Vietare Gentile nel suo paese natio

di Marcello Veneziani

27 Febbraio 2025

Avete presente Giovanni Gentile, il più grande filosofo italiano del Novecento, il ministro che lasciò la più duratura riforma della scuola, l’intellettuale italiano che fondò la più grande impresa culturale del nostro Paese, l’Enciclopedia Treccani, e che fu maestro di Antonio Gramsci e di Guido Calogero, di Ugo Spirito e di Eugenio Garin, di Michele Federico Sciacca e di Armando Carlini? Beh, l’unico paragone appropriato non è con Benedetto Croce o con Martin Heidegger, come hanno fatto in tanti studiosi, ma con Matteo Messina Denaro, il capo supremo della mafia scomparso di recente, nato anch’egli a Castelvetrano.
Ho tra le mani due documenti che mi giungono dal suo paese natio, Castelvetrano, appunto, in provincia di Trapani. In vista dei 150 anni della sua nascita e a cento anni esatti dalla nascita dell’Enciclopedia italiana, il comune di Castelvetrano ha pensato di ricordarlo con una serie di convegni, iniziative e studi, tra i quali un mio intervento il prossimo 30 maggio. È stato ristampato ora Pensare l’Italia (Le Lettere), antologia gentiliana da me curata e introdotta e pubblicata dai nipoti del filosofo. Gentile è stato ricordato anche all’Accademia dei Lincei, all’Istituto dell’Enciclopedia e in altre sedi istituzionali.
Ma nella sua città natale c’è chi si oppone all’iniziativa. Dopo l’Anpi, l’associazione partigiani estinti, e Rifondazione Comunista anche il Comitato per la difesa della Costituzione di Trapani scende in campo contro la celebrazione del 150° della nascita del filosofo Gentile, prevista dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Lentini. Il comitato ricorda “l’acceso sostegno” al regime fascista del filosofo, ucciso dai partigiani il 15 aprile del 1944. Secondo il comitato non può esistere alcuna celebrazione dedicata a Gentile: “Dal vocabolario Treccani alla parola celebrazione leggiamo ‘lodare, esaltare, glorificare persona o cosa – festeggiare solennemente’. Allora, essendo questo il significato, alcuna celebrazione può essere fatta ad un simile personaggio”. E a chi afferma che Gentile viene ricordato dal suo paese natale in quanto castelvetranese, il comitato risponde che “anche Matteo Messina Denaro lo era, e certamente non si pensa assolutamente a celebrarlo se non essendo collusi con la mafia. Se si celebra un ideologo fascista non si è per caso collusi con l’ideologia fascista?”. Eccolo il paragone infame: Gentile come Messina Denaro. Vi rendete conto a quale abissi di barbarie conduce il delirio d’intolleranza o la chiusura mentale?
Immaginate, a parti invertite, se un comitato anticomunista si opponesse a ricordare Antonio Gramsci nella sua città natale a Ghilarza, in Sardegna, perché lui fu teorico del comunismo e della violenza rossa compiuta in suo nome; aggiungendo che se dobbiamo ricordare un barbaricino famoso, perché allora non celebrare pure i famosi banditi sardi, nativi del nuorese… Non so se chiederebbero di arrestarlo o di internarlo in un manicomio per l’assurdo paragone. Invece, si può paragonare Gentile a un capo mafioso senza che nessuno abbia nulla a ridire.
La nota del comitato termina con la speranza che “tutti i partiti antifascisti e i consiglieri comunali antifascisti possano portare l’amministrazione comunale alla revoca di tale celebrazione”. Rivolgo l’appello opposto agli studiosi gentiliani, già comunisti e sempre antifascisti, che chiamo per nome: Biagio de Giovanni, Massimo Cacciari, Giacomo Marramao e Roberto Esposito, e molti altri, di respingere con sdegno l’accostamento di Gentile a Messina Denaro e la conseguente proposta di cancellare, censurare, convegni e commemorazioni dedicati al filosofo, ai quali peraltro tutti i predetti studiosi hanno sempre partecipato, senza riserve ideologiche e chiusure mentali.
Vi rendete conto a che punto siamo in Italia, per giunta nel nome della Costituzione, che già nel suo primo articolo recepisce l’umanesimo del lavoro teorizzato dallo stesso Gentile?
Lo sanno, gli sciagurati ignoranti (dal verbo ignorare) che disprezzano Gentile senza conoscerlo, cosa egli fece per dare spazio nell’Enciclopedia e per salvare all’Università e nei luoghi di ricerca coloro che erano antifascisti, ebrei o semplicemente non erano allineati al regime? Sanno, i sullodati compagni che quando Lenin scrisse la biografia critica di Marx l’unico filosofo vivente che citò per la sua interpretazione marxiana fu un giovane italiano che si chiamava Giovanni Gentile? Sanno che all’epoca di Ordine nuovo di Togliatti e Gramsci, come scrisse uno di loro, Angelo Tasca, “eravamo tutti gentiliani, non crociani”? Conoscono il debito teorico che Gramsci aveva con Gentile su cui ha scritto pagine acute Augusto del Noce? Ma conoscono più vastamente l’impronta che Gentile lasciò sulla cultura italiana, anche quella che a fascismo finito si rivolse poi al Partito comunista, all’antifascismo militante e al Partito d’Azione? Hanno una vaga idea delle opere di Gentile e dell’impronta che lasciarono nel pensiero teoretico? Sono in grado di cogliere la differenza tra vittima e carnefice, tra chi uccide e fa uccidere innocenti e chi viene massacrato per le sue idee e non si tira indietro quando ha tutto da perdere nello schierarsi ancora dalla parte perdente? Sanno, infine, che il pensiero di Gentile fu quasi tutto concepito prima che nascesse il fascismo, e dunque non risente minimamente dell’impronta ideologica e civile di quel regime, che egli considerò come il braccio secolare, l’espressione contingente di quel momento della storia italiana?
No, non sanno, e non vogliono saperne, preferiscono cancellare, sopprimere per la seconda volta la voce del filosofo. E dopo più di ottant’anni stanno ancora lì a negare cittadinanza ideale al pensiero. Non pensate che Gentile abbia già pagato con la vita il suo debito con la storia e che sia tempo di affrontare il suo pensiero, al di là degli eventi storici della sua epoca? Eccoli, dove sono, i veri nemici della cultura; a destra ci sono tanti estranei alla cultura, ma i nemici militanti, ideologici della cultura e della circolazione delle idee stanno precisamente da quella parte, presso l’Ufficio Permessi dell’Intellettuale Collettivo. Prediche inutili, con la sola consolazione che nonostante questi deliri Gentile sarà ugualmente ricordato, anche nella sua città natale, si spera. Sic transit infamia mundi.

