IL DOVERE DELL’ETICA CONTRO LA DEVOLUZIONE

Videoconferenza del canale YouTube CASA DEL SOLE TV, trasmessa online in live streaming il giorno 15 Maggio 2025.

L’opera che più ha attirato l’interesse dei media alla Biennale di Venezia è il “muratore robotico”. Allo stesso tempo un diversamente artista italiano esporrà a Londra una scultura chiamata “Crypto Connection”. Il nuovo papa ha invece lanciato l’SOS transumanesimo, ma quanto il politicamente corretto ha contribuito al rovesciamento della storia? Ne parliamo con Valentina Ferranti, scrittrice, antropologa, Fabrizio Marchi, giornalista, insegnante. Intervista a cura di Jeff Hoffman.

IL DOVERE DELL’ETICA CONTRO LA DEVOLUZIONE
IL DOVERE DELL'ETICA CONTRO LA DEVOLUZIONE
IL DOVERE DELL’ETICA CONTRO LA DEVOLUZIONE

Il Vento dello Spirito e la Grazia che Precede: Riflessione su Gesù e Nicodemo

di Lelio Antonio Deganutti


Nel terzo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, si svolge un incontro silenzioso e notturno, che ha attraversato i secoli con un’aura di mistero e di profondità: quello tra Gesù e Nicodemo. È un dialogo breve ma vertiginoso, in cui il Maestro non offre formule, ma spalanca l’abisso del Mistero. Al centro di questa conversazione troviamo una frase folgorante:
«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8).

L’iniziativa dello Spirito: l’uomo non è il centro

Gesù parla a Nicodemo, dottore della Legge, uomo formato nel rigore della Torah e nella convinzione che l’uomo debba fare qualcosa per ottenere la salvezza. Ma proprio a lui Gesù rivela una verità destabilizzante: la nuova nascita, quella che apre alla vita eterna, non è frutto dello sforzo umano, ma un atto gratuito e imprevedibile dello Spirito.
Come il vento che non può essere controllato né spiegato, lo Spirito di Dio agisce secondo una logica che sfugge alle categorie della legge, del merito, del controllo.

In questo senso, Gesù non sta solo parlando di un nuovo modo di vivere la fede. Sta dichiarando che tutto è grazia. Che il Regno di Dio non si conquista, ma si riceve. E che l’uomo non può programmare il proprio risveglio spirituale, né costruire da sé la propria salvezza. Nulla dipende da noi. Tutto è già pronto.

Nicodemo e la resa al Mistero

La figura di Nicodemo, che ritornerà alla fine del Vangelo portando aromi per la sepoltura di Cristo (Gv 19,39), è emblematica proprio per questo: egli rappresenta l’uomo religioso che, a un certo punto, deve imparare ad arrendersi alla logica della grazia. Deve lasciare le certezze dottrinali per entrare nel mistero del dono.
Nel cuore della notte, davanti a un Gesù che parla in modo spiazzante, Nicodemo non capisce subito. Ma l’incomprensione non è una colpa. È l’inizio dell’umiltà. È lì che può iniziare il lavoro invisibile dello Spirito.

La grazia: realtà già presente, non premio futuro

Tutto è già pronto: è questa la grande notizia. Non bisogna attendere la perfezione per ricevere l’amore di Dio. Non bisogna “essere degni” per essere raggiunti dalla salvezza. Lo Spirito non si lascia imbrigliare dalla morale o dalla dottrina. Il vento soffia dove vuole. La grazia non ha condizioni.
Gesù stesso, nel parlare a Nicodemo, non dice: «Se farai questo, allora nascerai di nuovo». Ma afferma: «Bisogna nascere dall’alto», cioè ricevere qualcosa che viene da Dio e che l’uomo non può procurarsi da sé.

Una teologia della resa e della fiducia

Il dialogo tra Gesù e Nicodemo ci impone una conversione radicale dello sguardo. Non siamo chiamati innanzitutto ad agire, ma a ricevere. Non a costruire, ma ad accogliere. Non a comprendere tutto, ma a fidarci di un Vento che ci precede e ci guida senza chiedere il nostro permesso.
Questa è la via della grazia: l’umile apertura al dono, la rinuncia al controllo, la fiducia nella libertà dell’amore divino.

In un’epoca ossessionata dal risultato, dal merito, dal controllo sulle emozioni e sulle esperienze spirituali, la lezione che Gesù offre a Nicodemo è scandalosa e liberante: la salvezza non si conquista, si accoglie.
Il vento dello Spirito soffia dove vuole. A noi è chiesto solo di ascoltarne la voce e di lasciarci trasportare.
Il resto — tutto ciò che conta davvero — è già pronto. È grazia.


Libano: come soffocare la Resistenza

a cura della Redazione

15-05-2025

Libano – Il regime di Washington sta intensificando gli sforzi per soffocare Hezbollah attraverso il settore bancario e commerciale. Tutte le attività finanziarie, dalle rimesse al commercio di base, sono ora sottoposte a un esame minuzioso per garantire che il gruppo sia isolato in ogni suo punto.

La recente nomina del governatore della Banca Centrale del Libano, Karim Saeed, ha ulteriormente consolidato l’influenza degli Stati Uniti sul sistema finanziario libanese. Saeed assunto una posizione sempre più ostile nei confronti di Hezbollah, contribuendo a far rispettare i dettami di Washington all’interno degli istituti bancari libanesi.

Le misure includono chiusure arbitrarie di conti, congelamenti di trasferimenti e controlli più rigorosi sulle transazioni di routine sospettate di avere legami anche solo periferici con Hezbollah. Pur essendo concepite per soffocare il gruppo, queste politiche hanno intrappolato innumerevoli cittadini libanesi comuni – in particolare la popolazione sciita e coloro che provengono da contesti di opposizione – intrappolandoli in un sistema bancario che ora funziona come un meccanismo di sorveglianza e punizione imposto dagli Stati Uniti.

Libano e l’ingerenza straniera

Anche gli uffici di cambio valuta sono sotto attacco. Multe salate sono state comminate per aver avuto a che fare con individui segnalati da Washington – spesso senza fondamento – come affiliati a Hezbollah. Apparentemente parte di una campagna per prosciugare l’economia libanese basata sul denaro contante, l’obiettivo più profondo è politico: far pagare alla base di sostegno di Hezbollah il prezzo della Resistenza e seminare dissenso tra le comunità sciite.

Persino le criptovalute non sono passate inosservate. Sebbene più difficili da tracciare all’interno dei sistemi blockchain, le autorità statunitensi stanno prendendo di mira il punto di ingresso fiat-crypto, concentrandosi su come i singoli individui acquisiscono valuta digitale prima che sfugga al controllo formale.

Il calcolo di fondo è netto: tagliare le risorse di Hezbollah, indebolirne le istituzioni, e la sua base si asterrà o si orienterà verso fazioni rivali. Un simile risultato potrebbe alterare l’equilibrio di potere nel parlamento libanese, erodendo sia la quota di Hezbollah che quella del suo principale alleato, il Movimento Amal.

Non è una strategia di persuasione, ma di logoramento, condotta non sul campo di battaglia, ma attraverso burocrazie, banche e reti di sorveglianza. Gli Stati Uniti sperano che una Resistenza affamata diventi una Resistenza sottomessa e, alla fine, nessuna Resistenza.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: come soffocare la Resistenza
Libano: come soffocare la Resistenza

L’Europa come potenza: intervista a Fabio Filomeni di ESI

a cura della Redazione

15 Maggio 2025

Roma, 15 mag – Nel dibattito odierno sull’identità e sul futuro dell’Europa, emergono sempre più frequentemente voci critiche nei confronti dell’assetto attuale dell’Unione Europea e del suo rapporto con le grandi potenze globali, ma non solo: vi sono anche voci che pur partendo da posizioni diametralmente diverse, parlano di Europa come potenza e possibilità “storica” per i nostri popoli. Tra queste, si distingue quella di Fabio Filomenifondatore dell’associazione Europa Sovrana e Indipendente (ESI), che propone la creazione di uno Stato europeo autenticamente sovrano, svincolato da influenze esterne e dotato di una propria capacità strategica.

