IL MESSIA

di Sartori Andrea

In ebraico מָשִׁיחַ‎ (Mashiach) ovvero “l’unto” parola che in greco diventa Χριστός (Christos)

È un concetto ebraico presente però anche in altre religioni.

Cos’è il Messia per gli ebrei? Nell’Antico Testamento, specie in Isaia, abbiamo diversi passaggi su questa figura. Da questi passi si intende che sarà un pacificatore e abolirà le guerre, porterà il culto dell’Unico Dio in tutto il mondo, restaurerà il culto puro. Un passo che riassume le caratteristiche messianiche è Zaccaria 9, 9-10

“figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire i carri da Efraim
e i cavalli da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annunzierà la pace alle genti,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal fiume ai confini della terra.”

Come si evince è un messia spirituale. Ben presto però arriva l’interpretazione politica, più rozza ma anche più comprensibile nell’immediato: il Messia libererà Israele dalla dominazione straniera, romana in particolare. Il I e il II secolo fu tutto un fiorire di Messia, il più famoso dei quali (dopo Gesù ovviamente) fu Simone Bar Kocheba, la cui rivolta fu stroncata dall’imperatore Adriano. Ma figure simili al Messia si trovano anche in altre religioni.

Nell’Islam c’è il Mahdi, il “ben guidato” che arriverà alla fine dei tempi per restaurare l’Islam su tutta la terra dopo aver sconfitto il Dajjal, versione islamica dell’Anticristo. Ovviamente anche il Mahdi venne declinato politicamente: il Mahdi più celebre fu Muhammad Ahmad che guidò la rivolta antibritannica in Sudan contro Gordon Pasha. In ambito induista c’é Kalki, ultimo avatar di Visnu, e il Buddismo attende Maitreya che è però figura più sanamente spirituale. Persino il mondo cristiano ha i suoi re messianici: sono le leggende del “re addormentato” come Artù ad Avalon e Federico Barbarossa: non morti, ma addormentati, torneranno per restaurare la grandezza dei loro popoli. E infine il misterioso “puer” della Quarta Egloga di Virgilio, un messia romano: il brano di Virgilio ha incredibili somiglianze con i passi di Isaia.

Il Messia è quasi sempre interpretato politicamente. Qualcosa che dà una facile popolarità immediata (ancora oggi si vive nell’illusione che un salvatore politico possa risolvere tutto. Anche tenendo conto che il messia politico diventa sempre un tiranno) ma di corto respiro: a noi oggi cosa frega dell’oppressione romana?

Gesù ha avuto una fortuna maggiore per via delle sue risposte alle domande fondamentali, che non sono politiche. Gesù affronta la domanda delle domande: la morte.

Una domanda che valeva in epoca romana come oggi.

IL MESSIA
IL MESSIA

SEGUIRE LA SUNNAH

a cura di Giuseppe Aiello

Una incomprensione diffusa:

Amare il P𝐫𝐨f𝐞𝐭a ﷺ significa solo seguire la sua Sunnah

Questa affermazione, come insisteranno i sostenitori, ci dice che amare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) può manifestarsi nella propria vita solo seguendo la sua Sunnah esteriormente.

Sebbene sia indubbiamente vero che seguire la Sunnah sia un segno di amore autentico e sincero, è problematico affermare che questo sia l’unico segno.

Prendiamo ad esempio la seguente narrazione su un Sahabi che aveva un problema con l’alcol:

Durante la vita del Profeta (pace e benedizioni su di lui) c’era un uomo di nome Abdullah, il cui soprannome era Asino, perché faceva ridere il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo puniva spesso per aver bevuto (alcol).

Un giorno fu portato dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) con la stessa accusa e fu punito (di nuovo).

A questo punto, un uomo tra la gente disse: “O Allah, maledicilo! Quante volte è stato portato (dal Profeta ﷺ con una simile accusa)!”

Il Profeta ﷺ disse: “Non maledirlo, perché per Allah, so che ama Allah e il Suo Messaggero”. (Bukhari)

(Da “al-Farabi”)

SEGUIRE LA SUNNAH
SEGUIRE LA SUNNAH

DIO COME CONTENENTE DEL CREATO

a cura di Chiara Rovigatti

Il contenuto non è il Contenente: anche se è da Lui permesso e ne ha in qualche modo la impronta perchè il Padre è la non-località assoluta.

