Oltre Gentile: la scuola fascista come missione antropologica

di Sergio Filacchioni 

20 Maggio 2025 

Roma, 20 mag – Nel discorso pubblico sulla scuola italiana durante il Ventennio fascista, un nome giganteggia su tuttiGiovanni Gentile. La sua riforma del 1923, il Liceo Classico come culmine dell’educazione nazionale, l’idealismo pedagogico eretto a canone assoluto: tutto sembra ruotare attorno al “filosofo del Fascismo”. Ma questa lettura, per quanto radicata, è limitante e parziale.

Oltre Gentile, un progetto di riforma mai esaurito

La centralità dell’atto educativo, l’idea di scuola come formazione dello spirito nella storia, restano punti alti e, in parte, irripetuti nella tradizione pedagogica italiana. Tuttavia, ridurre tutta la pedagogia fascista alla sola figura di Gentile significa sottovalutare il processo di evoluzione e di estensione della missione educativa del regime, che dal decennio successivo iniziò a coinvolgere aspetti politici, sociali, corporei, persino militari. La verità storica e culturale è che la scuola Fascista non si è esaurita in Gentile, né si è congelata nel suo spiritualismo accademico. Dopo Gentile, il Fascismo ha continuato a riformare la scuola, a penetrarla, a politicizzarla, a piegarla a una missione nuova: costruire l’uomo nuovo, non solo educarlo al bello e al vero. Ed è in questa direzione che vanno riletti tre testi oggi dimenticati, ma fondamentali per comprendere la complessità – spesso taciuta dai moderni commentatori – della pedagogia fascista: Pensiero ed Azione di Giuseppe Flores D’Arcais (1936), Educazione Politica di Mimmo Sterpa (1941) e Aspetti atletici dell’eroe di Cesare Bonacossa (1939).

La pedagogia come fucina dell’uomo fascista

In Pensiero ed Azione, D’Arcais ci mostra un’immagine del Fascismo come dottrina incarnata, non accademica: «non c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita». La scuola è parte attiva di un progetto spirituale integrale, che vuole formare non solo intelligenze, ma coscienze, caratteri, energie morali. Il Fascismo è una filosofia dell’azione, che rifiuta l’intellettualismo fine a sé stesso: «la supremazia, nell’uomo, delle forze pratiche, morali, volitive, sulle forze puramente e freddamente intellettualistiche». Lo Stato educatore non è entità astratta, ma realtà viva che plasma l’individuo a partire da un ideale totale: «contenuto ideale […] sociale, politico, religioso». È la pedagogia fascista, intesa come rifondazione etica dell’uomo. Altro che scuola neutra o tecnica: qui l’educazione è lo strumento primario per un’antropologia nuova, una rigenerazione nazionale.

Dalla scuola alla politica: lo Stato educatore oltre l’aula

Nel suo Educazione PoliticaMimmo Sterpa mette in discussione la centralità assoluta della riforma gentiliana, proponendo una visione più dinamica, inserita nel cuore della Carta della Scuola di Bottai. Qui la scuola non è più solo il tempio dello spirito, ma diventa organo vivo della rivoluzione fascista, laboratorio morale e politico della Nazione. Sterpa lo afferma chiaramente: «non si tratta […] d’una Scuola in cui si fa della politica, quanto d’una Scuola che fa la politica». Il compito è trasformare la politica da “opportunità transitoria” a “ferma, duratura, costruttiva consapevolezza”. È in questo contesto che emerge il concetto di “collettività di individualità”, apparentemente in tensione col totalitarismo, ma in realtà funzionale alla civiltà fascista: «la collettività del Fascismo, poiché tende a costruire una civiltà, dev’essere una “collettività di individui”». Anche la “tendenzialità professionale” viene chiarita: non è riduzionismo tecnico, ma «orientamento ed educazione alla professione, cioè la “consapevolezza” — fatto integralmente morale ed educativo». È un’educazione che penetra nella vita pratica elevandola, non che si lascia contaminare da essa.

