Siria: i tanti misteri sulla fuga di Bashar al-Assad

a cura della Redazione

27-05-2025

La fuga/destituzione di Bashar al-Assad dalla Siria ha lasciato molte zone d’ombra. Un rapporto dell’intelligence cinese sulla destituzione di al-Assad e lo smantellamento della Siria, rivela dettagli controversi riguardanti il ​​passaggio di potere in Siria ad Abu Mohammed Al-Jolani.

Il rapporto conferma che quanto accaduto è stato il risultato di un tradimento interno da parte di alti ufficiali dell’esercito siriano, corrotti con denaro del Qatar, che hanno svolto un ruolo chiave nell’attuazione di un complesso piano internazionale e regionale.

Secondo il rapporto, la notte della caduta di Aleppo, ufficiali del comando centrale dell’esercito siriano hanno commesso un grave crimine di tradimento isolando il comandante consulente iraniano Bur Hashmi (noto anche come “Hajj Hashim”) in una sala conferenze.

Dopo aver isolato il comandante iraniano, questi ufficiali hanno contattato direttamente il Mossad israeliano, aprendo la strada all’avanzata dei “ribelli” e all’occupazione della città in soli 45 minuti senza incontrare resistenza.

Questo tradimento non si limitò ad Aleppo; altre città siriane furono similmente cedute. Funzionari siriani inviarono anche false coordinate a Hezbollah, che lo intrappolarono e portarono alla distruzione di un convoglio di 100 veicoli in seguito agli attacchi israeliani.

Contemporaneamente a questo evento, l’Aeronautica Militare statunitense prese di mira le forze della Resistenza Irachena vicino al confine siriano, in coordinamento con le operazioni israeliane.

Siria: Bashar al-Assad tra inganno e complicità

Nonostante gli avvertimenti iraniani, il presidente siriano Bashar al-Assad rimase “volutamente” all’oscuro della portata del tradimento all’interno del suo esercito. Riceveva falsi rapporti dai suoi agenti più stretti, che lo tenevano isolato e all’oscuro della situazione sul campo.

Con l’aumentare delle perdite, il presidente Assad iniziò a dubitare della lealtà dei suoi superiori. Secondo il rapporto, il piano finale era di consegnarlo direttamente al Fronte Al-Nusrah (la finta Autorità di Liberazione). Consapevole del pericolo imminente, il presidente Bashar al-Assad chiese assistenza diretta al presidente russo Vladimir Putin.

Il rapporto indica che l’operazione fu pianificata ed eseguita in coordinamento con diverse agenzie di intelligence internazionali: il servizio di intelligence britannico (MI6), il Mossad israeliano e la Cia, sotto la diretta supervisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Un futuro molto prossimo potrebbe rivelare maggiori dettagli su questo complesso processo, che ha combinato tradimenti interni e collusioni internazionali per rimodellare il panorama siriano secondo i programmi delle principali potenze regionali.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Siria: i tanti misteri sulla fuga di Bashar al-Assad
Siria: i tanti misteri sulla fuga di Bashar al-Assad

GOBEKLI TEPE

a cura di Quel Che Non Sapevi

In Turchia esiste un tempio così antico che fa sembrare Stonehenge un’opera moderna. Göbekli Tepe, un complesso monumentale scoperto nel sud-est della Turchia, risale a 11.600 anni fa – ben 6.000 anni prima che Stonehenge fosse anche solo immaginato.

Pensavamo di conoscere la storia dell’umanità, poi è arrivato Göbekli Tepe a sconvolgere tutto. I libri ci hanno sempre insegnato che prima si sviluppa l’agricoltura, poi si formano società complesse capaci di costruire monumenti.

Ma a Göbekli Tepe è successo l’opposto. Cacciatori-raccoglitori, senza agricoltura stabile, riuscirono a erigere pilastri enormi – alcuni alti 5,5 metri – usando solo strumenti primitivi di pietra.

Roba da non credere: c’è più tempo tra Göbekli Tepe e le prime civiltà sumere che tra i Sumeri e noi oggi. Questo sito ha letteralmente riscritto i libri di storia sulla nascita della civiltà umana.

Il passato è ancora capace di sconvolgere le nostre certezze più solide. Forse è tempo di rivalutare quanto fossero davvero “primitivi” i nostri antenati.

GOBEKLI TEPE
GOBEKLI TEPE

L’UNIONE DI MASCHIO E FEMMINA NELLA CABALA

di Aquilam Altair

“La mente di una donna e la mente di un uomo sono due menti distinte nel profondo. E solo con entrambe può esistere un mondo.

Tutto ebbe inizio quando Dio decise di creare un mondo. Nel farlo, adottò due prospettive. Vide il mondo dall’al di là, come suo Creatore. E vide il mondo dall’interno, come energia vitale.

Da questa prima prospettiva ha origine la mente dell’uomo; dalla seconda, la mente della donna.