La Verità – 26 febbraio 2025

Tratto da: Marcello Veneziani Blog

Vietare Gentile nel suo paese natio
Vietare Gentile nel suo paese natio

La riforma della giustizia e la magistratura al bivio

a cura della Redazione 

27 Febbraio 2025

Roma, 27 feb – Il Parlamento sta preparando la nascita di due Csm: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica.

Cosa cambia con la riforma della giustizia

Circa la composizione è previsto: un membro togato di diritto: rispettivamente, il primo presidente della Cassazione (Csm giudicante) e il procuratore generale della cassazione (Csm requirente); un terzo di membri laici estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune (professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio); due terzi di membri togati estratti a sorte tra tutti i magistrati: rispettivamente, tra i magistrati giudicanti (Csm giudicante) e tra i magistrati requirenti (Csm requirente); vicepresidente di ciascun Csm eletto dall’organo fra i componenti laici designati mediante sorteggio dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune.

La durata dell’incarico, per i componenti designati mediante sorteggio, è di quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva; inoltre non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale. È assai probabile che la scelta del sorteggio potrebbe complicare la vita alle strategie delle correnti della magistratura e che pertanto, le frange più attive del sindacalismo togato intravedano essenzialmente in questa novità il vero problema.

In merito alle competenze, spettano a ciascun Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme sull’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati.  Altra novità sarà l’Alta Corte disciplinare che sostituisce i Csm in tema di provvedimenti disciplinari.

Tale organo è composto da 15 giudici: tre laici, nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio; tre laici estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti; sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità

Il presidente è eletto tra i membri laici, cioè tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o tra quelli estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune.