Forza e pensiero: l’atleta-eroe e l’educazione integrale

Il contributo più radicale alla pedagogia fascista viene forse da Cesare Bonacossa, con il suo Aspetti atletici dell’eroe. Qui la scuola si apre alla dimensione corporea e agonistica, non come aggiunta, ma come fondamento etico. Lo sport non è evasione, ma rito civile, strumento di formazione spirituale: «le discipline atletiche non debbono essere fine a se stesse, ma […] rafforzino nell’individuo la coscienza psico-neuro-muscolare di una perenne e vigilante ascesa». L’“atleta-eroe” è il simbolo del nuovo cittadino: «un legionario che affronta le battaglie atletiche nel nome del popolo». L’educazione è corpo, volontà, spirito in perfetta sintesi. Per Bonacossa, lo sport è filosofia dinamica: «la filosofia sportiva […] vuole essere una dottrina essenzialmente pratica e dinamica, come la vita giovanile». Sorprendentemente, questa visione anticipa alcuni tratti della fenomenologia di Merleau-Ponty, che, lontano da ogni mitologia eroica, attribuisce al corpo una centralità altrettanto fondativa: non semplice strumento, ma soggetto dell’esperienza, “condizione del mondo”. Così come Bonacossa parla di “coscienza neuro-muscolare” e di una preparazione fisica che è anche morale, Merleau-Ponty scrive che «il corpo non è nello spazio come una cosa; è ciò attraverso cui c’è spazio», e che «la coscienza è motricità». Nel gesto atletico, Bonacossa vede un’azione simbolica totale, un’educazione incarnata, esattamente come Merleau-Ponty descrive la percezione come motricità cosciente. L’eroe fascista, nel suo equilibrio di forza e pensiero, diventa allora – al di là delle differenze ideologiche – una figura che incarna una pedagogia dell’essere nel mondo. Con un linguaggio muscolare e politico, Bonacossa parla lo stesso linguaggio incarnato del filosofo francese, laddove entrambi rifiutano una visione disincarnata della conoscenza e della formazione. In un’epoca in cui la filosofia «è rimasta dietro la persiana», Bonacossa la richiama a scendere in strada, a misurarsi con il sangue, il sudore, l’asfalto e la guerra.

Lo Stato che educa la Nazione: una scuola totale

Unendo questi tre contributi, emerge una visione della scuola fascista molto più articolata e rivoluzionaria di quanto si ammetta. Gentile fu l’iniziatore, ma dopo di lui il Fascismo elaborò un modello scolastico nazionale, produttivo, corporativo, agonistico, morale. La scuola fascista fu progetto di civiltà. Come scrive Sterpa, «i problemi della Scuola sono i problemi stessi della Nazione, della società, della politica, della Rivoluzione». Non vi è differenza fra educazione e governo: lo Stato si fa scuola, la scuola si fa Stato. In tempi di crisi educativa permanente, dove la scuola è ridotta a servizio, quiz o parcheggio sociale, vale forse la pena tornare a riflettere su quella stagione in cui l’educazione era una missione antropologica, e lo Stato pretendeva di costruire cittadini, non utenti.

Tratto da: Primato Nazionale

Oltre Gentile: la scuola fascista come missione antropologica
Oltre Gentile: la scuola fascista come missione antropologica

IL SIMBOLO DEL CADUCEO

a cura di Advanced Mind

“Il caduceo di Ermete è uno dei simboli più antichi e venerati delle scienze ermetiche e incarna i misteri della rigenerazione cosmica e umana. I due serpenti, intrecciati in una doppia elica intorno all’asta centrale, simboleggiano le doppie forze della vita – positiva e negativa, attiva e passiva, luce e ombra – che devono essere equilibrate per raggiungere l’armonia spirituale. Nella filosofia ermetica, questi serpenti sono analoghi ai principi alchemici dello zolfo e del mercurio, gli elementi volatili e fissi che, uniti, producono la Pietra Filosofale. L’asta stessa rappresenta la colonna vertebrale, attraverso la quale il fuoco spirituale, o Kundalini, sale nell’iniziato, risvegliando le facoltà superiori di percezione. Le ali che coronano il caduceo significano la liberazione dell’anima dalla schiavitù della materia, un concetto centrale negli insegnamenti di Ermete Trismegisto, che dichiarava che l’uomo deve elevarsi al di sopra delle illusioni del mondo materiale per entrare in comunione con la Mente divina. Nei testi alchemici, il caduceo è spesso raffigurato come il bastone dell’adepto, che guida l’anima attraverso il labirinto dell’esistenza verso le verità eterne del cosmo. È quindi un simbolo sia del processo che dell’obiettivo dell’iniziazione ermetica: la trasformazione dell’io di base nel divino.”

