“Ciò che porta all’Inferno o al Paradiso è la persona stessa, non qualcosa dall’esterno; e quando una persona muore, inizia un’altra vita, creata dalla persona stessa.
Nulla viene dall’esterno; tutto proviene dalla persona stessa.
Cerca quindi di correggerti ed edificarti oggi stesso, in questo tempo, in questi anni, inshaAllah…”
Il Dott. Chris Busby, esperto di radiazioni, sostiene che Israele abbia utilizzato una bomba all’uranio durante l’attacco aereo di Beirut del 2024 che ha ucciso Sayyed Hassan Nasrallah. Il team di Green Audit di Busby ha rilevato particelle di uranio arricchito in campioni d’aria, che comportano gravi rischi per la salute a lungo termine, come cancro e malformazioni congenite.
Risultati simili sono stati riportati a Fallujah (2003), Libano (2006) e Gaza (2009, 2021), riscontrando alti tassi di cancro e anomalie congenite. Busby afferma che Israele utilizza un’arma nucleare “pulita” segreta, soprannominata “Mercurio Rosso”, condannandola come una pericolosa escalation che mette in pericolo i civili.
L’uranio è uno dei contaminanti più ampiamente discussi in relazione ai difetti alla nascita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un rapporto nel 2003 intitolato “Potenziale impatto del conflitto sulla salute in Iraq”, in cui sottolinea che l’uranio potrebbe essere correlato a segnalazioni di aumento di tumori, difetti alla nascita, problemi di salute riproduttiva e malattie renali nella popolazione irachena dal 2003.
Il Middle East Research and Information Project ha riferito che l’uranio potrebbe essere tra le cause dell’impennata di malformazioni congenite tra i bambini di Falluja, pesantemente bombardata dalle forze statunitensi nell’aprile e nel novembre del 2004. I bambini a Falluja nascono regolarmente con idrocefalia, palatoschisi, tumori, teste allungate, arti troppo cresciuti, arti corti e orecchie, nasi e spine malformati.
Basi Usa in Italia – Vi proponiamo una dettagliata mappatura di tutte le installazioni militari statunitensi presenti in Italia, a conferma di un totale asservimento italiano nei confronti degli Stati Uniti.
Le sigle
Usaf: aviazione
Navy: marina
Army: esercito
Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]
Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]
Basi Usa in Italia – Elenco per Regioni
Trentino Alto Adige
1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.
2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.
Friuli Venezia Giulia
3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari.
Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuò in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.
4. Roveredo [Pn]: Deposito armi Usa.
5. Rivolto [Ud]: Base USAF.
6. Maniago [Ud]: Poligono di tiro dell’Usaf.
7. San Bernardo [Ud]: Deposito munizioni dell’Us Army.
8. Trieste: Base navale Usa.
Veneto
9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.
11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.
12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.
13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni
14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni
15. Istrana [Tv]. Base Usaf.
16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.
17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].
18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.
19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.
20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.
21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.
22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.
23. Venezia. Base navale Usa.
24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.
25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.
26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.
27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.
Lombardia
28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.
29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].
30. Remondò [Pv]. Base Us Army.
108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.
Piemonte
31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.
32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.
Liguria
33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].
34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.
35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]”. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].
Emilia Romagna
36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.
37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.
39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.
40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.
41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.
Marche
42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.
Toscana
43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.
44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.
45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.
46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.
47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.
48. Livorno. Base navale Usa.
49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sardegna
50. La Maddalena – Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.
51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.
52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].
53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.
54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.
55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.
57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.
58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.
59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.
60. Cagliari. Base navale Usa.
61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.
62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.
63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.
64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.
65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.
Lazio
66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato
67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.
68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo
69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.
70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.
71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.
Campania
72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.
73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.
74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
76. Nisida [Na]. Base Us Army.
77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.
78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell’Us Army.
80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa
81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.
82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.
83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.
84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra
85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.
Basilicata
79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.
86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.
Puglia
87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.
88. Brindisi. Base navale Usa.
89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.
90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].
91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.
92. Otranto. Stazione radar Usa.
93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.
94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.