Quella magistratura che ha smarrito il suo ruolo

Il vero punto chiave della riforma della giustizia è dunque la proposta dei due Csm, che dovrebbero ovviamente non solo continuare a garantire l’indipendenza della magistratura nei confronti del potere esecutivo (un insospettabile Giovanni Falcone lo aveva ben sostenuto, come ultimamente Antonio Di Pietro) ma anche quella dei giudici dai Pm e viceversa. Il rischio è semmai il contrario, ossia rendere quella dei Pm una casta autoreferenziale di super-poliziotti requirenti, una sorte di “magistratura minore” ma di converso, ancora più specializzata sull’aspetto investigativo. La separazione delle carriere nella magistratura è un novum per un sistema processual-penalistico che fino al 1989 ha avuto ispirazione dal modello inquisitorio. L’unico Csm del 1948 era ovviamente concepito in quel vecchio modello che oggi occorre superare per rendere compiuta la scelta del modello procedurale accusatorio. In buona sostanza tutta la questione, al netto delle isterie di qualcuno, risiede nell’ambito di una “coerenza tecnica” di schemi che si sovrappongono. Un vulnus all’ordinamento costituzionale fu invece causato dalla modifica dell’art. 68. L’immunità parlamentare ante 1993 era un presidio costituzionale che dava equilibrio ai poteri dello Stato al netto degli abusi dei medesimi. 

Davanti ad un potere giudiziario autonomo (perché si temeva che potesse essere usato dal governo di turno contro gli oppositori) agli occhi dei costituenti serviva un contrappeso per i parlamentari ed infatti era previsto che il Parlamento dovesse autorizzare sia l’inizio di indagini su un membro di un Camera sia il suo arresto in attuazione di una condanna definitiva.

Il populismo giustizialista che con “Mani Pulite” generò una sfiducia totale verso la “politica” in senso lato – e del quale per onestà intellettuale moltissimi furono allora vittime o opportunisti – ha prodotto quel conflitto di poteri che da trenta anni non trova ancora una “pace” vera. In attesa dello sciopero indetto dalla Anm, intanto la magistratura riflette su come comportarsi e come riportato da Il Dubbio: “La protesta proclamata non sta raccogliendo l’adesione unanime che qualcuno si aspettava…in molti ritengono che scioperare contro una prerogativa del Parlamento sia un atto politicamente azzardato, una mossa che rischia di esporre la magistratura a nuove critiche e di rafforzare la narrazione di chi la accusa di volersi porre al di sopra degli altri poteri. A rafforzare questi timori, secondo alcuni, è il modo in cui l’Anm sta gestendo la protesta. Non è passato inosservato, infatti, il tentativo di raccogliere in via preventiva i nominativi di chi parteciperà allo sciopero, attraverso un modulo che sembra rappresentare un deciso ‘invito’ ad aderire. Un modo per avere il controllo sulla situazione e prevenire un’adesione inferiore alle aspettative, che potrebbe trasformarsi in un’arma in mano all’esecutivo… Ma i timori più forti riguardano un tema ancora più delicato: il rapporto tra magistratura e opinione pubblica. «Non è solo una questione di poteri separati – afferma ancora un magistrato – il punto è che abbiamo perso credibilità. Non possiamo più illuderci di essere gli unici paladini della democrazia». E il giudizio diventa ancora più severo: «Abbiamo inseguito il consenso, dimenticando che gli umori cambiano. Abbiamo peccato di superbia, cercato visibilità e potere, difeso la categoria a oltranza senza mai riconoscere le nostre responsabilità. E, soprattutto, abbiamo smarrito il nostro ruolo: non ci siamo limitati ad applicare la legge alla luce della Costituzione, ma abbiamo cercato di piegarla ai nostri ideali». Un’accusa pesante, che il magistrato in questione pronuncia solo dietro garanzia di anonimato”.

Un sistema, quello sorto dalla Costituzione del 1948, già superato sotto vari profili ma che resta come vessillo emotivo per impedire qualsiasi volontà politica di cambiamento e di riforma.

Tratto da: Primato Nazionale

La riforma della giustizia e la magistratura al bivio
La riforma della giustizia e la magistratura al bivio

Antifascismo e anticomunismo esistono oggi per impedire che possa sorgere una alternativa al liberismo

