Iran – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha proposto l’idea di creare un’alleanza internazionale, che coinvolga principalmente le nazioni musulmane, per assistere il popolo palestinese e ricostruire la Striscia di Gaza.
“Sicuramente, i Paesi islamici possono unirsi per ricostruire Gaza e restituire vita al popolo musulmano di questa regione”, ha affermato Pezeshkian in un incontro con i membri del consiglio direttivo di Hamas a Teheran.
Il presidente ha ribadito il fermo sostegno dell’Iran alla Resistenza e alla popolazione di Gaza, sottolineando che Teheran crede nel trionfo finale della Resistenza, come riportato dal suo sito web ufficiale.
Ha anche elogiato i significativi risultati ottenuti dal popolo oppresso di Gaza nella sua lotta contro il regime sionista, dicendo: “I vostri notevoli risultati e quelli del popolo oppresso di Gaza nel contrastare gli obiettivi del nemico sionista, nonostante il pesante tributo di martiri che avete sacrificato per la libertà della vostra terra, sono davvero encomiabili. Ci congratuliamo con tutti i combattenti e con l’intero popolo di Gaza per questa vittoria”.
Hamas esprime gratitudine all’Iran
Da parte sua, un membro del consiglio direttivo di Hamas ha espresso gratitudine all’Iran per il suo sostegno a tutti i gruppi della Resistenza in Palestina, sottolineando che la Resistenza palestinese si sta preparando ad aprire la strada alla vittoria finale e alla liberazione della Palestina.
Commemorando oltre 60mila martiri della Striscia di Gaza, nonché leader e comandanti della Resistenza in Palestina e Libano, il rappresentante di Hamas ha affermato che, sebbene i suoni delle bombe e dei missili possano non essere uditi oggi a Gaza, la grande guerra iniziata dai nemici per eliminare la Resistenza non sarà dimenticata. Ha aggiunto che i gruppi della Resistenza a Gaza, Libano, Iraq e Yemen hanno sventato con successo questi sforzi.
Ha inoltre respinto le recenti affermazioni di funzionari statunitensi e sionisti riguardo al futuro di Gaza, affermando che il futuro di Gaza appartiene al suo popolo e sarà determinato attraverso una cooperazione nazionale tra palestinesi.
Avete mai pensato che questa Matrix potrebbe avere più stati di coscienza? E se ti dicessi che il film Matrix non riguarda la liberazione dal sistema? Ma è la storia di un uomo che credeva di essere sfuggito al sistema solo per arrivare ad un altro strato della Matrice.
Pensaci quando Matrix è uscito per la prima volta, tutti pensavano che fosse un film sul Risveglio, vedere l’Illusione, scoprire le bugie e LIBERARSI. Neo era l’eroe che spezzò le catene, ha preso la pillola rossa e si è ribellato al sistema.
Per anni la gente ha creduto che il film fosse un avvertimento.
E cosa ci dice questo film? Ci dice di fuggire da Matrix, la prigione per le nostre menti. E se ti dicessi che non è mai stata una questione di libertà? Mi spiego meglio. Mi sono sempre domandato chi ha creato e progettato questa illusione e chi l’ha fatto avrà sicuramente pensato che qualcuno in futuro poteva prendere Consapevolezza.
Quindi pensate se il vero messaggio del film Matrix non riguardasse il Risveglio ma si trattasse invece del
PAVONEGGIAMENTO DEI CONTROLLORI che vi mostrano il loro capolavoro talmente perfetto che anche quelli che si svegliano, pensano di essere liberi ma in realtà cadono in un altro strato di questa trappola. Ed ecco il colpo di scena ed è forse questo che sta accadendo nel mondo reale. Molte persone si stanno (ri) svegliando vedono attraverso i media, diffidano dai governi e pensano di essere liberi perché suppongono di essere usciti da Matrix. Ma se questa cosa del
Risveglio, gli Architetti l’avevano già messa in conto? Se questo grande Risveglio o Rivoluzione mentale, se tutto questo fosse già stato registrato forse non hanno costruito una sola grande Matrice ma ne hanno costruito diversi strati, come gli strati del Risveglio dopo tutto. Forse la ribellione era già stata preventivata dall’inizio? Pensaci.