Dialogare sull’Europa, con dissensi ma senza pregiudizi

Il Primato Nazionale ha deciso di intervistarlo non perché ne condivide tutte le posizioni – in particolare sulle ragioni russe e sulla teoria della terza Roma (anzi, su alcuni aspetti ci riserviamo di mantenere la più assoluta distanza) – ma perché ritiene interessante e degna di approfondimento l’idea di un’“Europa Potenza”, capace di affermarsi in modo autonomo nello scenario globale moderno. Un’idea che, sebbene declinata con accenti diversi, può risuonare anche tra quanti da sempre difendono una visione identitaria e sovranista, attenta alle radici culturali e agli interessi dei popoli europei. Per quanto ci riguarda, l’opzione politica pro o anti europea costituisce il vero spartiacque politico fondamentale. E con chi auspica l’Europa potenza siamo disposti a dialogare anche in presenza di dissensi radicali sulle contingenze geopolitiche.

L’intervista a Fabio Filomeni

Il progetto ESI propone la nascita di uno Stato europeo indipendente e sovrano. Come nasce questo progetto? Crede che si possa conciliare questa ambizione con la forte diversità culturale e politica tra i popoli europei?

Europa Sovrana e Indipendente (ESI) è un’idea politica nata nel 2023, poche settimane dopo la pubblicazione del mio saggio “Morire per la NATO?”. Grazie a quel libricino ho incontrato persone straordinarie provenienti da vari settori della società civile, con cui è nata subito una forte affinità politica intorno a una nuova idea di Europa. A dicembre dello stesso anno, insieme a Bruno Spatara, Luca Tadolini, Luigi Scotto e Diego Olivari, abbiamo fondato l’associazione ESI, alla quale si sono poi uniti anche Gianluca Priolo e mio cugino Maurizio Filomeni. Fin dall’inizio, l’obiettivo comune è stato quello di individuare strategie per una rinascita europea, in un mondo costruito anche dall’Europa stessa ma da cui oggi è esclusa, per mancanza di visione e volontà, a vantaggio di potenze come Stati Uniti, Cina e Russia. L’Europa è un mosaico di micro-identità locali che formano un’unica civiltà. Questa ricchezza culturale può diventare un punto di forza solo se sapremo superare i grandi egoismi delle piccole Nazioni, una necessità reale per non soccombere in un mondo governato da superpotenze continentali.

È in corso un dibattito sempre più acceso sull’identità dell’Europa: c’è chi vuole rifondarla e chi invece ne contesta l’esistenza stessa come entità storica. Per voi, l’Europa esiste davvero? E quale Europa immaginate?

Spesso si definisce l’Europa un continente a sé, ma in realtà, come diceva Nietzsche, è solo una “penisoletta” dell’Asia. Questa indefinitezza geografica diventa un vantaggio: apre un grande spazio di libertà per definirne i confini. Per noi di ESI, l’Europa è la nostra grande terra, da sempre centro di energia vitale e civiltà proiettate nello spazio e nel tempo. Oggi, geopoliticamente, l’Europa è divisa tra Unione Europea e Federazione Russa. Quest’ultima è a tutti gli effetti una nazione europea, come testimoniano le radici comuni della nostra storia: dall’antica Roma a Costantinopoli, dal Sacro Romano Impero a Mosca, la cosiddetta “Terza Roma”, dove l’aquila bicipite campeggia ancora sulla bandiera russa. Ma tra UE e Russia esiste una differenza cruciale: la sovranità. L’Europa occidentale, a differenza della Russia, è succube dell’egemonia statunitense, instaurata con la vittoria angloamericana nella Seconda guerra mondiale. Un’egemonia politica, culturale, economica, industriale, finanziaria e soprattutto militare, con centinaia di basi e migliaia di soldati sul nostro territorio. L’Europa che sogniamo è invece sovrana, indipendente, autonoma dagli Stati Uniti e in pace con la Russia.

Auspicate un riavvicinamento con la Russia, ma il contesto geopolitico attuale rende questa prospettiva molto divisiva. Come pensate che l’Europa possa riallacciare i rapporti con Mosca senza spaccarsi al proprio interno?

L’Europa oggi è spaccata in due a causa di uno sconsiderato allargamento della NATO verso Est, culminato con la guerra per procura avviata dall’amministrazione americana undici anni fa: dal regime-change di Euromaidan alla persecuzione degli Oblast russofoni del Donbas. Con l’operazione speciale di Mosca, la rottura diplomatica e il sabotaggio del Nord Stream, il Pentagono ha realizzato il vecchio sogno di Brzezinski: separare la Germania dalla Russia. Le responsabilità non vanno dimenticate, soprattutto ora che l’attuale presidente USA cerca di apparire come pompiere, quando conosciamo bene chi ha appiccato l’incendio. La UE, intanto, ha dimostrato totale mancanza di strategia: ha rinunciato al ruolo super partes verso Mosca per allinearsi completamente alla linea della NATO, offrendo sostegno militare incondizionato all’Ucraina in nome di presunti valori democratici. Con il riposizionamento di Trump, emergono tutti i limiti dell’UE, ancora oggi un’istituzione prevalentemente economica, priva di una leadership vera, che si affida a iniziative unilaterali dei singoli leader o a coalizioni improvvisate, incapace di agire con l’autorità di una vera superpotenza.

Nel vostro programma proponete l’uscita dalla NATO e la creazione di un esercito europeo autonomo, persino dotato di deterrenza nucleare. È davvero questa la strada giusta per rafforzare la sicurezza del continente?

Gli Stati Uniti mantengono tuttora una forte presenza in Europa, con centinaia di basi e oltre centomila soldati. In Romania, sotto il sedicente sovranista George Simion, si sta costruendo la base NATO più grande del continente: 2.800 ettari. Per ESI, non può esistere vera indipendenza senza una capacità di difesa autonoma, affidata a uno strumento militare moderno ed efficiente. Nessuna superpotenza al mondo ne è priva. Non siamo contrari al riarmo europeo: non in chiave antirussa, che non consideriamo una minaccia, ma come passo necessario per emanciparci dagli Stati Uniti e dalla NATO. L’uscita dall’Alleanza Atlantica non sarà un prius, ma un posterius, successivo alla realizzazione di una vera Comunità Europea di Difesa, come quella ipotizzata nel 1954. Sulle armi nucleari, sarò chiaro: rifiutarne la produzione ma accettarle sul proprio suolo se appartengono a un governo straniero – leggi USA – è pura demagogia. Nessuna potenza può definirsi tale senza deterrenza nucleare. Se l’Europa vuole diventare una superpotenza, non può farne a meno.

Cosa risponde a chi sostiene che l’idea di un’Europa armata sia solo una mossa anti-russa, tanto più che non esisterebbero oggi minacce concrete tali da giustificare un riarmo?

In parte ho già risposto nella domanda precedente. La Russia sta conducendo una guerra con obiettivi chiari e circoscritti, che ormai dovrebbero essere evidenti a tutti. La narrazione secondo cui Putin vorrebbe ricostruire l’impero sovietico e invadere perfino Lisbona è ormai accantonata anche dal mainstream. La Russia, con 17 milioni di km², 11 fusi orari, 145 milioni di abitanti e ricchissima di materie prime, che interesse avrebbe ad attaccare un’Europa occidentale da mezzo miliardo di abitanti, peraltro dipendente dalle sue forniture energetiche? Quanto alle invasioni, la storia insegna il contrario: sono stati gli occidentali a invadere la Russia – i polacchi e lituani nel 1610, la Svezia nel 1708, Napoleone nel 1812 e la Germania nazista nel 1941. E sappiamo com’è finita.