di Riccardo Paccosi

24/02/2025

Il risultato elettorale tedesco denota una crisi sistemica in atto, ma suddetta crisi risulta altresì trattenuta e mistificata nel suo contenuto grazie all’azione congiunta di antifascismo e anticomunismo.
Vediamo infatti una duplice narrazione spettrale – ovvero incentrata sulla memoria spettrale del passato – che impedisce al dissenso sociale di volgersi contro la globalizzazione finanziaria, contro la sua declinazione bellicista degli ultimi anni e, più in generale, contro un’ideologia liberista che vuole la nuda vita ridotta a merce.
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L’antifascismo è il paradigma maggiormente visibile, giacché tutti i media mainstream bollano Alternative fur Deutschland come partito “neonazista”.
In realtà, la valenza “alternativa” di AfD sarà tutta da verificare ma non certo per ragioni di nazismo bensì perché – come esplicitato nel corso dell’intervista di Alice Weidel a Elon Musk nel mese scorso – si tratta d’un partito accogliente in pieno la visione neoliberista inerente al primato del mercato sulla società.
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L’anticomunismo è meno visibile ma parimenti presente nel momento in cui Musk, Trump, Milei – e infine la Weidel nella succitata intervista – attribuiscono al globalismo e agli indirizzi del World Economic Forum una presunta valenza “comunista” dovuta, a loro dire, a una volontà di controllo dell’economia a cui essi contrappongono un’astratta idealità di anarcoliberismo e deregulation.
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In sintesi, antifascismo e anticomunismo servono oggi a impedire di cogliere il punto, ovvero impediscono di comprendere che tanto il globalismo progressista di Soros e Gates quanto l’anarcoliberismo nazionalista di Musk e Trump, sono articolazioni d’una visione del mondo basata sempre e comunque su tre linee-guida:
a) estinzione della sovranità popolare in favore d’una forma-stato gestita dal comando aziendale e alla cui volontà, quindi, i cittadini-consumatori devono subordinarsi;
b) sottomissione della società alle esigenze del mercato;
c) sottomissione degli esseri umani alle esigenze della tecnologia.
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Solo liberando le coscienze dagli spettri decrepiti del novecento – ovvero comprendendo che comunismo e fascismo sono argomenti di analisi storiografica e non strategica – sarà possibile costruire un fronte popolare antagonista al neoliberismo e fondato, quindi, sui tre indirizzi diametralmente opposti:
a) uno stato fondato sulla sovranità popolare e dunque subordinato alla volontà dei cittadini;
b) un mercato sottomesso alle esigenze della società;
c) una tecnologia sottomessa alle esigenze degli esseri umani.
Tanti che, come me, hanno una posizione anti-globalista che attribuisce importanza al tema del rapporto tra le classi sociali, avevano provato un enorme interesse per la nascita del partito BSW di Sarah Wagenknecht.
Abbiamo seguito, nel corso dei mesi, l’andamento dei sondaggi e, quindi, possiamo annotare con certezza che, se questa formazione è passata da proiezioni a due cifre all’attuale 4-e-qualcosa per cento, ciò sia avvenuto immediatamente in seguito agli accordi regionali di BSW coi partiti tradizionali e all’affermazione di escludere in modo categorico un’alleanza anche solo di scopo (uscire dall’economia di guerra) con AfD e, infine, con la scelta della Wagenknecht di attaccare frontalmente quest’ultima nelle ultime fasi della campagna elettorale.
E così… Il partito della Weidel si è posto come antisistema rischiando di venire sciolto per legge e, alla fine, è stato premiato dagli elettori impauriti dalla crisi economica.
Il partito della Wagenknecht, invece, ha preteso di porsi come antisistema ma farfugliando al contempo sulla necessità di “arginare l’estrema destra”. La pretesa di essere antisistema tenendo in piedi la retorica di sistema, si è rivelata velleitaria: e così, i voti precedentemente conquistati da BSW sono andati in parte ad AfD e in parte hanno fatto ritorno alla ultra-liberale Linke.

Tratto da: Arianna Editrice

Antifascismo e anticomunismo esistono oggi per impedire che possa sorgere una alternativa al liberismo
Antifascismo e anticomunismo esistono oggi per impedire che possa sorgere una alternativa al liberismo

CHI NON E’ CONTRO DI NOI E’ PER NOI

di Vincenzo Ruggio

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-40

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».

Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Parola del Signore.

CHI NON E' CONTRO DI NOI E' PER NOI
CHI NON E’ CONTRO DI NOI E’ PER NOI

IL MISTERO DEL COCCIGE

a cura di Ana Lotus

La scienza ha confermato le parole del Profeta sul coccige

L’esperimento dei ricercatori inglesi che hanno cremato il corpo di una persona deceduta si è concluso in modo clamoroso. Né un forno rovente, né un congelatore, né un ambiente acido aggressivo potrebbero distruggere completamente la vitalità che è stata preservata nel coccige umano. Così, le parole del Profeta di Dio ﷺ sono state confermate che le informazioni su una persona conservate nel coccige non saranno distrutte e nel Giorno della Resurrezione il corpo di tutti sarà ripristinato da esso.