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Tutto è Dio? Se così fosse Cristo non avrebbe detto IO SONO NEL MONDO MA NON SONO DI QUESTO MONDO, ovvero non sono della materia (Giovanni 15,19). Oppure IL MIO REGNO NON È DI QUESTO COSMO (Giovanni 18,36). Per cui, niente di materico può essere Dio, e neanche nulla di astrale, perché il, Figlio appartiene ad una dimensione gloriosa e pneumatica. Aivanohv era evidentemente panteista per affermare che tutto è Dio , ma l’affermazione di Cristo era tutto fuorché panteista.

Dio è IL REALE, tutto il resto è illusione a diversi livelli. Se Dio fosse tutto, occorrerebbe dire che sia anche illusione. Il che è impossibile. Una cosa è il creatore, un’altra la creazione (nelle sue diverse macro dimensioni).

(Mike Plato, 2023)

DIO COME CONTENENTE DEL CREATO
DIO COME CONTENENTE DEL CREATO

IBN ARABI: LA DONNA E LA SESSUALITÀ

a cura di Giuseppe Aiello

Disse il Profeta Muhammad: “Ho amato del vostro mondo di quaggiù ‎tre cose, il profumo, le donne e la preghiera”.‎

Forse non c’è hadith più citato in Occidente per denigrare il Profeta o ‎darne una immagine “materialistica” o edonistica. In realtà, si ‎dovrebbe conoscere la profondità simbolica e metafisica del ‎‎“profumo”, delle “donne” e della “preghiera”, per comprendere, al ‎contraria, la grandezza spirituale del nostro Profeta. ‎

Qui cercheremo di approfondire, con Ibn Arabi, l’aspetto relativo alla ‎sessualità.‎

Gli esseri umani vivono in un mondo di connessione e separazione, e ‎il rapporto sessuale è comunemente inteso come un’intensa ‎espressione d’amore tra un uomo e una donna. ‎

Ma per Ibn Arabi è qualcosa di molto più profondo: l’atto di vedere e ‎sperimentare Dio è ciò che un credente realizza attraverso il rapporto ‎sessuale. Perché c’è un atto di unione che sfida la fissazione ordinaria ‎della dualità. Ed è un desiderio che ci spinge a fare questo. È dunque ‎attraverso la strumentalità del desiderio che la ricerca dell’Unione con ‎l’Uno sorge in noi. ‎

Ibn Arabi parla del desiderio raccontando la storia del profeta Ilyas. ‎

Egli dice: “Il profeta Ilyas (Idris) ebbe un visione in un sogno. In esso, ‎vide il Monte Libano. Il profeta Ilja, che salì la collina, perse tutti i suoi ‎desideri. Così il Profeta Ilia divenne un mero intelletto senza desideri. ‎Così, in Lui, Dio è diventato semplicemente trascendente.” Perché un ‎sé che è mero intelletto poteva vedere solo il Dio trascendente. Dio ‎immanente non potrà mai essere sperimentato da un tale sé. ‎

Ma per Ibn ‘Arabi tutto è rivelazione (Tajalliyat) di Dio ed Egli è ‎simultaneamente trascendente e immanente. Solo quando queste due ‎realtà di Dio possono essere comprese e vissute pienamente, si può ‎sperimentare e comprendere la Realtà nella sua totalità.‎

Ibn Arabi narra la storia del Profeta Ilyas per indicare le realtà ‎esoteriche e metafisiche insite nei desideri umani. Quando si ‎abbandonano i propri desideri, e ci si ferma lì, si diventa incapaci di ‎sperimenta le benedizioni di Dio. Egli può ottenere solo il Dio ‎trascendente. In altre parole, l’intelletto blocca la possibilità di ‎raggiungere la presenza di Dio attraverso i desideri. Allora l’intelletto ‎esiste come un velo tra Dio e l’uomo. Quel velo è stato tolto solo ‎quando si viaggia, si ridiscende, alla ricerca del desiderio. Perché è ‎attraverso il desiderio che si può raggiungere l’oggetto della sua ‎ricerca eliminando il sé egoico in lui.‎