Ecco perché l’uomo ha il potere di conquistare e sottomettere, ma non possiede il senso dell’altro che ha la donna.

Ecco perché la donna percepisce l’altro. Non conquista, nutre. Ma la sua luce è strettamente limitata.

Quando si uniscono, l’uomo libera la luce della donna e la donna insegna all’uomo a percepire l’altro. In quell’unione risplende l’essenza stessa di tutto ciò che è santo e divino.”

Rabbino Tzvi Freeman

L'UNIONE DI MASCHIO E FEMMINA NELLA CABALA
L’UNIONE DI MASCHIO E FEMMINA NELLA CABALA

UOMINI D’ORDINE

di Carlo Weiblingen

Un punto sembra acquisito, se ci si interessa dello spirito che animò questa lunga e complessa impresa: gli Indoeuropei erano organizzatori di grandi capacità, amministratori particolarmente dotati e abili, in breve, uomini d’ordine. C’è qui sicuramente la nozione essenziale, già percepibile, come si è visto, nel loro tipo di concezione società. Uomini d’ordine, ispirati cioè al principio che ciascuno deve assumere in pieno la propria condizione e soprattutto tentare di superarla, fino al limite delle proprie possibilità, in uno slancio che riflette un ideale analogo a quello di Corneille. Oppure, al contrario, uomini che detestano il disordine, il caos, l’anarchia, insomma tutto ciò che compromette l’equilibrio sempre fragile di forze antagoniste, equilibrio al quale, come noto, si rifà sempre, nel nostro mondo, il corretto progredire di una società.

L’etica

E’ inoltre preferibile, come sempre quando si studia una cultura, attenersi all’etica che, come noto, resiste assai meglio all’usura del tempo. L’abbiamo detto in tanti modi: ciò che meglio caratterizza gli Indoeuropei è il senso dell’azione, la passione per l’ordine. Nessuna idea ha valore se non s’incarna in atti, nessun pensiero è accettabile se non scende immediatamente a livello del vissuto. Victor Hugo avrebbe detto, di questi uomini e di queste donne che comunicarono a una buona parte dell’umanità la loro lingua, e quindi le loro istituzioni (dal momento che una lingua non fa mai altro che tradurre una visione dell’uomo, della vita e del mondo): sono forze che vanno.

La gloria

D’altronde è proprio per questo che tali forze si riconoscono e sono riconosciute e ammirate. E qui introduciamo il tema onnipotente della <<gloria>> (ancora nel senso di Corneille): realizzazione cioè dell’idea più alta che ci si fa di se stessi, nell’ambito dei valori considerati preminenti da una società, e dunque la stima professata da questa stessa società per gli atti che le hanno valso tale rinomanza. Di questa gloria si può ben affermare che fu il principale valore indoeuropeo. Un uomo è grande in virtù delle proprie azioni, che, d’altra parte, se è corretta la linea di interpretazione seguita in questo studio, coincidono con l’esempio dato dagli avi e dunque si iscrivono in un linguaggio di cui questa gloria diventa in qualche modo il pegno. Instaurarla, mantenerla, diffonderla, sono preoccupazioni fondamentali. Ecco perché J. Ward elenca, fra le mancanze gravi da evitare, l’avarizia e il rifiuto dell’ospitalità. L’uomo degno di questo nome, il capo per privilegio – ma ripetiamo che non è detto si debba limitare l’analisi a questo stadio <<aristocratico>>, già peraltro da noi rifiutato – è generoso: della propria persona, dei propri beni. E il pegno cui tiene di più al mondo è la reputazione, la rinomanza. La migliore formulazione di questo ideale si può leggere nelle famose strofe 76 e 77 degli Hàvamàl, nell’Edda poetica:

Muoiono i beni,

muoiono i parenti,

e tu, tu pure morrai.

Mala reputazione

Non muore mai,

quella buona che si è ottenuta.

Muoiono i beni,

muoiono i parenti,

e tu, tu pure morrai.

Ma io so una cosa

Che non muore mai:

il giudizio dato su ciascun morto.

Si capisce quindi come la satira, lo scherno, il sarcasmo fossero intollerabili e gravemente condannati dalla legge: le culture indoeuropee sono shame-cultures, non ammettono che si possa vivere nella vergogna. I Celti in particolare hanno spinto all’estremo questo sentimento.

A conclusione di questa prima parte, basata decisamente sulle acquisizioni della paleolinguistica, rimane da dire che gli Indoeuropei, essendo la parola inseparabile dall’azione – al limite la parola è azione, crea, come esprime bene il greco poiein -, hanno dovuto dotarsi di uno speciale tipo di formulazione, presente con significativa costanza anche in tutte le culture derivate, che serviva mirabilmente ai loro disegni. Questi uomini d’azione, che amavano i valori dell’azione, non si attenevano al solo piano fattuale. Il loro pensiero aveva saputo per natura trovare il verbo che crea e , al tempo stesso, lasciarsi informare da esso. E’ forse questa la ragione più profonda del loro contagioso fascino. Essi restano vivi in noi attraverso mille peripezie. La loro parola, misurata, ordinata, continua a guidarci di atto in atto.