Per testare la sopravvivenza delle particelle viventi nel coccige, i microbiologi britannici hanno condotto un esperimento piuttosto dubbio dal punto di vista etico, durante il quale il corpo del defunto è stato cremato. La particolarità di questa procedura era che la temperatura del forno raggiungeva i 6000 °C! Con sorpresa degli scienziati, la particella contenuta nel coccige ha mostrato segni di vita!

La seconda parte dello studio è stata il congelamento dei resti. Allo stesso tempo, la temperatura del mezzo è stata abbassata a valori ultrabassi di –273 °C. Il risultato ha nuovamente sbalordito i ricercatori: la particella è rimasta vitale.

Successivamente, il coccige è stato esposto ad acidi molto aggressivi, che hanno corroso anche il vetro e altri materiali, ma non è cambiato nulla: la struttura necessaria nella particella non è crollata.

Scienziati cinesi hanno anche condotto i loro esperimenti con il coccige. Oltre all’esposizione ad ambienti acidi, lo hanno esposto a radiazioni radioattive. Il risultato ha mostrato ancora una volta la vitalità della particella del coccige.

L’esperimento è stato condotto anche da scienziati arabi. Nello Yemeni Research Center, il coccige è stato trattenuto nella fiamma di un bruciatore a gas. I resti completamente bruciati sono stati sottoposti ad analisi di laboratorio, che hanno mostrato che il tessuto adiposo e il midollo osseo si sono bruciati, ma le cellule del tessuto osseo sono rimaste intatte!

I risultati clamorosi di questi studi scientifici hanno confermato ancora una volta la verità di quanto è dato nelle Sacre Scritture e nei detti del Messaggero di Dio ﷺ.

Il fatto che le persone del Giorno della Resurrezione saranno create di nuovo, come per la prima volta, il Signore dice nel Corano:

وضرب لنا مثلا ونسي خلقه قال من يحيي الظظام وهي رميم, قل يحييها الذي أنشأها أول مرة وهو بكل خلق عليم. يس

“Colui che si oppone fa parabole, negando la Nostra capacità di far rivivere le ossa che sono marcite. Ma dimenticò come e da chi egli stesso fu creato dalla non esistenza. Qui una persona ostile chiede: “Chi può far rivivere le ossa cariate?” Digli (O Muhammad!): “Colui che originariamente li ha creati li farà rivivere”. Perché Colui che ti ha creato la prima volta può resuscitarti. In verità, Allah è Consapevole di ogni creazione ed è in grado di raccogliere le parti separate sparse “” (che significa 78-79 versetti della Sura Yasin, tafsir “al-Muntahab”).

Messaggero di Dio – Il Profeta Maometto ﷺ disse:

Come fare?

“Infatti, nel corpo di ogni persona c’è un osso che non si decompone mai nella terra. Attraverso questo osso l’uomo sarà restaurato nel Giorno del Giudizio». Quando il Profeta ﷺ è stato chiesto che tipo di osso fosse, ha risposto: “È il coccige” (Imams al-Bukhari, Abu Dawood, Ibn Maja).

IL MISTERO DEL COCCIGE
IL MISTERO DEL COCCIGE

IL TREDICESIMO GUERRIERO

di Mike Plato

Apocalisse 7,4

Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele

Ezechiele 9,4

Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono».

Lo SPHRAGHIS, il sigillo…

Le potenze segnano, Cristo segna. Ma il sigillo, lo SPHRAGHIS, la signatura, il marchio, è duplice.

Quello delle potenze è il Marchio della bestia (zoe) che viene dalle POTENZE DELLO ZODIACO e ci viene assegnato alla nascita (per alcuni persino nel concepimento 9 mesi prima). Essendo considerati dalle Potenze BESTIE IN UN RECINTO, abbiamo bisogno di un marchio bestiale – zodiacale che ci identifichi come appartenenti, in un dato ciclo, a questo o QUELL’ARCONTE AZONICO…le cui caratteristiche domineranno e faranno il CHARAKTER….

Ma tanto Ezechiele che Apocalisse parlano di ben altro SPHRAGHIS, del 13° marchio, quello della luce, di Melkizedek, di Cristo, di YHWH, che sta in mezzo ai 12

Per questo il 13° guerriero disse in codice

Matteo 19,2 «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.

Predicendo la sostituzione dei 12 re arcontici dello zodiaco con 12 troni sui quali siederanno i figli della luce, giudicando coloro che governano e giudicano il mondo da eoni….