Ibn Arabi cita anche la storia di Hazrat Maryam che si riferisce al ‎desiderio. ‎

Egli dice: “Maryam scambiò l’Angelo Gabriele che venne da lei in ‎forma umana per qualcuno che voleva giacere con lei. Così cercò la ‎salvezza da Dio [da ciò che in quel contesto era proibito]. Attraverso ‎questa azione pudica, è stata capace di raggiungere la completa ‎intimità con Dio (fase ascendente). Più tardi, quando Jibreel informò ‎Maryam che egli era solo un messaggero di Dio, lei raggiunse la pace ‎interiore, e fu in quel momento che tempo che l’angelo Gabriele ‎‎“insufflò” Isa a Maryam” (fase discendente). ‎

In altre parole, come riflesso per il credente, vuol dire che il controllo ‎iniziale del desiderio sessuale (fase ascendente, pudore e separazione) ‎è una prima stazione spirituale, a cui deve seguire il suo completo e ‎più profondo soddisfacimento (fase discendente, matrimonio) ‎accompagnato però dalla “presenza” e dalla “benedizione” di Allah ‎ottenuta grazie alla fase precedente. In tale modo, si conosce Allah ‎nella Sua immanenza.‎

Ibn Arabi usa la parola ‘Shahwa’ (desiderio carnale) quando descrive ‎la storia di Maryam e Ilyas nel Fusus al-Hikam. Shahva può essere ‎tradotto come desiderio o lussuria. Qui, Ibn Arabi parla collegando la ‎lussuria con il profeta Ilyas e il desiderio con Maryam. In tal modo, ‎Ibn Arabi legge il rapporto sessuale e il naturale desiderio sessuale ‎come manifestazioni dell’intimità divina. Non c’è nulla in questo ‎mondo che non sia la Sua gloria. Si può vedere Allah in tutti i ‎desideri, sia fisici che non fisici.‎

Ora andiamo all’ontologia della femminilità e della mascolinità. ‎

Per Ibn Arabi, la femminilità non è solo una condizione biologica. ma ‎anche ontologica. Ibn Arabi lo articola così: ‎

‎”Il rapporto tra l’uomo e la donna è come il rapporto tra Dio e la ‎natura (Ibn Arabi paragona la donna alla natura). La natura accetta, ‎accoglie i comandi divini, come la donna accoglie il seme maschile. ‎La natura non può esistere senza gli ordini divini. La natura significa ‎auto-manifestazione di Dio (Tajalliyat). Qui Ibn Arabi immagina i ‎comandi divini come maschili e la natura come femminili. Entrambi ‎gli elementi convergono ontologicamente al punto dell’Amore. D’altra ‎parte, l’attività è il sé di un uomo, mentre una donna ha l’attività della ‎ricettività. L’attività della mascolinità può essere paragonata ‎all’attività divina di ‘Kun, Fayakun’.‎

Ecco perché Adamo è stato creato per primo. Ma qui la gerarchia ‎coinvolta nelle relazioni uomo-donna è solo temporale. Significa che ‎non c’è rapporto di potere ontologico o cosmologico tra uomo e donna. ‎O meglio, uomo e donna non esistono come dualità di potere. La ‎dualità in senso assoluto non esiste nel rapporto maschile-femminile ‎di Ibn Arabi. Piuttosto, ha luogo la “fusione” tra i due corpi, ove non ‎esiste il “potere”. ‎

Pertanto le attività “maschili” e “femminili” sono possibili sia per i ‎maschi che per le femmine. Perché per Ibn Arabi il genere è ‎performativo. Quindi maschile e femminile non possono essere ‎definiti in modo rigoroso. In altre parole, il genere non esiste a causa ‎della differenze meramente biologiche.‎

L’uomo e La donna superano la temporanea e contingente dualità ‎maschio/femmina attraverso l’unione sessuale. L’amore unisce ‎insieme i due. ‎

Ibn Arabi dice: ‎

‎”Così Allah ha tolto dall’uomo un’immagine di se stesso. Quella è la ‎donna. È nata dal desiderio di entrambi di incontrarsi. Ecco perché le ‎donne divennero le preferite del Profeta (PBUH). Perché è in Adamo ‎che Eva, creata a immagine di Adamo, deve essere cercata. Adamo, ‎d’altra parte, dovette cercare Eva dentro di sé”. Questo può essere letto ‎in congiunzione con il detto coranico “chi conosce se stesso conosce ‎Dio”.‎