Il vostro manifesto parla esplicitamente di “Europa Potenza”. In cosa si differenzia questa visione dal modello federale tecnocratico attuale? E perché sarebbe più adatta ad affrontare le sfide del mondo multipolare?

ESI ambisce a unificare l’Europa perché possa assumersi la responsabilità della propria potenza e rafforzarla su scala mondiale. Serve superare il modello di cooperazione economica nato dalla Guerra Fredda e basato sui valori del capitalismo globale, modello che ha portato alla costruzione dell’Unione Europea con tutti i limiti e le distorsioni che conosciamo: un apparato burocratico invasivo, tecnocratico, lobbistico e incapace di concepire l’Europa come vero territorio di potenza. È necessario trasformare l’UE in una vera entità politica: uno Stato europeo con un Governo Federale dotato di proprie Forze Armate e poteri esecutivi su esteri, economia, energia, industria, moneta e difesa, legittimato democraticamente dal voto dei cittadini. Una simile figura politica, espressione della volontà popolare europea, favorirebbe una maggiore ponderazione e rispetto delle specificità nazionali, comunque rappresentate nel Parlamento. Solo un’Europa Nazione, potenza economica, tecnologica e militare, potrà confrontarsi alla pari con le superpotenze globali, senza ingerenze né subordinazioni. È il concetto di “soglia di potere” di Marcelo Gullo: il minimo di potere necessario affinché uno Stato possa mantenere la propria autonomia.

Il Primato Nazionale ha sempre difeso una visione sovranista e identitaria, ma da qualche anno si interroga anche sul “livello europeo” come eventuale spazio di potenza e autodifesa. È possibile un terreno comune tra il vostro europeismo confederale e una visione sovranista non globalista, attenta alle radici e agli interessi dei popoli?

Il termine sovranismo è oggi molto inflazionato e spesso usato impropriamente come sinonimo di nazionalismo. Secondo la Treccani, è la posizione politica che difende o rivendica la sovranità nazionale contro globalizzazione e politiche sovranazionali. Partendo da questa definizione, ESI propone un sovranismo multilivello:

  1. A livello alto, un sovranismo europeo, inteso come liberazione dall’egemonia degli Stati Uniti e conquista dell’autonomia strategica dell’Europa;
  2. A livello inferiore, un sovranismo nazionale, in linea col principio di sussidiarietà, dove gli Stati mantengono prerogative su materie centrali e devolvono altre alle regioni, come già avviene in Italia.

Quanto alla critica della globalizzazione, ESI la rigetta con fermezza, definendola – citando Valerio Benedetti – un “incesto liberal-marxista” che si regge su piedi d’argilla, specie nell’era dei dazi trumpiani. Una delle colpe più gravi dell’UE globalista e neoliberale, secondo ESI, è proprio l’aver sacrificato le specificità identitarie dei popoli sull’altare di vaghi “valori universali” e di un consumismo senz’anima. Al contrario, sono le identità a fondare le differenze e rendere il mondo realmente plurale. Per questo ESI crede fondamentale rafforzare la coesione europea attorno a un comune sentimento di appartenenza. Come disse Mussolini: “Non bisogna sentirsi italiani in quanto europei, bensì europei in quanto italiani”.

Voi proponete di liberare l’Europa dall’egemonia americana, ma come credete si possa evitare che questo progetto sfoci in un’altra dipendenza, magari da altre potenze come Russia o Cina?

I partiti e i movimenti che professano il sovranismo a livello del singolo Stato, o hanno fatto i conti senza l’oste, o sono in malafede. Come è possibile liberarsi dall’egemonia di una superpotenza se non possiedi i mezzi, le energie, quel quantum di potere minimo necessario di cui parlavamo prima? Basti vedere il nostro Presidente del Consiglio: ce lo ricordiamo tutti la Signora Meloni cosa gridava dai banchi dell’opposizione a Montecitorio? Posizioni anti-Nato, apertamente contro l’Atlantismo stile ‘destra sociale’ anni Settanta. E adesso? ‘Pappa e ciccia’ con il potente di turno alla Casa Bianca. Non vorrà mica farci credere che siano atteggiamenti frutto di normali relazioni umane? È, purtroppo per noi, quella soglia di ‘italico potere’ troppo bassa al cospetto di una superpotenza come gli Stati Uniti d’America che costringe ad atteggiamenti di bieca sudditanza. E qui rispondo alla sua domanda: se alzassimo la soglia di potere da livello nazionale a livello di Stato europeo, forte di mezzo miliardo di abitanti, su una superficie di 5 milioni di chilometri quadrati, una potenza industriale, economica, tecnologica e militare, difficilmente cadremmo sotto l’influenza egemone di un altro Stato, Russia, Cina o altra superpotenza che sia.

Se dovesse rivolgersi oggi direttamente ai cittadini europei che si sentono traditi dall’Unione Europea ma ancora diffidenti verso nuovi progetti sovranisti continentali, quale sarebbe il messaggio di Europa Sovrana e Indipendente?

Gli direi di concentrarsi per un attimo sull’Ucraina. Gli chiederei di fare mente locale a quando il suo presidente è stato preso a pesci in faccia da Trump nello studio ovale della Casa Bianca. Lo inviterei a riflettere sul ricatto – sottoforma di contratto – dello sfruttamento del sottosuolo ucraino da parte delle aziende americane avide di terre rare. Poi gli chiederei se riuscisse ad immaginare analoghi atteggiamenti di Trump nei confronti di un Putin o di uno Xi Jinping. Infine, gli chiederei se c’entra per caso il fatto che sono presidenti di potenze di dimensioni continentali in possesso di bombe atomiche…

Vincenzo Monti

Tratto da: Il Primato Nazionale

L’Europa come potenza: intervista a Fabio Filomeni di ESI
L’Europa come potenza: intervista a Fabio Filomeni di ESI

Guerra agli Houthi: il fallimento della campagna militare anglo-americana voluta da Israele

di Zela Santi

15 Maggio 2025

L’inchiesta del NYT rivela il fallimento della campagna militare USA contro gli Houthi: costi esorbitanti, droni abbattuti e rischio esaurimento munizioni. Il flop ridimensiona l’ipotesi di un attacco all’Iran e allontana Trump da Netanyahu.

Guerra agli Houthi: il fallimento della campagna militare

Un’inchiesta del New York Times ha rivelato il clamoroso fallimento della campagna militare contro gli Houthi, una missione avviata dal fronte euro-atlantico come risposta a un’escalation voluta da Israele.

La strategia, concepita dal generale Michael Kurilla, si è dimostrata semplicistica e inefficace, causando non solo gravi perdite economiche, ma anche un significativo danno d’immagine per gli Stati Uniti e i loro alleati.

Un disastro economico e strategico

Tra le rivelazioni più sconcertanti dell’inchiesta emerge il costo esorbitante dell’operazione: oltre un miliardo di dollari in soli 30 giorni. Nonostante l’uso massiccio di avanzati sistemi d’arma – incluse portaerei, bombardieri B-2, caccia F-16 e F-35, sistemi Patriot e Thaad – i risultati sul campo sono stati disastrosi.

Gli Houthi sono riusciti ad abbattere sette droni del valore di 30 milioni di dollari ciascuno e sono andati vicini a colpire diversi F-16 e persino un F-35. Questo è un duro colpo alla supremazia tecnologica che il fronte euro-atlantico sperava di affermare in una guerra considerata dall’inizio quasi scontata.

Il generale Kurilla, responsabile dell’operazione, ha sottovalutato l’efficienza militare degli Houthi, considerati un nemico “ideologicamente arretrato e radicale”, ma rivelatisi ben più sofisticati del previsto.

Esaurimento delle munizioni: il rischio per Taiwan

Un altro aspetto preoccupante della campagna è stato il consumo eccessivo di munizioni di precisione, al punto da allarmare il Pentagono. L’alta velocità con cui i missili venivano lanciati, spesso senza successo, ha portato i vertici militari a temere che, in caso di un conflitto diretto con la Cina per Taiwan, gli Stati Uniti possano trovarsi senza risorse strategiche adeguate.