IL TREDICESIMO GUERRIERO
IL TREDICESIMO GUERRIERO

APOLLO E DIONISO

a cura di Valentina De Cicco

“Io credo fermamente che in fondo ognuno di noi abbia una parte apollinea e una dionisiaca e credo nella necessità di nutrire ambo le parti.
Frequentate quindi cari amici sia le vette che gli abissi, in modo da non creare scompensi.
In fondo la natura umana è così, e ogni legge della natura si basa sull’equilibrio dei contrari.
Per conoscere noi stessi dobbiamo sapere come funzionano queste cose e sondarle con l’esperienza.
In fondo io amo Apollo come amo Dioniso e mi sottraggo assolutamente alla scelta.
Entrambi gli impulsi [apollineo e dionisiaco], così diversi, camminano fianco a fianco, il più delle volte in aperta discordia e incitandosi vicendevolmente a sempre nuove produzioni, per perpetuare in essi la lotta di quell’opposizione su cui la comune parola “arte” colma solo apparentemente il divario […].

Friedrich Nietzsche

APOLLO E DIONISO
APOLLO E DIONISO

Future studies: cosa sono e chi se ne occupa in Italia

a cura di Francesco D’Ambrosio

Future Studies, o studi sul futuro, sono un campo interdisciplinare che si occupa di esplorare i possibili sviluppi della società, dell’economia, della tecnologia e dell’ambiente. Non si tratta di prevedere il futuro in senso deterministico, ma di analizzarne le molteplici possibilità, individuando scenari alternativi per aiutare aziende, istituzioni e cittadini a prendere decisioni più consapevoli nel presente. Questo approccio si basa su diverse metodologie, tra cui l’analisi delle tendenze, la creazione di scenari, il forecasting e il backcasting, strumenti che permettono di immaginare il futuro desiderato e pianificare le azioni necessarie per realizzarlo.

L’Italian Institute for the Future (IIF)

In Italia, uno dei principali punti di riferimento per questi studi è l’Italian Institute for the Future (IIF), fondato nel 2013 a Napoli e dal 2018 tra i membri istituzionali della World Futures Studies Federation. L’istituto si occupa di ricerca, divulgazione e consulenza strategica, con l’obiettivo di diffondere una cultura del futuro in grado di guidare le scelte politiche, economiche e sociali del Paese. Attraverso pubblicazioni, eventi, corsi di formazione e collaborazioni con imprese e istituzioni, l’IIF affronta temi cruciali come il cambiamento climatico, l’innovazione tecnologica, il futuro dell’economia e l’esplorazione spaziale.

Uno dei suoi progetti più rilevanti è la rivista Futuri, un punto di riferimento per chi si occupa di studi sul futuro in Italia. Inoltre, l’istituto coordina iniziative come Digital Twin Farm, un progetto mirato allo sviluppo di competenze digitali avanzate nell’ambito della progettazione e sviluppo di Digital Twin (“gemelli digitali”), ossia ambienti e tool in realtà virtuale a supporto dello Smart manufacturing. Il progetto coinvolge 100 giovani (18-34 anni) residenti in Campania per un percorso di formazione di 5 mesi, replicato in quattro classi. 

Un altro progetto interessante è Il Youth Committee for the Future, un progetto europeo finanziato nell’ambito del programma Erasmus+ azione KA3 (Sostegno per la riforma delle politiche) che coinvolge 50 giovani under-30 da Albania, Belgio, Italia, Lituania e Spagna con l’obiettivo di simulare una commissione europarlamentare sul futuro, applicando metodi di previsione sociale per generare scenari su cinque sfide chiave di lungo termine e discutendo con esperti e decisori politici per elaborare soluzioni politiche innovative.

Da come si evince, il lavoro dell’IIF non si limita all’analisi, ma si propone di incidere attivamente sul presente, aiutando a costruire scenari futuri sostenibili e innovativi.