Ti permettono di risvegliarti quanto basta per sentirti potenziato; pensi di essere scappato ma in realtà sei ancora nel loro gioco. Quando Neo si sveglia e si leva i tubi si ritrova nel “mondo reale”. Ma potrebbe essere anche quello un altro strato della Matrix. Noi ci sentiamo scollegati ma in modo o nell’altro anche se per un 20% stiamo ancora giocando alle regole del sistema.
Quindi chiediamoci siamo liberi? Oppure stiamo solo guardando, giocando in un’altra Matrix più grande e viviamo in un’illusione fatta di TEORIE. Nessuno ha la verità assoluta.
Uno può indagare, leggere libri antichi, scoprendo un po’ di quello che LUi con la sua esperienza reputa della Verità ma al momento a qualsiasi risposta arriverete saranno comunque teorie. Non fidatevi di me e di nessun altro.
Noi raccontiamo storie e parliamo di Teorie. Immergete la vostra curiosità, informatevi da soli ed arrivate ad una teoria che più vi piace ma soprattutto che vi diverte. Ricordati che in questa illusione, la fisica è una teoria, la scienza è una teoria, la religione è una teoria, ciò di cui parlo io sono teorie. Non siamo sicuri di niente.
Più conoscenze acquisisco e più mi sorgono domande ed aumentano le cose che non conosco.
La conoscenza rivela la mia ignoranza e ciò è affascinante.
È più forte di loro. Prendete un partito, un giornale, un gruppo di pressione, un comitato intellettuale, un collettivo di qualunque natura orientato a sinistra, e prima o poi si costituirà in ufficio permessi e divieti, tribunale dell’inquisizione. Dimenticherà di essere una parte, un partito rispetto al tutto e si sentirà super partes, stabilendo regole, osservanza e infrazioni. Sarà cioè inevitabilmente risucchiato da quell’ideologia che viene riassunta con l’espressione woke. In origine woke voleva dire essere svegli, poi è mutata in vigilanza – la famigerata vigilanza democratica – quindi è diventata sorveglianza. L’ideologia woke è di fatto un regime di sorveglianza che decide a chi rilasciare e a chi vietare i permessi di circolazione e a quali condizioni.
L’ideologia woke nasce come rivendicativa, in difesa di alcune minoranze maltrattate o non adeguatamente protette, e finisce come ideologia vendicativa, che si vendica con la realtà che non corrisponde al proprio codice ideologico. Ideologia del risentimento, direbbe Nietzsche, ma non il vago e mellifluo risentimento verso la vita, la salute, la bellezza, la grandezza che Nietzsche imputava al cristianesimo e ai suoi eredi, come il socialismo. Ma un’ideologia rancorosa che si esercita delegittimando, denunciando, punendo e censurando l’avversario. Mentre di solito non accade l’inverso.
L’ideologia vendicativa è il titolo di un libretto anti-woke scritto da una sociologa e ricercatrice del CNRS di Parigi, Nathalie Heinich, pubblicato da Gog. Il titolo originario in realtà declina il woke col nuovo totalitarismo; ma la sintesi “ideologia vendicativa” è abbastanza fedele al contenuto del testo.