Manly P. Hall, Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche

IL SIMBOLO DEL CADUCEO
IL SIMBOLO DEL CADUCEO

LA LEGGE DI CAUSALITA’: “RICOMPENSA” E “DONO”‎

‎a cura di Giuseppe Aiello

Ibn ‘Arabi distingue “ricompensa” e “dono”. ‎

La ricompensa segue l’azione positiva, mentre il dono è un puro dono divino senza alcuna ragione ‎conosciuta.‎

Sebbene ci siano solo pochi testi di Ibn ‘Arabi su questo, essi rivelano molto. Egli ci informa che colui ‎che compie l’azione, attraverso lo “sforzo fisico” (esteriore) e lo “sforzo di sé” (interiore), riceverà ‎INEVITABILMENTE (essendo una legge cosmologica a cui non si può sfuggire, il “karma” direbbero ‎gli induisti) da queste azioni uno “svelamento”, che egli chiama lo “svelamento dovuto allo sforzo”. ‎

Lungo questo percorso di ascesa, una volta che le anime sono purificate dalla “tristezza” della ‎preoccupazione per l’abitudine e sono elevate al di sopra della loro condizione mondana, si ‎associano al loro mondo appropriato, imparano ciò che gli spiriti elevati sanno dalla conoscenza del ‎Regno Divino e dei suoi segreti, e hanno accesso ai significati esoterici (batin) del mondo, delle sue ‎cose e dei suoi fenomeni.‎

‎ ‎Ibn ‘Arabi vuole quindi sottolineare l’esistenza della legge di causalità nell’azione degli esseri, ‎poiché “per ogni azione c’è un risultato, un effetto”. Il Corano è d’altronde chiarissimo su questo.‎

Allo stesso tempo però vi è il libero “dono” divino, che non è limitato da una legge che lo governa, ‎che è la legge della giustizia e della ricompensa, ma è legato a una “porta” aperta verso il lato ‎divino, da cui entrano i doni provenienti da Dio per coloro che Egli sceglie, per qualche ragione che a ‎noi esseri umani non è immediatamente comprensibile, tra i suoi Servitori.

LA LEGGE DI CAUSALITA’: “RICOMPENSA” E “DONO”‎
LA LEGGE DI CAUSALITA’: “RICOMPENSA” E “DONO”‎

ALLEANZA PUTIN-TRUMP CONTRO L’UNIONE EUROPEA?

a cura di Rainaldo Graziani

Dugin sull’obiettivo principale della conversazione telefonica tra presidenti:

I nemici della Russia sono i nemici di Trump e i nemici di Trump sono i nemici della Russia.

20.05.2025

Alessandro Dugin

Ogni comunicazione personale tra Putin e Trump rappresenta un passo importantissimo per chiarire la nuova architettura del mondo. Ma ovviamente, non è possibile risolvere la questione Ucraina né nella conversazione telefonica di oggi né in altre possibili discussioni tra i nostri presidenti. Manca un elemento molto importante in questo disegno: la nostra superiorità militare.

Nonostante le nostre recenti vittorie sul campo di battaglia dobbiamo ancora stabilire un chiaro vantaggio sul nemico nelle operazioni militari. Ecco come si spiega il motivo per cui tutto l’occidente, consapevole di ciò , si sta rivoltando contro la Russia.

Comunque il fatto è che non abbiamo ancora raggiunto posizioni di potere tali da poter dire “questo è, questo ci conviene, questa è vittoria, questo è il nostro territorio e questa è una zona tampone”.

E quindi solo dopo che ciò accadrà potremo negoziare anche alle nostre condizioni.

Per certi versi, potremmo persino scendere a compromessi una volta acquisita l’Ucraina occidentale.

Quindi, per parlare francamente, non esistono ancora i presupposti per i colloqui di pace. Finora queste discussioni non ci hanno portato a una conclusione significativa. Non c’è motivo di sperare che Trump in persona ci presenti questi risultati strategici militari su un piatto d’argento. Questo va oltre le probabilità. Quindi nel prossimo futuro tutte le conversazioni tra Putin e Trump saranno su qualcos’altro.

Porre fine al conflitto in Ucraina è una questione di prestigio per Trump. Tuttavia, le condizioni menzionate dagli Stati Uniti sono inaccettabili per noi.

Trump vuole porre fine a questa guerra. Tuttavia, le condizioni per porre fine a questa guerra dovrebbero essere diverse da quelle di oggi. La garanzia di ciò sono le vittorie militari che vinceremo contro il regime di Kiev e l’erogazione di un maggiore controllo in almeno quattro o cinque regioni dell’ex Ucraina, oltre alle quattro regioni da salvare. In realtà questo è l’unico modo per avviare veri colloqui di pace. Tuttavia la strada è ancora lunga e quindi la guerra non è finita per noi, perché non c’è una vera vittoria e in queste circostanze un cessate il fuoco equivale a rinunciare ad una vittoria completa.

E ciò potrebbe essere letale per il nostro stato.

Naturalmente molti ne sono consapevoli fin troppo bene. Putin prima di tutti..

Ma Trump vuole porre fine alla guerra il più velocemente possibile per i motivi che ritiene siano sempre meno “neutrali. ” Tuttavia, per noi, anche tali motivi “neutri” non possono essere categoricamente accettati.