L’ultimo numero della rivista sui future studies

Per iniziare a comprendere meglio di cosa si occupa l’IIF e cosa sono i future studies, proviamo a dare una sbirciata – senza troppi spoiler – all’ultimo numero della rivista Futuri uscito ad oggi intitolato “Il Prometeo digitale: cinema, mito e narrazioni del futuro“, curato da Luigi Somma e Gloria Puppi. Questo numero in particolare esplora il rapporto tra cinema, mitologia e immaginari futuri, offrendo una riflessione su come le nuove tecnologie e le piattaforme digitali stiano trasformando la produzione e la fruizione audiovisiva.

rivista futuri future studies 22

La ri-mediazione del mito nel cinema contemporaneo

Uno dei temi centrali del numero 22 della rivista riguarda la ri-mediazione del mito nel cinema contemporaneo: le narrazioni mitologiche, da sempre strumenti per interpretare il presente e immaginare il futuro, vengono rielaborate attraverso il linguaggio cinematografico per affrontare questioni attuali. Questo processo è reso ancora più complesso dall’intreccio tra il cinema e le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo i confini della creatività e della produzione audiovisiva. L’IA non solo facilita la realizzazione di sceneggiature e immagini, ma introduce anche nuove sfide etiche e artistiche, spingendo il settore a interrogarsi su cosa significhi creare nell’era digitale.

Altro elemento chiave è la trasformazione dell’industria cinematografica in seguito alla cosiddetta platformization. Le grandi piattaforme di streaming, come Disney+, hanno rivoluzionato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati. Questo cambiamento ha modificato anche le abitudini del pubblico, sempre più orientato verso un consumo personalizzato e frammentato, influenzando profondamente le strategie delle major del settore.

Il rapporto tra cinema e videogioco nei future studies

Infine, il numero approfondisce la crescente convergenza tra cinema e videogioco, con l’emergere di narrazioni ibride che combinano elementi di entrambi i linguaggi per offrire esperienze sempre più immersive e interattive. Questo fenomeno ridefinisce i confini della narrazione audiovisiva, aprendo nuove possibilità espressive e coinvolgendo il pubblico in modi inediti.

In un mondo caratterizzato da rapide trasformazioni e incertezze, i Future Studies, anche con questa tipologia di pubblicazioni, rappresentano uno strumento essenziale per orientarsi nel cambiamento. L’Italian Institute for the Future, con il suo approccio multidisciplinare e proattivo, è una delle poche realtà italiane impegnate a colmare il divario tra il bisogno di visione a lungo termine e la cultura decisionale del nostro Paese.

Riferimenti

Tratto da: Sociologicamente.it

Future studies: cosa sono e chi se ne occupa in Italia
Future studies: cosa sono e chi se ne occupa in Italia

GERMANIA: IL FARO SPENTO D’EUROPA

di Giuliano Noci

L’Europa è ancora alla ricerca disperata di una guida. La Germania, da sempre colonna portante del progetto europeo, si trova oggi impantanata nelle proprie contraddizioni e nelle proprie rigidità economiche e culturali. L’ascesa politica di Friedrich Merz nelle elezioni tedesche del 23 febbraio rappresenta una svolta? No, perché il problema non è l’uomo, ma il sistema. E la Germania, così com’è, non può più essere il faro dell’Europa. Negli ultimi vent’anni, Berlino ha capitalizzato sul rigore economico, facendo della disciplina fiscale un dogma, ma dimenticando che l’economia è fatta anche di visione e investimenti. La Schuldenbremse, il freno al debito, è la sacra scrittura della finanza pubblica tedesca: consente un indebitamento strutturale ridicolo dello 0,35% del PIL all’anno. Un vero e proprio totem intoccabile per la politica tedesca, che vincola la nazione in una postura di prudenza ossessiva, mentre il resto del mondo – Stati Uniti in testa – abbraccia politiche espansive per rimanere competitivo. La rigidità fiscale non solo limita la capacità di risposta alle crisi, ma blocca anche le opportunità di investimento in settori chiave come la transizione ecologica, l’innovazione e l’intelligenza artificiale. La Germania di oggi è un gigante dai piedi d’argilla. Ha un’economia manifatturiera che si regge sulla compressione salariale e su una resistenza ostinata all’innovazione tecnologica. La crisi cinese e la fine del gas russo hanno acuito le debolezze strutturali di un sistema che, per anni, ha beneficiato di condizioni economiche favorevoli senza mai mettere in discussione il proprio modello. Ma il mondo è cambiato, e Berlino sembra non essersene accorta. Il futuro non appartiene solo a chi ha bilanci in ordine, ma a chi sa investire nella propria crescita con coraggio. Mentre le principali economie globali rafforzano i loro sistemi produttivi con interventi massicci, la Germania si impone regole che la costringono all’immobilismo. Questo non è più sostenibile. Eppure, i mercati fremono: Merz rappresenta la speranza di un cambiamento? No, perché, si troverà comunque a governare un Paese in cui nessun grande partito è disposto a rimettere in discussione il freno al debito. Non CDU/CSU, non SPD, non i Verdi. Persino chi vorrebbe un cambio di rotta sa benissimo che andare contro il dogma tedesco dell’austerità è un suicidio politico. La Germania, per cultura e tradizione, vede il debito come una colpa. La stessa parola “Schuld”, in tedesco, significa sia “debito” che, appunto, “colpa”.