L’ideologia woke è inevitabilmente un’ideologia per le minoranze destinate a restare minoranza; nessuna forza maggioritaria di un paese può mantenere quell’atteggiamento censorio, elitario, sprezzante e arrogante che è tipico di una minoranza che reputa di essere su un piano etico e cognitivo superiore rispetto agli altri. Finché sarà woke la sinistra sarà minoranza astiosa in ogni paese; potrà avere potere di veto, potere intimidatorio e ricattatorio, potrà combinarsi ad altre oligarchie e detenere il potere in spregio alla sovranità popolare e alla volontà reale della gente. Ma non sarà mai l’espressione compiuta di una maggioranza. Al catechismo woke c’è chi reagisce in modo combattivo, come annuncia Trump; c’è chi invece preferisce la tattica di acquattarsi, tacere e andare avanti senza opporsi, salvo che nei comizi, come finora ha fatto il governo Meloni. Ma l’ideologia woke è un’emergenza per la democrazia, mette in pericolo la libertà e l’intelligenza, genera un clima di odio mentre professa di volerlo avversare.
Se sentite di una lezione all’università, di una conferenza, di un convegno o di una manifestazione autorizzata, di un testo censurato, di un autore negato, sapete già in partenza che a decretare l’ostracismo, lo stigma, il divieto è sempre quel ceto commissario e inquisitorio chiamato in breve woke. Così come ogni qualvolta si vuole imporre un busto correttivo alla realtà e alla verità dei fatti, ogni volta che si vuol cancellare un evento, una statua, un personaggio dalla storia, dalla topografia, dalle vie e dalle piazze sapete già che sono loro, i sorveglianti della Woke, la polizia culturale in servizio in Occidente. Le vittime possono essere naturalmente la destra, ridefinita sempre nazifascista o al più reazionaria, ma anche semplicemente chi non si riconosce nel canone woke, non è di sinistra, o perfino lo è ma in modo libero e critico. Che l’ideologia woke sia una mentalità radicata a sinistra lo dimostrano mille indizi: l’ultimo è una ricerca del dipartimento di scienze sociali e politiche della Bocconi sulle “polarizzazioni affettive”. In una relazione mista tra una figlia di sinistra e un fidanzato di destra o viceversa, i più infastiditi e intolleranti sono i famigliari di sinistra (oltre il 60% di votanti del Pd, quasi il 75% di votanti di sinistra e verdi), mentre la grande maggioranza delle famiglie di destra sarebbero molto più tolleranti. Insomma l’ideologia woke opera anche a uso domestico, in famiglia.
Nathalie Heinich fa un’attenta classificazione dei tratti significativi dell’ideologia woke che potremmo così riassumere: impone un rapporto del tutto ideologizzato col mondo; confonde la descrizione con la prescrizione, la norma correttiva a cui adeguarsi; genera un’alleanza tra l’ideologia normativa e gli interessi commerciali; ignora il contesto e non vede la differenza tra la realtà e la finzione; applica criteri di valutazione del presente anche al passato; disprezza i diritti morali degli autori, fino a stravolgere le loro opere nella censura e bonifica dei testi; infine è fanatica, e ciò compendia il moralismo, la speculazione, l’ignoranza militante e arrogante, l’abuso dei testi e degli autori, il disprezzo per l’opera d’ingegno, la negazione della realtà. Tutto questo dà vita a quello che l’autrice chiama totalitarismo woke.
Il wokismo inoltre irrigidisce l’appartenenza a comunità originarie; tanto è fluido nelle questioni sessuali e morali, quanto è rigido nelle identità di partenza, quelle etniche, razziali, “comunitarie”. Chi è bianco, maschio, europeo e cristiano è già marchiato d’infamia nella sua identità, di cui può solo vergognarsi.
Nel cercare un precedente a questa faziosità totalitaria e ideologica, la ricercatrice francese non trova di meglio che ripescare il solito fascismo; ma non ha bisogno di allontanarsi troppo nel tempo e nemmeno dal luogo in cui vive: tutto questo si sviluppò da Parigi in poi nel ’68. Anche quando attribuisce al fascismo la definizione del “tutto è politica” non si rende conto che fu proprio il ’68 a lanciare lo slogan “il personale è politico”, e tutto ciò che è privato sconfina nel pubblico. A voler invece rintracciare un archetipo storico, un precedente ideale e ideologico al catechismo woke, restando in Francia, basta rovesciare quel numero 68 e trovarne un altro: l’89, nel senso della Rivoluzione francese dei giacobini.