Per Ibn Arabi, uomini e donne non esistono sotto forma di autorità ‎gerarchica formale. Piuttosto, ciò si attua attraverso il desiderio. La ‎forma fisica di questa ricerca è l’unione fisica. È la più grande ‎combinazione possibile di Amore in questo mondo. ‎

Adottando sessualità come metafora, Ibn Arabi sfida le visioni ‎gerarchiche del genere e la visione bigotta o meramente biologica della ‎sessualità, equiparando l’ultimo realtà del matrimonio, chiamata ‎‎’Fana’ nel linguaggio tecnico del Tasawwuf, con il rapporto sessuale.

IBN ARABI: LA DONNA E LA SESSUALITÀ
IBN ARABI: LA DONNA E LA SESSUALITÀ

LETTERA A UN FIGLIO

a cura di Ottava di Bingen

“Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te la perdono,
e te ne fanno una colpa.
Se riuscirai a avere fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del dubbio.
Se riuscirai ad aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato,
non rispondere con la calunnia,
o essendo odiato a non lasciarti prendere dall’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono,
né parlare troppo da saggio;

Se riuscirai a sognare,
senza fare del sogno il tuo padrone;
Se riuscirai a pensare,
senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se riuscirai a confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto distorta dai furfanti per ingannare gli sciocchi,
o a vedere le cose per cui hai dato la vita,
distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti ormai logori.

Se riuscirai a costringere cuore, nervi e tendini
a servire il tuo traguardo quando sono da tempo sfiniti,
e tenere duro quando in te non resta altro
se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro! ”

Se riuscirai a parlare alla folla e a conservare la tua virtù,
o passeggiare con i Re, senza perdere il senso comune,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se riuscirai a riempire l’inesorabile minuto
Con un istante del valore di sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
e quel che più conta
sarai un Uomo,
figlio mio!”

Rudyard Kipling

LETTERA A UN FIGLIO
LETTERA A UN FIGLIO

LA VENDETTA DEL DRAGONE: QUANDO IL LIBERO MERCATO BRUCIA STELLE E STRISCE

di Giuliano Noci

Ma non erano gli Stati Uniti i paladini del libero commercio? A quanto pare, quando il vento del consenso elettorale soffia contro, anche il più sacro dei dogmi può essere sacrificato sull’altare del protezionismo. Trump alza i dazi, e la Cina — che una volta si difendeva — adesso contrattacca con ferocia. La guerra commerciale ha cambiato regole, giocatori e campo di gioco. E soprattutto: ha un nuovo arbitro, con gli occhi a mandorla e il pugno di ferro. La reazione cinese ai dazi di Trump è infatti stata immediata e dura: tariffe al 34% che, per la prima volta, colpiscono indiscriminatamente tutti i prodotti americani. In passato, ad esempio, in occasione del primo mandato di The Donald, queste erano state selettive con l’obiettivo di evitare una escalation. Questa volta è diverso. Perché una reazione così significativa? Per due ordini di ragioni. Pechino stava probabilmente intavolando una trattativa con Washington e si è trovata completamente spiazzata (occorre ricordare che l’anno scorso il Dragone ha esportato beni negli Stati Uniti per 500 miliardi di $). Per la prima volta, poi, la Cina percepisce una sorta di “asfissia da catene di fornitura”: tutti i paesi del sud est asiatico, dove le imprese cinesi hanno ri-orientato parte delle loro produzioni, sono stati colpiti da analoga misura. Il Partito ha in questo senso leve spuntate per operazioni di (parziale) aggiramento delle restrizioni commerciali.

LA VENDETTA DEL DRAGONE: QUANDO IL LIBERO MERCATO BRUCIA STELLE E STRISCE
LA VENDETTA DEL DRAGONE: QUANDO IL LIBERO MERCATO BRUCIA STELLE E STRISCE

Campo di sterminio: Guterres accusa Israele ma i media guardano i Windsor

di Ferdinando Pastore

11 Aprile 2025

Guterres: “Gaza è un campo di sterminio”. Ma l’Onu, un tempo pilastro dell’equilibrio postbellico, è oggi ignorata e svuotata. Il neoliberismo l’ha resa un simbolo vuoto: troppo democratica per un ordine fondato su imperialismo, NATO e supremazia economica.