Calabria
95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.
96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sicilia
98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.
99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.
102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell’Usaf.
103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.
104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.
105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.
107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].
111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.
112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.
113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Nsa.
di Alberto Ventura, a cura di Mario Luigi Blandino
Una celebre «tradizione santa» (hadit qudst),citata di continuo negli insegnamenti dell’esoterismo islamico, riferisce le seguenti parole: «Io ero un tesoro nascosto, desiderai essere conosciuto e creai il creato».
Questa frase descrive il susseguirsi di tre momenti diversi, da intendersi evidentemente nel senso di una successione logica e non cronologica, e questi momenti rappresentano la progressiva esteriorizzazione dell’Essenza dal suo stato di pura indeterminatezza fino alla sua manifestazione più apparente, che è l’universo.
La prima parte della frase allude allo stato del Principio incondizionato, che in quanto inaccessibile ad altro da sé viene rappresentato dall’immagine del «tesoro nascosto» (kanz mahft); la seconda parte («desiderai essere conosciuto», ahbabtu an urafa) indica poi la volontà dell’Essenza suprema di determinarsi in se stessa e di affermarsi attraverso un atto di pura auto-conoscenza; la conclusione della frase, infine, con le parole «creai il creato» (Chalaqtu lhalq) esprime il punto di arrivo di questo processo di determinazione, che consiste nell’effettiva apparizione del mondo manifestato.
Ciò significa che l’universo è il frutto della Scienza divina, la quale attraverso questo atto conoscitivo coglie in se stessa le proprie possibilità infinite e quindi le manifesta nella loro esistenza distintiva.
L’espressione «creai il creato», usata per descrivere questo momento terminale del processo, può far pensare all’idea di creazione così come viene generalmente intesa, cioè come una creazione ex nihilo; ma in realtà l’atto creativo, interpretato esotericamente, è da vedersi come la manifestazione delle idee eternamente presenti nell’Intelletto divino: fra il concetto di creazione e quello di manifestazione vi è dunque una differenza di fondo, che è quella fra il punto di vista religioso ed exoterico e il punto di vista metafisico, una differenza che tuttavia non implica l’assoluta inconciliabilità dei due concetti, ma solo la necessità di comprenderne la diversa prospettiva.
A partire dal 19 giugno 2025 sarà in distribuzione il film del regista Louis Nero, dal titolo “Milarepa”, liberamente ispirato a un classico della letteratura buddista “Vita di Milarepa”, scritto da Rechung, quando il buddismo era penetrato nel Tibet da circa quattrocento anni, ibridandosi con l’autoctona fede Bön. Fu Mila Thöpaga (1051 – 1135 d. C.) un maestro del buddismo tibetano vissuto nel villaggio di Kya Ngatsa, posto al confine col Nepal. Quand’era ancora un bambino suo padre morì e la famiglia dello zio ne approfittò per spogliare lui e la madre di ogni bene e ridurli in servitù. La madre allora compì ogni sacrificio pur di portare a termine un’atroce vendetta sugli spietati parenti. Perciò, appena Mila raggiunse la giusta età, lo inviò da Yungtun-Trogyal affinché apprendesse le arti magiche. In breve, il ragazzo fu in grado di esaudire i desideri della genitrice e, usufruendo di una particolare forma di magia nera, distrusse il villaggio dei suoi congiunti – nemici, provocando la rovina e la morte di molti di loro. La via della mano sinistra lo aveva, tuttavia, contaminato, giacché “se guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te” (F. Nietzsche). Fu indirizzato, pertanto, da altri maestri affinché potesse riequilibrare il suo karma. Mila iniziò, così, un nuovo e difficile percorso che lo portò da Marpa il quale non lo accolse nella sua scuola ma, con un atteggiamento apparentemente indifferente e crudele, lo costrinse