Giustamente la Heinich nota che stavolta l’ideologia woke è venuta fuori dall’America, anche se il seme ideologico è europeo; poi se la prende col femminismo ideologico e con la discriminazione mortificante delle quote rosa. E auspica l’uso attivo dell’ironia e dell’umorismo per sconfiggere l’arcigna ideologia woke che ne è totalmente priva.
Spiegando infine le ragioni del successo dell’ideologia woke, l’autrice sottolinea innanzitutto che è redditizio, arreca vantaggi a chi lo usa o lo serve. In secondo luogo nasce dalla paura: paura di stare dalla parte sbagliata e di subirne le conseguenze e paura di invecchiare, di restare cioè fermi al passato, tagliandosi fuori da ciò che è trendy. Sulla scia di Hannah Arendt, l’autrice nota che l’ubbidienza woke attecchisce anche perché i sistemi totalitari preferiscono la mancanza d’intelligenza e di creatività, perché dà maggiori garanzie di lealtà, cioè di conformismo.
Per la Heinich il woke capovolge virtù originarie in oppressione. E come esempi di virtù originarie cita l’ideale ugualitario della Rivoluzione francese e l’ideale comunista della rivoluzione bolscevica. Non le sfiora il sospetto che quelle virtù, proprio perché irrealizzabili e utopistiche, contenevano già in sé le premesse per la loro involuzione totalitaria, tossica e sterminatrice. Del resto, non c’è bisogno di fare congetture: basta vedere dove condusse il Terrore giacobino e poi il totalitarismo comunista ovunque si sia imposto nel mondo. No, l’ideologia woke non nasce dal nulla, anche se può produrlo.
Se un figlio approva tutto ciò che i genitori dicono e trova buono tutto ciò che fanno, vien detto figlio indegno. E lo stesso si dice di un ministro che si comporti così nei riguardi del proprio principe.
Ma se qualcuno approva tutto ciò che gli altri approvano e trova buono tutto ciò che gli altri trovano buono, non si dice che è un adulatore.
È forse migliore degli altri?
Coloro che non fanno altro che imitare gli altri adottandone i pregiudizi, senza tuttavia riconoscersi come appartenenti alla massa, si può dire che raggiungono il colmo dell’incoscienza.
Chi riconosce la propria ignoranza non è poi così ignorante; chi riconosce il proprio smarrimento non è poi così smarrito. Chi è davvero smarrito non prende mai coscienza del proprio smarrimento. Un vero ignorante non prende mai coscienza della propria ignoranza.
Così le parole elevate non toccano il cuore dell’uomo comune. Le parole supreme non riescono a farsi udire: sono ostacolate dalle parole volgari.
Fra le narrazioni e gli aneddoti che il maestro Gurdjieff raccontava ai suoi allievi, la “storia del mago e delle pecore“, seppur nella sua brevità, risulta essere tutt’oggi di un’attualità disarmante. Parliamo infatti di una parabola appartenente al mondo sufi e che Gurdjieff, permeato a sua volta dagli insegnamenti del sufismo, era sovente raccontare ai suoi allievi. Uno di loro, Peter Ouspensky, autore del libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, riporta per iscritto proprio questo racconto, dettato in un periodo in cui l’attività di insegnamento fra Gurdjieff e i suoi allievi è stata piuttosto fiorente. Gurdjieff, prima di raccontare la storia del mago e delle pecore, stava parlando ai suoi seguaci del sonno ipnotico che avvolge l’essere umano. Secondo il maestro armeno, infatti, l’uomo al mattino passa da una fase di sonno orizzontale a una fase di sonno verticale; in altre parole è in grado di muoversi, di parlare, di lavorare, di fare l’amore, ma vive comunque in uno stato di sonno nel quale non gestisce il suo corpo e la sua mente, ma subisce passivamente le influenze esterne, le forze che lo fanno trottare fino a sera mentre la sua mente è completamente assorta in pensieri “non voluti”, ma “dovuti”. In pratica, da essere pensante quale dovrebbe essere, diviene un essere pensato, ipnotizzato da qualcosa che lo rende innocuo, che lo rende massa, ingranaggio di un sistema che si nutre della sua esistenza.