Il neoliberismo ha ucciso l’Onu: Guterres denuncia, nessuno ascolta

António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha ieri dichiarato che Gaza è “un campo di sterminio, le porte dell’orrore sono state riaperte”. Il richiamo alla Shoah quindi non viene rappresentato da un sito complottista o dalle chiacchiere di un bar. È il massimo rappresentante del più importante organismo internazionale a porre la questione palestinese in questi termini.

Ma, nonostante la credibilità o almeno l’importanza della carica di Guterres, la dichiarazione è stata pressoché ignorata da tutti gli organi di stampa. Più importante riportare le sciocche conversazioni di due turisti coronati rappresentanti del più immorale imperialismo visto nella storia; pari, forse, a quello statunitense.

Questo perché, nell’azione dell’Occidente collettivo ,l’Onu è stata oggetto di sistematico boicottaggio, in quanto ente supremo di quell’equilibrio internazionale sviluppatosi nel secondo dopoguerra. Ma attenzione, quel sistema non voleva essere distrutto solo perché si prospettava una nuova guerra.

L’Onu, difatti, è ancorato a un mondo nel quale la sovranità statale si coniugava a politiche di protezione sociale, nel quale l’assetto keynesiano e la legittimazione internazionale del blocco socialista, permettevano ai paesi in via di sviluppo la via della decolonizzazione.

Quindi è con la rivoluzione neoliberale che l’Onu, al pari delle costituzioni nazionali d’ispirazione sociale e lavorista, diventa il nemico da abbattere. Già i teorici della filosofia di mercato, come Wilhelm Röpke, ne contestavano il funzionamento, troppo democratico, in quanto non teneva in debito conto della forza economica di ogni singolo paese nel computo dei voti in seno all’Assemblea generale.

Insomma per il neoliberalismo l’affermazione del principio democratico, insieme all’irruzione delle masse popolari dentro le istituzioni, hanno rappresentato i problemi principali da risolvere per ribaltare le convenzioni politiche e sociali del dopoguerra. Questa la traccia che ha reso le Nazioni Unite un ornamento del tutto simbolico all’interno della nuova realtà diplomatica.

La guerra ha solo esasperato questa tendenza, così come è avvenuto con la smobilitazione delle costituzioni, già in atto da almeno un quarantennio. Furono i G7, il Wto, la Commissione europea e la centralità della Nato a imporre un nuovo ordine espansionista e illegale, una nuova dottrina coloniale e imperiale, che oggi si avvera inesorabilmente in guerra.

Tratto da: Kultur Jam

Campo di sterminio: Guterres accusa Israele ma i media guardano i Windsor
Campo di sterminio: Guterres accusa Israele ma i media guardano i Windsor

JINN O IGIGI?

a cura di Giuseppe Aiello

Jinn e Igigi

Nel Corano si dice che i Jinn furono creati prima degli uomini, ma per lo stesso motivo: servire Dio.

“È solo perché Mi adorassero che ho creato i dèmoni e gli uomini. (51:56)”

Poi si ribellarono, furono sconfitti dalle armate celesti e da allora il Cielo è a loro interdetto: se provano ad avvicinarsi o ad “origliare”, vengono colpiti da bolidi ardenti.

[Disse un jinn]: “Invero abbiamo sfiorato il cielo, ma lo abbiamo trovato munito di temibili guardiani e di bolidi fiammeggianti. Ci sedevamo [un tempo] in sedi appropriate, per ascoltare. Ma ora chi vuole origliare trova un bolide fiammeggiante in agguato” (72:8-9)

“In verità, ponemmo costellazioni nel cielo e lo abbellimmo per coloro che lo osservano. E lo proteggiamo da ogni jinn esiliato/lapidato. Se uno di loro cerca di origliare, un folgorante bolide lo insegue.” (15:16-18)

“Invero abbiamo ornato di stelle il cielo più vicino, per proteggerlo contro ogni jinn ribelle. Non potranno origliare il Supremo Consesso (saranno bersagliati da ogni lato e scacciati: avranno il castigo perpetuo) eccetto colui che ne afferri un dettaglio, ma lo inseguirà allora un bolide fiammeggiante.” (37:6-10)

Nella mitologia sumerica si dice che una categoria di esseri, gli Igigi, furono creati dagli Anunnaki per lo stesso motivo: servire la Divinità.