per sei anni a condurre un’esistenza fatta di fatica, al limite del sopportabile e obbligandolo a compiere atti e opere apparentemente incomprensibili. Quando, attraverso l’espiazione, il suo karma negativo si disperse, Marpa lo inviò a meditare in perfetta solitudine in una grotta e dopo un eremitaggio di un anno, lo accolse fra i suoi allievi e gli trasmise il potere del gtum-mo (il fuoco interiore). Fu in tal modo che Mila, ormai Mila – Repa, diventò anch’egli un maestro, attorno al quale si riunirono ventuno discepoli che costituirono la scuola buddista Kagyu. Vita di Milarepa è un classico della letteratura tibetana che presenta aspetti particolarmente intriganti ed eternamente attuali, quali il rapporto fra maestro e discepolo, la difficile via del riscatto e il complesso percorso alla ricerca del sé. Inoltre, è uno dei pochi testi dove è adombrata sia l’iniziazione alla via della mano sinistra, sia a quella luminosa della mano destra. Ispirandosi al testo, Liliana Cavani diresse un film su Milarepa, uscito nel 1974, che riscosse un grande successo di pubblico e di critica. Curato in ogni dettaglio, con riprese girate in Abruzzo, per consiglio di Fosco Maraini, supportato da un’ottima fotografia e da un’eccellente recitazione, il film fu particolarmente apprezzato da Pier Paolo Pasolini in una recensione uscita su “Cinema nuovo” (n. 229 maggio – giugno 1974). L’opera di Louis Nero ha un taglio molto diverso, è stato prima di tutto filmato in Sardegna e ambientato in un futuro post apocalittico, che ricorda la saga di George Miller; oltre a ciò la protagonista Mila, è un’adolescente che, desiderosa di rivalsa, si traveste da ragazzo per conoscere gli arcani del potere oscuro e operare la propria vendetta. In seguito, la presa di coscienza di quel che ha compiuto la conduce sulla via della redenzione ma, se è facile scivolare nelle tenebre è difficile ritornare alla luce. Numerose sono le prove che deve superare, infatti, se è vero che in noi vi è la soluzione di molti problemi e la consapevolezza del bene, è altrettanto vero che nel profondo, risiede l’ombra: ignorarla non serve, solo la consapevolezza può vincerla. Milarepa di Louis Nero si presenta, perciò, anche come un complesso itinerario iniziatico, una via d’Oriente che ha il proprio punto d’arrivo nel viaggio stesso, basta saperlo compiere.
Aggiungeremo che questa effettiva «solidificazione» è proprio la vera causa per cui la scienza moderna «riesce», non certo nelle sue teorie che non perciò sono meno false e del resto in continuo mutamento, bensì nelle sue applicazioni pratiche; in altre epoche, in cui tale «solidificazione» non era così accentuata, non solo l’uomo non avrebbe potuto pensare all’industria come la si concepisce oggi, ma questa stessa industria sarebbe stata assolutamente impossibile, analogamente a tutto l’insieme della «vita ordinaria» in cui essa tiene un posto così importante. Tanto basta, notiamolo di sfuggita, per tagliar corto a tutte le fantasticherie di sedicenti «chiaroveggenti» i quali, immaginando il passato sullo stesso modello del presente, attribuiscono a certe civiltà «preistoriche» e di data molto remota qualcosa del tutto simile al «macchinismo» contemporaneo: si tratta unicamente di una forma di quell’errore che fa dire volgarmente che «la storia si ripete», e che implica un’ignoranza completa di quelle che abbiamo chiamato determinazioni qualitative del tempo.
– René Guénon, Solidificazione del mondo, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi.
La fine dei partiti ha svuotato la democrazia: persi mediazione, formazione e rappresentanza, sostituiti da leaderismi, hype e politica-spettacolo. Senza partiti veri, la democrazia diventa fragile, emotiva e incapace di affrontare le sfide complesse.
La fine dei partiti
– Alexandro Sabetti e Ferdinando Pastore
Negli ultimi decenni, la parabola discendente dei partiti politici tradizionali ha coinciso con una crisi profonda della democrazia rappresentativa. Un fenomeno che non riguarda solo l’Italia, ma che si manifesta con tratti simili in molte democrazie occidentali.
Per comprenderne le ragioni e le conseguenze, occorre riflettere sul ruolo storico che i partiti hanno avuto e sulle distorsioni che la loro progressiva scomparsa ha generato.