Sempre in “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Gurdjieff sostiene che l’uomo “non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di auto-mistificazione.” Ecco perché è fondamentale prendere consapevolezza della possibilità di non essere liberi come pensiamo e che le nostre scelte, probabilmente, non sono tutte nostre, ma influenzate da forze esterne e da un sistema manipolatorio che, conoscendo il meccanismo, crea ripetutamente dei bisogni indotti. Soltanto questa consapevolezza permette all’uomo dormiente di iniziare un percorso di risveglio da quello stato ipnotico che Gurdjieff descrive molto bene nella “storia del mago e delle pecore”, come uno stato di totale sottomissione. Di seguito trovate il suo racconto:
“Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerosi greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo non piaceva. Il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che erano immortali e che l’essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono e persino piacevole; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se doveva capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che il mago introdusse nella testa delle pecore l’idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre ancora che erano uomini o che erano maghi. Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più né noie, né fastidi. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano serenamente l’istante il cui mago avrebbe preso la loro carne e la loro pelle.”
Il succo del racconto è piuttosto evidente: l’uomo immagina la sua realtà, ma non la vive. O se preferite: vive in una realtà immaginaria fino al momento della morte. Ecco perché al giorno d’oggi nelle filosofie di stampo esoterico, si parla ancora di “Risveglio”, perché significa destarsi dal sonno, da quello stato ipnotico che ti convince di essere ciò che in verità non sei. Significa iniziare ad aprire gli occhi e cominciare a squarciare quel “velo di maya” di cui parlava Schopenhauer, un velo che offusca la vista e che nasconde la realtà delle cose.
Ma nulla accade per caso, dietro un risultato, un qualsivoglia risultato, c’è sempre uno sforzo. Il risveglio accade solo per coloro che lo cercano, lo vogliono e sono pronti a lottare contro il loro stato ipnotico, a sforzarsi e a lavorare su se stessi, e a lungo, per ottenerlo. Ma deve esserci questa volontà e lo evidenzia bene lo stesso Gurdjieff, sempre in “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, quando ripete: “Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprendere tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche solo per un solo secondo.”
In conclusione, la storia del mago e delle pecore evidenzia come ci sia troppa delega in noi, ovvero deleghiamo il nostro potere ad altre persone (maghi), che fanno di noi quel che vogliono, perché siamo ipnotizzati e, peggio ancora, ormai inconsapevoli di esserlo. Questi “maghi” guidano governi, religioni, aziende ma possono essere anche figure a noi vicine, sanno come gestire il loro gregge e non sono costretti a fare gesti eclatanti, nessun recinto, basta qualche azione subdola e convincere il gregge che tutto ciò che viene fatto, è svolto per il loro bene, instillando il seme di un’effimera esistenza luccicante in cambio di un’eterna sottomissione. E a quanto pare funziona ancora!
Tanto per iniziare col botto: come si concilia la predestinazione col <<Vangelo (Luca 11, 5-13)
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.>>?
Se si riferisce alle Scintille ancora in sonno non hanno da chiedere perchè sono predestinate ab initio essendo emanazione divina diretta.
Se si riferisce all’uomo comune è inutile che chieda perchè a lui, sempre ab initio, è predestinata l’esclusione.
In ultimo, ma non meno importante, come si inserisce nella predestinazione il ruolo di Melkizedek che, oltre ad essere Sommo Sacerdote di Elyon è pure Suo Pontifex tra Lui e noi? Pontifex/Pontefice infatti significa che fa da ponte/collegamento: cioè da peroratore delle nostre cause, e se ciò non fosse ammesso dall’Altissimo, cadrebbe anche la possibilità di “chiedere” da parte nostra una possibile variazione sul destino già prestabilito.