Anche se apprezziamo le buone intenzioni di Trump di porre fine alla guerra. Naturalmente abbiamo il dovere di non ignorare questo ed è molto importante che il presidente degli USA con cui abbiamo combattuto e con cui stiamo combattendo in Ucraina permetta a molte cose di andare avanti dicendo “questa non è la mia guerra”.

Il nostro Presidente potrà comunicare a Trump che la Russia è interessata solo alla vittoria totale.

Sì, deve essere molto difficile dire a Trump che la Russia ha solo bisogno di Vittoria. Ma il nostro Presidente è un grande leader storico, quindi spero che possa farlo senza portare a un conflitto diretto con Trump.

Questo è esattamente ciò che si può e si deve discutere, soprattutto quando si parla di un ordine mondiale completamente nuovo.

Quindi è importantissimo dare a Trump l’idea più importante: i suoi nemici sono i nostri nemici e viceversa. Infatti, le forze che ci stanno facendo guerra in Ucraina sono le stesse forze che fanno guerra negli USA contro Trump e i suoi sostenitori.

Tuttavia, l’UE è attualmente l’ultima roccaforte dei globalisti in Europa. E tutti i paesi europei stanno combattendo contemporaneamente sia Putin che Trump alle elezioni (a questo si può dare che la vittoria alle elezioni in Romania viene rubata al sovrano George Simion – non filo-russo ma un candidato pro-Trump – attraverso sabotaggi e altre manipolazioni). Allo stesso tempo, i globalisti, come fanno sempre, vogliono che Trump continui a lottare per loro contro la Russia in Ucraina. Sconfiggere strategicamente il nostro Paese con la sua mano e indebolire e infine rovesciare la sua posizione attraverso i sostenitori stessi di Trump che hanno combattuto questa guerra mortale per lui.

L’UE oggi è l’ultimo baluardo della globalizzazione.

Penso che sia molto importante che Trump capisca tutto questo. E spero che Putin gli spieghi tutto chiaramente con le argomentazioni. I nemici della Russia sono i nemici di Trump e i nemici di Trump sono i nemici della Russia. Infatti, le nostre nuove relazioni dovrebbero essere costruite su questo rifiuto del globalismo. E forse anche la nostra nuova alleanza.

Fonte: KATHEON

Traduttore Adnan IRON

ALLEANZA PUTIN-TRUMP CONTRO L'UNIONE EUROPEA?
ALLEANZA PUTIN-TRUMP CONTRO L’UNIONE EUROPEA?

LA LIBERTA’ PERSONALE

a cura di Weltanschauung Italia

La libertà personale finisce dove inizia quella altrui, è una lezione che in Italia sembra ancora difficile da imparare.

In Giappone, sui mezzi pubblici regna il silenzio. Nessuno risponde al telefono, preferendo un messaggio discreto o scendere alla fermata successiva per richiamare. Il rispetto dello spazio altrui è sacro.

In Italia? Conversazioni telefoniche a tutto volume sui treni, ragazzi con casse bluetooth che impongono a tutti le loro “playlist” (quasi sempre spazzatura trap, chissà come mai).

Volete leggere, riposare, rilassarvi in Metropolitana? Non si può.

Volete andare in spiaggia d’estate e semplicemente godervi il suono delle onde? Scordatevelo, arriverà il cazzone di turno nelle vicinanze ad imporvi la propria fastidiosa immondizia musicale ( trap con autotune cantato da ragazzini che cianciano grottescamente di vita vissuta). Non si tratta di gusti musicali ovviamente, era solo una considerazione sul fatto che chi attua questi comportamenti “stranamente” propone la trap. Mai visto nessuno imporre Mozart, Luis Armstrong ma neppure i Cannibal Corpse, i quali potrebbero tornare utili da contrapporre in quei momenti, per fare capire a certi soggetti come ci si comporta in società.

Niente, è troppo difficile far comprendere in Italia che bisogna rispettare gli spazi condivisi, che per definizione appartengono a tutti e a nessuno in particolare.

Quello del non utilizzo delle cuffie negli spazi condivisi è solo un piccolo aspetto ma che è indicativo. L’incapacità di considerare l’impatto delle proprie azioni sugli altri è una caratteristica che contraddistingue sempre di più la nostra società.

LA LIBERTA' PERSONALE
LA LIBERTA’ PERSONALE

LA MAGISTRATURA IN ITALIA

a cura di Luigi Bobbio

Leggetevi l’intervista di questo sontuoso, colossale Avvocato Della Valle! Non ha sbagliato nemmeno una virgola. E ritroverete tutte le cose che vado dicendo da anni.