Le polemiche sulla presenza di organizzazioni politiche che ciclicamente montano in occasione di celebrazioni come il 25 Aprile, sono funzionali al processo di spoliticizzazione di ogni forma partecipativa e bisognerebbe invece ricordare che furono i partiti, e in particolare le formazioni partigiane a loro legate, a combattere contro l’occupazione nazifascista.
A guerra finita, furono sempre i partiti — attraverso la capillare rete di sezioni territoriali, i lunghi dibattiti interni, gli organi di stampa, le scuole di formazione politica — a esigere l’applicazione della Costituzione repubblicana.
In quel contesto, la democrazia non fu mai intesa come un semplice esercizio procedurale, bensì come un progetto collettivo, da costruire giorno per giorno con il coinvolgimento attivo dei cittadini.
I partiti costituivano la struttura intermedia tra società civile e istituzioni: educavano alla cittadinanza, selezionavano la classe dirigente, garantivano la rappresentanza degli interessi sociali, elaboravano progetti politici di lungo periodo.
Non era un processo rapido né perfetto — anzi, si svolgeva attraverso dinamiche spesso lente, talvolta opache — ma era un percorso di mediazione fondamentale, che evitava derive personalistiche e tecnocratiche.
L’avvento della politica liquida
Con la crisi dei partiti tradizionali, a partire dagli anni Ottanta e Novanta, è emerso un modello completamente diverso, basato sulla spettacolarizzazione della politica e sulla disintermediazione. Invece delle sezioni territoriali, oggi dominano i social network; al posto dei congressi, troviamo le kermesse mediatiche; anziché visioni ideali condivise, prevalgono leader carismatici che costruiscono il consenso sulla base di slogan e hype momentanei.
Come osservato, il “mondo fantasmagorico” della Rete, delle community virtuali e del movimentismo liquido ha generato figure e fenomeni come Donald Trump, Carlo Calenda, Elly Schlein, la Leopolda di Matteo Renzi, il raduno di Atreju della destra italiana, fino agli appuntamenti elitari del Forum di Davos.
In tutti questi casi, la politica si riduce a brandizzazione di sé, marketing individuale, eventi ad alta intensità emotiva, senza radicamento territoriale né autentico confronto democratico.
L’idea stessa di partecipazione si è svuotata: non si tratta più di militare in un partito, di formarsi e di confrontarsi su idee e programmi, ma di “seguire” un leader, di “likeare” un post, di partecipare a primarie aperte che sono spesso meri plebisciti di conferma.
La perdita della dimensione collettiva
L’erosione dei partiti ha avuto conseguenze devastanti sulla qualità della democrazia. I cittadini, privati degli strumenti di mediazione e formazione, si sono trasformati in consumatori di politica anziché in protagonisti. Si è diffusa una cultura dell’istantaneità, della semplificazione, dell’emotività, che favorisce inevitabilmente il populismo e il decisionismo autoritario.
Come rilevato in analisi di think tank autorevoli come il Carnegie Endowment for International Peace e il Bertelsmann Transformation Index, l’indebolimento dei corpi intermedi favorisce l’instabilità politica e la polarizzazione estrema, riducendo la capacità delle democrazie di affrontare con serietà sfide complesse come la gestione delle disuguaglianze, la transizione ecologica, o le crisi internazionali.
Non è un caso che, in questo scenario, anche la guerra — dalla quale i partiti del dopoguerra avevano voluto esplicitamente distogliere lo sguardo della politica democratica — sia tornata ad essere considerata uno strumento di politica ordinaria. L’assenza di partiti radicati significa anche assenza di dibattiti reali sulle scelte di politica estera, sostituiti da narrazioni semplificate e da adesioni impulsive ai blocchi geopolitici dominanti.
Partiti da rifondare, non da rimuovere
Naturalmente, non si tratta di idealizzare acriticamente i partiti del passato, che pure hanno avuto le loro degenerazioni: clientelismi, burocrazie autoreferenziali, immobilismo. Ma la soluzione non può essere la loro cancellazione, bensì una loro rifondazione.