E allora: predestinazione sì, ma fino a che punto?…
Alla fine la questione si risolve facilmente: tutto è predestinato perchè altrimenti l’eventuale libertà di scelta rispetto alla decisione divina, sarebbe come se Dio desse l’opportunità a una sua creatura di negarLo.
La creatura sarebbe più importante del Creatore, e ciò è impossibile.
Tra i documenti che la procuratrice generale intende pubblicare ci sono i nomi di chi viaggiava sul suo aereo privato verso l’isola di Little Saint James dove sarebbero avvenuti abusi sessuali
Nella foto Donald Trump, la futura moglie Melania Trump, Jeffrey Epstein e la complice Ghislaine Maxwell a Mar-a-Lago nel febbraio del 2000
La procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, si è impegnata a declassificare i fascicoli di Jeffrey Epstein, che presumibilmente contengono i nomi dei suoi complici. «Domani vedrete le informazioni su Epstein pubblicate dal mio dipartimento» ha detto Bondi in un’intervista rilasciata a Fox News. Tra i documenti che la procuratrice generale intende pubblicare ci sono «molti registri di volo, molti nomi» degli amici che viaggiavano sul suo aereo privato, rinominato Lolita Express, verso la sua isola privata Little Saint James nelle Isole Vergini americane. «È davvero disgustoso ciò che quest’uomo ha fatto con i suoi complici», ha aggiunto.
La scorsa settimana Bondi ha annunciato di essere in possesso dei file di Epstein e di subire pressioni da parte di repubblicani e democratici affinché pubblichi la sua “lista dei clienti”. Il ritardo, ha detto, è dovuto al fatto che la procura sta lavorando per proteggere l’identità di circa 250 vittime che compaiono in quei documenti. «Dobbiamo garantire che la loro identità e le loro informazioni personali siano protette», ha affermato.
Epstein si è suicidato nell’agosto 2019 in una prigione di New York, poche settimane dopo essere stato arrestato dagli agenti federali con l’accusa di traffico sessuale. Il miliardario, che ha legami con le più alte sfere politiche ed economiche degli Stati Uniti e di altri paesi, era già stato condannato per reati sessuali contro minori, di cui si era dichiarato colpevole nel 2008. Dopo aver evitato il processo suicidandosi, una parte della società americana ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblica la lista dei complici e dei clienti di Epstein.
La complice più illustre di Epstein era l’ereditiera britannica Ghislaine Maxwell, attualmente condannata a 20 anni di carcere per aver fornito minorenni al miliardario Jeffrey Epstein, che ne avrebbe abusato sessualmente per oltre un decennio. Epstein era vicino a personaggi importanti come l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e il principe Andrea d’Inghilterra, che nel 2022 ha raggiunto un accordo multimilionario con una delle vittime del caso che lo accusa di reati sessuali commessi quando era minorenne. Sulla lista potrebbero esserci secondo i media statunitensi anche Michael Jackson e il fisico Stephen Hawking.
Alla Russia le terre sul Mar Nero, agli Usa le “terre rare” e alla Gran Bretagna il controllo politico-militare (da esercitare anche attraverso il soft power), sulle future élite di Kiev. La “nuova Yalta” che Putin, Trump e la Corona dei Windsor stanno costruendo sulla pelle dell’Ucraina non è una pace giusta, basata sul diritto all’autodeterminazione di quel popolo, ma una vera e propria rapina internazionale. E’ il destino che toccherà anche a noi europei, se non ci daremo una regolata.