Il penalista Raffaele Della Valle sulla magistratura: “C’è una totale promiscuità, gli onesti tirino fuori le palle”

«Io sono cresciuto in tribunale, mio padre era magistrato. Per anni abbiamo abitato praticamente lì e ancora oggi è praticamente così: al di là di questa parete della sala riunioni del mio studio c’è la Procura di Monza. Siamo dirimpettai. Se penso a come si è ridotta la magistratura oggi, sono preoccupato per l’Italia, che manca di uomini tutti d’un pezzo, e mi dispiace per mio padre. Lui passava tutto il giorno a scrivere sentenze, nell’ombra, una vita di lavoro e sacrificio; quando si comprò una motocicletta, venne rimproverato dal presidente di tribunale. Oggi i magistrati per contare vanno in tv a fare i talk show, c’è una totale promiscuità, di carriere e di letti. Io ci credo ancora nell’istituzione, perché la maggior parte dei giudici è onesta e lavoratrice, ma adesso ogni volta che devo discutere con un giudice sono assalito dal dubbio: sarà indipendente?».

A 81 anni l’avvocato Raffaele Della Valle, uno dei più celebri penalisti d’Italia, l’eroe del caso Tortora, non molla. «Sono qui con due dei miei tre figli; studio famigliare, alla nostra maniera, perché l’avvocato è una scelta personale di fiducia, il cliente deve affidarsi a te, non a una sigla. E poi io voglio essere libero: se qualcosa non mi piace o non mi convince, se l’assistito si comporta male, mollo e chi si è visto si è visto. Nella vita ci vogliono le palle, e lo dico ai magistrati del Csm, che fanno le vergini dopo lo scoppio dello scandalo Palamara, che non si è inventato da solo. Se ti rendi conto che sei stato nominato con sistemi mafiosi, ti dimetti e ridiscutiamo tutto, non ti trinceri dietro la scusa che il presidente della Repubblica non scioglie il Consiglio Superiore della Magistratura, te ne vai tu».

Per grinta, e anche fisicamente, Della Valle dimostra vent’ anni in meno. È innamorato della professione. «Mi piacerebbe scrivere un libro, ma ci vuole tempo, io sono sempre in giro. Aosta, Fano, la Sardegna, sono stato perfino nel Donbass. Morirò, solo, in una camera d’albergo, in trasferta per un’udienza». Una vita dedicata al diritto, «lavoro ancora moltissimo», che fa parte del suo dna. Per questo l’analisi, lucida e spietata, che fa dell’attuale situazione della nostra giustizia, deve inquietare tutti.

Avvocato, perché è così preoccupato?

«Il combinato disposto dell’azione dei pm e della stampa loro amica ha preso il sopravvento su tutto e comanda anche sulla politica. La superprocura Antimafia intimidisce la magistratura giudicante e gli avvocati e altera i corretti rapporti di potere nel processo. Nella magistratura è come se ci fossero una Champions League, con i procuratori più importanti che si sentono Cristiano Ronaldo e fanno il bello e il cattivo tempo, e poi una Serie A di giudici ligi, bravi ma che non contano nulla, perché la politica è succube delle star delle Procure».

Può farmi qualche esempio?

«La sentenza su Mafia Capitale. La Cassazione scrive un monumento giuridico, trecento pagine di motivazioni, ma siccome il contenuto è garantista, i giornali manettari protestano e il giorno dopo il Guardasigilli Bonafede apre un’ispezione contro la magistratura giudicante. Se non è un’intimidazione questa».

Perché i magistrati giudicanti non protestano?

«Non lo so, è stupefacente. Ma penso che il punto è che il sistema ormai è inquinato. Pensi anche alle scarcerazioni dei boss nel periodo del Covid. Sono stati messi fuori su decisioni delle Corti d’Appello, dei Tribunali di Sorveglianza, dei Giudici di Sorveglianza con il parere, il più volte favorevole, delle Procure della Repubblica presso il Tribunale e delle Procure Generali presso le Corti di Appello. Poi, quando il caso è diventato mediatico, Bonafede ha risposto come i cani di Pavlov al richiamo dei giornali amici aprendo un’ispezione e delegittimando il lavoro onesto di decine di giudici. Le Procure comandano su tutto e il Csm è la cinghia di trasmissione tra politica e magistratura attraverso la quale i pm esercitano il proprio potere».

Mettiamo ordine avvocato: cosa non funziona e come si può rimediare? «La magistratura è entrata in crisi quando è diventata il trampolino di lancio verso incarichi d’oro». Si riferisce ai magistrati che entrano in politica?