Questo dettaglio non è passato inosservato, poiché il confronto con Pechino rappresenta la priorità strategica per Washington. La scarsità di munizioni, dunque, compromette la capacità di risposta rapida a un’eventuale aggressione cinese, rivelando una preoccupante vulnerabilità.

Un fallimento militare che ridimensiona i piani contro l’Iran

La disfatta in Yemen solleva anche dubbi su un possibile attacco militare al programma nucleare iraniano, ipotesi sostenuta dai segmenti neocon e dalla fazione pro-Netanyahu della diaspora. Gli Stati Uniti, infatti, hanno dimostrato di non poter garantire una vittoria rapida e sicura contro nemici ben meno potenti di Teheran.

Inoltre, la recente incapacità di Israele di intercettare un missile balistico, nonostante lo scudo difensivo fornito dagli USA, mette ulteriormente in discussione la credibilità di una campagna militare contro l’Iran. Senza il costante supporto americano, l’imperialismo israeliano si rivela sempre più vulnerabile e dipendente, evidenziando la radicalizzazione della società israeliana che vede nella forza militare il principale strumento di legittimazione.

Contraddizioni interne e geopolitiche: tra Trump e Netanyahu

La situazione mette anche in luce una frattura politica negli Stati Uniti: la base elettorale di Donald Trump, rappresentata dai sostenitori del movimento MAGA, non vuole nuove guerre in Medio Oriente, puntando invece su una politica estera più isolazionista.

La crescente distanza tra Trump e Netanyahu è emblematicamente rappresentata dalla fallimentare campagna contro gli Houthi, che dimostra come l’insistenza israeliana su risposte militari rischi di alienare il sostegno di una parte significativa dell’elettorato americano.

Di fronte a questa situazione, Teheran potrebbe intravedere un’opportunità diplomatica. Dimostrare ai “falchi” interni che il dialogo con l’Occidente parte da una posizione quasi paritaria potrebbe favorire la ricerca di un compromesso. La debolezza statunitense nel Mar Rosso, infatti, potrebbe incentivare la Repubblica Islamica a proseguire sulla strada delle trattative, riducendo la possibilità di un confronto diretto e aprendo la strada a un accordo più bilanciato.

Fallimento militare e riflessioni strategiche

La campagna militare contro gli Houthi è stata un disastro sia sotto il profilo strategico sia sotto quello politico. Ha rivelato l’incapacità degli Stati Uniti di affrontare guerre “asimmetriche” contro forze irregolari e, soprattutto, ha ridimensionato l’idea di una soluzione militare contro l’Iran.

La comunità internazionale, ora più che mai, deve fare i conti con la realtà: le guerre in Medio Oriente non si vincono con la superiorità tecnologica e gli interventi militari rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio globale.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Guerra agli Houthi: il fallimento della campagna militare anglo-americana voluta da Israele
Guerra agli Houthi: il fallimento della campagna militare anglo-americana voluta da Israele

TORNARE ALLE RADICI SECONDO IL DAOISMO

di Felipe Guerra

Il Tao Te Ching (7) afferma: “La purezza e la tranquillità sono la giusta via per il mondo”. Sebbene tutte le cose nell’universo siano complesse e infinite, alla fine torneranno al loro stato originale di silenzio e nulla. Il Tao Te Ching dice: “Tutte le cose tornano alle loro radici. Tornare alle radici si chiama tranquillità. Questo si chiama ritorno al destino.”

Sebbene le persone provino gioia, rabbia, tristezza e felicità, torneranno anche loro alla natura originale, alla tranquillità e chiarezza. Pertanto, il “Tao Te Ching”(7) propone di raggiungere il massimo del vuoto e mantenere l’immobilità assoluta; inteso come silenzio interiore durante la meditazione.

Anche il taoismo ha un classico che tratta specificamente di purezza e tranquillità: il “Classico della purezza e della tranquillità”(10).

Il testo dice: “Il limpido è la fonte del torbido, e il mobile è la base dell’immobile. Se le persone riuscissero a essere sempre limpide e immobili, il cielo e la terra sarebbero loro”.

Se riesci a mantenere uno stato mentale limpido e calmo verso tutto ciò che ti circonda, sarai in grado di comprendere la via del cielo e della terra. Ogni forma di vita cresce dallo stato di “immobilità” e rigenera le sue funzioni vitali a partire da tale stato. Un seme o un germe sboccerà silenziosamente in un fiore e crescerà fino a diventare un alberello.

Per preservare la vita e la vitalità umana sono necessari anche riposo e recupero, per questo il taoismo raccomanda di considerare la natura come base e la tranquillità come fondamento. Se una persona riesce a sforzarsi di essere vuota e tranquilla nella vita, cioè a sforzarsi di raggiungere il massimo del nulla e della solitudine, a mantenere quel livello di tranquillità e inazione, e ad abbandonare la complessità degli affari mondani e a lasciare che la mente ritorni alla tranquillità, allora naturalmente avrà una vita felice e pacifica e avrà anche gli elementi fondamentali della vita e della salute.

Solo la tranquillità e la pace possono conformarsi alla verità ultima. Huangdi (l’imperatore giallo) (11) una volta chiese ad un saggio quale fosse la verità ultima del monte su come coltivare sé stessi e raggiungere la longevità.

Il saggio rispose: “L’essenza della verità ultima è oscura e confusa; la verità ultima è fioca e silenziosa. Non vedere né sentire, mantieni lo spirito immobile e il corpo sarà naturalmente eretto. Devi essere immobile e limpido, non affaticare il corpo e non scuotere lo spirito, allora potrai raggiungere l’immortalità. Gli occhi non vedono nulla, le orecchie non sentono nulla, il cuore non sa nulla, la dea custodirà il tuo corpo e il corpo raggiungerà l’immortalità”. Vale a dire che non è necessario vedere o sentire, ma basta concentrarsi sull’essere lucidi e silenziosi, e il corpo si muoverà naturalmente verso la strada giusta. Devi essere calmo e lucido, non affaticare il corpo e non scuotere lo spirito, allora potrai raggiungere l’immortalità in modo naturale. Quando gli occhi non vedono e le orecchie non sentono, la mente non pensa (non si è influenzati dai propri sensi). Lo spirito si fonderà naturalmente con il corpo e il corpo raggiungerà l’immortalità. Non vacillare nella tua determinazione e non lasciarti influenzare da fattori esterni. Usare troppo la mente è la causa principale dei disastri.

Qui il saggio disse a Huangdi (11) che lo scopo del Tao è la longevità e che per raggiungere la longevità la cosa più importante è “abbracciare lo spirito con tranquillità”, cioè lasciare che la mente ritorni alla tranquillità. Come possiamo raggiungere la pace e la tranquillità? Significa non raggiungere “nulla da vedere con gli occhi, nulla da sentire con le orecchie e nulla da sapere con la mente”.

Laozi (5) una volta avvertì: “I cinque colori rendono le persone cieche; i cinque suoni rendono le persone sorde; i cinque sapori rendono la bocca delle persone insensibile; la caccia rende i cuori folli”. Perciò Laozi disse: Solo mantenendo “purezza e tranquillità” si può “fare del bene al mondo”. Lo stato di tranquillità è l’obiettivo che tutti dovrebbero perseguire ed è la perfetta incarnazione della grande via. Solo comportandosi in questo modo e mantenendo una buona salute si può raggiungere il successo.

La tranquillità fa bene alla salute mentale e fisica.

La salute della vita dipende innanzitutto dalla mentalità e dalle emozioni di una persona, che nella coltivazione taoista costituiscono il suo carattere. Raggiungere la pace della mente e la tranquillità dello spirito attraverso l’auto-coltivazione porterà benefici alla salute fisica e mentale.