“Quando gli dei, simili a uomini,

Sopportava il lavoro, portava il carico,

Il carico degli dei era grande,

La fatica era dolorosa, la fatica eccessiva.

Il grande Anunnaku, i Sette,

Stavano facendo intraprendere la fatica agli Igigi…”

(Atra-Hasis)

Anche loro però, ossia gli Igigi, si ribellarono, e per sostituirli vennero creati gli esseri umani.

—–

Ora, oltre alla forte assonanza dei loro nomi – Jinn e Igigi sono quasi identici – questi due gruppi di esseri – intelligenti ma non umani – hanno una storia che sembra essere quasi sovrapponibile…

La mitologia sumerica, al di là della divulgazione fatta dai sostenitori della paleoastronautica, a cui sfugge quasi totalmente il lato spirituale che si affianca a quello materiale, storico e scientifico, è quasi sconosciuta al pubblico e studiata solo dagli specialisti e dagli accademici…

Ci sarebbe molto da dire e approfondire, ma ogni cosa a suo luogo e tempo…

JINN O IGIGI?
JINN O IGIGI?

COMBATTERE PER IL POPOLO UCRAINO

a cura di Maurizio Murelli

Non combattiamo contro gli ucraini, ma per loro.

di Alexander Dugin

10 Aprile 2025

Ora i transgender – sia anziani che giovanissimi – negli USA hanno bruscamente cambiato il loro status. Fino a poco fa con Obama e Biden erano attivisti sociali all’avanguardia, pionieri e vanto dell’umanità, tutti li aiutavano, tutti li ammiravano e li portavano come esempio. E in un batter d’occhio si sono trasformati in miserabili deformi, disgraziati invalidi, che è meglio evitare come la peste. Sono stati licenziati dal lavoro, poiché non sanno e non vogliono fare nulla. Ora sono semplicemente persone incurabilmente malate, pervertiti psichicamente inadeguati.

È terribile immaginare in quale stato si trovino ora loro stessi, i loro amici, parenti, genitori. E, purtroppo, questo è incurabile e irreversibile. Tutti i transgender, i transessuali, i pedofili e le minoranze sono registrati, tutti sono contabilizzati. Prima, su questi conti, affluivano benefici da Soros e USAID. Persino un’IA chiamava con la voce di Kamala Harris per congratularsi nel giorno del pervertito. E ora è una gioia se chiama lo sceriffo o lo psichiatra. Ma difficilmente chiamerà, perché non c’è più interesse per loro.

Certo, è ancora di moda usarli come comparse per bruciare le “Tesla” di Elon Musk o per manifestare contro Trump. Le tariffe qui non sono piccole – per protestare contro Trump offrono 300-500 dollari, preferibilmente per compiere atti di vandalismo, imprecare furiosamente e danneggiare oggetti pubblici. Ma il sussidio è una tantum, non ci vivi a lungo.

Chi era tutto, all’improvviso è diventato niente. E persino meno di niente. Si è scoperto che sotto i cupi incantesimi dell’ipnosi woke, centinaia di migliaia di americani e americane hanno tagliato a sé stessi e ai propri figli qualcosa di molto importante. Il biglietto per una vita normale, una famiglia normale, un ruolo sociale normale.

Nella stessa situazione presto o tardi si troveranno gli ucraini. I globalisti se ne andavano in giro con loro come con un tesoro, li ammiravano, li hanno sommersi di denaro e attenzioni, si intenerivano per le loro bugie, la loro crudeltà e bestialità verso i russi venivano esaltate come eroismo dei “cavalieri d’Europa”. Ridevano fragorosamente alle loro battute non divertenti. Esponevano i loro stracci nei musei e sulle passerelle. Esaltavano le loro performance deboli di mente come “vertice dell’estetica”.