«Quella è la punta dell’iceberg, ciò che si vede, ma il potere vero sta altrove. Ci sono decine di incarichi di grande prestigio, con poteri enormi, privilegi e diritti di nomina; pensi alla presidenza dell’Authority anti-Corruzione, o ai distaccamenti presso la Corte Costituzionale o agli uffici di rappresentanza all’estero. Sono incarichi di grande prestigio ai quali si accede attraverso la visibilità, che è garantita dalle inchieste. Oggi noi conosciamo i nomi dei pm, che sono delle star, come i virologi ai tempi del Corona, e ignoriamo quelli dei magistrati giudicanti».

Mi spieghi il ruolo del Csm?

«Io da pm apro un’inchiesta, magari funzionale agli interessi di una parte, e divento noto, quindi appetibile per una corrente della magistratura e candidabile per il Csm. Dopo di che ho un potere contrattuale enorme sulla designazione dei procuratori, attraverso il quale ringrazio chi mi ha fatto fare carriera e allevo una nuova classe di pm legati a me con un cordone ombelicale. A quel punto, vengo cooptato dal potere politico, che tengo sotto scacco attraverso i magistrati a me fidelizzati. È tutta politica, la capacità non c’entra nulla».

Palamara è stato coperto di fango perché ha perso una battaglia interna?

«Questo non lo so. Quando cade l’albero, tutti corrono a prendere i rami, ma Palamara non è spuntato dal nulla come un fungo. Nel 2007 Cossiga, che qualcosa di magistrati sapeva, lo definì faccia di tonno e lo sfidò a querelarlo. Mettere lui a capo dei magistrati è stato come affidare a un bambino la cloche di un Boeing. C’è una colpa in chi ha scelto Palamara e una colpa in chi non ha vigilato. Lui era il grande cuciniere e mi viene il dubbio che sia stato eletto per questo, per spicciare i servizi per tutti. Adesso fanno tutti le mammole, ma quando il sistema è guasto è perché non funziona il circuito non perché non va una valvoletta. Ripeto, l’uomo, e soprattutto il magistrato, deve avere le palle. Se io facessi parte di questo Csm, mi dimetterei subito».

Come riformerebbe il Csm?

«L’unica strada è il sorteggio. Se non vogliamo farlo tra tutti e settemila i magistrati, facciamolo tra i 500 con maggiore anzianità».

L’obiezione di rito è: ma se poi viene sorteggiato un cretino?

«Meglio, così lo togliamo dalle aule giudiziarie e gli impediamo di fare male al prossimo. Mi augurerei fossero sorteggiati venti cretini. E la stessa cosa andrebbe fatta per i ruoli apicali della magistratura: abbiamo tre persone in lizza per il posto di procuratore? Sorteggiamo, è l’unico modo per tagliare il nodo gordiano delle correnti e della politicizzazione della magistratura».

Avvocato, lei ce l’ha con i procuratori, ma poi è un giudice a sentenziare

«Un tempo il procuratore capo e il presidente del tribunale erano omologhi. Stesse carriere, mezzi analoghi. Oggi abbiamo una magistratura giudicante che non ha neppure i cancellieri e un procuratore che gira con l’auto di Stato, comanda le forze dell’ordine, rilascia interviste, è chiamato in tv e usa i droni. Visivamente, plasticamente, mediaticamente, le parti sono sbilanciate. La magistratura giudicante è succube materialmente e psicologicamente delle procure, che dominano il Csm. Chi oggi sfida un procuratore star rischia conseguenze negative per la carriera».

La soluzione al problema?

«Separazione delle carriere tra giudici e pm e sorteggio dei componenti del Csm. Tutto il resto sono chiacchiere. Data l’attuale sproporzione dei poteri, la vicinanza fisica con l’accusa che condiziona il giudicante».

E gli avvocati in tutto questo?

«L’avvocatura ormai è ridotta quasi al ruolo di vassallaggio della magistratura. Come fa un giovane avvocato a sfidare certe star? Il carico di lavoro è enorme; spesso un magistrato d’appello deve giudicare venticinque processi in una mattina, non c’è tempo e all’avvocato viene chiesto di riferirsi alle motivazioni scritte nella comparsa. È annullato il dibattimento, e quindi anche la legalità del processo non è garantita. Ci vuole un coraggio da leoni per sfidare il giudice e dire: no, io di questa causa parlo per due ore a voce, non faccio riferimento al fascicolo per la difesa».