Il silenzio può rendere pacifici i cuori delle persone, il silenzio può rasserenare lo spirito delle persone, il silenzio può rendere le persone calme e lucide.

Quando lo spirito è calmo, il cuore è in pace; quando il cuore è in pace, lo spirito è completo. Se una persona riesce a essere calma, pacifica e tranquilla, avrà raggiunto un elevato livello di standard morale. Vivrà una vita naturale e pacifica e non sarà disturbato da fattori esterni. Non importa quale sia l’ambiente in cui vive, non sarà mai preoccupato o angosciato. Se vuoi vivere liberamente, devi prima avere un cuore libero. Se vuoi essere calmo e composto, devi prima avere un atteggiamento calmo e composto nei confronti della vita. Anche se ti trovi in ​​un ambiente difficile e devi perseguire il profitto per sopravvivere, non puoi rinunciare al tuo carattere morale per fama e fortuna. Dobbiamo approfondire la nostra coltivazione e lasciare che la nostra tranquillità interiore resista alle tentazioni esterne. Una persona dal cuore calmo riesce spesso a vedere oltre l’apparenza superficiale e a cogliere direttamente l’essenza, riuscendo così a prendere decisioni e prendere giudizi corretti. Zhuangzi (12) disse anche che la tranquillità, il silenzio, l’inazione, il vuoto e la tranquillità sono il fondamento del cielo e della terra e l’essenza della moralità. Un saggio tranquillo e inattivo è semplice e accomodante. Solo quando è semplice e accomodante può essere tranquillo e indifferente. Le preoccupazioni e gli spiriti maligni non lo invaderanno.

Pertanto, egli può essere moralmente perfetto senza perdere il suo spirito e la sua energia. Solo così potrà liberarsi dai disastri e dai gli impegni materiali.

Quando si è vivi, si è spensierati e si fluttua nel mondo; quando si è morti, si è silenziosi come se si stesse riposando, senza pensieri e progetti, brillanti ma non ostentati, onesti ma senza accordi precedenti, senza sogni nel sonno e senza tristezza nella veglia, rinfrescati per tutto il giorno; l’anima non è mai stanca, pura ma non confusa, determinata ma non mutevole, indifferente e inattiva in accordo con la natura, questo è il modo migliore per nutrire lo spirito e proteggere l’energia. Per raggiungere la verità ultima, bisogna avere un cuore puro e in pace, e questo è ciò a cui spesso ci riferiamo con il detto: “Senza tranquillità, non si possono raggiungere obiettivi di vasta portata; senza indifferenza, non si possono chiarire le proprie ambizioni”. Mantenere la tranquillità mentale significa custodire nel proprio cuore la verità, la bontà, la bellezza, la positività e l’ottimismo.

Il capitolo 31 del Tao Te Ching (7) afferma: “La tranquillità è la cosa migliore”.

La tranquillità può aiutare a curare le malattie.

Il signor Chen Yingning ha riassunto nel suo libro: “Domande e risposte sul metodo terapeutico degli esercizi silenziosi”. Per tutte le malattie causate dalla perdita dell’essenza originale, come vertigini, gonfiore cerebrale, vista offuscata, tinnito, palpitazioni, timidezza, insonnia, incubi, confusione emotiva, smemoratezza, pesantezza nella parte superiore del corpo e leggerezza in quella inferiore, muscoli sottili, nutrizione insufficiente da piccole quantità, indigestione da grandi quantità, intolleranza alla fatica sul lavoro e mancanza di interesse per la vita, questi sintomi sono difficili da curare assumendo farmaci e gli esami fisici non possono determinare dove si trovi la malattia. L’unico modo per il paziente è riprendersi facendo esercizi tranquilli da solo.

Non molto tempo fa ho letto un articolo sul giornale che parlava degli effetti terapeutici della meditazione.

L’articolo sostiene inoltre che la meditazione è comoda, facile e gratuita e apporta grandi benefici alla mente e al corpo. È utile per rafforzare il sistema immunitario, regolare il cuore e la pressione sanguigna; può alleviare efficacemente il dolore cronico e contribuire a curare il cancro.

Perché gli esercizi statici possono essere utili nel trattamento di alcune patologie? Il taoismo crede, sia in teoria che in pratica, che quando la mente è calma, lo spirito è chiaro; quando la mente è calma, lo spirito è concentrato; quando la mente è vuota, lo spirito è custodito; e quando la mente è vuota, lo spirito è vivo. La chiave è la parola “spirito”. Quando c’è lo “spirito”, il corpo sarà sano.

Ecco perché quando si descrive la propria salute si dice sempre che una persona è di buon umore.

Così, nei tempi antichi, c’era un uomo di nome Guo Bokang che incontrò un immortale che gli insegnò l’arte della preservazione della salute e lo avvertì: “Quando sei malato, il tuo cuore lo sa, e quando il tuo corpo è malato, il tuo cuore può guarirlo; quando la mente è calma, anche il corpo è calmo, e quando la mente è eccitata, si manifesterà anche la malattia”.

A questo proposito, il signor Chen Yingning ha anche affermato: Le persone hanno nel loro corpo una naturale capacità di resistenza alle malattie, ma a causa della debolezza fisica o di altri ostacoli, questa capacità di resistenza alle malattie non può essere esercitata.

Lo scopo dell’esercizio statico (meditazione seduta o in piedi) è quello di aiutarlo a eliminare gli ostacoli, ripristinare i suoi istinti e far emergere la sua forza originale.

Si spera che allora la malattia guarisca gradualmente.

La tranquillità può aiutare a far crescere la saggezza.

In “Seduto e oblio”(testo taoista) si legge:

“La mente è la padrona del corpo e la guida di tutti gli spiriti. Quando è ferma, nasce la saggezza; quando è agitata, nasce la confusione”.

La “saggezza” si ottiene da un lampo di ispirazione nella quiete. Pertanto, negli insegnamenti taoisti esiste un principio pratico di “conoscere la propria mente e vedere la propria natura”, che considera la purificazione della mente come primo metodo.

Sostiene che bisognerebbe mantenere la mente lucida e tranquilla in ogni momento, e non lasciarsi oscurare da tutti i tipi di illusioni; dagli affari mondani.

Bisognerebbe sempre essere come il vuoto, liberi e a proprio agio. Si dice nel taoismo: “Finché sei libero dalla mente, libero dai pensieri, non sei attaccato a nulla, sei chiaro e calmo, senza nulla che ti disturba dentro e fuori, allora vedrai la tua natura.”

La cosiddetta mente libera dai pensieri e distaccata significa che la mente non è macchiata dalle condizioni esterne. Tuttavia, mantenere una mente lucida è solo il primo passo per coltivare la propria natura.

Yin Zhiping della dinastia Yuan disse: “Quando i desideri materiali sono completamente eliminati, la natura di una persona è vuota. Questo è ciò che i maestri Zen (13) chiamano vuoto e silenzio; che poi è la purezza e la tranquillità.

Per questo motivo il “Tao Te Ching”(7) afferma che “la pesantezza è la radice della leggerezza e la tranquillità è la maestra dell’irrequietezza”.

La pesantezza può frenare la leggerezza e la tranquillità può dominare l’irrequietezza. Se sei frivolo, perderai le tue radici, sarai disprezzato dagli altri e sarà difficile essere rispettato.

Se sei impaziente, perderai l’iniziativa e sarà difficile realizzare qualsiasi cosa. Solo restando immobili, come l’acqua, si può diventare limpidi.

Nel suo libro “Guida taoista alla preservazione della salute”, il signor Xiao Tianshi afferma: “È importante che le persone abbiano una mente calma e uno spirito limpido”.

Quando la mente è calma, ci si sente a proprio agio e nulla può disturbarci.

Quando lo spirito è limpido, si è luminosi e limpidi e niente può allontanarci dalla nostra vera natura.

Osserva ogni cosa in un momento di calma e troverai naturalmente il controllo su ogni cosa; osserva ogni cosa con chiarezza e troverai naturalmente la primavera in ogni cosa. Le parole “tranquillità” e “pace” possono giovarti per tutta la vita.