GERMANIA: IL FARO SPENTO D’EUROPA
GERMANIA: IL FARO SPENTO D’EUROPA

Sayyed Hassan Nasrallah: leadership storica e costante ispirazione per la Rivoluzione

a cura della Redazione

25-02-2025

Sayyed Hassan Nasrallah ha inaugurato una nuova era di libertà, resistenza e liberazione nell’era moderna. Il signor Nasrallah ha presentato il modello pratico di un leader ispiratore e stimolante nella riconciliazione dei popoli che rifiutano l’umiliazione e la sottomissione.

Aveva tutti i tratti carismatici della leadership: comunicazione, motivazione, sicurezza, impegno, umiltà, empatia e chiarezza di visione. È stato un leader eccezionale in tutti i campi e in tutti gli ambiti: politico, militare, culturale, economico e sociale. Ha trascorso la sua onorevole vita difendendo il Libano e la sua sovranità e ha raggiunto una serie di brillanti risultati nella liberazione del sud, respingendo gli attacchi sionisti e sventando i piani del nemico di minare la stabilità e la sicurezza del Libano.

I suoi discorsi hanno gettato le basi per costruire visioni di rinascita nazionale per il progetto di resistenza, in cui i due pilastri della legittimità della resistenza e della costruzione dello Stato sono integrati nell’unità degli obiettivi e nella distribuzione dei ruoli, senza alcuna contraddizione o conflitto tra loro. Concentrandosi sulla necessità che ciascuno fornisca all’altro la forza necessaria. Sulla via politica, ha sempre sottolineato che Hezbollah è uno dei “sostenitori del partenariato nazionale nella costruzione di uno Stato giusto e capace, del partenariato nazionale e della cooperazione per far uscire il Libano dalle sue crisi”.

I discorsi di Sayyed Hassan Nasrallah

Il nemico ha sempre aspettato il suo discorso perché è un leader onesto, saggio, profondo e perspicace. Sayyed Hassan Nasrallah ha trascorso la sua vita lavorando per accrescere la consapevolezza politica tra le persone e la nazione in generale. I suoi discorsi, che erano ricchi in quantità e qualità, erano campi concettuali per tutti i segmenti della società: dalle sue élite ai suoi lavoratori. Ha inoltre presentato una visione fondativa completa alla Media Discourse Renewal Conference nel luglio 2021, sottolineando l’importanza della battaglia mediatica e la necessità di mantenere il discorso in linea con gli sviluppi e le trasformazioni nella regione nel contesto del sostegno alla strategia del “Jihad di chiarificazione”, per trasmettere i fatti e smascherare l’inganno praticato contro la nazione per oscurare la causa palestinese e distorcere i modelli della Resistenza. 

È stato un padre amorevole che, fin dalla guerra di liberazione, ha mantenuto la sua “onesta promessa” di lealtà, amore e impegno verso la sua numerosa famiglia, l’intero popolo libanese. Si è unito alla carovana delle famiglie dei martiri con la morte del figlio Hadi. Ha dedicato la sua vita a redimere il Libano sull’altare del patriottismo, sui sentieri della vittoria, della liberazione e del rafforzamento dell’unità islamica. Fino al suo ultimo respiro, ha portato la causa palestinese nel cuore e sacrificato la sua anima lungo il cammino verso Gerusalemme, guadagnandosi meritatamente il titolo di “Martire dell’umanità”. È il “grande martire”, secondo Sua Eminenza l’Autorità Suprema, Sayyed al-Sistani, “il leader di spicco e il portatore della bandiera della Resistenza.

“L’umiliazione è fuori questione per noi”

Le parole non bastano a descrivere lo status di un leader senza eguali. Ha vissuto come un combattente della Resistenza libera. Ha scavato la sua tomba nei cuori del suo popolo, dei suoi cari e dei suoi figli della Resistenza, dove il patto non è compromesso e non c’è resa. L’approccio e il pensiero rimarranno: “L’umiliazione è fuori questione per noi”. “Labbaik ya Nasrallah” (Siamo al tuo servizio Nasrallah).

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Sayyed Hassan Nasrallah: leadership storica e costante ispirazione per la Rivoluzione
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