LA MAGISTRATURA IN ITALIA
LA MAGISTRATURA IN ITALIA

Chi è Padmasambhava nel buddismo?

a cura di Hidden Mantra

Padmasambhava fu una figura chiave nello sviluppo del buddismo in Tibet e fu considerato il Secondo Buddha. Come maestro tantrico indiano si riferiva altrimenti a Guru Rinpoche. Fondò il primo monastero buddista in Tibet. Il nome Padmasambhava che significa “Loto – Nato” in Tibet e sanscrito, che indica la sua nascita da un fiore di loto in un lago a Oddiyana. Inoltre, è considerato la figura strumentale nella fondazione del buddismo Vajrayana in Tibet.

Perché è venuto in Tibet

Il re Trisong Detsen, un convinto appassionato di buddismo, invitò Padmasambhava in Tibet nell’8esimo secolo con la sua intenzione di propagare il buddismo e aiutare a costruire il primo monastero buddista a “Samye”. Padmasambhava o Guru Rinpoche ha un ruolo dominante nella diffusione del buddismo Vajrayana in Tibet attraverso le sue pratiche tantriche e i suoi insegnamenti con la costruzione del primo monastero buddista, Samye. Diventa uno dei principali centri per l’apprendimento delle pratiche buddiste.

Cosa ha fatto

Introdusse il Buddismo Vajrayana, noto anche come Mantrayana, Tantrayana o Buddismo Tantrico, al popolo tibetano. Il Buddismo Vajrayana è associato al Buddismo Mahayana, uno dei principali rami del Buddismo sviluppato da Gautama Buddha, un insegnante religioso e leader spirituale generalmente noto come “Buddha”. Mette in evidenza i sutra Mahayana e presta attenzione al sentiero del Bodhisattva. In un altro modo, il Buddismo Vajrayana è un sottoinsieme del Buddismo Mahayana, che utilizza numerose pratiche tantriche, che i vajrayanisti consideravano per raggiungere la Buddità. Rispetto al Buddismo Mahayana e Hinayana, un’altra branca del Buddismo, evidenzia l’illuminazione individuale e l’autodisciplina con attenzione agli insegnamenti originali del Buddha, il Buddismo Vajrayana comprende pratiche tantriche distinte e indica una rapida illuminazione.

Il buddismo Vajrayana evidenzia la pratica esoterica e i rituali comprendono mantra, mudra e divinità ecc… che si concentra principalmente sul rapido risveglio spirituale. Secondo il Buddismo Vajrayana, gli insegnamenti vengono trasmessi dal Guru agli studenti e credono che sia possibile per le persone raggiungere l’illuminazione in una sola vita.

Nel Buddismo Vajrayana i suoi insegnamenti sono chiamati “Termas” o testo del tesoro nascosto che include trasmissioni orali e tesori nascosti che sono il tesoro spirituale nascosto da Padmasambhava nella mente dei suoi discepoli. Stabilendo il Buddismo Vajrayana al popolo tibetano, Padmasambhava introdusse le sue pratiche di tantra. Attraverso queste pratiche dei suoi rituali tantrici, aumentò la vita dei re. Varie biografie discutono le storie di Padmasambhava o Guru Rinpoche in Tibet. A causa del suo ruolo nella costruzione del monastero “Samye” è considerato il fondatore della “Scuola Nyingma” del buddismo tibetano, la più antica scuola principale del buddismo tibetano. La tradizione Nyingma comprende i principali elementi del buddismo tibetano. Compresi i suoi insegnamenti chiamati “Nove Yanas”, o i veicoli per la liberazione, un altro che è la Grande Perfezione, considerati come i più alti insegnamenti buddisti. Combatte attivamente contro le forze negative che hanno fermato il buddismo.

Come appare nell’arte

Padmasambhava o Guru Rinpoche ha l’aspetto di una persona onesta e sorridente. Gli occhi sono spalancati a causa della natura incrollabile. Ha un aspetto giovanile e seduto con i suoi due piedi nella postura imperiale. Indossa un cappello di loto con strumenti magici e un indumento intimo Vajra. Inoltre, tiene un Vajra a cinque punte sulla mano destra e una coppa a forma di teschio traboccante di nettore sulla mano sinistra.

Padmasambhava o Guru Rinpoche ha otto forme che manifestano i diversi lati di lui. Questi sono i seguenti

  • Shakya Sengo – Leone del clan Shakya
  • Pema Gyalpo – Re del Loto
  • Nyima Odzer – Raggi del sole
  • Dorje Drolo- Vajra Consolatore degli Esseri
  • Sengo Dradog – Lonza ruggente
  • Lodan Chokse – Le più alte aspirazioni
  • Pema Jungne – Indica la sua iniziazione agli insegnamenti Mahayana in cui irrompe come sentiero del Bodhisattva.
  • Urgyan Dorje Chang – Portatore del Vajra di Urgyan

Il suo mantra

Padmasambhava, un noto studioso e meditatore, usava diversi mantra e rituali che manifestano la sua natura ricca e diversa. Uno dei suoi mantra principali è “Om Ah Hum Vajra Guru Padma Siddhi Hum” considerato un potente mantra noto come Vajra Guru Mantra. L'”Oh Am Hung” sono i tre simboli del Vajra come il corpo, la parola e la mente.

