultimo di verità. Israele, in quanto costruzione giuridico-politica che contraddice strutturalmente i fondamenti razionali del diritto, non può essere considerato un modello di democrazia, ma piuttosto un caso paradigmatico della crisi moderna del diritto separato dalla giustizia.

Prof. Daniele Trabucco – Costituzionalista

Tratto da: Quotidiano Web

Israele è una “democrazia”? 
Israele è una “democrazia”? 

Palestina tradita dai falsi musulmani

a cura della Redazione

14-06-2025

Palestina – Mentre il cosiddetto mondo islamico (wahhabita-sunnita) se ne stava nei palazzi, i bambini sunniti di Gaza venivano bruciati vivi.

  • Mentre re e principi del cosiddetto mondo islamico – intrisi di ricchezze petrolifere – sedevano in palazzi rivestiti d’oro, impegnati a diffondere odio settario contro gli sciiti in tutto il mondo, i musulmani sunniti di Gaza venivano bruciati vivi, lasciati morire di fame e bombardati da missili di fabbricazione statunitense.

E sappiamo tutti da dove l’America trae i suoi soldi insanguinati: dagli stessi regimi arabi che si autoproclamano protettori dell’Islam.

  • Gli Emirati Arabi Uniti hanno tradito la Palestina, inviando spie travestite da operatori della Croce Rossa a Gaza, fornendo le coordinate che hanno portato ai mortali attacchi aerei israeliani. E gli stessi sciiti che sono stati demonizzati, attaccati e isolati semplicemente per aver creduto in Ahlulbayt, sono quelli che sono scesi sul campo di battaglia per difendere Gaza:
  • Hezbollah, nato dal sacrificio, è rimasto saldo, donando migliaia di martiri, guidati dal più grande martire, Sua Eminenza Sayyed Hassan Nasrallah.
  • La Repubblica Islamica dell’Iran ha sostenuto gli oppressi fin dal primo giorno, supportando i gruppi della Resistenza e lanciando le Operazioni Vera Promessa I e II per colpire Israele.
  • Nello Yemen, Ansarullah ha bloccato navi collegate a Israele, ha condotto attacchi con droni e missili e ne ha pagato il prezzo con il proprio sangue.
  • I gruppi della Resistenza sciita irachena hanno lanciato attacchi contro il regime sionista.

Mentre il silenzio arabo assorda! La Resistenza sciita ruggisce!!

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Palestina tradita dai falsi musulmani
Palestina tradita dai falsi musulmani