Ed ecco che all’improvviso si trasformeranno in ciò che sono sempre stati. Miserabili, poco intelligenti, infedeli a tutti, che non amano nessuno, falliti. Nazionalisti senza nazione. Estremisti senza ideologia. Cani che attaccano la statualità altrui, non avendo la propria. Senza un accenno di stile, cultura o razionalità.

Gli ucraini sono transgender collettivi. Russi che hanno cambiato il loro genere, la loro etnia, per un’alternativa astratta, inventata, assurda. Un uomo transgender non diventa una donna. Diventa un mostro. Così come un russo che si immagina ucraino. Sì, si può tagliare via il proprio essere russo, ma in quel posto continuerà a spalancarsi disgustosamente un vuoto deforme.

Noi lo capiamo e combattiamo per questo. Non combattiamo contro gli ucraini, ma per loro. Affinché rimangano persone, cioè persone russe. Altrimenti cadranno in trans. Castrazione, cambio di identità, che è ancora peggio del cambio di genere. Ma ora iniziano a notarlo anche in Occidente. E stanno per voltare le spalle anche a questo spettacolo disgustoso, che rappresenta l’ucraino politico, questa vittima di un esperimento mostruoso. Che, tra l’altro, hanno orchestrato loro stessi. E molto probabilmente cercheranno di rimuoverlo dalla vista.

Gli ucraini, come i transgender negli USA, non servono più a nessuno. L’Occidente volterà presto questa pagina di storia definitivamente.

I russi, ovviamente, difficilmente saranno amati. Ma Ovechkin(*) arriva al momento giusto. Tra l’altro, anche Gretzky(**) arriva al momento giusto. I russi in generale arrivano al momento giusto. Ma gli ucraini e i transgender no. Il loro tempo, a quanto pare, è scaduto.

Aleksandr Dugin

(*) Star dell’hockey su ghiaccio russo.

(**) Considerat da molti il giocatore di hockey di tutti i tempi. Canadese. Si è ritirato nel 1999.

COMBATTERE PER IL POPOLO UCRAINO
COMBATTERE PER IL POPOLO UCRAINO

IL MATRIMONIO CRISTIANO COME PROGETTO DI DIO

di Alice Lattanzi

Da dove nascono delitti come quello di cui si è reso protagonista Turetta?

Da una considerazione semplice.

L’amore è sempre meno un progetto condiviso tra persone che sentono il bisogno di condividere se stesse con un’anima affine e sempre più una ricerca di validazione per il proprio ego, a buon mercato.

Così accade che tante persone, soprattutto se non risolte con se stesse, cercano ossessivamente in una persona questa validazione, arrivando ad attaccarvisi ossessivamente anche quando questa non possiede quelle qualità necessarie per una relazione sana e stabile.

Ed è sin troppo ovvio che quando quella persona decide di revocare quella fornitura, chi subisce il distacco si senta come amputato e reagisca distruggendo quella fonte che ormai non vuole più dargli validazione.

Turetta è certamente un assassino che merita di finire i suoi giorni in galera, al netto del fatto che tutti noi cristiani dobbiamo pregare anche per chi si rende protagonista di delitti così efferati.

Ma è, a suo modo, anche una vittima di un tempo oscuro dove sempre più vediamo nel prossimo uno strumento per la consacrazione delle proprie idolatrie egolatriche e sempre meno una persona con bisogni, a cui dare, con cui condividere gioie e dolori, lottando per affermare il fresco profumo del Bene contro le lusinghe e le seduzioni del Male.

E non c’è bisogno di una educazione sentimentale o di una lotta contro un fantomatico patriarcato che esiste soltanto nella mente di qualche femminista disturbata.

C’è bisogno di resettare tutti i valori su cui è strutturata questa malata società e tornare a Dio, ai suoi insegnamenti, al suo amore, al concetto di matrimonio cristiano, dove il proprio io non si annulla ma, anzi, viene valorizzato dall’incontro con l’anima a noi affine, per proseguire il progetto di Dio.

Dio è il centro di tutto ciò che siamo diventati come uomini. Averlo abbandonato è il centro della fine dell’umanità.

IL MATRIMONIO CRISTIANO COME PROGETTO DI DIO
IL MATRIMONIO CRISTIANO COME PROGETTO DI DIO