Il Padmasambhava Vajra Guru Mantra offre numerosi benefici. Di seguito sono riportati alcuni di essi

  • Si ritiene che recitare il Vajra Guru Mantra raffini il karma negativo delle azioni passate. Eliminare questo karma negativo può aiutare la crescita spirituale e il percorso verso l’illuminazione.
  • Ripetere il mantra può fornire pace e calma.
  • Il Vajra Guru Mantra serve come un’arma potente che protegge dalle influenze negative e crea un ambiente positivo.
  • Cantare il mantra aiuta a approfondire la tua pratica di meditazione che aiuta la concentrazione e ad aumentare la qualità della consapevolezza.
  • Si ritiene che cantare questo mantra aiuti a migliorare la devozione e la connessione con Padmasambhava.
  • Le vibrazioni del mantra possono portare un effetto positivo sulla mente e sul corpo, contribuendo a tutto il benessere.
  • Agisce come un potente strumento per ottenere intuizioni e realizzazioni spirituali.

Conclusione

In breve, Padmasambhava è una figura influente che ha sviluppato il buddismo in Tibet e ha introdotto il buddismo Vajrayana al popolo tibetano. Con la costruzione del Primo Monastero Buddista, diffuse le sue idee alla gente e divenne il principale centro per le pratiche buddiste di inclinazione. La sua diversa natura di pratiche e rituali tantrici fornisce numerosi benefici per le persone e aiuta a ottenere profonde intuizioni spirituali e realizzazioni.

Tratto da: Hidden Mantra

Chi è Padmasambhava nel buddismo?
Chi è Padmasambhava nel buddismo?

AMARE DIO: E’ QUESTA LA CHIAVE DELLA SALVEZZA?

di Mike Plato

Il problema è capire in cosa consista quell’amare Dio con tutto il proprio essere, cosa si è disposti a fare se quell’amore c’è. Il testo biblico è pieno di personaggi sottoposti a prove devastanti qualora lo amino con tutte le loro forze (Giuseppe, Giobbe, Daniele, Gesù, su tutti). Il testo parla di PROVE al fine di CORREGGERE, RETTIFICARE. E se a causa di quelle prove l’amore viene meno? Se a causa di quelle prove, non credi più in Lui? Se ti chiede di sacrificare la tua vita in nome SUO e tu non te la senti? Il rapporto con il Dio dell’interno non è per nulla facile: EGLI VUOLE LA MORTE DELLA TUA NATURA INFERIORE, proprio quella che tendiamo per programma a conservare e proteggere: avere un compagno, fare figli, viaggiare, stare in compagnia, possedere cose, fare carriera, amare il denaro. Qui sta il punto: CHI PUO AMARE DIO FINO A QUESTO PUNTO? Cristo ingiunse di spezzare i legami familiari e di parentela e seguire il LOGOS interno, laddove la CHIESA MISTIFICATRICE li esalta e li valorizza come principi virtuosi. Ovviamente la CHIESA MISTIFICATRICE è sorretta dalla MASSA, e la MASSA non può AMARE DIO, non può seguirlo e non può sacrificare se stessa. Appare ovvio che la CHIESA darà sempre alla massa ciò che la massa può seguire e intendere. Per cui codesto AMARE DIO CON TUTTO IL PROPRIO ESSERE è solo per coloro nei quali DIO soffiò nell’anima una tale ingiunzione: TU SEI PREDESTINATO AD AMARMI PER TUTTA L’ETERNITA’….

Il mondo ama DIO con tutto se stesso? Non ho mai visto davvero nessuno giungere a simile statura, non in quest’epoca oscura.

AMARE DIO: E' QUESTA LA CHIAVE DELLA SALVEZZA?
AMARE DIO: E’ QUESTA LA CHIAVE DELLA SALVEZZA?

LE VERITA’ SPIRITUALI NON HANNO SPIEGAZIONE

a cura di Ottava di Bingen

“Le verità spirituali
sono al di sopra e al di là
del ragionamento intellettuale
e non possono,
quindi essere spiegate.
Esse possono al massimo venire rappresentate da allegorie e immagini,
così da indurre negli uomini
pensieri più esaltati,
in modo da acquisire
uno stato
superiore di percezione.”

LE VERITA' SPIRITUALI NON HANNO SPIEGAZIONE
LE VERITA’ SPIRITUALI NON HANNO SPIEGAZIONE