[L’uomo Indoeuropeo e il Sacro, Regis Boyer]

UOMINI D'ORDINE
UOMINI D’ORDINE

LE COMPENSAZIONI DELLA MODERNITA’

di Political Perennialism

La comunicazione e l’accesso all’informazione offerto da internet sono sicuramente uno di quelli che Schuon ha definito “compensazioni” della modernità, ma spesso non posso fare a meno di pensare che questa tecnologia abbia fatto più male che bene.

LE COMPENSAZIONI DELLA MODERNITA'
LE COMPENSAZIONI DELLA MODERNITA’

FARE UNA SCELTA

a cura di Psicoenergetica

Ogni volta che devi fare una scelta, sei in uno stato di possibilità latenti. Tutte coesistono, tutte esistono. Finché non ne scegli una. Finché non la osservi. Finché non la pensi. È il principio della sovrapposizione quantistica: una particella può trovarsi in più stati contemporaneamente, finché non viene osservata. Solo l’osservazione fa collassare la funzione d’onda. Solo quella scelta mentale definisce la realtà.

E questa non è solo teoria. È esperienza concreta. Pensa a una persona che sa di essere osservata mentre fa un lavoro. Cambia comportamento. Non agisce più in modo spontaneo. Sente pressione. Si irrigidisce. Sbaglia. Dice: “non guardarmi, mi metti in agitazione.” Non è la persona in sé che la disturba, è il campo dell’osservazione che ne modifica l’azione.

Ora vai un livello più in profondità. Succede lo stesso quando stai pensando a cosa scegliere. Se qualcuno ti osserva mentre stai pensando, anche il pensiero si contrae, si confonde, si condiziona. È l’osservazione che altera il processo interno. Come nel gesto, anche nella mente. Il pensiero che stavi per formulare si modifica. Non è più libero. Non è più tuo, intero, coerente. Collassa sotto pressione. E magari scegli qualcosa che non era la tua frequenza originaria, ma quella indotta dal campo osservante.

Ogni scelta che fai, è stata pensata. Anche se credi di non averci pensato. Anche se l’hai fatta “d’istinto”, “d’impulso”, “di cuore”. Anche se ti sei convinto che sia arrivata da un’intuizione superiore. Ogni scelta è una direzione dell’energia. E ogni direzione dell’energia nasce da una forma pensiero.

Non esiste scelta senza pensiero. Esiste solo pensiero non riconosciuto. Pensiero alterato. Pensiero collassato da un’osservazione non tua. Il paradosso è qui: chi dice di scegliere “senza pensare” non è più connesso. È più esposto. Non ha meno pensieri. Ha solo meno presenza nel pensiero che sta per collassare. Perché il pensiero non scompare. Agisce anche quando non lo guardi. Struttura anche quando non lo senti. Crea campo anche quando non lo riconosci.

Il Codice del Pensiero © ti mostra proprio questo: la realtà non risponde a ciò che dici, ma a ciò che hai pensato nell’istante in cui hai scelto. E soprattutto ti insegna come agire nel campo dell’osservazione. Per non subire pressioni esterne. Per non lasciarti collassare da frequenze altrui. Per non perdere coerenza nel momento in cui stai decidendo chi sei.

Imparare a pensare in modo strutturato ti permette di generare una realtà più pulita, più tua, più coerente — anche quando sei osservato. Anche quando sei sotto pressione. Anche quando il campo intorno cerca di alterarti. È lì che si esprime il vero potere del pensiero: non nel silenzio interiore, ma nella precisione con cui scegli chi essere — anche dentro il rumore degli altri.

FARE UNA SCELTA
FARE UNA SCELTA

IL PRINCIPIO ISLAMICO DEL TAWHID

di Giuseppe Aiello

Il tawhid è il principio, è il segreto…é tutto

In generale dobbiamo essere concentrati sul tawhid, banalmente tradotto con “monoteismo ma che in realtà é integrazione, unificazione a tutti i livelli, sia interiori che esteriori.

Shaytan tende a disarcionare, a dividere, a mettere zizzania, sostanzialmente a distruggere e demolire, dentro e fuori.

Tawhid non è solo credere in un solo Dio

é unire, unificare, integrare

A livello individuale, integrare e armonizzare tutte le parti del nostro essere, in modo che non ci siano fenditure e punti deboli da cui si insinuano i vapori sulfurei

Unità e armonia in famiglia, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra marito e moglie

Unità e armonia in tariqa, tra shaykh e murshid, tra fratelli e sorelle

Unità e armonia a livello di ummah

E così via …

Quindi ognuno di noi sa dove intervenire e sensibilizzare in base alla situazione in cui si trova, dentro e fuori di sé

IL PRINCIPIO ISLAMICO DEL TAWHID
IL PRINCIPIO ISLAMICO DEL TAWHID