Praticare il taoismo e la tranquillità non serve solo a preservare la salute, ma soprattutto perché “la tranquillità può aumentare la saggezza, la quiete è fondamentale per sperimentare il Tao (2).

OPS TAO….

Come praticare la meditazione. Teoricamente parlando, il metodo della meditazione risiede nella parola “silenzio”.

La chiave della quiete è la parola “cuore”. Calmare la mente è la chiave per iniziare. Se la mente non riesce a stare in silenzio, tutti i metodi di pratica spirituale non avranno modo di radicarsi. Pertanto, la chiave della meditazione è calmare la mente, e la chiave per calmare la mente è nutrire la mente con la consapevolezza e la quiete; oppure raccogliere e raffinare la mente.

Tian Xuan Zi (praticante della via) una volta disse: Esistono sei grandi modi per nutrire la mente, ovvero: una mente ampia, una mente retta, una mente pacifica, una mente calma e una mente tranquilla. Ciò ci aiuterà a liberarci dai desideri, dagli attaccamenti, dalla rabbia, dalla paura, dai gusti e dallo spirito competitivo che caratterizzano la nostra vita quotidiana. La “Teoria segreta afferma: la mente è attaccata alle cose e il fuoco si muove al loro interno. Quando il fuoco nel cuore si muove, la vera essenza viene scossa. Pertanto, si dovrebbe morire per nutrire la propria energia e fermare la propria mente per morire. Poiché tutti i tipi di pensieri sono generati dalla mente, dovremmo calmarla e lasciare che la mente pensante muoia e non abbia vita.

Solo quando la mente pensante muore e non ha più vita può essere rivelata la nostra vera mente, che è la nostra mente Tao, come la nostra mente originaria prima che i nostri genitori nascessero. Solo così possiamo tornare alla radice della tranquillità.

Solo quando non hai pensieri puoi essere calmo, e nella calma il tuo qi si calmerà naturalmente; quando il qi si calma si depositerà e quando il qi si depositerà tornerà naturalmente alla sua radice; quando ritorni alla radice vedrai la tua vera natura, e vedere la tua vera natura sarà il vero significato dell’lluminazione.

Il metodo per calmare la mente attraverso il silenzio può essere praticato anche contando o ascoltando il respiro durante la pratica della meditazione. Il cosiddetto ascolto del respiro significa ascoltare il proprio respiro. All’inizio, usa solo le orecchie per ascoltare, senza usare la coscienza. Senti semplicemente l’introspezione e l’emissione naturale. Per quanto riguarda la velocità, la grossolanità, la superficialità e la profondità del tuo respiro, lascia che cambi naturalmente, senza controllarlo con la tua coscienza. Il cosiddetto conteggio dei respiri consiste nel guardare la punta del naso con entrambi gli occhi e contemporaneamente contare il numero di volte in cui si inspira ed espira dal naso. La chiave è non dimenticare e non aiutare. Dopo aver contato centinaia di volte, la tua mente si calmerà naturalmente. Quando inizi a praticare, sia che tu sia seduto o sdraiato, dovresti sempre rilassare tutto il corpo, senza alcuna tensione o costrizione locale. Dovresti sentirti molto a tuo agio. Se lo fai nel modo giusto, anche se è passato molto tempo, non ti annoierai e non proverai indolenzimento, intorpidimento o altri sintomi insopportabili nel tuo corpo. Ciò significa che il tuo corpo si è calmato, ma i legami mentali non sono ancora stati liberati. Facendo un ulteriore passo avanti, puoi raggiungere una mente senza distrazioni, lasciar andare tutte le preoccupazioni, non ricordare il passato, non preoccuparti degli eventi presenti, non anticipare gli eventi futuri e lasciare che il tuo cervello riposi completamente. Ecco come la tua mente può trovare pace. La chiave è essere rilassati e naturali.

Dovresti sempre mantenere la calma. Il “Classico della Purezza e della Tranquillità”(10) afferma che “la cosa vera dovrebbe sempre rispondere alle cose” e che si dovrebbe “sempre rispondere ed essere tranquilli” per raggiungere lo stato di “purezza e tranquillità sempre”.

Per essere veramente costanti bisogna rispondere alle cose, e rispondere alle cose senza essere confusi. Sappiamo tutti che è relativamente facile mantenere la mente lucida quando non c’è niente da fare, ma è molto difficile mantenerla lucida nel lavoro quotidiano. La pratica taoista consiste nel “rispondere sempre ed essere calmi”, rispondere alle cose quando accadono ed essere calmi quando le cose vanno. Proprio come uno specchio luminoso, riflette gli oggetti quando arrivano, ma non lascia ombre quando se ne vanno. Per raggiungere questo obiettivo, innanzitutto, bisogna avere il controllo della propria mente e non lasciarsi influenzare da fattori esterni. Non importa se nei momenti belli o brutti, se ricchi o poveri, non rinunciare mai ai tuoi obiettivi di vita, persegui sempre il regno spirituale elevato, “non essere felice delle cose, non essere triste di te stesso”, così che la tua mente possa essere calma come l’acqua, pacifica e contenta. Nel processo di gestione delle complicate questioni del mondo, dobbiamo seguire il principio di “abbandonare la saggezza e le vecchie abitudini e seguire le leggi della natura”.

Il “Classico della purezza e della tranquillità”(10) dice:

Lo spirito di una donna ama la chiarezza, ma il suo cuore lo disturba; Il cuore dell’uomo ama la tranquillità, ma i desideri lo attraggono. Pertanto, se lasci sempre andare i tuoi desideri, la tua mente sarà naturalmente calma; se liberi la tua mente, il tuo spirito sarà naturalmente puro. Il primo è liberarsi dai desideri, il secondo è liberare la mente.

La prima cosa da fare è focalizzare i pensieri e ritornare alla tranquillità. Sia che tu stia camminando, stando in piedi, seduto o sdraiato, puoi tenere la mente nel tuo cuore e non lasciarla vagare all’esterno. Lascia che la tua mente ritorni nella stanza degli spiriti, pensa meno, preoccupati meno, hai meno pensieri e desideri, finché non avrai più pensieri, preoccupazioni, pensieri, desideri, e sarai fermo e immobile. Solo allora potrai sempre rispondere e stare tranquillo, e raggiungere la vera tranquillità.

La quiete e la chiarezza sono collegate, la chiarezza e la torbidità si corrispondono e hanno tra loro un rapporto di reciproca generazione e trasformazione.

Lao Tzu (5) disse una volta:” Un uomo di Tao ha una natura rotonda e luminosa, pura e chiara. Egli è tra tutte le cose e uno con il cielo e la terra. È felice quando le persone sono felici e preoccupato quando le persone sono preoccupate. Egli è tutt’uno con il mondo e non c’è differenza tra lui e gli altri. Quindi, chi può eliminare tutte le emozioni e i desideri acquisiti, purificare tutta la sporcizia del mondo e rendere la mente pacifica? Solo tornando alla sua natura originaria, vuota e luminosa, proprio come l’acqua torbida che lentamente si calma, può diventare limpida e riapparire”.

Pertanto, sebbene l’uomo del Tao viva nel mondo terreno, la sua natura segue le cose in modo naturale.

Non è macchiato né attaccato, non è stagnante né persistente. Anche se sembra un mondo fangoso, la sua natura è eterna. Il “Classico della Purezza e della Tranquillità” spiega ulteriormente: “Il Tao è caratterizzato sia da chiarezza che da torbidità, sia da movimento che da immobilità”. Sottolinea che “chiarezza” e “torbidità” sono due aspetti diversi del “Tao”. Pertanto, nella prospettiva della vita, in termini di due aspetti di chiarezza e torbidità, quest’ultimo deve essere subordinato al primo, perché Lao Tzu ha esposto la grande via basandosi sullo scopo di seguire le leggi della terra, dei cieli, del Tao e della natura, quindi anche lo stile di vita delle persone deve essere in armonia con la natura, affinché tutte le cose possano essere nutrite.