Il parere di Ben Harnwell: “Steve è un populista-nazionalista convinto mentre Elon è un tecno-feudatario, e tale contrapposizione è inconciliabile”
”Il Trumpismo, ovvero questo rinnovato sentire verso valori ‘’tradizionali’’ come famiglia naturale, difesa dell’identità nazionale e autarchia economica si è diffuso anche in Italia con vari movimenti e fazioni spesso non allineate. Va sottolineato come all’interno dell’entourage del neo eletto presidente statunitense ci sono due anime, o meglio due cuori: uno legato alla figura di Steve Bannon, già membro del consiglio per la sicurezza nazionale nel primo governo Trump nel 2017, che si rifà ad una visione che pone l’uomo ( e non la tecnica) al centro della rivoluzione politica. Il secondo cuore è legato alla rampante figura di Elon Musk con la sua visione di superamento dei limiti umani con il supporto della tecnologia più avanzata (chip Neuralink). Ciò che unisce le due colonne carismatiche del trumpismo è sicuramente l’atteggiamento di totale avversione nei confronti della cultura Woke che sta cercando di sfaldare gli ultimi brandelli della civiltà impiantata sul diritto naturale“.
Il Parere di Ben Harnwell
Ben Harnwell è un analista inglese, inviato in Italia dell’ex capo stratega della Casa Bianca Steve Bannon (ex ideologo di Trump) per lanciare l’Accademia dell’Occidente giudico-cristiana, un progetto che, citando le sue parole, “mira a formare una classe di futuri leader concettualmente armati per combattere per la nostra fede cristiana che è ovunque sotto attacco” e adesso ricopre l’incarico di redattore della notizia degli esteri sulla trasmissione “Steve Bannon’s War Room”
Dott. Harnwell, ci vuole riassumere la sua visione delle cose riguardo Bannon e Musk?
“Innanzitutto comincerei dal fatto comprovato che Steve Bannon è stato uno dei pochi che ha mostrato lealtà a Donald Trump. Steve è stato in carcere per 4 mesi proprio per la sua fedeltà al Presidente. Al contrario, Elon Musk nel 2017 si ritirò dai due consigli di Trump di strategia (The President’s Strategic and Policy Forum) e di lavoro (The White House Manufacturing Jobs Initiative) perché si opponeva al ritiro del presidente dall’Accordo di Parigi sul Clima — cioè per motivi degli affari (perché Tesla dipende dal mercato artificiale dell’ambientalismo). È evidente che Musk abbraccia il presidente soltanto quando gli fa comodo.
Come si nota dalla grande lotta mediatica dei visti H-1B per gli stranieri, Bannon vuole proteggere la classe operaia dalla sempre più feroce competizione economica a differenza di Elon che vuole sfruttarla tout court: sono due opposte weltanschauung.
Inoltre, non cosa di poco conto, Steve è un populista-nazionalista convinto mentre Elon è un tecno-feudatario, e tale contrapposizione è inconciliabile.
Un altro punto fondamentale da sottolineare è quello che vede Elon a favore della plutocrazia, di un potere statale composto da miliardari come lui, mentre Steve è a favore di un sistema ampiamente meritocratico, che comprende anche una giusta tassazione dei miliardari.
Pochi in Italia sanno che negli ultimi due mesi e mezzo la ricchezza di Musk, già l’uomo più ricco del pianeta, è aumentata più del 40 % (da 300 miliardi a novembre a 450 miliardi a gennaio).
Come è possibile ciò quando solo l’anno scorso la sua società ‘Tesla’ ha dichiarato per la prima volta un declino nelle vendite? È semplice, perché il mercato e i suoi agenti, vedendo la sua vicinanza al Presidente, ha calcolato che ciò sarebbe stato fruttuoso per un incremento di contratti (stocks and shares).
Gli italiani, al di là di una simpatia che si può nutrire verso il ridanciano Musk, devono sapere che quest’ultimo ragiona come uomo d’affari per massimizzare il suo profitto e non come un filantropo. Nessuno osa contraddirlo, tranne Steve Bannon con le sue trasmissioni coraggiose e coerenti”.
Ben Harnwell: “Bannon fedele a Trump e protettore della classe operaia al contrario di Musk che si approfitta del presidente e vuole sfruttare i lavoratori”