È necessario ripensare il ruolo dei partiti come luoghi di formazione politica, di partecipazione critica, di rappresentanza autentica degli interessi sociali. Occorre riconoscere che senza partiti veri — non comitati elettorali mascherati, non movimenti liquidi — la democrazia diventa una finzione governata da oligarchie mediatiche, economiche o tecnologiche.
Come ammoniva Norberto Bobbio, la democrazia vive se esistono canali organizzati e stabili che permettano ai cittadini di incidere sulle decisioni collettive. Oggi più che mai, in un’epoca segnata dalla volatilità e dal disorientamento, la ricostruzione di partiti politici solidi, democratici, radicati e trasparenti è una condizione imprescindibile per salvare la sostanza della democrazia stessa.
a cura dell’Associazione Internazionale SOL COSMICUS
“L’antifascismo è il peggiore prodotto del fascismo”.
“La liberazione delle coscienze dagli ammassi delle vecchie superstizioni non è affare di educazionismo propagandistico ma soprattutto di forza. La violenza non solo è un agente economico, ma un professore di filosofia.”
“Non si creano né i partiti né le rivoluzioni. Si dirigono i partiti e le rivoluzioni, nella unificazione delle utili esperienze rivoluzionarie internazionali.”
Amadeo Bordiga
IL PEGGIORE PRODOTTO DEL FASCISMO E’ L’ANTIFASCISMO
Parassiti, Vampiri e Schiavisti sono i soggetti che da millenni vivono dominando sulla vita degli altri umani e delle nuove generazioni.
Vengono chiamati in molti nomi: Arconti, Voladores, Monarchi, Massoni, Illuminati, Egemoni, Predatori, Rettiliani, Diavoli, Papi, Brahmini, Rabbini, eccetera, delle dinastie di potere politico, economico e culturale che seminano zizzania nei popoli anche attraverso pratiche di diffusione della pedofilia, di pederastia, dell’omosessualità, della perversione, del crimine legale e illegale, come in genere della Devianza Radicale che dall’origine della presenza dell’umanità su questo nostro pianeta Urantia, condizionano lo spontaneismo radiante della Tradizione Primordiale instaurata dal Primo Uomo e dalla Prima Donna ai tempi dell’arcadia nell’età dell’oro della Pangea e della Pantalassa.
Una distinzione che riguarda tutti i rapporti umani, sia interpersonali, sia internazionali e sia interspirituali.
Epurarli significa distruggere il colonialismo politico, il capitalismo economico e il conduzionismo culturale di questa postmodernità, come anche distruggere tutti coloro che ostacolano il risveglio spirituale di questo nostro pianeta.
Una religione molto antica è stata incentrata sulla Grande Dea, tanto da precedere le tre grandi religioni patriarcali che ben conosciamo. L’adorazione della Dea era il fulcro delle comunità neolitiche addirittura vissute nelle terre ora note come Siria, Iraq e l’attuale Turchia… La Dea era considerata la divina creatrice, capace di essere madre, guerriera, guaritrice e in grado di donare la legge. Anche le donne nella cultura celtica erano tenute in grande considerazione, combattevano e governavano in parità con gli uomini. Gli antichi fedeli onoravano il divino sia in forma femminile che maschile, ma la Dea era quasi più importante del Dio, che veniva rappresentato dapprima come suo figlio e in seguito come sua parte integrante. Nell’arco della storia umana le dee e le donne erano state regine, guerriere, sacerdotesse ed erudite, per cui anche le Streghe non sono affatto da considerare come le oscure protagoniste di cospirazioni, ma affiliate dalla Wicca, oggi modello di una moderna rinascita spirituale proveniente dalle antiche religioni matriarcali, che hanno dato vita alla cultura occidentale del Sacro femminile. Il loro lavoro spirituale è sempre stato centrato sul vivere in equilibrio con la natura, imparando a lavorare con la sua energia, attraverso i suoi flussi e riflussi, non per controllarla, sia chiaro, né per alterarla come erroneamente si tende a pensare, ma per trasformare innanzitutto le loro vite e aiutare gli altri attraverso la benedizione del Sacro potere Femminile.