Nella società moderna, la principale fonte di dolore è lo squilibrio psicologico. Uno stato d’animo impetuoso impedisce alle persone di esprimere giudizi di valore corretti. Squilibrio e impetuosità rendono preoccupante la nostra salute. Solo quando le nuvole sono limpide e il vento è calmo si può scoprire la bellezza del paesaggio. Solo quando siamo calmi possiamo comunicare con la nostra anima. Soltanto la tranquillità e la meditazionepossono sostanzialmente proteggere la nostra salute. Qualcuno una volta disse: “Quanto più è calma la superficie dell’acqua, tanto più riesce a riflettere il paesaggio circostante e le stelle nel cielo”. Lo stesso vale per i nostri cuori. Solo avendo un cuore senza tumulti, senza dispute, in pace e tranquillità possiamo vedere la vera natura del mondo e risolvere meglio le varie contraddizioni. Tutti noi cerchiamo la felicità nella vita, e la felicità deriva da uno stato mentale lucido, dalla libertà interiore e dalla pace, che in ultima analisi derivano da una mente e un corpo sani.

TORNARE ALLE RADICI SECONDO IL DAOISMO
TORNARE ALLE RADICI SECONDO IL DAOISMO

LA GUIDA SUPREMA NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

a cura di Giuseppe Aiello

(Imam, Re Filosofo di Platone, Uomo Universale, Re divino)

Nonostante i diversi studi in proposito, la reale comprensione del principio del Governo islamico in vigore in Iran appare essere ancora poco chiara, e non solo in Occidente.

Il Principio tradizionale della cosiddetta Wilayat al-Faqih (l’autorità del Faqih), portata in auge dall’Imam Khomeini, fa riferimento a quattro visioni tradizionali.

1) Imamato

Dopo il Profeta (guida spirituale e sovrano temporale), l’autorità spirituale e il potere temporale devono restare in un unica persona, come insegna la Tradizione, che viene nominata dall’Alto, dunque per designazione divina – come insegna la Tradizione – e non eletta o votata dagli uomini. L’Imam, che non è solo un Califfo (Khalifa), possiede una superiore conoscenza divina, è quindi nominato dal Profeta o dal precedente Imam. Ma questa teoria è chiara per il tempo di presenza di questi dodici Imam. (Nel momento che l’Imam è in Occultazione – “kali yuga” islamico, l’autorità scende di livello e passa al Faqih; cambia anche la modalità di designazione)

2) Re-Filosofo

La seconda teoria tradizionale è la teoria del “Re Filosofo” di Platone nella sua Repubblica. Per l’Imam Khomeini il Re-filosofo è il Faqīh, che – attenzione !!! – non è solo un mero giurista.

3) Uomo Perfetto

La terza teoria è la teoria esoterica dell’Uomo Perfetto o Universale (Al-Insan al-kamil), come espresso in particolare da Ibn Arabi. L’Uomo Perfetto ha una “wilayah” assoluta: non solo l’autorità spirituale, ma include anche quella politica, temporale.

4) Shah divino

La quarta teoria è la mitologica tradizionale persiana come presentata dallo Shahname, il capolavoro epico di Ferdowsi, che racconta la storia di questi Re divini mitologici. Avevano due caratteristiche: la Giustizia e la Saggezza. Questi re mitologici erano nominati da un uccello simbolico e avevano una Farrah o Gloria trascendente.

In sintesi, la teoria della Wilayat al-Faqih ha fondamenti assolutamente tradizionali, sebbene “calati”, nella modalità applicativa, nella modernità. Ma anche questa “flessibilità” è Tradizione.

LA GUIDA SUPREMA NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN
LA GUIDA SUPREMA NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

Georg Simmel alla ricerca della filosofia perenne

di Luca Fiore Veneziano

13 Maggio 2025

Introduzione al commento di Mauro Cascio

Nel panorama degli scritti simmeliani, “Il segreto e le società segrete” è un testo che sorprende per profondità e attualità. Apparentemente marginale rispetto ai lavori più noti del filosofo berlinese, si rivela in realtà una delle chiavi più affilate per comprendere le tensioni dell’individuo moderno e il suo rapporto con la verità, la società e se stesso. La preziosa edizione curata da Giovanni Balducci e Mauro Cascio per l’editore Aragno, arricchita da un’introduzione di Antonio De Simone — uno dei massimi studiosi internazionali di Simmel — rilancia questo testo come uno snodo decisivo della riflessione sociologica e teoretica contemporanea.

Nel suo contributo, Mauro Cascio offre una lettura acuta e appassionata, che ci conduce nel cuore del pensiero simmeliano: un pensiero che riconosce la crisi della modernità ma non vi si arrende. L’individuo moderno, secondo Simmel, è circondato da una società che lo invade, lo misura, lo osserva. Reagisce chiudendosi, rinunciando al dialogo, trasformando la relazione in sorveglianza reciproca. Nasce così il “segreto” come rifugio interiore, come gesto di difesa, ma anche come spazio possibile per una verità altra. Non come menzogna, ma come profondità intimamente cercata.

Ed è qui che Cascio individua la svolta: una società segreta non è un’organizzazione clandestina, ma un luogo simbolico e culturale dove si custodisce — e si cerca — una verità essenziale. Un segreto non da nascondere, messo a nudo, ma da meritare. Non l’opacità della dissimulazione, ma la trasparenza difficile della conoscenza. Questo tipo di società è orientata non al potere, ma al senso. Allude a quella che i rinascimentali come Pletone chiamavano “Prisca Theologia“: una sapienza perenne, che attraversa le epoche, che si disvela solo a chi è disposto a cercare davvero.

In questo senso, il saggio di Cascio diventa un invito. A non ridurre l’uomo moderno ad un nodo della rete, ad un terminale di dati o ad un consumatore disincantato di verità preconfezionate. Ma a pensarlo ancora come cercatore. Come soggetto inquieto, orientato non al conformismo della superficie, ma alla profondità di ciò che resta nascosto. Un individuo in grado di andare oltre il “velo di Iside”.

Georg Simmel alla ricerca della filosofia perenne” è allora più di un commento: il testo che vi proporrò ora è un atto di fiducia nella possibilità di un pensiero che, ancora oggi, sappia interrogare l’invisibile.

Georg Simmel alla ricerca della filosofia perenne

«Il segreto e le società segrete» è un testo all’apparenza minore rispetto all’ordinaria produzione del
suo autore, il sociologo e filosofo Georg Simmel (1858-1918), ma che invece presenta tanti e tali
particolarità da farne una tappa importante della cultura occidentale. Per questo è più che opportuna
la pubblicazione, nelle prestigiose edizioni Aragno.
Simmel è uno degli studiosi più attenti della modernità. E della solitudine dell’uomo. Un uomo
stordito dalla società capitalistica, che investe di senso tutto l’umano e tutto riduce a prezzo e
mercato. Il soggetto è un soggetto che trema, ed è questo tremore che genera una distanza da tutto:
l’uomo cioè si chiude in se stesso, e si rassegna ad essere un ingranaggio di qualcosa che non
comprende per aver rinunciato ad ogni tentativo di comprensione. Non è il  flâneur parigino, che
passeggia per la metropoli, senza impegno per sovraesposizione agli stimoli. L’uomo coltiva un
disincanto passivo, e si adatta ad ogni nuovo normalità che la società gli impone. Il salto sarebbe nel
recuperare in questo spazio la consapevolezza critica, immaginare cioè, nella crisi della modernità,
un altro mondo possibile. Ebbene, venendo al testo di recente pubblicazione, questo individuo
protegge se stesso dall’altroNon crea dialogo, ma monologhi. Si crede autosufficiente e questo
stare in guardia da tutto lo chiama privacy. La privacy è la malattia della modernità. È il segreto,
appunto. La condizione che ci sia un nucleo, in ogni individuo, che è segreto, in quanto si sottrae
dalla curiosità vorace della relazione e della società. Ed addirittura questa intimità è il nocciolo più
vero, quello della genuina autenticità.
La parte più caratteristica del volume è quella relativa alle società segrete. Le società segrete non sono segrete in quanto clandestine. Ma sono segrete in quanto custodiscono il segreto. C’è una verità nel mondo che è una verità del mondo. Cioè, da sempre, è sotteso, nella storia e nella vita, la verità della storia e della vita.

La si è chiamata in vari modi. A Firenze nel XV secolo la si chiamava Prisca Theologia. Erano i tempi di
Pico della Mirandola, di Marsilio Ficino e si riteneva che esistesse una sola Verità che attraversa i
secoli, a partire dagli Antichi Misteri, e che si traducesse, in forme storiche diverse. Questa Verità
cioè ha bisogno di qualcosa per essere rappresentata. La Verità viene nuda al mondo. È, appunto,
segreta. Cercarla è il compito che si è sempre dato l’uomo che vuole definire il suo senso e non
accontentarsi di essere un ingranaggio di un mondo che non capisce.

Mauro Cascio

Tratto da: AVANTI ONLINE

Georg Simmel alla ricerca della filosofia perenne
Georg Simmel alla ricerca della filosofia perenne

IL COMUNE TERRENO TRA BUDDHISMO E ISLAM

a cura di Gabriele Lungo

13 Maggio 2025

Nella tradizione buddhista, questo plenilunio si celebra la ricorrenza di Vesak, in cui si commemorano nascita, illuminazione e parinirvāṇa di Siddharta Gotama, il Saggio Illuminato dei Śākya (Buddha Śākyamuni).

Scrisse l’Imam Shahrastani, erudito teologo e giurista: “[I buddisti credono che] il Buddha sia una persona di questo mondo [cioè, non un angelo né una divinità] che nasce e non si sposa, [e avendo realizzato il carattere composito e transeunte di questo mondo, al di là delle normali funzioni biologiche cui assolve con equanimità, nella sua perfetta realizzazione] non mangia, non beve, non invecchia e non muore. Il primo Buddha a manifestarsi nel mondo [in questa epoca cosmica] è conosciuto come Śākyamuni, che significa “onorevole, nobile” (كريم): tra la sua apparizione e l’Egira [del Profeta Muhammad ﷺ] sono trascorsi circa 5mila anni. La successiva stazione spirituale [precedente quella della realizzazione definitiva] è quella del Bodhisattva, che significa “cercatore della Verità” (مريد الحق): tale rango si realizza attraverso [la pratica delle virtù tradizionali, fra cui vi sono] la pazienza e la generosità, desiderare ciò che è benefico e rescindere l’attaccamento a questo mondo, ai suoi piaceri e agli appetiti egoistici; elevarsi al di sopra delle cose proibite e coltivare la misericordia (رحمة) per tutto il creato; [..] nutrire una totale disposizione interiore verso la Verità (توجه إلى الله), volgendosi integralmente ad Essa con potente aspirazione estatica (همة).

[..] Questa dottrina si manifestò in India [per decreto divino] in virtù delle speciali qualità di quella terra e della sua topografia [che agevolano la predisposizione metafisica dei suoi abitanti], nonché grazie al fatto che tra i suoi popoli vi sono coloro che eccellono negli esercizi spirituali e nell’autocontrollo di sé.

In base alla loro descrizione del Buddha – se sono accurati – sembrerebbe che egli possa essere stato non altri che al-Khidr ﷺ, che i musulmani riconoscono [come Saggio menzionato nel Nobile Corano, connotato da una conoscenza ispirata (علم لدني), non mediata dalla Rivelazione formale di un Libro].”

IL COMUNE TERRENO TRA BUDDHISMO E ISLAM
IL COMUNE TERRENO TRA BUDDHISMO E ISLAM

Hezbollah e la sacra promessa

a cura della Redazione

13-05-2025

Il Medio Oriente ha sempre assistito – e continua ad assistere – a due progetti contrapposti: il progetto americano-sionista e l’Asse della Resistenza. Vorremmo chiarire alcuni argomenti su cui negli ultimi mesi è stata fatta un po’ di confusione: la posizione di Hezbollah all’interno di questo Asse della Resistenza e la morte di Sayyed Hassan Nasrallah che secondi molti avrebbe un impatto negativo sull’efficacia dell’Asse.

Hezbollah è stato fondato come parte del progetto di Resistenza Islamica per contrastare il regime israeliano dopo l’invasione del Libano nel 1982. È salito alla ribalta grazie alla sua forza e al suo successo, in particolare con la storica liberazione del Libano meridionale nel 2000. Questa vittoria ha avuto un profondo impatto sulla Resistenza palestinese, che, dopo anni di intifada basata su armi artigianali, si è rinvigorita trasformandosi in resistenza armata – una trasformazione apertamente riconosciuta dagli stessi leader palestinesi.

Riferimento per Asse della Resistenza

Hezbollah ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i gruppi della Resistenza palestinese attraverso l’addestramento, l’armamento e il supporto logistico, principalmente in coordinamento con la Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran, che è stata determinante nell’equipaggiamento e nel rafforzamento della Resistenza. Ha inoltre supportato la Siria nella sua guerra contro l’ondata di attacchi terroristici. In Iraq, sia il popolo che le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) hanno beneficiato di questa cooperazione nella lotta contro il progetto di uno Stato takfirista. Anche lo Yemen ha tratto ispirazione dall’esperienza di Hezbollah nell’affrontare il dominio della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Data la causa comune di combattere il nemico sionista e liberare la Palestina e Gerusalemme, l’Asse della Resistenza è stato formato sulla base di obiettivi condivisi, della necessità di cooperazione e dell’utilizzo delle risorse disponibili. Al suo timone si erge la Repubblica Islamica dell’Iran, sotto la guida dell’Imam Khamenei, che ha la responsabilità della liberazione della Palestina e dell’indipendenza regionale, offrendo all’Asse un completo supporto materiale, militare, morale e politico. Eppure, Hezbollah è stata la prima forza a emergere come un’effettiva potenza di liberazione e da allora ha trasferito la sua esperienza e competenza ad altri.

Hezbollah e il patrimonio dei Martiri

Hezbollah ha offerto in sacrificio molti dei suoi leader e combattenti, tra cui Shaykh Ragheb Harb, Sayyed Abbas Musawi, Haj Imad Mughniyeh e altri in epoche diverse. Eppure, il cammino è continuato. Ancora oggi, con il martirio di Sayyed Hassan Nasrallah, Sayyed Hashem Safi al-Din e altri leader, il cammino perdura. Il loro sangue diventa sia una motivazione che una sacra promessa.

Il martirio apre la strada alla realizzazione degli obiettivi della Resistenza; non la indebolisce. Questa è la lezione che abbiamo imparato dalla Karbala dell’Imam Husayn, che è rimasta viva nella comunità islamica e continua a ispirare un sacrificio sempre maggiore per l’elevazione della verità, dell’Islam, della vittoria e della libertà.

Dopo il martirio di Sayyed Hassan Nasrallah e di altri leader – e i dieci giorni di rivolta iniziati il ​​27 settembre 2024 – la Resistenza ha rapidamente ripristinato la sua presenza eleggendo un nuovo Segretario Generale e occupando i posti vacanti nella leadership. La leggendaria fermezza dei combattenti in prima linea e i continui attacchi missilistici e con droni nel cuore dell’entità sionista durante la battaglia di “Ulī al-Ba” hanno costretto Israele a chiedere un cessate il fuoco. Questo è stato un risultato diretto dell’eredità dei martiri. La Resistenza Islamica persisterà nel portare avanti la sua missione.

Tratto da: Il Faro del Mondo

Hezbollah e la sacra promessa
Hezbollah e la sacra promessa